Giulio Grimaldi.
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Maria risorta.
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Romanzo marinaresco.
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1908. Societ Tipografica Editoriale Nazionale, TORINO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano onlus
               http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Testo curato da: Valerio DAstolfo e Ruggero Volpes per il "Progetto Manuzio", iniziativa dell'Associazione Culturale "Liber Liber".
Aperto a chiunque voglia collaborare, realizza la pubblicazione e la diffusione gratuita di opere letterarie in formato elettronico.
Ulteriori informazioni sul sito: http://www.liberliber.it/
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Con le maniche rimboccate sopra i gomiti, impiastricciata di farina intrisa fino ai polsi, Assunta spianava la pasta, e ogni tanto saettava unocchiataccia di traverso al marito, che, in un angolo del focolare, se la fumava ad occhi socchiusi, sotto il suo aguzzo berretto di maglia. Da due ore che ballavano di sopra, non sera mai mosso di l, nemmeno per farsi vedere un momento. Bel modo! Come non si trattasse del figlio e non avesse lo sposalizio a casa sua...
A qualche colpo troppo brusco del matterello la sottile sfoglia giallognola si lacerava qua e l; e nella donna cresceva la stizza per quel silenzio ostinato, per quellaria di musoneria che pareva attaccarsi a tutto nella cucina pi linda del solito, non ostante il lieto frastono che veniva da in alto.
Seduto dallaltra parte del camino anche il vecchio Bastn fumava e guardava la fiamma, dopo aver tentato inutilmente dattaccar discorso.
 Allegri, paron Fortunato! Sentite come si divertono?
Ma padron Fortunato seguitava a fumare, in silenzio: e Bastn, percossa la pipa contro il palmo della mano, per vuotarne la cenere, si mise a trinciarci dentro un mozzicone di sigaro. Poi, finita la grave operazione, prese con le molle un pezzetto di bracia e riaccesa la pipa torn filosoficamente a guardar la fiamma.
Di sopra il tramestio cresceva sempre, come se da un momento a un altro dovesse venir gi anche il soffitto: i quattro sonatori, un flauto, un violino, una chitarra e un contrabbasso, avevano attaccato proprio allora una polca cos diabolica, che le gambe si movevano da s. Le stoviglie addossate nella piattaja, i rami appesi al muro; le tazze e i bicchieri nella credenza a vetri, il lume a petrolio, penzolante nel mezzo della cucina mandavano un tintinnio continuo, come se fossero vinti anchessi da quella vertigine.
 Giovent, giovent!... Tocca a loro,  fece il vecchio marinajo, che aveva il fiuto buono e sentiva avvicinarsi lo scoppio della scenata inevitabile.
Gli rispose la donna, che insieme al matterello aveva frullato chi sa quanti pensieri.
 Gli anni non gli pesano...; non  vero, Bastn?
 N a essa, n a lui... Bella coppia!
 E poi, vedete... Quella Serafina  proprio una ragazza che ci ha le mani doro: buona, da casa, tutto. E oggigiorno, con il vento che tira...
 E' la filanda, , che le guasta... Al tempo mio non si andava alla seta...; cera meno giro di soldi, a casa, ma, almeno..., non usavano anche tante storie, come adesso...
 Glieli farei passar io i capricci! e anche a certe vecchie, che sono peggio delle giovani...
 Avete ragione... Ma Salvatore lha saputa lunga...
Padron Fortunato badava a fumare, ma scoteva la testa; e la moglie, che, tagliando in quel momento le sue lasagne, lo covava con la coda dellocchio, si sent bollire il sangue. Lasci andare il coltello e voltandosi di botto, con le mani rovesciate sui fianchi, lo invest piena di fiele.
 Cosa avete l, vecchiaccio rimbambito? Vergogna!... vi sembra questo il modo...? Neanche per la gente!
Ma siccome il marito non se la dava per intesa, fece due o tre passi verso di lui, e con una mano sul fianco e laltra stretta a pugno, in avanti, seguit pi inviperita:
 S, la gente, la gente!... perch... lo sanno tutti, lo sanno, che il matrimonio non  di genio vostro... Vi piaceva pi quellaltra, a voi,  vero? Per via della madre! S, s, brutto porco!... per via della madre...
A questo punto padron Fortunato non tacque pi: cavatasi di bocca la pipa, con una voce tranquilla che male saccordava con la violenza delle parole, minacci:
 Se non stai zitta, brutta carogna, ti rompo il muso..., quant vero...
E afferrate le molle fece per movere contro la donna, che aspettava con unaria provocatrice e beffarda; mentre Bastn, alzatosi anche lui, tratteneva per un braccio il compagno.
 Su! su! cosa vi salta in mente, adesso? Almeno per non fare uno scandalo!... sono tutti qui...; non li vedete? Calma! calma!...
Infatti la cucina si cominciava a riempire. Finito quel ballo, i sonatori avevano reclamato un quarto di respiro, e le coppie scendevano a prendere una boccata daria e a rinfrescar la gola piena di polvere.
 Bravi, to!  disse uno entrando:  fanno le prove del passo doppio... Vi frullano le gambe anche a voi, eh, parone?...
Il marinajo, senza rispondere, torn a sedersi vicino al fuoco e si rimise a fumare, come prima; mentre la moglie Assunta, avendo visto il figlio, che, a braccetto di Serafina, saffacciava anche lui sulla porta, gli si faceva incontro con unaria tutta zuccherosa.
Lo sposo era davvero un bel giovine, nel fiore della salute e della forza, che gli trasparivano dalla tinta calda del viso aperto, dal collo taurino, dal petto ampio, da tutta la persona. Pi rosso del solito per le copiose libazioni e per la foga del ballo, grondante di sudore, stentava a tener testa alle salaci grossolanit dei compagni, che lo chiamavano e tiravano da tutte le parti, dandogli gran manate confidenziali sopra le spalle e punzecchiandolo con ogni specie di allusioni su quella prossima prima notte nuziale, che provocavano da parte delle donne le pi grasse risate. Rideva anche la sposa, attaccandosi tutta al braccio di Salvatore, con unaria stanca piena di beatitudine. Bruna, fiorente come lui, anche nella goffaggine del pretensioso abito festivo, lavoro di mani inesperte, Serafina conservava la sua modesta bellezza, cresciuta anzi in quel momento dal languore che le cerchiava al di sotto i grandi occhi mansueti.
 Uh, come sei sudata!
Assunta, con la bottiglia del mistr, ne vers un bicchierino e la costrinse a berlo, non ostante le sue proteste.
 Ti fa bene, va l...; ti fa bene...
Ma gli altri, s, si facevan pregare! magari ce ne fosse stato!
Quattro giovinotti, rossi come gamberi, in piedi davanti al barile del vino, che non stava un minuto in riposo, avevano intavolato una rumorosa partita a mora, cercando di soverchiar le voci di altri due, che urlavano come ossessi il ritornello duna canzonaccia in voga:
... sei troppo piccola
per fare lamore con meeeee...
Ed era tuttintorno un gridio assordante, misto a risate e a grossi pugni sul tavolino, un urtar di bicchieri per brindisi interminabili, nellebbrezza alla quale ormai partecipavano un po tutti, uomini e donne. Queste, anzi, anche pi degli uomini, perch meno avvezze, spinte dallarsura del ballo e dalle insistenze dei loro alticci cavalieri a tracannar bicchierini sopra bicchierini, che crescevano la sete e accendevano sulle loro facce scomposte lampeggiamenti di desider sempre pi acuti.
Intanto, di sopra, il flauto, il violino, la chitarra e il contrabbasso, nel vano duna finestra, tenevano un segreto conciliabolo di molta importanza, a giudicare almeno dai gesti espressivi e dalle occhiate sospettose che giravano intorno. Quello della chitarra, un capo ameno di pittore che non mancava mai in simili orchestre da strapazzo, raccontava agli altri che, uscito un momento sulla strada, era stato accostato da due giovinotti, i quali gli avevano chiesto se, dopo, sarebbero andati a far due soni sotto le finestre della casa tale, numero tale. Lui, naturalmente, aveva risposto di s, e anzi aveva combinato per cinque lire, facendosene dare due di caparra. Ma, rientrando, Salvatore, lo sposo, appena saputo del novo impegno, lo aveva chiamato in disparte per protestare che i soni, quella sera, li pagava lui, n voleva per nientissimo affatto che...
Le chiacchiere dei sonatori furono interrotte, perch gi le coppie impazienti rientravano, con urli poderosi di musica! musica!W Quindi bisogn rimontar in trono, sulla tavola tra la finestra e la porta, riprender gli strumenti e ridar gi alla disperata; anche perch due ballerini, briachi fracidi, stavano per attaccar questione, a motivo duna ragazza, e, oltre alle parole grosse, gi era volato un bicchiere, andando a frantumarsi contro il muro di faccia, proprio sopra il contrabbasso, che per fortuna sua era stato pronto a far civetta.
Ricominci il ballo. Le coppie, troppo numerose, surtavano, si sballottavano chera una compassione, alzando un polverio fitto che mozzava il respiro e cingeva duna nuvola la fiamma rossastra dei lumi attaccati ai muri. Altro che la battuta del piede di Giulio, quello della chitarra, per mantener il tempo! La meglio era di chiuder gli occhi, come il contrabbasso, per non vedere i ballerini, che avrebbero trasportato via chiunque.
Certi vecchioni, in piedi davanti alluscio che dava sulla scala, guardavano con gravit tranquilla, fumando e criticando; e se la donna della coppia che passava era bella, una grossolana arguzia spianava un momento le rughe di quelle facce serie, cotte dal sole e dal mare.
Cera nel rimescolarsi dei ballerini un ondeggiamento largo, pesante, un arrotondare di braccia e di corpi alquanto goffo, ma non privo, in qualcuno, duna certa grazia, che per langustia del sito non poteva spiegarsi in tutta la sua ammirata agilit. Ogni tanto un giovinotto, con la ruvida maniera della gente di mare o di campagna, respingeva a manate sul petto le persone che si affollavano per vedere, e le cacciava verso le pareti: il circolo si allargava un po, ma dopo un momento, quasi insensibilmente, tornava a restringersi, come attirato verso il mezzo da una forza invisibile. Specialmente i piccoli, cacciandosi tra le gambe dei grandi, sgusciando tra persona e persona, curvandosi, scorciandosi, appuntandosi, volevano a tutti costi arrivar in prima fila, sfidando imperterriti gli scapaccioni deglincomodati e del poco cerimonioso direttore di sala.
Al tanfo delle pipe si univa quello dei lumi a petrolio, dalla fiamma troppo alta, che annerendo di fumo i tubi riempiva di minuta fuliggine laria, resa anche pi grave dalle esalazioni del vino e delle carni in sudore. Ma donne e uomini, con le facce rosse, grondanti, seguitando i loro giri in mezzo alla nuvola di polvere che sollevavano con i piedi e con gli abiti, pareva che non saccorgessero nemmeno dellafa veramente insopportabile della stanza. Perch oramai il vino e il resto lavoravano a furia, e gi per il minimo puntiglio nascevano e si moltiplicavano alterchi e risse senza fine, sedate a stento da quei tre o quattro meno avvinazzati.
Salvatore, poco curandosi di quanto succedeva intorno, ballava e ballava, stringendosi sempre pi sul petto la sposa, allorch la festa fu interrotta dal rumore dun litigio pi serio, che veniva dalla porta di strada. E gi qualcuno saffacciava in cima alla scala per conoscerne il motivo, quando due o tre dei pi brilli, cavatesi le giacche, si diedero ad avvilupparci i lumi attaccati alle pareti, in modo che in un attimo si rimase al bujo. Nacque un pandemonio di urli e di bestemmie. Nessuno per si moveva dal suo posto, perch in certe circostanze, si sa,  il meglio che si possa fare per non buscarsi una coltellata alla cieca: e ce ne dovevan essere parecchi, di coltelli aperti, a giudicare dallo scriccar secco e sinistro che si sentiva ogni tanto. Per fortuna uno dei sonatori, il contrabbasso, accese un fiammifero. Lesempio fu imitato subito, e altri fiammiferi si accesero qua e l, in modo che presto si riebbe la luce, e non nacquero guai.
Ristabilita un po la calma, alla fine si pot conoscere la causa di tutto lo scompiglio; perch nessuno la sapeva di preciso, in un arruffio tale di supposizioni, che sarebbe stato un po difficile raccapezzarcisi anche a gente con meno vino e altri diavoli in corpo.
Di fuori, sulla strada, alcuni giovinotti, quelli stessi della caparra, serano incocciati dentrare per forza e divertirsi anche loro. S, proprio! con la ruggine che esisteva tra loro e la famiglia dello sposo! La pi spiccia sarebbe stata di chiuder la porta e lasciarli bussare: invece Boccaunta, uno dei pi inferociti fra quelli di dentro, sera piantato l, con il coltello a scrocco, invitando i disturbatori alla battaglia.
 Su, avanti, chi ha fegato!... Chi la vuole?...
Siccome nessuno aveva raccolto la sfida, tutto era finito cos, senzaltro inconveniente che la paura delle donne, rimaste alloscuro.
Riaccesi i lumi si ricominci a ballare, ma con meno ardore di prima. Cerano, s, quei cinque o sei pi infervorati che non se la sentivano di smettere, ma i segni della stanchezza si facevano sempre pi visibili, specialmente nelle madri. Ogni tanto qualcheduna di esse salzava risoluta, chiamava la figlia, voleva andarsene a tutti costi; e allora uno di quelli che avrebbero voluto continuar fino a giorno correva a levarle di testa il fazzoletto, e, presala sotto braccio, la costringeva a far due giri con lui, facendola ringalluzzire tutta. Alle volte, per, questo non bastava, e bisognava ricorrere al mezzo pi efficace di trascinarla di sotto, in cucina, e darle a ingollare del vino o del mistr.
Cos, tirandola in lungo proprio con i denti, si fece il tocco, lora sospirata dai lupi dellorchestra, per amore dei maccheroni. Allavviso cherano in tavola, non se lo fecero dir due volte e trottarono gi in cucina, dove li aspettava, invece, la pi amara delle delusioni. Una larga breccia era stata aperta nel piatto delle lasagne dai ballerini che si trovavano l di sotto, ciascuno dei quali sera creduto in obbligo di assaggiarle, prendendone quante ne potevano attenagliare tre dita. Oltre a questo, erano cos insipide e slavate, che ce ne voleva proprio per mandarle gi; senza contare che, per la troppa cottura, parevano una colla: tutte cose che vennero attribuite dai sonatori alla spilorceria di Assunta, non potendo sapere in quali condizioni danimo quelle disgraziatissime lasagne erano state fatte.
Ma fossero anche state le pi squisite del mondo, sarebbero parse cattive lo stesso a Giulio, quello della chitarra, il quale era in pensiero per limpegno preso prima con i due giovinotti, dandar a sonare, uscendo di l, a quella tal casa.
 Bonasera! bonasera!
 Andate gi via? tanto presto? E anche voi, Nunziata?...
 Eh! ci ho quella creatura, a letto... Bonanotte, Assunta e tutta la compagnia.
 Bonanotte, bonanotte...
 E gli sposi? Volevo salutare Serafina, volevo; ma... non li vedo.
 S, andateli a scovare! li saluterete domani...
Essi, infatti, gi serano discretamente eclissati, e non cera pi neppure padron Fortunato, che da un pezzo, per conto suo, aveva chiuso la festa, andandosene a dormire.
Cos le donne, luna dopo laltra, se ne andavano, seguite per lo pi da qualcuno degli uomini che volevano far insieme quei quattro passi o accompagnare le rispettive fiamme fino alla porta di casa. Sicch, quando i quattro sonatori, ingollate svogliatamente le tanto sospirate lasagne, si disposero ad andarsene, in cucina non cera rimasta che lAssunta, alle prese con due giovinotti briachi marci, i quali, mezzo seduti e mezzo stesi sopra una tavola, avevano incominciato un interminabile discorso, e non mostravano, ancora, nessuna intenzione duscirsene.
 Poveretto sempre, ma... E quando moro..., la fanfara con tutti gli operai...; la fanfara... con tutti gli operai...
Da mezzora luno dei due ripeteva, con lievi variazioni e punteggiandolo con giuramenti e con bestemmie, questo ritornello al compagno, che, credendosi pi in gamba, voleva darsi, ascoltandolo, unaria di benevola canzonatura, ripetendo di quando in quando con la lingua grossa anche lui:
 Su, Bellomo; a casa!... A casa, a casa...
I sonatori, lasciando la donna nel poco piacevole imbarazzo, salutarono e uscirono, dopo daver tirato su il bavero della giacchetta, per ripararsi dallaria un po frizzante.
La prima cosa che fece Giulio fu di dare unocchiata sospettosa intorno, con la speranza che quei tali, stanchi daspettare, se ne fossero andati; ma, con sorpresa molto sgradevole, li vide invece in sentinella poco distante; e non pi in due, ma in cinque o sei. Cosa fare? Rispondere con un rifiuto, dopo aver promesso e aver presa ancora la caparra? Andarci, a rischio di chi sa quale guajo? Il pittore fece rapidamente il suo piano e lo comunic ai compagni.
 Fuggiamo!...
E, senzaspettare lapprovazione, se la diede a gambe, con la chitarra ad armacollo che gli saltellava sopra la schiena come una sonagliera.
 Ma io..., ma io...,  obbiettava il contrabbasso, un vecchietto tutto nervi, secco e teso come una corda del suo istrumento, al quale non il correre, ma lincomodo colascione dava pensiero.
Il flauto e il violino, per avevano anche loro gi preso la corsa, e galoppavano dietro laltro, senza curarsi troppo se lasciavano nelle peste il buon vecchietto, il quale, facendo di necessit virt, si mise anche lui a correre come meglio poteva.
Quelli che aspettavano, sulle prime, dovettero certamente rimaner sorpresi per quella mossa imprevista; perch stettero qualche momento immobili, a guardare i quattro che fuggivano. Poi uno si abbass, raccolse un ciottolo e lo scagli contro di loro, accompagnandolo con uningiuria triviale: gli altri fecero lo stesso.
Era una di quelle notti di febbrajo, che hanno quasi, si direbbe, la luminosit gioconda del maggio: tutta stellata, e con una luna che spaccava le pietre.
I fuggitivi si sentivano grandinar i sassi da ogni parte; qualcuno anche colpiva nel segno, o rimbalzava fragorosamente contro il pancione del contrabbasso, chera alla retroguardia. In pochi secondi, tenendosi dalla parte opposta alle case, verso il filare dei vecchi ailanti ancora nudi, percorsero la via lungo il canale, sempre incalzati dalla scarica di vituper e di pietre da parte deglinseguitori, che correvano anche loro, fermandosi ogni po per raccogliere o scagliare un ciottolo.
Cos giunsero finalmente alla porta della citt, dove entrarono trafelati; mentre i marinai, messi in rispetto dalle grosse lampade ad arco, che inondavano di luce bianca limboccatura deserta del Corso, battevano in ritirata, dopo unultima scarica di parolacce e di sassi.
I poveri diavoli sandavano accomodando alla meglio gli abiti scomposti nella corsa tumultuosa, e passavano malinconicamente in rivista i danni della persona o dellistrumento. E ai compagni, trotterellando rinfrancati per la citt silenziosa, Giulio, con gran lusso di particolari e di gesti, raccontava ora quale razza dimbroglio covasse in tutta quella faccenda.
 Dovete sapere, che...
I Prencesvalle non erano di l, ma del vicino porto della Cattolica, come indicava anche il soprannome loro rimasto di Catolghn. Un sessantanni addietro il nonno di Salvatore, che andava l di quando in quando per il carico della ghiaja, innamoratosi duna ragazza del posto, laveva chiesta alla madre, povera vedova che tirava avanti alla meglio con i magri guadagni della sua botteguccia di fruttivendola. Costei aveva accolto di gran cuore la domanda; ma Giovanna, la figlia, che pure vedeva di buon occhio il giovine forestiero, non aveva acconsentito, fintanto che non le ebbe promesso di stabilirsi nella citt della madre, dalla quale lei non si voleva staccare. E Rafaele, linnamorato, non trov certo troppo gravoso questo patto.
Se gli avessero detto: Lascia il mare; trasfrmati in campagnolo, o in cittadinoW; il caso sarebbe stato ben diverso, e quel ragazzaccio, che aveva nelle vene il sangue di chi sa quante generazioni di pescatori, non ci si sarebbe potuto adattar di sicuro. Ma, dal momento che sarebbe rimasto quello di sempre...
 S, s,  conchiudeva di solito, quando le donne gliene parlavano:  non crederete mica che ci tenga tanto, a quel pezzo di terra l? Per un animalaccio dacqua, quando c questa e sa di sale come quellaltra...
Senza nessuno sforzo il rampollo vigoroso si stacc quindi dalla vecchia ceppaja, troppo abbarbicata ormai nel suolo natio per potersene svellere, e mise presto salde radici nella nuova terra dadozione, gi famigliare per consuetudine.
E l era cresciuta la famigliola come tutte quelle di povera gente, campando alla meno peggio, per loperosit e la relativa sobriet di Rafaele e anche per i guadagni della botteguccia di Giovanna, che aveva dovuto sostituire la madre, morta poco dopo il matrimonio di lei.
Dei quattro figli, due maschi e due femmine, il maggiore era Fortunato. Lunico sul quale il padre avesse potuto fare assegnamento; perch laltro, Vittorio, allettato dai racconti meravigliosi dun marinajo reduce dallAmerica, a sedici anni aveva preso il volo per quelle parti, come un aquilotto impaziente di provarsi nello spazio, e non se nera saputo pi altro. Delle femmine, poi, una era morta prima duscire dinfanzia; laltra, Barbara, era andata a marito. E siccome era morta prestissimo anche Giovanna, e la casa senza donne non si poteva tirar avanti, il giovine Fortunato dov pensare a prender moglie, e avendo messo gli occhi sopra Assunta, una bella ragazzona bionda circa dellet sua, la spos.
Ma questo matrimonio non fu dei meglio riusciti; e non gi per linteresse, ch anzi i Prencesvalle, a forza di economia e di lavoro, avevan potuto metter da parte tanto, da diventare, a mezzo con un altro, proprietari del Buon padre, il povero vecchio trabaccolo, dove Rafaele era andato in mare nei suoi primi tempi. Quello che, invece, lasciava a desiderar molto era la pace domestica, turbata spesso e volentieri per il carattere bilioso, intrattabile della donna; in modo che il marito, disamoratosi quasi completamente, era rimasto avvinto alla casa solo per la presenza del padre, oramai in l con gli anni, e per laffetto a Salvatore, lunico suo figlio.
Era tutta la sua consolazione, tutto il suo orgoglio quel piccolo Prencesvalle, che, a sei anni, accompagnava gi lui o il nonno Rafaele alla pesca, e a dieci sarrampicava come uno scojattolo per la scala di corda o per la scottina, su su, fino al pennone.
Il ragazzo, insofferente dogni giogo e caparbio alleccesso, era un incorreggibile vendicatore di torti ricevuti: buono, del resto, aperto e pieno di cuore, pronto cos a prendere le difese dun pi piccolo, minacciato o percosso da un pi grande, come a dichiararsi lautore di una marioleria, quando se ne fosse potuto incolpare un altro.
Quello che gli andava poco a sangue era lo studio, per cui sentiva una ripugnanza invincibile, attratto irresistibilmente dalla voce di quel mare che rumoreggiava quasi sotto le sue finestre, dalla visione di una vita penosa, ma allaperto, ma tutta muscoli e audacie, in confronto della quale gli scarabocchi sui quaderni e le sbadigliate pagine del libricciolo di lettura gli sembravano una ben povera cosa. Perci, dopo la terza elementare, il padre, seccato anche per le continue lamentele del maestro, chera costretto spesso e volentieri a metter alla porta quel piccolo despota, i cui pugni e calci sgomentavano i compagni pi dei suoi pensi, o del vocione olimpico del signor direttore, sera dovuto risolvere a rinunziar a qualunque idea di farlo seguitare.
Gran rammarico per nonno Rafaele, che la sera, seduto vicino al fuoco, provava un gusto da non dirsi a prendersi tra i ginocchi il ragazzo e sentirlo leggere poche righe: stentatamente e con mille ripetizioni, ma in modo meraviglioso per lui, che in tutti quei segni neri sulla carta vedeva solo un indecifrabile indovinello!
 Tra qualche anno,  pensava il vecchio,  a Rimini o a Venezia, darebbe il suo bravo esame, e dopo, con la licenza... Bella cosa, poter navigare dove vi pare e piace!...
Per il ragazzo, invece, che noja terribile quella monotona ripetizione di soni, alla quale la sua mente rimaneva del tutto estranea, fantasticando piuttosto nel rievocare gli incidenti di una escursione avventurosa lungo la spiaggia, nel sole, in cerca di pesciolini o di grancelle scartate dai pescatori di trattaW, o assorto nel progettarne una per il giorno dopo. Nonno Rafaele aveva per un mezzo infallibile, per noleggiarsi qualche po la fantasia del piccolo lettore e farlo compitare, anche contro voglia, due o tre altri periodi: la promessa di un soldo, che il ragazzo avrebbe poi giocato subito con i compagni, ad arme o santo o alle palline.
Egli cresceva sano e robusto, dato anima e corpo alla vita strana di bordo, felice solo quando non si sentiva sotto i piedi la terraferma; e se il Buon padre era in porto, Salvatore non cedeva a nessuno il posto di guardia in coperta, dove andava a dormire, trovando il suo pajolettoW di prua pi morbido e pi caldo del letticciolo di casa. E il sogno, la felicit gli apparivano sotto la forma di poter un giorno anche lui spadroneggiare sopra uno di quei trabaccoli vagabondi, comandar la manovra, e via al vento e allacqua.
Fu a diciannovanni, alluscir appena dal periodo tumultuoso e sconvolgitore delladolescenza e sullaffacciarsi della giovinezza, che pens per la prima volta alle donne, dalle quali fino allora sera tenuto lontano con un misto di disprezzo e di sgomento; effetto dei discorsi e dei racconti sentiti dai pi grandi nei riposi di bordo, e anche di ci che succedeva a casa sua. E perch tutto in lui era vigoroso e maschio, tale fu anche il suo amore per Domenica.
Costei, figlia duna lavandaja il cui marito era morto in un naufragio, a quindici anni aveva gi forme e maniere da giovane, e siccome portava le sottane da bambina, poco pi gi del ginocchio, provocava stranamente per questo contrasto, tra labito e la persona, oltre che per laureola fulva, ricciuta dei capelli, che, cortissimi ancora, essendole stati tagliati di fresco in una grave malattia di tifo, le aggiungevano unattrattiva piena di sensualit: come laspro olezzo dun selvaggio frutto immaturo.
Salvatore laveva vista chi sa quante volte e chi sa quante altre le aveva anche parlato, senza farne caso. E insieme a qualche amico, nelle brevi passeggiate serotine lungo il molo, dove le ragazze si spingono per veder se tornano i fratelli o gli amorosi, e i giovinotti per molestarle e stuzzicarle un po, egli pure aveva lanciato i suoi frizzi, a proposito di quel pajo di gambe nude non pi fanciullesche, che la RossaW lasciava vedere fino sopra il polpaccio.
Ma, oltre alla generica antipatia o noncuranza verso le donne, ne aveva una tutta speciale verso Menca e verso Mariuccia sua madre, per ragioni domestiche.
Il padre di lui, Fortunato, e la buonanima del padre di lei, Ernesto, erano non solo amicissimi, ma anche stretti da vincoli dinteresse, perch il primo aveva compartecipato alla compra del trabaccolo fatta dal secondo, mediante il prestito duna sommetta di scudi, che Ernesto veniva rimborsando un po per volta allamico. Ora, nellottantacinque, quando si diede la disgrazia e la barca and a male con tutte le persone che cerano, gli Anfrosini rimanevano proprio sopra una strada, senza il becco dun soldo, anzi con parecchi debiti fatti per conto dellinfelice compra; e per tirare avanti, i primi giorni, dovettero ricorrere alla carit pubblica, litigando miseramente il pranzo con la cena, mediante qualche colletta fra i marinai pi amici del morto.
Mariuccia, che cos rimaneva vedova a ventisettanni, si trovava sulle spalle tre creature, di cui la maggiore di appena sei anni, e per di pi era gravida grossa di unaltra; tanto che non si sapeva, anzi, come darle la notizia del marito, per paura di qualche altro guajo.
Nello sgomento di quelle prime settimane terribili, tra gli altri accorsi per il desiderio di rendersi utili, e che bazzicavano nella povera casa visitata dalla sventura, non ci manc Fortunato, il quale, mosso dal suo buon cuore, fu anzi uno dei pochi, o, meglio, il solo che, passato quel primo afflusso di curiosit e di compassione, continu ad assistere la desolata famigliola, dandosi attorno per rimediarle almeno tanto da non morir dinedia.
Poco dopo la donna si sgrav di Menca, e in quella occasione, anzi, Fortunato avrebbe voluto che avesse fatto da comare sua moglie Assunta. Ma costei, che non poteva digerire in pace la perdita di quella ventina di scudi, di cui rimanevano ancora in credito dalla buonanima del morto, non ci si era voluta sottomettere; tanto pi che, allavarizia naturale, cominciava ad aggiungersi il martello dun sospetto geloso.
Infatti, nella protezione che suo marito accordava alla derelitta vedova, non si sarebbe potuto dire quanta parte ci avesse la compassione e il ricordo dellamico morto, e quanta un sentimento ben diverso, naturalissimo anche questo, ma del quale la buonanima non sarebbe stato troppo contento, se lavesse potuto venir a sapere. Quelluomo che da un pezzo non provava pi per la moglie nessuna affezione, che cominciava, anzi, a trovarla incresciosa e insopportabile, doveva involontariamente confrontare con la sua questaltra donna un po pi giovine, meglio conservata, alla quale il nero del lutto aggiungeva un certo fascino triste, che a un cristiano di trentanni poteva far dimenticare tante cose e render quasi legittime le chiacchiere delle comari e le paure di Assunta. E si diceva, si diceva...
Vero o no, il fatto sta che Fortunato, quando era a terra, se la passava pi a casa della vedova che a casa sua, dove ne nascevano scenate violente da parte della moglie, che finivano in busse da parte sua, e che nel figlio Salvatore, allora ragazzo di pochi anni, lasciavano unimpressione di disgusto e di paura, istillandogli unavversione istintiva per la causa, innocente o colpevole, di tanto scompiglio.
Fu un dopopranzo, a un ballo del soldoW, dove per cinque centesimi sha diritto di girare insieme a una ragazza, scelta fra le spettatrici, per poche battute di mazurca o di valzer, con un breve intervallo, a due riprese.
Salvatore, forse un po brillo essendo giorno di conti, sera sentito il capriccio di prender Menca, una delle ballerine pi disputate, che, rossa per il caldo e per la fatica, non gli aveva mai levato di sopra quei suoi occhi di gatto lucidi e provocatori. E, per tutto il festino, non si lasciarono pi.
Il giorno dopo il giovine, secondo lusanza, mandava per la posta alla ragazza uno di quei biglietti daugurio, che piacciono tanto al popolo; e il biglietto veniva accettato; segno che non solo la ragazza, ma anche gli altri di casa erano contenti.
Veramente, da principio, la Mariuccia aveva messo avanti qualche difficolt.
 Tu sei la pi piccola delle quattro; aspetta che si siano messe a posto le altre sorelle... Prima,  inutile discorrerne. Troppe pagnotte hai da mangiare, ancora!??
A questa ragione, certo non priva di peso in una famiglia di marinai, dove la gerarchia dellet si osserva sempre con rigore, come tutto quello che sa dantico e consacrato dalla consuetudine, ed alle altre ragioni di ben diversa specie, ma forse pi gravi, che la madre non avrebbe mai potuto accampare, aveva per risposto risolutamente la ragazza, tuttaltro che docile e remissiva, molto pi che cera in ballo una passione corrisposta damore.
 Non mi tirate fuori tante storie... LEsterina si sposa a questaltro conto, lAdele e lAdalgisa sono anche loro per quella strada, e quando toccher a me...
 Magari Dio! Caro e grazia, invece, se a Natale...
 Oh, insomma! i denti da latte li ho cambiati da un pezzo. Quando mi piace a me... Non ci avete mica da star voi, mimmagino...
Cos lamore dei giovani aveva avuto, bene o male, il visto della madre di lei, e la notizia, passando rapidamente di bocca in bocca, cominci a far le spese dei commenti maligni delle buone comari e anche degli uomini.
 Matrimonio tra parenti carnali...
 Ci vorr la dispensa del papa, non vi pare?
A casa dei Prencesvalle il vecchio Rafaele era troppo avvezzo a veder tenute in nessun conto le parole sue dalla nuora, che lo considerava quasi come un ingombro costoso, perch questa volta volesse mostrare dapprovare o no il passo di suo nipote. Anche il padre, qualunque cosa ne pensasse, se la tenne per s, sapendo bene che, in quel genere di faccende, i maschi si arrogano unindipendenza assoluta, e, una volta incapricciati, se nimpipano cos dei consigli come delle sgridate e anche delle minacce. Ma chi non la poteva digerire era Assunta, che a proposito del matrimonio di Salvatore aveva gi, come tutte le madri, un suo piano accarezzato da lungo tempo. E vederlo svanire, e svanire proprio per motivo della figlia di colei, della rivale abborrita!...
Da principio tent le brusche, ma ci dovette rinunziar subito alle prime parole di ribellione del giovine, troppo avvezzo, fin da piccolo, allesempio paterno, per sentir ripugnanza di ricorrere anche lui al rimedio, che vedeva adottato in simili casi. Allora prov le buone, ma senza approdare a niente. Visto che non servivano n le une n le altre, cambi tattica: non ne parl pi apertamente; si limit ad allusioni velate, a ogni sorta di piccole punzecchiature indirette, che tutte le volte provocavano una spallata sdegnosa da parte del figlio.
Lamore suo per Domenica procedeva sano e gagliardo, come tutto quello che sa di mare; turbato solo da piccole scene di gelosia, che si ripetevano spesso per motivo del carattere un po acceso e civettuolo di lei, e nascevano da una parola, da unocchiata, da una di quelle tante minuzie che pure agitano e accendono cos puerilmente la fantasia deglinnamorati.
Essa andava in citt alla seta, come quasi tutte le ragazze dellet sua, alzandosi la mattina alle quattro, dinverno e destate, e rimanendo alla filanda fino a sera, con due brevi sciolte, una dalle nove alle dieci e laltra da mezzogiorno al tocco: appena il tempo di scappar a casa per mangiare un boccone. Una vita strapazzata, si sa, ma che permetteva di racimolare quei pochi soldi alla settimana, di grande ajuto per tirar avanti alla meno peggio.
Z ben vero che, oltre a sciuparsi le mani, in quel continuo passaggio dallacqua bollente della caldajetta allacqua gelata del rubinetto, le ragazze si sciupano spesso anche il cuore e la testa alla filanda, dove si alterna il canto delle litanie e delle divozioni di maggio con quello delle pi sboccate canzonacce che abbondano nel repertorio popolare... Ma il bisogno fa passar sopra a questa, come a tantaltre cose.
In quanto a Salvatore, la vita sua continuava a essere quella di prima, con poche variazioni. Adesso, come allora, passava i giorni e le notti in mare, purch questo non fosse cos grosso da rendere impossibile la pesca; costringendolo con gli altri a star imprigionato nel porto. A terra ci si fermava soltanto la domenica; alle volte, nei periodi buoni, neppure questa, ed erano allora apparizioni fugaci, senza regola, soste momentanee per rinnovar le provviste da bocca, secondo il vento e la lontananza.
Qualche volta veniva come battellante della lancia, a portar a terra i panieri del pesce. In questi casi, non riusciva sempre a vedere la ragazza, dovendo spesso ripartire prima chella fosse di ritorno dalla filanda. Ma le feste, e quando poteva, non si moveva mai dalla casa delle Anfrosini, restandovi anche a dividere quel boccone da mangiare, come se gi facesse parte della nova famiglia.
E il tempo passava. Menca, da un pezzo, non faceva pi gola ai giovinotti con le sue polpe nude. Sera fatta quasi seria, essendo rimasta sola con la madre, dopo che le sorelle serano accasate, e savvicinava anche per lei questo giorno, toccando ormai la ventina. Tuttavia conservava sempre molta di quella sua vivace natura della fanciullezza, che la distingueva gi tra le compagne per laudacia nel tener testa alle prepotenze dei maschi, ai giochi dei quali si mescolava, e pi tardi per una incredibile scioltezza di lingua nel rispondere ai frizzi e ai motteggi grassocci degli adolescenti dellet sua.
Conservava pure una civetteria un po grossolana, ma che in fondo  la stessa in tutte le donne sensuali: quellistinto danimale da preda, che fa loro vedere in ogni uomo qualcosa di desiderabile e di proprio, e che le rende quasi sempre fatali a s stesse e a chi ci simbatte. Quindi, litigi e dissapori sempre pi aspri con lui, che in questa faccenda era intransigente alleccesso. Erano occhiate, sorrisi di semplice compiacenza, lampeggiamenti fugaci di desiderio e di vanit, niente di grave, in fondo, sfumatura dombre appena percettibili; ma sempre troppo per un giovine come Salvatore, tanto pi che continuava lopera dissolvitrice della madre, come il rodio dun piccolo tarlo infaticabile.
E lo scioglimento venne, fulmineo, irrimediabile, non abbastanza spiegato in apparenza, n proporzionato alla minima causa che lo determin: lesser lei andata, allinsaputa di lui, a una festa di ballo.
Simili casi dnno sempre luogo a un gran discorrere, specialmente tra una popolazione come quella dei marinai, la cui vita usuale procede uniforme, con poche variazioni dimportanza; ma questa volta se nera parlato troppo prima, quando Salvatore ci si era messo, perch a quella nuova non se ne dicessero di tutti i colori. Chi dava ragione a lui, chi a Menca, secondo le simpatie di ciascuno. Ma quello che, proprio, fece passar il segno, suscitando i pi calorosi commenti, fu unaltra notizia che alla distanza di poche settimane segu la prima e rinfocol le chiacchiere: Salvatore sera messo con unaltra, e le nozze si sarebbero fatte al pi presto.
Qui sera rivelato intero il genio di Assunta. Se, al sentire dal figlio che tra lui e Menca era finito tutto, non le scoppi la vena,  proprio segno che di gioja difficilmente si muore. Era il trionfo, ma non completo: bisognava che il figlio sposasse quella che gli aveva destinato lei. Senza lasciar raffreddare quel primo bollore di stizza e di dispetto, fomentando meglio che poteva quel suo risentimento geloso, quel desiderio di fare schiattar dalla rabbia labbandonata, lo indusse a mettersi con Serafina, la figlia del calafato.
Essa era proprio lopposto dellaltra, a cominciare dal fisico, essendo bruna come tutti di casa sua: una ragazza di ventidue anni, posata, seria, sempre intenta a far reti, mestiere in cui era espertissima e che le rendeva benino. Oltre a questo, era lei che mandava avanti la casa, perch da molto tempo suo padre Paterniano era rimasto vedovo con altri due figli, Bruto e Colombo, che avevano allora luno diciassette, laltro dodici anni. Non erano ricchi, certo; tuttavia qualche centinajo di scudi per lei, per la dote, Paterniano il calafato era ben riuscito a raggranellarli, mentre con il ricavo delle reti sera venuto facendo, a un capo alla volta, qualche po di corredo.
Siccome la casa dei Prencesvalle e la sua erano contigue, lidea dimparentarsi cera stata sempre, fino da quando era viva la buonanima della moglie, amicissima di Assunta; ma poi la forza delle cose aveva necessariamente fatto rinunziare al disegno di sposar quei due, che tante volte avevano ruzzato insieme. Fu ben naturale, quindi, che la proposta, per quanto inattesa, venisse accolta subito con molto piacere, salvo una breve opposizione di convenienza da parte della giovine, che in fondo al cuore aveva sempre avuto il suo bel vicino e compagno dinfanzia. E ci, si capisce, non fece che infiammar di pi Salvatore, in cui pareva che la nuova passione fosse scoppiata con la rapidit e con lo schianto del fulmine.
Si regol anche subito la partita dellinteresse. Paterniano aveva, in cantiere, una barca quasi in ordine per navigare, fatta con lidea di trovar poi linnamorato che la comprasse. Fu dunque deciso che quella sarebbe stata di Serafina: i Prencesvalle avrebbero poi pensato ad armarla, vendendo il vecchio Buon padre e dando al calafato il di pi che ci si sarebbe fatto.
Veramente a padron Fortunato poco andava a genio tutta questa faccenda; non per la sconclusione del primo matrimonio, ma perch non approvava quella precipitazione, quella specie di febbre nel concludere il secondo, nel quale gli pareva di veder pi la volont e lostinazione della moglie che la felicit del figlio. Anche Rafaele, il vecchio, si piegava mal volentieri allidea di veder vendere il Buon padre, di separarsi da quelle povere quattro tavole, corrose dallacqua e dal sale, che, insieme a lui, avevano portato un giorno anche i suoi ventanni; ma cosa potevano contar le parole sue contro lostinazione di un giovine e duna donna? E dovette piegar il capo, come sempre.
Intanto cerano novit, e grosse, anche a casa di Menca. Gildo, un giovinotto, che aveva avuto sempre delle intenzioni su di lei, saputala libera, sera fatto avanti, ed era subito stato accolto a braccia aperte dalla ragazza, purch lo sposalizio si fosse concluso alla spicciativa, senza portarlo per le lunghe.
Cominci allora come una gara, una specie di tacito duello tra le due coppie di fidanzati, quale sarebbe riuscita a sposar prima; ed era successo, a caso o per calcolo, che i due matrimoni serano celebrati proprio nel medesimo giorno.
E sarebbe stato appunto sotto le finestre di Gildo e di Menca che i sonatori, alluscire dalla casa dei Prencesvalle, avrebbero dovuto andare, per quella maledettissima caparra accettata da Giulio, che a lui e agli altri tre valorosi cultori dellarte musicale aveva procurato un robusto, ma non troppo gradito accompagnamentoW fino alla porta della citt.
La Maria risorta filava docile, con il trinchetto e la maestra gonfie per un buon maestrale, sopra un mare turchino e tutto leggermente ondulato che si stendeva a perdita docchio, senzaltro rumore che uno sciaguattar lieve contro i fianchi robusti e il cigolio sordo delle scotte nei ghindazzi. Il sole, sorto da poco, segnava una lunga striscia tremolante, come una strada interminabile per giungere a quel cielo, laggi, dove pareva unirsi con lacqua.
A bordo erano dieci, tutti sotto la quarantina, salvo uno: Bastn, che passava i sessanta. Ed era il solo del vecchio equipaggio del Buon padre; perch Salvatore aveva voluto tutta gente nuova, come la sua paranza, e se li era scelti proprio nel mazzo, tra i pi arditi ed esperti. Allora dormivano di sotto, in coperta, mentre lui era al timone, e Attilio, detto Boccaunta, al quale toccava quella guardia, ingannava il tempo, assorto nella laboriosa legatura di due grossi pezzi di cimeW. Seduto, con le spalle al boccaporto grande, Boccaunta intrecciava tra loro le varie cordicelle, avvolgendole poi con uno stretto giro di comandoW, e ad ogni nodo tagliava con il coltellino che teneva tra i denti. Vicino a lui Menelcch, il lupetto bianco, sonnecchiava raggomitolato, con il musino aguzzo tra le zampe, socchiudendo gli occhi ogni volta che il marinajo prorompeva in qualche imprecazione per la difficolt del lavoro.
Era quasi alla fine, quando un forte colpo sulla schiena lo fece voltar indietro di scatto. In piedi sopra la scala di legno, Sbroccaseppie sporgeva la sua grossa testa ricciuta di fauno burlone, ridendo beatamente e stirando le braccia.
 Non se ne pu pi,  disse nel montare gli ultimi scalini per salir sopra coperta, mentre il compagno, senza aprir bocca, riprendeva i suoi nodi:  quel maledetto Ammazzapesce ronfia come un majale...
E contraffaceva la sgradita musica, che laveva cacciato per disperazione dal suo rancioW. Sbadigli forte, si strofin gli occhi ancora pieni di sonno, diede unocchiata in giro, unaltra alle grandi vele arancione listate di nero in punta, quindi cav la pipa e si mise a caricarla con cura.
 E la Provvidenza? Ha male ai piedi la vecchia?...  domand poi andando verso Salvatore, dopo aver dato un piccolo calcio amichevole al cane, che si degn appena di rispondere al saluto scodinzolando, senza scomodarsi per cos poco.
Salvatore indic gi, lontano, e Sbroccaseppie aggrott le folte sopracciglia nere, grattandosi la testa massiccia, con unaria comica di finto rammarico.
 Ah, quel Grosso, quel Grosso! Questa volta ce la vuol fare in barba... Che giorno  oggi? Gioved santo?
 Venerd, venerd,  corresse Salvatore.
 E' vero, to! oggi  venerd... Scommettiamo un boccale da dodici, che, per il giorno di Pasqua..., sono a casa anche loro. Ci fate, parone?
Erano partiti la sera avanti da Promontore, dove stavano pescando da quattro settimane, e andavano a far le feste in famiglia.
 Sotto questi giorni,  era solito dire Sbroccaseppie,  lacqua bisogna lasciarla da una parte, per sborniarsi nel proprio paese, da buoni cristiani.
Perch quegli uomini, i quali, costretti dal mestiere a una vita randagia, sembrano diventare, quasi insensibilmente, ogni giorno pi estranei allintimit del focolare domestico, allora invece ne risentono tanto la nostalgia, che a nessun costo si potrebbero rassegnare a rimanerne lontani.
 Ma lascialo campare quel povero vecchio del Grosso,  rispose Salvatore, al quale non andava molto a genio quella continua gara di precedenza tra gli uomini delle due compagne di pesca:  quando anche nojaltri avremo fatto la strada della Provvidenza... E' un gran pezzo che corre, su e gi...
Nellaria, sempre fresca e quasi frizzante, pass un branco di uccelli migratori, riempiendo per poco il cielo di mille piccole voci e dileguandosi presto nella medesima direzione della paranza.
 Buon viaggio!  url loro dietro Sbroccaseppie, che prima li aveva accolti prendendoli di mira con il braccio sinistro teso, e fulminandoli con unimmaginaria schioppettata, mentre Menelcch saltava in piedi abbajando.
 Arrivano prima di noi, quelli...
 Vi sa millanni, parone?...
Il giovine sposo sorrise. Dopo il matrimonio, una volta sola era rimasto a terra per ventiquattrore di seguito.
Mai alcun ritorno gli era parso tanto pieno di dolcezza come in quel mattino, con quel buon vento, mentre il sole, oramai alto sullorizzonte, raggiava la sua gran pioggia doro, suscitando da per tutto lampeggiamenti giojosi sul tremolio azzurro dellacqua. Forse anche laggi, nella casetta lontana, due braccia nude avevano sospinto i verdi sportelli della finestra, ritraendosi frettolose, e quel buon sole irrompeva gi nella camera ridestata.
 Se volete andar a chiudere un occhio, Salvatore...
No, no; dal momento che non avrebbe dormito lo stesso, preferiva continuarli l i suoi sogni.
Intanto montavano in coperta, uno dopo un altro, il Sinigagliese, che dallapertura della camisaccia di rigatino, sempre quella, estate e inverno, lasciava vedere il peloso petto da orso; Settepaoli, nero come la maglia che indossava; lossuto e lungo Sofritto, battellante della Maria: e tutte tre, senza parlare, savviarono a prua per dar una mano a Boccaunta, che sera messo a rinfrescar i canestri del pesce. Attingevano lacqua con un secchiolino di legno, che calavano e ricalavano rapidamente nel mare, inaffiando cos le triglie e i merluzzi, le sardelle e le marindole, gi scelte con cura e divise secondo la qualit e la grossezza. In un paniere una razza enorme, i cui lembi e la coda ricadevano fuori dellorlo, mostrava la ruvida schiena verdognola, scabrosa come una raspa; mentre in un altro spiccavano le tinte carnicine, quasi infantili, dun pescecane pi grosso dun pugno, cos contrastanti con la linea dura dellampia bocca vorace. E acri esalazioni partivano da tutto quel miserabile ammasso di vite spente per sempre.
I marinai avevano gi tirato sui panieri una stuoja per ripararli dal sole, quando comparvero gli altri: prima Colombo, il mora o mozzo, battezzato con il soprannome di Fumo, simpatico ragazzo di dodici anni, fratello di Serafina; poi il vecchio e prudente Bastn, seguto da Concialana, il murrachn o apprendista; e per ultimo Ammazzapesce, che brontolava e sagrava perch, diceva lui, non aveva mai chiuso un occhio, e proprio allora...
 Poveretto!  lo interruppe Sbroccaseppie:  Che sia stato, forse, per motivo dun ammazzato violone che non mha fatto dormir mai neppure a me?...
E gi una salva di grugniti, ai quali Menelcch si diede a latrare, buscandosi un pajo di calci dal dormiglione, che sera svegliato di cattivo umore.
Intanto il mozzo, per sgranchirsi, sera arrampicato fino in cima al trinchetto, mettendosi a cavallo sul pennone.
 To! la Fortunata e il Marcello...; sulla prora.
Guardarono tutti nella direzione indicata da Fumo e scorsero la coppia che quasi di conserva li precedeva nella rotta.
 Vengono da Lussn,  disse il Sinigagliese.
 Sono a casa prima di noi,  osserv, dopo una pausa, Bastn con la sua aria di filosofo.
Allora intervenne anche Salvatore per dir la sua:  Un po un po che si metta il grecale..., non tanto, vah!
Tutti guardarono in alto, scandagliarono in ogni direzione il cielo, poi lacqua, e in questesame Settepaoli, che aveva due occhi meglio dun cannocchiale, fu il primo a segnalar la terra.
 Le Forche di Cagli.
 S!  fece il Sinigagliese:  vlle a prendere, ancora!
Ma dieci minuti dopo, nel fosco lontano, si disegn come una sfumatura appena sensibile la doppia gobba del Catria, e quindi la Carpegna e pi indietro il San Vicino, e i monti Sibillini o delle Fate; e a quegli uomini rozzi e semplici, nel nominarli cos, luno dopo laltro, pareva gi quasi dessere a casa loro.
 E io, sapete cosa vedo? vedo che lorologio, qui dentro, segna lora di mangiar un boccone,  salt fuori Sbroccaseppie, battendosi sullo stomaco; e segu lesempio di Colombo, che senza scendere dal pennone, in compagnia del piccolo Concialana che laveva raggiunto, si era gi messo a mordere nella pagnotta di pan duro, divertendosi a scagliare, di quando in quando, sulluno o sullaltro pallottole di mollica masticata.
Prima di mezzogiorno, essendosi alzato un buon vento di greco, secondo il pronostico di Salvatore, bisogn manovrare, e cos ben presto guadagnarono tanto sulle due paranze che li precedevano, da potere scambiare qualche parola da bordo a bordo.
 Gildoooo!... Testalungaaaa!...
 Ooooh!... Fumoooo...
 C il pesceeee?...
 Poca robaaaa!... 
Adesso, seduti in cerchio intorno al piatto di triglie arrostite sulla bragia, i marinai mangiavano in silenzio, a grossi bocconi, e masticavano adagio adagio, inaffiando il pasto con una mistura dacqua e daceto che si versavano da un orciolo, servendosi tutti del medesimo bicchiere e asciugandosi poi la bocca con il rovescio della mano. Ogni volta che qualcuno beveva, Sbroccaseppie tirava fuori la solita spiritosaggine:
 Adagio, compare! se no, va alla testa...
Oppure:
 Sa un po daceto, eh?... Siamo al fondo della botte...
E ogni volta laltro rispondeva:
 S, s; ma, se ci arrivo..., me ne voglio tirar gi per castigo... Ce lavr buono, cotto, da Mialn?
La Maria andava, andava sul mare non pi completamente tranquillo, beccheggiando sulle piccole onde che le passavano sotto la chiglia.
Cominciavano a comparir barche da tutte le direzioni, e la solitudine si animava sempre pi: ecco la Staffetta e il Vico, il Giuliano e lAlfredo, la Norma, lEtna, e altre e altre.
Parte dei marinai attendeva gi ai preparativi per lapprodo, arrotolando le reti prima sospese al di fuori, lungo il bordo; parte fumavano in silenzio, guardando la terra che si faceva sempre pi prossima, e dove si cominciava a distinguere qualche particolare, oltre alla riga scura delle colline e dei monti in fondo al cielo: il torricino della lanterna, il campanile di piazza, la fortezza quattrocentesca, il fumajolo solitario della luce elettrica.
Giunsero in faccia al porto a circa quattrore di giorno. Calata la vela maestra, la barca procedeva con quella di trinchetto e il fiocco.
 Calomba!  ordin il padrone ad Ammazzapesce, che stava pronto con la spieraW; e quegli esegu subito, perch la Maria, per il troppo abbrivo, avrebbe potuto cozzar malamente contro le palizzate.
In cima a quella di sinistra alcuni marinai, simili a statue anche nel colore bronzeo delle facce gravi, assistevano allarrivo.
 Salvatore...,  disse uno di essi salutando.
Il giovine non rispose, tutto intento a far su il timone, mentre la paranza fendeva docile lacqua meno azzurra, sfoggiando al sole le sue tinte fresche e vivaci.
A qualche metro dallimboccatura, Boccaunta, in piedi sulla prua, butt uno scandaglio, che venne colto in aria da uno sul molo; ed entrarono maestosamente nello stretto canale. Cerano gi parecchie compagne, e bisogn spingersi un poco avanti, passando tra la doppia fila di barche, fino dopo il Marcello e la Fortunata, che erano quelle arrivate per ultimo.
Accostatisi alla sponda, Fumo, gi in piedi sul bordo, vi saggrapp e arrampic agilmente, per prendere lesto la gomena buttatagli da poppa e avvoltolarla intorno a una pietra, mentre quello che li aveva rimorchiati faceva altrettanto con lo scandaglio di prua e terminava lormeggio.
Subito due doganieri, saltati a bordo, si diedero a frugare e a fiutare se mai ci fosse del contrabbando; ma il vecchio Bastn li guardava con un risolino beffardo, sicuro che i maledetti presentiniW non avrebbero scovato nemmeno quella volta, gi, tra i suoi cenci, le sigarette e il tabacco di fuorivia.
Intanto un piccolo gruppo di persone curiosava, palpava e commentava, di mano in mano che i panieri del pesce venivano passati su al carriolaro che doveva caricarli e portarli in citt.
 To, che rombi!
 Guarda che bei folpi! E questi merluzzi?... Una libra luno.
 Dicono che non c...; bisogna sapere i posti, bisogna!
Qualcuno spingeva lammirazione fino a scegliere qualche pesce dei pi belli, che poi si portava tranquillamente a casa, sul palmo della mano.
Ci vollero due carretti per metterci tutti i panieri, quantunque ne accomodassero un po anche davanti, sulle stanghe; e quando Pansabella e il Moro sebbero passata ad armacollo la stroppaW e fecero per moverli, bisogn che qualcuno desse una mano alle ruote, per prendere landata, e che altri spingessero di dietro.
Ammainate e issate le due vele, finita la pulizia della coperta a forza dacqua e di spazzola, messo tutto bene in ordine, ciascuno fu libero dandarsene per i fatti suoi, e la Maria risorta rimase alfine a dondolarsi lenta e solitaria sullacqua limacciosa del porto, facendo cigolare le gomene che la tenevano ormeggiata alla sponda.
Salvatore, contro il solito, era saltato a terra prima di tutti gli altri, avviandosi verso casa, con il suo fagottello di biancheria sporca.
 Ha il fuoco addosso, il parone!  aveva anzi osservato Sbroccaseppie al taciturno Boccaunta, che anche lui stava sulle spine per andarsene, non avendo vista, tra le quattro cinque ragazze radunate sul molo, quella che gli premeva. E per questo, quando fu finito di accomodare a bordo, non volle seguire il compagno, che pretendeva di trascinarlo con s in cima al porto, incontro alla Provvidenza, la quale doveva ormai star poco a imboccare anchessa.
Quando Salvatore entr spingendo luscio semichiuso, Serafina era tuttintenta ad attizzare il fuoco sotto la stagnata, per farvi bollire le foglie di cavolo gi capate e risciacquate in un ampio catino. Sera levata la gonna per essere pi sciolta nei movimenti e anche per non sciuparla, restando cos con il corpetto rosso e il corto sottanino di bucato. Le piccole pianelle, nellinginocchiarsi davanti al basso focolare, le erano uscite di piedi, e questi, insieme al principio della gamba, spuntavano procaci, facendo un ben leggiadro contrasto con il nero delle calze, in mezzo a tutto quel bianco.
Al rumore volt la testa e vide il marito, che la salut chiamandola per nome.
 Oh!  fece lei, sentendosi balzar il cuore, a quella vista e a quella voce.  Sei tu?... Non taspettavo, per oggi...
Capiva che le guance le dovevano esser diventate rosse come una fiamma di fuoco, e torn quindi a voltar la faccia, quasi non stesse bene a farsi vedere da lui cos vinta per la dolce sorpresa della inaspettata apparizione. Avevano sposato da tanto poco!
Il giovine si curv su lei, le prese tra le mani il viso e la baci a lungo sulla bocca.
 Non  Sabato santo, domani?  disse poi.
Egli osservava pianamente intorno, soddisfatto di quellaria dordine e di pulizia che vedeva in ogni cosa, e siccome la moglie, alzatasi in piedi, sera messa ora a guardarlo, gli parve di trovarsi come un tantino a disagio, nel sapersi cos incolto, con i suoi panni da fatica acciaccati e tinti, vicino a lei, cos linda e fresca.
 Uh, che barba! Com, che non te la sei fatta?... Senti come punge!
 Me la far, me la far; uno non ci ha mica sempre il tempo, a bordo...
 Sei tutto sudato. Vatti a cambiare...
Salvatore, invece, avvicin una sedia al camino, ci si accomod, e attirando la donna se la pose sui ginocchi.
 Raccontami quello che hai fatto, tutto questo tempo,  le susurr, mentre con le grosse dita callose le scompigliava sulla nuca i neri capelli, divertendosi a provocarle dei brividi di solletico.
Essa aveva poco da raccontare: quei giorni erano stati tutti uguali, tutti nojosi, tutti riempiti dalle solite piccole faccende domestiche e dal lavoro delle reti.
 Vedi: eccone l una belle finita.
 E a casa?  domand il giovine, dopo aver guardato la rete nuova, appesa al muro.
A casa di lui cera qualche novit, o, piuttosto, sera alle solite: il vecchio, che aveva avuto unaltra toccatina, restando quasi impedito di gambe, si rifiutava dentrare nellOspizio dei cronici, come avrebbe preteso Assunta, e veniva sostenuto, in questo, anche dal figlio, se non altro per contraddire a lei. Quindi, litigi sopra litigi; anche per via della vecchia storia con Mariuccia...
 Sono arrivati avanti di noi,  disse Salvatore.
Pensava alla Fortunata, la paranza sulla quale andava Gildo, perch il nome di Mariuccia gli aveva fatto ricordare il ritorno del genero.
Ora Serafina taceva.
 Vieni!  disse lui alzandosi e passandole un braccio dietro la vita.
Essa resisteva debolmente, cercando di liberarsi dalla stretta, che diventava sempre pi imperiosa, mentre a tutte due rilucevano gli occhi. E sollevandola quasi, Salvatore la port nella cameretta di sopra, la cameretta il cui ricordo tante volte laveva vinto, nella lunga assenza.
Sul fuoco, il caldajo cantava sonoramente, aspettando le foglie di cavolo scordate nel catino.
Losteria di Mialn era piena zeppa davventori, che cos intendevano di chiuder degnamente la baldoria pasquale. Le voci rauche dei giocatori di mora, miste a canzoni urlate a squarciagola, a tintinnio di bicchieri, a colpi di pugno sui tavolini, a scoppi sgangherati di riso, formavano un tale frastono, che si sentiva dalla strada, crescendo a ondate ogni volta che la porta si apriva per lasciar entrare o uscire qualcuno. Di quando in quando una ragazza, una vecchierella saccostava di fuori alluscio, rimaneva ferma per qualche tempo ingegnandosi di spiare attraverso alla tendina rossa tirata sui vetri; poi si allontanava in fretta, quasi per paura di essere stata vista.
Gildo era uscito di casa senzaspettare la cena, perch non si sentiva voglia di mangiare, dopo labbondante pasto del giorno.
 Vado a prender una boccata daria,  aveva risposto alla moglie, che lo voleva trattenere:  ritorno subito.
La serata era bella, ma fredda; di lontano giungeva un canto lungo dubbriaco.
Si spinse fino alla punta del porto, camminando adagio adagio, con le mani dentro le saccocce dei calzoni.
Sotto il formicolio delle stelle il mare si riposava blandamente, mentre in fondo, nel cielo ancora bujo, la luna non pi piena, sorta da poco, campeggiava con il suo disco rossastro e senza raggi. Dietro, nel canale, le barche scure sullacqua nera si dondolavano appena, con un viluppo confuso dalberi, di pennoni e di scotte.
Egli rest l qualche minuto a guardare, indifferente a una bellezza vista ormai tante volte, e al buon odore di salso che gli allargava i polmoni; quindi, passo passo, torn indietro avviandosi allosteria. Si ferm sulla porta, con la mano sulla maniglia, come per riconoscere le voci che venivano dallinterno: poi apri ed entr.
Le due tavole addossate a una parete erano tutte piene; molti altri stavano in piedi, affollandosi davanti al banco, dove la padrona non faceva in tempo a riempir i litri e a risciacquare i bicchieri.
 Uh, Madonna! uno alla volta vi servo tutti... Ma abbiate pazienza un momentino... Ci ho due mani sole...; quante vi credete che ce nabbia?...
E la povera donna aveva paura di perder la testa; mentre il marito, un piccoletto con una faccia rosea da ragazzino, in maniche di camicia, saffannava a raccogliere e contare i soldi, umidi di vino, facendoli poi cadere nel cassetto.
Un tanfo di pipe vecchie, misto al fumo grasso duna graticolata di pesce che sarrostiva sul fuoco, mozzava proprio il respiro, annebbiando il lume a canfino penzolante dal soffitto.
Dopo aver salutato quei pochi che serano accorti del suo arrivo, Gildo si accost a un gruppo che giocava alle carte, per guardare, al di sopra delle spalle, landamento della partita. Questa pareva dimpegno, a giudicar dallattenzione dei quattro, e dai clamori che nascevano tutte le volte che uno di essi faceva una buona presa. Si trattava, infatti, duna scommessa, che avrebbe costato ai perditori due boccali di vino e il pesce arrosto.
Lidea era stata di quel furbacchione di Sbroccaseppie; il quale, quando aveva qualche soldo in saccoccia e qualche bicchiere in corpo, era famoso per aizzare e mettere alle prese lamor proprio dei compagni.
 Andate a dormire, Grosso...; se no, a momenti, la Nunziata vi viene a prendere...
E tutti avevano riso, perch la vecchia era solita piombare sul suo omo e condurselo via come un bimbo, quando gli succedeva di far delle sedute troppo lunghe da Mialn, o in qualche altra osteria.
Arzillo per le numerose libazioni, eccitato dalla buona fortuna, che laveva favorito fino allora, egli aveva risposto che ce nerano per tutti, e chi aveva voglia di prender la paga si facesse pure avanti. Cos dicendo batteva sul saccoccino del gil, facendo sonare i soldi che ceran dentro. E allora Sbroccaseppie aveva tirato il colpo:
 Se Boccaunta, qui, mi volesse dar una mano..., me la sentirei di giocarmi, con voi, quel chilo di pesce l con due boccali da otto!
 E vada! Majuti, tu, Fabbrino?
Era costui il fabbro del porto, un omiciattolo basso, nero, con il naso rincagnato: tutto gambe e tutto lingua.
Dopo un lungo tira e molla, alla fine serano messi daccordo: da una parte Sbroccaseppie e Boccaunta, contro il Grosso e Fabbrino dallaltra; tre mani a briscola e una scopa ai ventuno.
Quando era entrato Gildo, le cose andavano bene per il Grosso, rimasto vincitore della briscola, senza farne attaccare manco una agli avversari, che masticavano amaro; e si cominciava allora la scopa, che pareva volesse prendere la stessa piega. A ogni data di carte erano le solite recriminazioni contro la disdetta, con parolacce allindirizzo della fortuna degli altri due, che gongolavano in modo troppo visibile, per non crescere la bile dei perdenti. Ma allimprovviso il gioco mut, e, come succede spesso, ai primi punti perduti il Grosso cominci anche a perder la testa e a fare spropositi dellottantaW.
 Come si fa a calar sotto sette?  osservava Fabbrino, nascondendo dietro le carte la fronte bassa e testarda e il suo naso allins.  E' mezzora che vi ci chiamano..., e voi glielandate ad accomodare.
 Ma... non ce lavete voi, la matta?...
 Ssst! si parla quand finito, si parla,  disse gravemente Sbroccaseppie, prendendo in tavola con il sette di denari e mettendolo nel suo mazzo, dopo averci strofinato sopra la manica.  Intanto, questo  trovato per strada... Non me lo credevo di portarlo a casa!
 E adesso come calo?  urlava Fabbrino, che si sentiva schiattare dalla rabbia:  E mi ci tocca anche lasciare scopa!... Altro che... a provar qui...
La carta non aveva nemmeno toccato la tavola, che Boccaunta era stato svelto a raccoglierla e a segnare la scopa.
 E una.
 Lultimo! era lultimo cavallo! lo dovevo trovar proprio da lui!
Il povero Fabbrino si mordeva le mani, bestemmiando come un turco, mentre il Grosso, che capiva dessere stato lui la causa di tutto quel guaio, non levava gli occhi dalle carte che teneva a ventaglio con la sinistra, accennando a prenderne, con il pollice e lindice della destra, ora una, ora unaltra, senza decidersi, per paura di fare la seconda.
 Eccola qui; a voi! la preparo prima,  sghignazzava intanto Sbroccaseppie, posando sulla tavola una carta coperta:  pi ci pensate e pi la fate grossa...
E fu vero; perch oramai il vecchio si sentiva sconcertato senza rimedio.
 O bella, o niente. L!  borbott, calando il re di denari.
Apriti cielo! Ci mancava proprio quello, per accomodar i sei punti agli avversari, e per mandar addirittura fuori della grazia di Dio il compagno.
 Ma, sangue della... porca! mi dite chi vha messo le carte nelle mani, brutto... ladro?
 Ci hanno tutto...., ci hanno tutto,  balbettava il vecchio.
 Ci hanno un accidente che vi spacchi!
 Ha ragione il Grosso, ha ragione,  disse Sbroccaseppie, che intanto approfittava dello scompiglio per mostrar di straforo al compagno le quattro carte rimaste.
 Che colpa ci ha lui, povero cane? Lha voluta studiar troppo... e non gli  venuta bene... 
Fabbrino sinferociva di pi a quella difesa burlesca, e stava per alzarsi in piedi e scaraventar le carte, ma il taciturno Boccaunta lo ferm per un braccio.
 Gi, gi; ancora non siamo fuori...; andiamo per tre...
E fu costretto a continuare, ma per poco. Un nuovo sproposito del Grosso provoc una filza interminabile di scope; un vero disastro, che fin, naturalmente, con la perdita di quella partita.
 Grazie! grazie!  si mise a urlare Sbroccaseppie, battendo con la mano sopra una spalla del vecchio:  siete proprio un gran buon amico... A dir la verit, non avrei tanta fame...; ma, per non farvi un torto...
Lallegria del burlone non aveva limiti. Di quando in quando gli toccava interrompersi, per ridere, e si buttava con la testa sul braccio, sopra la tavola, saltando e agitandosi sul banco.
 Non  finita, per...; non  finita... Aspettate di cantar vittoria dopo la bella! Siamo pari,  borbottava il povero Grosso a quel diluvio di punzecchiature e di motteggi, rimischiando meccanicamente le carte del suo mazzo.
Ma qui Fabbrino protest di non volerne pi sapere. Era pronto a pagare la parte sua, piuttosto che aver per compagno un vescicante di quel genere.
 Come sarebbe? S cominciata la partita...; bisogna finirla.
 Niente affatto. Non gioco pi, manco se...
 Oh, bella!
 O bella o brutta,  cos.
 Bei discorsi! nemmeno se foste un ragazzo...
 Mannaggia la...! Ecco la parte mia, e basta.
 Ma che parte! Sha da finire il gioco, sha da finire.
No!
 S!
 No! e quand ho detto una parola, corpo...!
Era tutta gente testarda, e il vino bevuto eccitava anche pi gli animi.
La faccenda si sarebbe certo risolta in baruffa, e gi il rumore della discussione, soverchiando il generale frastono, cominciava a far voltare tutti verso quel punto, quando Gildo, che aveva assistito sempre in silenzio alla scena, disse:
 Se la compagnia  contenta, prender io il posto del Fabbrino.
Si fece un po di silenzio, perch tutti sapevano che tra il giovane e gli altri esisteva, per riverbero del matrimonio di padron Salvatore, una discreta dose di ruggine, tanto che non si parlavano nemmeno; ma siccome Boccaunta, chera il pi accanito, non fece segno di opporsi, la proposta fu discussa e accettata, a patto per che Fabbrino, come disertoreW, fosse condannato a pagar da bere per tutti. E si ripresero le carte.
Da principio le probabilit della vincita si mantennero quasi uguali, essendo a partite pari; ma nellultima briscola, chera la decisiva, la bilancia trabocc dalla parte di Gildo, e una rumorosa bestemmia di Boccaunta, che non aveva mai fiatato, accolse lapparizione dellasso, che decideva la perdita della scommessa.
In quanto a Sbroccaseppie, mostr di far buon viso alla sorte.
 Se non gira, non gira; cosa ci vorreste fare?
E battendo dei gran pugni sulla tavola si mise a urlare, perch portassero il vino e il pesce. Poi, vedendo che al banco non se la davano per intesa, nella confusione degli avventori che facevano ressa per venir serviti, si alz e and da s a prender il piatto delle triglie, portandolo trionfalmente in alto, sulle teste della gente, con poderose grida di largo, largo!W
La tavola fu presto in ordine: del pane, qualche bicchiere e nientaltro.
 Eccellente; ma mi sembra che sappia un po di rame, non  vero?... Sa un po di rame...,  diceva gongolando il Grosso rivolto al suo eterno persecutore, e mangiando a enormi bocconi, tutto felice davergliela affibbiata almeno una volta.
Quegli, da parte sua, cercava di non rimaner indietro e diluviava per tre, invitando ora uno, ora un altro dei conoscenti che gli stavano a tiro, i quali non si facevano pregar troppo per attingere nel piatto comune e ingollarsi un pesce, inaffiandolo con mezzo bicchier di vino. Invece Boccaunta mangiava svogliato e in silenzio. Solo si mesceva da bere quasi a ogni boccone, come se avesse nella gola qualcosa che non gli volesse andar gi; e guardava di traverso Gildo, che sera limitato ad assaggiar una coda e a bere un sorso, protestando che si sentiva ancora sullo stomaco tuttil pranzo del giorno.
Lora cominciava a farsi tarda, ma la gente non diminuiva per questo, e la baldoria generale era al colmo. A un certo punto nacque un po di trambusto, perch il Moro, che aveva la sbornia silenziosa e sonnecchiava in un angolo sotto il suo unto berrettaccio di pelo, aveva dato un solenne schiaffo sul naso a un ragazzo, il quale salzava sulle punte dei piedi per veder certi che giocavano. Questo sera scostato piagnucolando, ma improvvisamente sera lanciato addosso al vecchio, con una rabbia da piccola tigre inferocita, per vendicarsi: e non lo lasciava, non ostante che il Moro gli assestasse ruvidi colpi sulla testa.
Allora si fece avanti la madre, alla quale il vino bevuto, pi che lamor materno, arrossava la faccia avvizzita sebbene ancora giovine, e glielo cav a stento dalle mani.
 Vieni via, Rico!... A casa subito!
Poi era tornata, con le mani sui fianchi:
 Bella bravura, eh! Cosa vha fatto quel ragazzo? A bastonarlo in quel modo, sopra la testa...; vergogna!
Il vecchio, per tutta risposta, si alz in piedi, si cav il berrettaccio di pelo e levando fieramente la fronte, ispida per due gran sopraccigli grigi, disse con accento solenne:
 Io mi chiamo Luigi Montanari...
Ed era sottinteso: a chi non andasse bene..., eccomi qui.W
Nessuno si fece avanti a prender le difese, perch un vecchio deve aver sempre ragione, e lincidente non ebbe strascichi.
E il chiasso cresceva sempre. Un ragazzotto aveva preso, ora, per la vita la moglie di Pansabella, un misero mostricciattolo, alla quale i fumi dunebbrezza abbastanza avanzata crescevano la deformit dovuta agli anni e agli stenti; e si divertiva a dirle ogni sorta di oscenit, a farle ironiche proposte galanti, con una libert di parole e di atti che facevano sbudellar dal ridere quelli cherano intorno. Il mostricciattolo si schermiva pretensiosamente, e molti occhi di adolescenti viziosi luccicavano, eccitati da quella misera rovina di femmina.
Intanto Testalunga, che aveva tre anni dAmericaW, in mezzo a un circolo damici ritornava sopra il suo tema prediletto, raccontando loro per la centesima volta un caso capitatogli Dio sa dove.
 ... Siamo troppo cattivi; qui da noi non c da far bene... Ci mangeremmo luno con laltro, ci facciamo la spia...; non si campa, neppure se rivolti le montagne!... Il nostro? E un paese porco, il nostro; non si trova niente...; altro che lolio santo...: e quello..., fracido! Tocca sgobbar tutto il giorno, per mettere insieme un franco...; compra la polenta, compra il sale, il foco..., non tarriva in nessuna parte!
Questo era lesordio immancabile, dal quale il narratore prendeva le mosse, certo del consentimento unanime.
 Quando si ha la disgrazia di nascere poveretti...
 Eh, ma lavete saputa fina, voi!
 Gi; dovevo rimaner qui, a crepar di fame?
 E voi, intanto, per non saper n leggere n scrivere, ci avevate anche preso moglie...
 E' stata la fortuna mia! E' stata la fortuna mia, questa...; se no, adesso, chi sa dove sarei. E pensare che se mia madre non ci dava il lenzuolo..., non ci avevamo da coprirci!... Allora ho detto: Qui bisogna fare un cor risoluto.W Lho lasciata con un figlio e sono andato in America...
Nella rozza bocca del marinajo quellultima parola era come sinonimo di oro, di ricchezza, di felicit senza termine, e per lui e per gli ascoltanti quelle quattro sillabe sonavano pi dolci dellinvito fascinatore, irresistibile duna sirena. Tutti tacevano, come se a tutti stesse per aprirsi uno spiraglio, dal quale potrebbero scorgere un cantuccio, un cantuccio almeno della terra meravigliosa.
 Eravamo cento miglia dentro terra, da Nevjorca...; ma quelli l non ci potevano vedere: ci cimentavano sempre... To! Prendevamo otto franchi e mezzo al giorno; nojaltri dove li avevamo visti mai?... Figuratevi se lavoravamo, se ci stavamo per la pelle... Loro, invece, ci sono avvezzi: prendono quindici, venti lire; e poi, battono anche la fiacca... E ci davano dei guastamestieri: Godend Italia!... Ne capivamo molto, s! Ma Centoscudi, che ci ha sei anni dAmerica, Balastrini, che ce nha dieci...; verrebbe come a dire: mannaggia te e quella porca di tua madre e quel ladro di tuo padre!W...
 Se mi ci trovassi io, sangue della...!  protest il Fabbrino, chera anche lui delluditorio.
 Non ti crederai mica, non ti crederai, che nojaltri ce le prendessimo in santa pace?  fu pronto a rispondere il marinajo, che savvicinava alla parte di narrazione che pi gli stava a cuore.  Ma, se ci fossi stato tu, vedi, quel giorno... Passavamo per una strada... Eccoti un branco di quella gente l... Per cimentarci, ci si piantano davanti, muso a muso..., anzi, uno d una spinta a Ruggero del Tavarato... Vedi?W fa il figlio di Luigione, quello che canta gli stornelli: non serve manco, non serve, andar per i fatti suoi...W.
Luditorio, che a poco a poco sera venuto ingrossando, cominciava ad appassionarsi al racconto di Testalunga, che in piedi, in mezzo al fumo, tagliando laria con ampi gesti e ajutandosi con frequenti bestemmie, sinfervorava sempre pi.
 Eravamo sei contro venti; ma, se fossero anche stati mille... Boja dei signori! Si fa avanti Centoscudi... Lui, la capiva quella parlata. Dice: Cosa volete, ragazzi?W... Quelli, senza tanti discorsi, gli vanno addosso, lo mettono in mezzo... Ma allora, anche noi, dentro! a testa bassa..., e gi, botte da orbi... Sangue di questo! corpo di quello! mannaggia qua! porco l!... Laffare si faceva serio, ve lassicuro...; quando, allimprovviso, tarrivano le guardie..., e ficcano dentro tutti. Ma io, cari miei, io..., cuc!... Io...
Qui Testalunga, ogni volta che raccontava, faceva una lunga pausa, prendeva una posa da eroe, si dava una gran manata sul petto e alzava dun tono la voce. Ma quella sera, mentre si preparava a continuare la narrazione, per dire come lui, solo lui Testalunga aveva scampato dandar in gattabuja, ricorrendo a una sua stupefacente trovata, rimase in asso, perch lattenzione dei compagni era stata distratta dal gran baccano di certi altri, intorno a Stampellone, che sera messo a sonar lorganetto.
 Cantate, Grosso! cantateci quella nuova!  urlava Sbroccaseppie, che moriva dalla smania di prendersi una rivincita, e sapeva, per esperienza, leffetto magico della voce di pecora raffreddata, con cui gli avrebbe fatto le terze o le quinte; e il vecchio non si lasci pregar molto, perch i bicchieri bevuti oramai non si contavano pi.
Pescando nella memoria, si sforzava di tirarne fuori qualche motivo, qualche arietta della sua giovent, ma spesso sinterrompeva a mezzo, non sapendo andare avanti, e guardava, guardava intorno, nella speranza che qualcuno gli suggerisse, per poter continuare.
 Bravo! bravo!
Alla fine, non trovando niente di meglio, ringalluzzito anche dagli applausi burleschi di Sbroccaseppie e degli altri compari, che smanacciavano e strepitavano, il Grosso inton il coro di No, il gran patriarca degli sbornioni.
E noi, che figli siamo,
beviam, beviam, beviamo!
urlava tutta la comitiva, con un baccano dinferno; quando si spalanc la porta: era la Nunziata, che da un pezzo faceva la ronda, su e gi, davanti allosteria, e non aveva potuto star pi alle mosse. La vecchietta, svelta e ardita non ostante gli anni, con la faccia arcigna come una sorba immatura, si fece largo tra la gente, and diretta al suo uomo, che nel vederla sera fatto subito mogio mogio, e, fulminandolo con unocchiata di compassione rabbiosa, grid:
 A casa, oh! a casa!
Lo gherm per un braccio e se lo rimorchi via tutto raumiliato, in mezzo ai fischi e alle risa dei compagnoni.
 Viva la Nunziata!
 Mettetelo in gastigo!
 Mandatelo a letto senza le calzette!...
Senza lasciar la presa, la vecchia, che gi varcava la porta, si volt per fare un gran inchino canzonatorio:
 Felice notte a lor signori!
E via, dritta, comera venuta.
 Anche voi, adesso? Non avrete mica paura di Menca,  disse Sbroccaseppie a Gildo, che sera alzato anche lui, per andarsene.  Diavolo! almeno unaltra bevuta, prima...; Pasqua non viene mica tutti i mesi...
Ma il giovine non si lasci persuadere.
 No, no; non voglio star sullo stomaco a nessuno,  rispose, dando a Boccaunta unocchiata espressiva.  Buon divertimento, e felice notte a tutti.
E savvi per uscire.
 E' per te, amico!  disse Sbroccaseppie al compagno; ma questi fece una spallata e borbott:
 Accidenti a chi ce laveva chiamato!
Gildo era gi quasi alla porta, ma sent, e torn indietro due passi:
 Se, alle volte, qualcheduno avesse voglia di discorrere..., c laria pi fina, di fuori... Gli dir una parola nellorecchio...
E se ne and adagio adagio.
Boccaunta era saltato subito in piedi e si disponeva ad andargli dietro; ma ci si misero di mezzo tre o quattro conoscenti comuni che lo trattennero, mentre, sbattendosi come un torello infuriato, lanciava allindirizzo di Gildo un osceno suono con la bocca.
 To, per te, e per quella...
Ce ne volle per calmarlo e per indurlo a rimettersi a sedere, perch il giovine, che aveva bevuto, non se la sentiva di lasciarla cadere cos, e di quando in quando faceva atto di alzarsi di novo e dincamminarsi per uscire, con imprecazioni e bestemmie. Ma larte inesauribile di Sbroccaseppie e lintervento daltri amici finirono con il vincere, e una gran partita alla mora fece svanir gli ultimi bollori del focoso Boccaunta.
Venne dellaltro vino, ma veramente non ce nera bisogno... E lebbrezza, ormai generale, faceva prendere ai discorsi una piega erotica sempre pi arrischiata.
Belgiovine, uno della Provvidenza, raccontava unavventura capitatagli a Cigale, lultima volta che, essendo di l, cera stato a portar il pesce, invece di Sofritto. Nel gironzolare per le viuzze del porto, sera sentito chiamar da una di quelleW.
 Pst! pst!W... Figli della Madonna, che bellezza! Una bruna alta, grassotta, con certi occhi, lucidi come un gatto in amore... Eravamo fuori da due settimane, e in mare, lo sapete, non ci si pensa... Ma, quando s a terra...
La difficolt stava nel farsi capire, a forza di gesti, perch lui non intendeva una sillaba di quanto diceva lei, e viceversa.
 Con quellammazzato modo di discorrere che hanno, quelle ostie di Slavi... Ciuciuci, ciuciuci... Che ti venga un colpo!...
Alla fine, lui laveva presa sotto braccio: avevano infilato una porta ed erano entrati in una camera.
 Vassicuro, figli miei, che quelle donne l...
Dal banco, nel momento di sosta che le davano gli avventori, la padrona si fingeva intenta a risciacquar i bicchieri, ma era invece tuttorecchi per non perdere una sillaba del racconto; mentre quellomettino di suo marito la sorvegliava con la coda dellocchio, non avendo piacere che badasse a certi discorsi.
 A tua moglie, a tua moglie! lo diremo allEsterina,  strillava burlando Sbroccaseppie, divertendosi un mondo; mentre Belgiovine seguitava imperterrito:
 Ma il pi bello, sentite!  venuto dopo... Non ci avevo il becco dun centesimo... Quei cinque o sei soldi che mi trovavo, me li ero bevuti prima... Allora le faccio un cenno, cos...
Con la destra chiusa a pugno, il marinajo strofinava luno contro laltro i polpastrelli delle due prime dita, mentre con lindice della mano sinistra faceva segno di no; e questo, secondo lui, voleva dire: non ho spiccio..., bisogna che cambi.W Poi continu:
 La bella mora si rimette il cappellino...: gi, gi, portava anche tanto di cappellino; e usciamo a braccetto... Ma io stavo allerta; e quandho visto il bello..., uno strattone e via. Laveste sentita a strillare!... Peggio duna gazza brusca... 
Le risa durarono qualche minuto, e ognuno ci ricamava sopra i pi allegri commenti, con grave pena delloste, il quale, nella faccia seria della moglie, indovinava il gusto matto che ci prendeva essa pure. E se ne sentivano di quelle, di quelle!... tanto che Testalunga, alzando burlescamente la voce, osserv che non stava bene tener certi discorsi in presenza delle ragazze; e accennava verso la moglie di Pansabella, che del tutto ubbriaca, con la fronte sopra un tavolino, russava come un organo. Ma chi, del resto, non era ubbriaco? Nellaria stessa, calda e viziata da mille cattivi odori, gravava un tanfo nauseante di vino che finiva di vincere i meno cotti: solo quella spugna di Sbroccaseppie, bench ne avesse in corpo un barile, si dichiarava capace di tracannarne altrettanto, conservandosi ancora in gambe.
Lora sera fatta molto tarda, e bisognava bene decidersi ad andarsene, se non si voleva far giorno l. A poco a poco losteria cominci a sfollarsi.
Sbroccaseppie e Boccaunta furono degli ultimi: questo, non reggendosi quasi pi in piedi, sappoggiava al compagno, e tutte due litigarono un pezzo con la porta, prima dimbroccarla.
Nella splendida serata della fine di marzo pareva che tutto il cielo brillasse per unimmensa luminaria pasquale, in unatmosfera limpida e sottile. Le barche allineate nel porto, a tre a tre, formavano come una piccola selva invernale, nuda di foglie. Di qua e di l, nelle due file di case, non ostante lora, tralucevano dalle finestre parecchi lumi, e cerano persone in giro, per le due strade fiancheggianti il canale. Si vedeva lontano, gi, fino alla vecchia rocca dei Malatesta, simile a una gran macchia nera nellombra; e poi, pi indietro, il gran chiarore della luce elettrica, al di sopra della citt. Dallaltra parte, verso il mare, giungeva la luce gialla della lanterna, e quella pi lontana del fanale verde sulla punta del porto, e la luce rossa del fanale piantato sullestremit del lavoro nuovoW, dirimpetto alla scogliera. In fondo, nelle due opposte direzioni della spiaggia, si distinguevano i lumi di Pesaro e, a intervalli, il faro dAncona.
Ma i marinai non si curavano certo di contemplare tutte queste belle cose, e camminavano a zig zag, fermandosi ogni tre o quattro passi. Laria frizzante produceva un curioso effetto in Boccaunta, il pi ubbriaco dei due, il quale, avendo riacquistato un barlume di memoria, tornava fuori con la faccenda di Gildo, e sinferociva contro di lui, come se lavesse avuto l davanti a s.
Dallombra, lontano, qualcuno che passava gli rispose come lui aveva fatto allavversario, mentre partiva dallosteria; e lubbriaco, uscendo ancor pi dai gangheri, con la lingua grossa, proruppe in nuove smanie.
 Se qualcheduno ha coraggio, si faccia avanti!... Con lo stile, con la pistola, con quello che si sia...
 Fratello, andiamo via, andiamo via,  suggeriva Sbroccaseppie trattenendolo per il braccio, dandosi un gran da fare per reggere in piedi lamico e s stesso.
Ma Boccaunta ripeteva con insistenza la sfida contro lignoto provocatore, che per lui non poteva esser altri che Gildo.
 Si faccia avanti, se ha coraggio!... Con lo stile, con la...
 Andiamo a casa, fratello!
 Io porto rispetto a tutti... Ho ragione! Sangue della... Per la compagnia; lo faccio per la compagnia... Vieni fuori, vigliacco!...
Di lontano giungeva un pianto di donna, che metteva nellanimo un non so che di lugubre e di pauroso, come il tentativo disperato, il vano tentativo di prevenire una sciagura. Qua e l, a qualche distanza, serano formati piccoli gruppi di curiosi: alcuni spiavano, seminascosti dietro gli alberi fiancheggianti le case. Sapr un uscio; una donna chiam forte: Gustavo! Gustavo! su, a casa subito!... Hai capito?W
 Via, via,  ripeteva Sbroccaseppie allamico:  di prima mattina si discorre meglio... Ti vengo a chiamar io...
 Lasciami tornare!...
E Boccaunta si dibatteva ferocemente, mettendo in serio pericolo il comune equilibrio, e cercava di rifare quei pochi passi, che laltro era riuscito a fargli movere nella direzione di casa.
 Lasciami tornare, porco...! Ftti avanti, se hai Coraggio, brutto boja. vigliacco!...
 Ma se non c nessuno!... non vedi? Con chi vuoi ragionare: con le palizzate?
Dur a lungo ancora il contrasto fra i due, perch luno ripeteva la sua sfida, con un gran contorno di bestemmie, e laltro cercava con ogni sforzo di trascinarlo via, conservando tra i fumi del vino un barlume di ragione. E chi sa come e quando ne sarebbe venuto a capo, se non fosse sopraggiunta la madre del giovine, la quale, avendone riconosciuta la voce minacciosa, era balzata dal suo letticciolo, era corsa trepidante.
 A casa, Attilio! Su, su; a casa!
E prendendolo sotto il braccio, ajutata alla meglio dal compagno, riusc a poco a poco ad attirarlo dove diceva. Lo spinse dentro e chiuse la porta.
Andando alla fine verso casa sua, mentre gli si piegavano sotto le gambe, Sbroccaseppie sentiva ancora la voce rauca che lanciava la sfida.
 Ftti avanti, se hai coraggio!... con lo stile, con la pistola, con...
Menca rovistava tra la biancheria, cercando certe grosse maglie di lana a strisce bianche e bl, che forse avevano bisogno dessere accomodate; perch la partenza delle barche era fissata per quella notte o per la mattina dopo. Era sola in casa. La madre era andata in citt a riportare i panni del bucato; Gildo era fuori anche lui, avendo da sbrigare qualche faccendola, e non sarebbe tornato fino a mezzogiorno.
La nebbia che ingombrava di fuori il cielo, e si depositava in goccioline sui vetri della finestra, pareva che filtrasse anche nella camera, riempiendola dumidit e di tristezza.
Di mano in mano che procedeva nella ricerca, la giovine simpazientiva per il disordine dei cassetti: calze non pi arrotolate, scompagnate, una dentro un pajo di mutande di lana, unaltra mezzo incastrata fra gli orli; maniche di camicie ciondolanti, corpetti e maglie seppelliti alla rinfusa tra i sottanini, fazzoletti che avevano perso la piegatura, uno in qua, uno in l.
 Oh, poveretta me!
Aveva accomodato proprio ogni cosa ben bene, nellultima grande pulizia dellacqua santa; ed ecco che Gildo, quella mattina, per cercar non so cosa, aveva buttato tutto allaria. Quante volte glielaveva avvisato, a quel benedettomo! A veder la roba gualcita, spiegazzata dalle mani poco esperte e impazienti di lui, Menca provava un senso incredibile di stizza, come per una profanazione, e si sentiva crescere il malumore che la perseguitava dalla sera avanti, per via di certe parole un po aspre che il marito le aveva dette: la prima volta da che erano sposi.
La causa era stata insignificante: un piccolo ritardo della cena, perch essa, andata in citt con la madre alla benedizione, al ritorno sera un po indugiata, a scambiar quattro chiacchiere con le amiche, strada facendo. La Mariuccia aveva voluto prender le difese della figlia, ma lui aveva alzato la voce, e ce nerano state, di mortificazioni, anche per lei. Allora Menca aveva allungato un gran muso, e per tutta la sera non aveva pi aperto bocca; e anche quella mattina, quantunque Gildo, evidentemente pentito, dopo daverle ronzato intorno un pezzo per rifar le paci, le avesse rivolto ripetutamente la parola, essa non gli aveva risposto mai.
Vedendo che in altro modo non le riusciva di rimettere un po a sesto, la donna pens che le tornava pi conto di tirar fuori tutto; e cos si diede a vuotar i cassetti, posando la roba sul letto e sulle sedie.
Che fosse poco contenta del marito, questo no; ma certo non si sentiva felice. Lui era un bel giovine, di carattere un po rabbioso, ma non cattivo; le voleva molto bene, non la maltrattava, non le aveva dato mai, fino allora, alcun motivo di lagnarsi. Anche per linteresse le cose andavano benino, e cera in casa una relativa agiatezza, in confronto della quale la vita di prima le appariva ben misera e faticosa. Non erano signori, no certo: erano sempre povera gente, che doveva lavorar dalla mattina alla sera, perch non avevano altra rendita fuori delle braccia. Ma con il mestiere della madre e con la parte di guadagno che lui aveva nella pesca, la quale, in quellultimo periodo specialmente, era andata molto bene, cera di che vivere, anche senza quel po di denaro chessa guadagnava prima alla filanda, dove il marito non laveva pi voluta mandare.
La giovine, dunque, non aveva nessuna ragione per non essere felice, o per non credersi tale: pure non sera sentita mai cos irrequieta, cos desiderosa di piangere, di sfogarsi.
Passati quei primi giorni vertiginosi delle nozze, ai quali la novit dava unattrattiva indimenticabile, e che le parvero anche pi dolci dopo il disgusto dellabbandono, dopo le ansie, dopo i preparativi affrettati e febbrili, Menca ne aveva visti succedersi altri cos scoloriti, cos diversi da quelli intravveduti nei sogni rivelatori della pubert; le era parso che tutto diventasse usuale, insignificante, e, senza saperne il perch, aveva sentito come unimpressione triste di vuoto irreparabile.
Le faccende di casa non erano molte, specialmente quando Gildo era in mare. Messe in ordine e ripulite le poche stanze, preparato il piccolo desinare e la cena, molto tempo le rimaneva ancora, chella occupava nellajutar la madre a lavare, o nel lavorar grosse maglie di lana turchina, per il marito, che ne aveva bisogno; perch le altre cominciavano ad andarsene. E cos, durante le lunghe assenze di lui, le giornate scorrevano tutte uguali, sempre con la stessa monotonia tediosa, e quando arrivava la sera, e se nandava a dormire, quel lettone grande grande, tutto per lei sola, lo trovava cos freddo, cos freddo!
Che diversit con quello dove aveva dormito prima del matrimonio, nella medesima camera della madre; e che saporiti sonni ci aveva fatti, quantunque non avesse il materasso battuto di fresco e il pagliericcio cos gonfio e cos soffice! Quando, poi che la sua irrequieta testolina sera sbizzarrita per un pezzo dietro alle immagini pi dolci, stanca di ricordare e fantasticare, le si chiudevano gli occhi, e la mattina era certa, nel riaprirli, di ritrovar sul capezzale tutti i suoi sogni.
Ora pregava spesso la madre di farle compagnia, quasi lusingandosi di ritrovare cos i buoni sonni di quandera ragazza: ma questi non venivano. E la Mariuccia si lagnava sentendo la figlia voltarsi e rivoltarsi, perch non lasciava dormir bene neanche lei, e supponendo che linsonnia fosse dovuta alla lontananza di Gildo, le predicava che alle mogli dei marinai cpita solo di rado di avere i mariti vicino.
 Ci farai losso anche tu...; vedrai: ci farai losso anche tu...
Ma se il sonno non veniva, o stracco e interrotto, non era per la lontananza del giovine, perch le succedeva lo stesso anche se Gildo cera.
Certo, quando laveva con s, quando lo vedeva in casa, e ne sentiva la voce o ne riceveva le carezze, limpressione disolamento, di vuoto era meno acuta, ma durava tuttavia; come durava il vago rimpianto della sua vita di ragazza, misto a un principio di rancore contro la sorte, che non aveva mantenuto quanto aveva promesso...
Menca andava e veniva, dal cassettone al letto, deponendovi le robe che tirava fuori. Aveva trovato finalmente le maglie e sera messa, ora, a scegliere la biancheria di Gildo, posandola in disparte: la veniva esaminando, capo per capo, per vedere se ci mancasse qualcosa, un bottone o un punto; quindi la ripiegava e la rimetteva in uno dei cassetti, che aveva finito di vuotare. E mentre le passavano tra le mani le camicie di percalle o di flanella dai vivaci colori, le ruvide mutande di lana, i calzettoni bigi da fatica, tutto il rozzo e frusto corredo da uomo di mare, la giovine si domandava se gli volesse proprio bene a colui, che aveva portato e porterebbe ancora quella povera roba, e chera suo marito. E il cuore rispondeva di s.
Ma dunque? dunque perch non era felice? E questaltra risposta non veniva.
Venivano, invece, gi gi dal fondo dellanima certi fiotti amari, e le salivano su per la gola, dandole una voglia strana, quasi un bisogno di rompere in singhiozzi, mentre un principio di pianto le stendeva come un velo davanti agli occhi.
Quandebbe finito di guardare e di piegare la biancheria del marito, e vide che tutto era in ordine, chiuse il cassetto e pass alla sua.
Questa giaceva sparsa qua e l per la camera: si diede quindi a radunarla, separando le diverse cose e posandole poi sopra due sedie, per risparmiarsi quellandirivieni che la cominciava a straccare, e in ginocchio davanti al cassetto aperto le toglieva di l, le piegava, le accomodava dentro.
Ora i pensieri della giovine avevano preso un altro verso, e Gildo, almeno direttamente, non centrava pi. Quei fazzoletti logori di cotone, quelle calze rosse piene di rammendature, quelle vecchie camicie, che conservavano in alto la traccia dun piccolo orlo di merletto da poco prezzo, tutta quella povera roba, assottigliata dal lungo uso e dalle copiose lavature, parlava allanimo di Menca un linguaggio dolce, insinuatore.
Era la biancheria che aveva portato da ragazza.
Mille ricordi uscivano da quelle povere cose, insieme allodore di spigo nardo di cui erano impregnate, come se fossero nascosti anchessi tra le piccole pieghe; e nel riporle, pezzo per pezzo, al loro posticino, le mani sindugiavano, quasi per prolungare la rievocazione di un tempo che le pareva ora cos lieto, di un passato gi tanto lontano.
Ecco il fazzoletto che portava a punta sopra le spalle, con due cocche annodate avanti, e che le dava unaria cos birichina; ecco la corta gonna di lana a righe rosse e nere, che aveva svolazzato per tanto tempo sopra i polpacci nudi, nei giochi e nelle corse con i maschi; ecco il corpettino che portava la prima volta chera andata a ballare; ecco...
E i ricordi uscivano, uscivano, insieme allodore di spigo, dalle piccole pieghe doverano nascosti: e tutti, anche i pi tenui, parevano aver un profumo di felicit vissuta.
E con i ricordi nacque spontaneo il confronto. Cosa la rendeva felice, allora?
Oh, poter tornare indietro, quando andava alla seta! aver voglia di scherzare e di ridere, come quando tra loro pi giovani, prendendosi sotto braccio, formavano una catena lunga e chiassosa, che occupava tutta la strada, per impedir il passo ai giovinotti di loro conoscenza! E cos per sei volte al giorno, da casa alla filanda e dalla filanda a casa; con un gran rumore di voci e un grande acciabattare di zoccoli e di pianelle, che, quando passavano, si sentiva fin da lontano, e animava per un momento il vecchio porto, di solito cos silenzioso.
E che risposte, con il sale e con il pepe, toccavano a certi spasimanti di citt, in gran colletto bianco e col bastone impugnato a rovescio, che solevano appostarsi in fondo al Corso, ad aspettarvi il loro passaggio! Come quella volta che lei, per liberarsi da un ufficialino pi brutto della fame, il quale la perseguitava con la sua corte accanita, aveva esclamato alla Tota:
 Glielha ordinato il medico di passeggiare... Non vedi quant giallo?...
Poi la sera, mangiato in furia un boccone, si usciva con le amiche a passeggiare sui moli, o si giocava a nascondersi e ai quattro cantoni in mezzo ai neri mucchi di alghe, rastrellate a due passi dal mare: e dgli a correre e a ridere, con grave scandalo dei vecchi marinai, addossati a fumare dietro la torre della lanterna, e con gran gusto dei giovinotti, come Gustavo, come Cesarino, come Tognino del Cappellaro, che, saltando fuori allimprovviso, riuscivano spesso a farsi agguantare da qualcuna di loro, ingannata dal bujo e dalla voce in falsetto della supposta compagna.
E lamoruzzo insignificante, il primo amoruzzo dei suoi dieci anni? Con Bruto, il figlio del Tedesco: un ragazzetto che aveva anche meno di lei, nero, con un musino da scimmia maliziosa, terribile per la sua pretensione di farsi portar sempre qualche pezzo di pane e una manata di prugne secche. Ora che Bruto sera fatto un bel giovine, lei, tutte le volte che lincontrava, si doveva morder i labbri per non ridere...
Il cassetto sandava riempiendo, mentre una delle sedie era ormai sgombra: restava solo laltra, sulla quale aveva disposto la biancheria duso giornaliero, da metter sopra, per averla cos pi sottomano al bisogno. Ella sindugiava anche pi, prima di riporla, perch ogni camicia, ogni corpetto, ogni gonnellino di quel suo povero corredo di ragazza del popolo aveva qualcosa da raccontarle; da tutto emanava, con lodore dello spigo, un ricordo che inutilmente cercava di respingere. Ed era inutile che resistesse, che saffrettasse ora a riporre la roba, come per seppellire le piccole voci, che si facevano sempre pi insistenti, e tutte ripetevano un nome.
Sent quasi un impeto di stizza, una ripugnanza unita a disgusto. Smise di riporre, salz, fece due o tre giri per la camera, senzaltro scopo che di liberarsi da quel ricordo; poi saccost alla finestra e rimase con la fronte appoggiata ai vetri, guardando di fuori.
La nebbia diradandosi sera trasformata in una pioggerella minuta, che avviluppava come in un velo gli alberi e le case. Di sotto, nella strada, un asinello bigio non riusciva pi a tirar avanti un carico di ghiaja, per il peso, e per il fango in cui saffondavano le ruote. Il carrettiere, incitando la bestia con dei forti ih, va l! iih! sattaccava ai raggi, ma inutilmente: e allora smetteva, afferrava le briglie per davanti e tempestava con il manico della frusta. Si distinguevano le imprecazioni e le bestemmie delluomo e il rumore dei colpi ricevuti filosoficamente dal povero animale, che allungava il collo, puntando con sforzo le zampe posteriori, faceva due o tre passi e poi si fermava. Vennero alla fine due uomini, a spinger le ruote, e il carretto si mosse e pot proseguire il suo cammino allontanandosi adagio adagio.
La donna aveva seguito con attenzione la scena, senza in quel momento pensar ad altro. E anche dopo rimase un po con gli occhi fissi gi nella strada, non pensando a niente, allinfuori della gradita sensazione dei vetri freddi sulla fronte che scottava. Ma allimprovviso il sangue le diede un tuffo, e le balz il cuore nel petto.
Un giovine, con il cappotto sulle spalle, attraversava lentamente la strada, dondolandosi sui fianchi, senza curarsi della pioggia.
Era lui, Salvatore.
Avvicinatosi alla sponda del molo, salt sopra una delle barche ormeggiate alla riva, attravers il porto passando dalluna allaltra, sal dalla parte opposta ed entr in una casa di faccia.
Appena lo scorse, Menca si tir indietro, come se avesse visto un serpente; poi, di scatto, torn alla finestra, per seguirlo con locchio finch non fu scomparso.
Era calma, adesso; la fronte non le bruciava pi: provava, anzi, quasi dei piccoli brividi di freddo, mentre londa dei ricordi, non pi contenuta, le saliva dal fondo dellanima.
Ecco: quel cappotto nero laveva ben riconosciuto, dalla fodera di flanella rossa, scopertasi nel brusco saltare di barca in barca: era quello che portava quando sera incapricciato di lei, nel festino fuori di Porta San Leonardo, al ballo del soldo.
Essa no, non se nera innamorata allora, ma lamava da molto tempo: da quando sera accorta di essergli cos antipatica. Era dunque cos brutta, lei, che ne sentiva tante e tante delle paroline dolci, se non riusciva proprio a ispirargli nessun desiderio? Aveva quindi cominciato prima, come per un puntiglio, decisa a burlarsi poi di quel bel giovinotto che si mostrava cos invulnerabile agli sguardi suoi provocatori; e a poco a poco, invece, era nato lamore, quello che non d pace, che mette il fuoco nelle vene, e con lamore una lotta assidua, paziente, in cui larte femminile le aveva offerto il soccorso dei suoi inesauribili stratagemmi, cercando tutte le occasioni per accostarlo, impiegando tutti mezzi per vincerlo. Finch cera riuscita, alla fine.
Menca ascoltava, ora la voce dei ricordi, che le ripeteva minutamente la storia di quel malaugurato amore, e tutto le appariva nitido, fresco, come cosa di pochi giorni.
Una sera, la prima dopo il festino, nel tornare dalla filanda, era rimasta un po addietro dalle compagne, avendo avuto da comprar del sapone, e pensava proprio a lui, al biglietto mandatole, alla contrariet di sua madre che ancora non sera data per vinta. Arrivata, cos, l, dove la strada scende sotto al ponte di ferro, sera messa quasi a correre, perch aveva sentito raccontar cento volte la storia paurosa del diavolo in forma di caprone, apparso in quello scuro e angusto passaggio. Che stretta, per ci, nel vedere unombra staccarsi dalla siepe e venirle incontro! Era Salvatore, che laveva aspettata per conoscere laccoglienza fatta alla sua domanda; e come sera rannuvolato, sentendo dellopposizione di Mariuccia!
 Ma tu? tu? Se mi volessi bene davvero..., tu lavresti gi convinta...
Il suono di queste parole, dette con voce concitata di rimprovero, Menca laveva vivo nelle orecchie, come aveva davanti agli occhi lespressione irosa e insieme supplichevole della sua faccia.
Poi, la prima volta chera andato a casa, dopo il consenso della madre, e laveva trovata mentre questa la pettinava; e il primo regalo, un bel fazzolettone rosso da testa; e il primo bacio, scambiato sulluscio, dove si fermavano un pezzo a discorrere quando lui se nandava; e le dolci ore passate a chiacchierare confidentemente la sera, seduti tutte due di fuori sulla pietra vicino alla porta, tenendosi per mano, mentre la madre, stanca per le fatiche del giorno, sonnecchiava con la calza sui ginocchi.
Come le volavano i giorni! e con quale impazienza aspettava la festa, per essere pi libera di star con lui!
Quando era in mare, le pareva,  vero, che il tempo non passasse mai; ma la certezza dessere amata e il pensiero del prossimo ritorno bastavano a farla felice. Quante gite su e gi per il molo, insieme alla Pina, lamica compiacente, spingendosi fino alla punta, per vedere se mai arrivasse il Buon padre, o la lancia col pesce! E come la riconosceva da lontano, tutte le volte, e che momenti di gioja erano quelli!
Anche dei momenti amari, per; ne ricordava anche di quelli. Una notte, per esempio, due mesi dopo che serano messi a far lamore. Il levante, che tirava dalla mattina, sollevava certe onde enormi, che spazzavano i moli con un fragore immenso, ricadendo in una bianca nuvola di spuma. Le barche, tutte in porto, meno cinque o sei, che, trovandosi a largo, forse non avevano avuto il tempo di venirci.
Al tornare dalla seta, lei, che per tutto il giorno aveva cercato di ricacciar indietro, alla meglio, ogni sorta di paure nascoste nel fondo dellanima, comera rimasta, sentendo che mancava anche il Buon padre!
 Sciocca! cosa ti vai a mettere in testa? Qui fa il diavolo; dove sono loro, invece, sar bonaccia... E chi ti dice, poi, che a questora non siano a bere allegramente in qualche osteria, a Pesaro, o a Rimini, o a Sinigaglia, o...? Guarda che razza didee! Lo sai pure tu....; quando fa cattivo..., il primo sito che cpita...
Ma le parole della madre, invece di persuaderla, aggiungevano sempre pi forza al dubbio sulla sorte di lui, e non ostante i suoi richiami, macchinalmente, ella era uscita di casa, era corsa fino alla punta estrema del molo, senza badare al pericolo. L, stretta al sostegno del fanale verde, perch il vento faceva prova di rovesciarla, accecata dagli spruzzi delle onde che le inzuppavano le vesti, assordata dal mare, era rimasta a lungo sotto il cielo nero, con gli occhi fissi sullacqua nera, cercando invano di ricacciare unimmagine funesta, una faccia livida e gonfia, un corpo disfatto, orribile: quello della povera buonanima di suo padre Ernesto.
Alla fine il sopraggiungere di alcuni marinai, che andavano a spiare anchessi, laveva fatta riscotere da quella triste vedetta, e per non dare spettacolo della sua disperazione sera allontanata rapidamente rientrando in casa. La madre laspettava per cenare. S, ne aveva proprio voglia!
E per tutta la notte il letticello dai buoni sonni saporiti, il caro letticello della sua fanciullezza era stato il confidente silenzioso delle sue lagrime e dei suoi singhiozzi, soffocati contro il guanciale perch non sentisse la madre.
Due o tre volte, vinta dalla stanchezza, sera assopita, ma per saltar su dopo un momento, disfatta, palpitante, ancora sotto lincubo della funesta visione che laveva ridestata: lorribile faccia livida e gonfia, ma che non era, non era pi quella di suo padre. Chiudeva gli occhi, cacciava il capo sotto le coperte, ben sotto, ma inutilmente; ch anche l le stava davanti quel viso deforme, e giungevano anche l implacabili il sibilo del vento e il muggito lungo del mare.
Il giorno dopo aveva abbonacciato, e verso notte era giunto il Buon padre, ed erano giunte le altre barche, ma non tutte: una, con nove uomini a bordo, era andata a male, senza che si fosse salvato nessuno...
Rivivendo quelle terribili ansie, la giovine sentiva un gelo correrle per la vita. Pure un pensiero le diceva: Meglio fosse morto lui, che lamore!W. E le parve come se il fiotto damarezza le salisse ancora dal fondo dellanima su su per la gola, le parve che una mano fredda le stringesse qualcosa dentro, nel petto, dandole unangoscia tale, che fu per rompere in singhiozzi.
Egli laveva lasciata; egli aveva sposato unaltra donna! E la notte dopo labbandono era stata ben pi terribile, pi tetra dellaltra, quando aveva trepidato per la sua vita.
Niente aveva omesso per indurre Salvatore a riconciliarsi, non tenendo conto dellamor proprio offeso cos atrocemente, pure di non perderlo per sempre; ma lui era stato dunostinazione unica, negandole perfino di venir in casa a spiegarsi, a parlarle unultima volta.
Cos lamore era diventato odio, un odio che anelava alla vendetta, e i pi pazzi propositi le avevano attraversato il cervello: schiaffeggiarlo sulla pubblica strada, aspettarlo di sera, quando usciva da quellaltra, e piantargli un coltello nelle reni, vederlo per terra, a contorcersi negli spasimi dellagonia e sputargli in faccia.
Poi era venuta la calma, la riflessione, la smania di prendersi una rivincita agli occhi della gente; e perci, quando Gildo, fattosi avanti, laveva chiesta alla madre, le era parso che fosse arrivato in buon punto, e non ci aveva pensato due volte a dir di s. Del resto, non era un bel giovine? lamore, to! sarebbe venuto con il tempo.
Infatti, a poco a poco, sera sentita di volergli bene, aveva trovato in lui tanti piccoli pregi prima non visti, si era persuasa che, sposandolo, sarebbe stata felice.
Quando Gildo, un po geloso del suo predecessore, gliene diceva qualche parola, ella si stringeva nelle spalle e ci scherzava sopra, con unaria di cos sincera noncuranza, che acquietava senza fatica i dubbi del nuovo innamorato. Ma, in quei momenti, non mentiva a lui, come mentiva a s stessa? Non le era rimasto nellanima qualche cosa che impediva allaffetto di diventare passione?
Ella rammentava, per esempio, la stretta, nel veder Salvatore e Serafina, pochi giorni dopo le nozze, passar insieme davanti a casa sua, mentre ritornavano dalla citt, doverano stati forse a far delle compre, perch lui portava in mano un involto. Mariuccia, con la quale essa discorreva, aveva detto chi sa che sciocchezza, e lei, Menca, sera data a ridere forte forte, ma con troppa ostentazione, in modo che si sentisse di fuori. Ma dopo, per quel giorno, era stata di pessimo umore con tutti, specialmente con Gildo...
In quel momento, dalla casa di faccia, dovera entrato, Salvatore usc, e Menca lo vide subito, perch per tutto quel tempo non aveva mai staccato gli occhi da quella porta. Il cuore, anche questa volta, le diede un guizzo cos forte, che la donna ci port sopra la mano, come per impedirgli di saltar fuori dal petto. Il giovine non era solo; discorreva con un altro, in cui le parve di riconoscere Paterniano, il padre della moglie. Tutte due, passando da una barca a unaltra, attraversarono il porto, salirono sulla strada e si diedero a percorrerla in direzione opposta a quella da dove prima Salvatore era venuto, andando evidentemente verso la casa di lui.
Camminavano adagio, discorrendo, e si fermavano ogni cinque o sei passi. Una di queste soste la fecero anche quasi sotto alla finestra, dovera la donna, la quale intese qualche parola di Salvatore.
 ... Gi; da jeri, la perseguita il vomito... Ha certe nausee, le prendono dei giramenti di testa... Non c altro che sia incinta... 
Menca si scost dalla finestra, come se allimprovviso quei vetri fossero diventati un ferro rovente. Saccost al cassettone, si guard nello specchio: era un cadavere. Vide la biancheria rimasta sulla sedia, si ricord della faccenda interrotta, si diede a prendere la roba e a riporla insieme allaltra; ma le mani compivano ora quellazione macchinalmente, perch il pensiero era tutto per quelle parole, che le squillavano nellorecchio: Non c altro che sia...W.
A un tratto lasci cadere il pajo di calze che aveva in mano, savvent verso la finestra, lapr con violenza, si sporse fuori a guardare. Salvatore e Paterniano dovevano essere entrati in casa, perch non si vedevano pi.
 Vigliacco! vigliacco!  volle urlare; ma la voce non venne.
Vide della gente che savvicinava. Si tir indietro, perch capiva che la sua faccia doveva essere troppo pallida e stravolta, e si vergognava che qualcuno la potesse scorgere cos. And verso il letto, vi si butt sopra con la faccia, addentando la coperta, come un cane rabbioso.
 Salvatore! Salvatore!  grid.
Rimase immobile, attonita; le parve che non fosse stata lei a pronunziare quel nome, le parve che in quella parola fosse la spiegazione di tutti i dubbi, di tutte le tristezze, di tutto il vuoto che si sentiva dentro e dintorno, e non cerc pi dingannare s stessa. Lamava, lamava sempre!
E il fiotto amaro le sal ancora dal fondo dellanima, su su per la gola; ma questa volta vennero anche le lagrime, vennero i singhiozzi che le scotevano tutta la persona, e la giovine pot trovare uno sfogo nel pianto.
 Menca! o Menca!... dove diavolo ti sei cacciata?...
Da in fondo alle scale, di sotto, giungeva la voce stridula di Mariuccia, che chiamava tutta stizzita daver trovato in cucina il fuoco spento, mentre cera meno dun quarto per mezzogiorno.
Nel pomeriggio aveva smesso di piovere, ma il cielo si manteneva imbronciato, dando una tinta verdognola al mare, che per un largo raggio, intorno allimboccatura del porto, appariva dun color cenericcio fangoso, a motivo dellacqua torbida che vimmetteva il canale. Annottava rapidamente, quantunque il sole non fosse sceso ancora dietro le colline. Le barche si dondolavano gravi e lente, in attesa di partire, facendo cigolar forte le catene e le gomene degli ormeggi.
Durante il giorno gli equipaggi avevano sbrigato i preparativi necessari, ammannendo tante piccole cose, dopo il lungo periodo dellozio pasquale; ed ora tutto era in ordine: le vele ai piedi degli alberi, e i rotoli di resteW al luogo loro.
Nel porto cera la secca, e prima della colmata nessuno avrebbe potuto moversi. Infatti una paranza troppo impaziente, che aveva voluto provarcisi, era rimasta a mezza via, senza pi andare n avanti, n indietro, fra le grosse imprecazioni degli uomini.
 Questo porco governo! Sha da tribolar cos?... Tutti gli anni spende un occhio della testa, per... E fa scavare il canale, che ti venisse uno sbocco di sangue!
Al momento propizio, cominciarono a uscire, una dopo unaltra, e, prima di tutte, quelle pi prossime allimboccatura, che ci avevano pi fondo. Nel porto, cos quieto e silenzioso, si vedeva un movimento insolito di persone che andavano e venivano, si sentiva uno scambiar di voci e di ordini, nel buio rotto qua e l da lumi che diffondevano un fioco chiarore rossigno, con grandi contrasti di ombre.
Ora stava per venir il turno della Maria risorta e della Vera provvidenza. Salvatore si trovava gi al posto, intento a issar il timone, per via che non urtasse poi nel fondo, e brontolava tra i denti contro i suoi uomini, che non si facevano vedere, quantunque li avesse gi mandati a chiamar due volte.
 Gigione, fammi il piacere; va a dar unaltra voce a quei brutti morammazzati...
 E dove li trovo?  domand Gigione, un povero scemo, dal viso largo e spento, che sera fermato a guardare.
 Vedi da Mialn, o se no, arriva qui a casa dellAntonia, o dalla Nunziata... Digli, digli che, invece di far allamore...
A bordo, Bastn andava prendendo a uno a uno gli orci dacqua, che gli calava gi una vecchia donna, togliendoli dal carretto in cui stavano conficcati. Il marinajo li andava a vuotare gi a basso, nella botte legata a sinistra del boccaporto, e poi li ridava alla donna, contando forte il numero di quelli avuti. La vecchia soffiava e borbottava, perch, con quella, erano undici volte che aveva dovuto andar a riempire alla pompa il carretto dorci; e la prospettiva di quel mezzo scudo per barca, che le davano ogni sette settimane sulla paga del mozzo, non bastava a metterle un po di lena nelle magre e stanche membra.
Un ragazzetto di sei anni, suo nipote, reggeva la lanterna fumosa, guardando con i begli occhi intelligenti gi dentro quel gran barcone, dove sarebbe andato cos volentieri anche lui; ed essa ogni po lammoniva:
 Sta in qua, moccione! non taccostar tanto allorlo.
Cominciava a venir qualcuno. Barbino, un giovinotto con le gambe corte e un torso da Ercole, non vedendo gli altri della Provvidenza, torn a svignarsela anche lui.
 Sai quant meglio far altre due chiacchiere con la Stella!
 S, s,  gli brontolava dietro un vecchio, in un gruppetto di persone che dalla riva assistevano ai preparativi della partenza:  e dopo carica un altro, e resti a terra. C tanta gente, che ha fame!... E allora, si mangia il pan pentito, si mangia.
Una donna di mezza et, venuta ad accompagnare Gusto, il piccolo apprendista della Provvidenza, che andava in mare solo da tre o quattro volte, gli raccomandava di mangiar prima il pan duro e di non mandarlo a male. Il ragazzo, in piedi sulla scaletta del boccaporto, si disponeva a scendere nella stiva, rispondendo di l ai saluti della madre.
 Bonasera, bonasera...
 Tu, non venir pi fuori, sai? E va a letto... Ossia, a dormire...
Arriv Colombo, con quattro lunghe rocciate di spugne e di sugheri. Arriv Boccaunta. Pi ombroso e tetro del solito, per essersi bisticciato allora allora con la ragazza, si mise a lanciare in coperta i canestri vuoti accatastati sulla riva.
Uno dopo un altro, alla fine ci furono tutti, con linvoltino di provviste e di biancheria e con una bottiglia, che andavano a deporre, di sotto, nella propria cassa. Cinque o sei soldi di vino, cinque daffettato, tre di aranci e due di formaggio, oltre al pane, formavano la piccola scorta di vettovaglie che ciascuno portava con s, come aggiunta al vitto di bordo.
Lultimo ad arrivare fu Ammazzapesce, accompagnato dalla moglie, una bella e giovine bionda, alta e grossa quanto lui. Egli camminava adagio, come a stento, sugli alti zoccoli, con i calzettoni di lana bianca fino al ginocchio, in pieno assetto da fatica, portando gravemente in mano il suo involto.
 Povere creature, quanto combattono!  diceva intanto a unaltra donna quella che aveva accompagnato il murrachn della Provvidenza:  Hanno proprio la parte. SantAnna, madre di Maria Vergine, ajutateci!
 Al contrario?  rispondeva quella:  uno a lasciare, cento ad acchiappare... Ci vuol pazienza.
Tutto era in ordine e si cominci quindi la faticosa manovra per uscir dal porto.
Sciolte le cimeW della riva, le paranze prendono lentamente a scendere il canale, tirate da uno degli uomini per mezzo della gomena di poppa, mentre un altro regge la gomena di prua, per regolar la velocit, e il padrone guarda con lo scandaglio se c acqua sufficiente per procedere. Bisogna passare, alle volte, nello stretto spazio lasciato da altre barche ormeggiate pi verso la bocca, e si evitano gli urti a forza di mani, scostandosene quant possibile, o si attutiscono per mezzo del balln di corda intrecciata, calato fuori del bordo. Verso la met, essendoci un po pi di spazio, quello a poppa aggira velocemente la sua cimaW intorno a un palo, laltro lascia andare la cimaW di prua, e cos la barca pu girar lentamente su s stessa. Allora, passata la lanterna, si trova pi fondo. Gli uomini saltano a bordo: se c vento l, sissa subito la vela maestra, se no, si ricorre allajuto di lunghi remi forcuti, che si puntano contro la rena; e la barca scivola dolcemente in mare. Buona sera!W grida qualcuno di quelli che lhanno seguita, in piedi sulla punta del molo, quando si comincia ad allontanare. E il mare, per un breve tratto, si popola delle grandi vele, simili a gigantesche ali duccelli notturni, che spariscono nellombra, prendendo silenziosamente il largo.
Salvatore, buttato via lo scandaglio, dava gli ordini.
 Su! il timone, ragazzi... Cala la scottina da poppa... Caccia la vela e metti la borina...
I paranchi lavoravano docili nelle mani esperte dei marinai, mentre Settepaoli e il Sinigagliese alternavano con voce grave la monotona cantilena, per tirar tutti daccordo.
 Un...
 Do...
 Oooh...
 Oooh...
 Un...
 Dooo...
Con il trinchetto e la maestra a ridosso, la Maria scivolava a raso di borina sullacqua buja, girando a largo dai blocchi insidiosi della scogliera, dove guizzava la luce sanguigna del fanale rosso.
Faceva un po rigido, per via della brezza di terra che soffiava con una certa forza. Seduto a prua, il Sinigagliese, al quale era toccata la prima guardia insieme a Bastn, procurava di cacciar di dosso il freddo percotendosi il torace con un movimento alternato delle braccia distese. Il vecchio, al timone, rifuggiva dal guardare lacqua gorgogliante dietro la poppa, perch non c altro come il mare per conciliar il sonno, e aprendo di tratto in tratto la povera bocca sdentata a sonori sbadigli, procurava di tenersi sveglio col rifar mentalmente i conti delle ultime sette settimane.
Trentacinque scudi... Eh, una volta, le cose andavano meglio... Quandera padrone lui, si beccava la sua parte doppia, e poteva avanzar qualche soldo. Anni addietro, si pescava di pi: merluzzi, moli, calamari, barboni... E il pesce matto? Che saccate di marindole e di riboni, di massole e di scarpene! Adesso, invece...
Il vecchio marinajo faceva ogni sforzo per tener aperti gli occhi, ma le palpebre gli si abbassavano irresistibilmente, e la testa gli ciondolava sul petto. Rimaneva qualche momento cos, sonnecchiando, finch una riverenza troppo brusca gli faceva riaprir gli occhi, e si riscoteva di soprassalto. E pensava con invidia ai compagni, che a basso se la dormivano saporitamente.
Gi, nel trenta o pajoletto di prua, insieme ai corti pezzi di buona quercia per il fuoco ammonticchiati nel fondo, Fumo e Concialana se ne stavano luno addosso allaltro, litigandosi tra il sonno la coperta in cui erano avvoltolati. Di qua e di l della stiva, dal boccaporto grande alla prora, penzolavano gli otto ranciW: un quadrato di grossa tela, cucita solidamente su due assicelle attaccate al soffitto per mezzo di quattro corde, e sopra la tela un trapuntino e una coperta di straccio.
Un lume a petrolio, acceso davanti allimmagine della Madonna attaccata allalbero di trinchetto, mandava una luce fioca e instabile, lasciando appena intravvedere in confuso gli uomini sdrajati nei loro letti oscillanti. Nel focone, il grosso dado di legno pieno di terra, posto tra la bietta e la prua, covavano sotto la cenere due o tre pezzi di quercia, messivi dal previdente Ammazzapesce, il cuoco di bordo, per prepararsi la bragia delle future arrostite.
Lodore acuto del catrame e del legno, misto a quello non meno acre dei dormienti e del fumo, appesantiva laria, che pure entrava dai boccaporti a liberi fiotti, mentre dalle pareti nerastre, dal soffitto saturo dacqua lumidit trasudava continuamente in grosse gocce, che staccandosi a intervalli regolari provocavano qualche grugnito di malumore da parte del marinajo disturbato nel sonno. Il povero Sofritto, che, come battellante, stava poco a bordo, era il pi esposto al noioso stillicidio, dovendosi accontentar del rancio peggiore, quello a sinistra, sotto il portello di prua; mentre Salvatore, come padrone, aveva il meglio riparato dal vento, proprio di fianco alla Madonna.
Ma Bastn non glielo invidiava certo, pensando invece con desiderio al suo trenta di poppa, la cuccia dove dormiva cos bene e cos caldo, al riparo del tramezzo di tavole, in compagnia delle cime, dello spago, dei fanali e di tantaltre cose affidate alla sua custodia, avendo a un palmo dalla faccia il mazzo nuovo della speranzaW, la corda enorme che costava centoquaranta scudi... Eh, quando si pericola, e il mare ha stroncato tutte le altre, si calomba lancora con quella, e se anche la speranzaW si stronca, allora addio. Come ci si stava bene nella sua cuccia di poppiere! N era lui soltanto a pensarla cos, ma anche Menelcch, il quale per questo lonorava con visite non sempre gradite, accovacciandosi tra i piedi suoi ad attaccargli le pulci. Certo, in quel momento, il furbo era laggi, a godersela da solo...
A mezzanotte il Sinigagliese, che non aveva mai aperto bocca, lasciando il suo posto a prua solo per scendere a basso a prender nel focone un po di bragia da riaccendere la pipa, salz a buttar lo scandaglio, volendo vedere a che punto si trovavano. Locchio non laveva ingannato: erano a un dieci miglia dalla costa, e si poteva far la calata. Guard intorno e vide che la gemella li seguiva a non molta distanza: si distinguevano nellombra i fanali, quello verde a dritta e quello rosso a sinistra dellalbero di prua, e la massa nera della Provvidenza. Allora avvert il compagno al timone e saccost al boccaporto per chiamar gli altri.
 Su, su, ragazzi! su!
Quando furono saliti tutti, la Maria risorta si mise in panna, con la prora al vento. Boccaunta leg con la scigolaW il fondo della tartana bastardaW, per formare il sacco, intanto che Settepaoli e il Sinigagliese ne assicuravano un capo allalbero di poppa; e in un attimo la rete, dalle maglie non molto fitte, fu pronta sul cavo di banda, tenuta su con due mncoliW, mentre la gemella si accostava.
 Pronti, oooh!...
Lo scandaglio, buttato alla Provvidenza, perch ci legassero la restaW del loro albero di poppa, fu ritirato prontamente dalla Maria per assicurarci laltro capo della tartana, e questa cominci a scendere, di mano in mano che la Provvidenza sandava scostando. Poi la muta si mise di conserva a trascinar la rete, e i marinai tornarono ai loro ranciW, meno Ammazzapesce e Sofritto, che rimasero per la seconda guardia.
Dopo due ore, essendo tempo di salpare, furono su di novo. A un cenno del padrone i due equipaggi, ciascuno dalla sua banda, si diedero a tirar la resta della tartana, che nel sollevarsi metteva spruzzi e scintillii sulla superfice delle nere acque profonde, e le paranze savvicinarono rapidamente per abbordarsi e mettersi in panna. Allora quelli della Provvidenza passarono sulla Maria risorta e tuttinsieme a bona della poppa, tirando il paranco, finirono dimbarcar la rete.
Fumo fu lesto a sciogliere la scigolaW del sacco, alzandolo poi e scotendolo con tutte due le mani per farne scivolar gi il pesce, intanto che Boccaunta, sempre di cattivo umore, allungava uno scappellotto al murrachnW che reggeva la lanterna.
 E moviti, marmotta! facci un po lume! Dormi?
 Va magra!  osserv il Grosso, che quando calavano gli altri non era mai soddisfatto.
 Sfido io!  ribatt con una smorfia Sbroccaseppie, buttando allindietro il suo testone ricciuto:  con tanto che navete preso voi, al tempo che vi fumava la cappellina...
Senza rispondere, il vecchio con i suoi uomini torn sulla propria barca, a mettere in ordine laltra tartana da calare, e quelli della Maria, nel mentre questa si allontanava per poi riaccostarsi, rimasero accovacciati intorno al mucchio fragrante, ad osservare in silenzio la qualit del pesce e a prenderne in mano qualcuno dei pi belli.
La luce saltellante della lanterna sollevava guizzi e luccichii da quel miserabile ammasso di poveri esseri moribondi, che si dibattevano boccheggiando sulle tavole bagnate. Qualcuno, inarcato il bel corpo dalle scaglie variopinte, spiccava un salto, senza per riuscire ad oltrepassare il bordo, in un ultimo sforzo verso le oscure profondit dense di vita da cui lavevano tratto, e che sentiva palpitare, al di fuori, nel bujo. E affrettava cos la morte; ch le manacce ossute di Settepaoli o di un altro erano l subito pronte a ghermire il fuggiasco, strizzandogli poi la testa sotto le branchie o sbattendolo forte per terra.
Poi bisogn virare, dovendo prendere dalla Vera provvidenza, rimasta in panna, lo scandaglio per il capo della resta da legar la tartana, che venne calata in acqua. Fatto ci, anche quelli della Maria tornarono a dormire, lasciando sulla coperta il pesce, non ancora stanco di dibattersi vanamente nelle contorsioni duna lunga agonia.
Si risalp che cominciava ad albeggiare, e i primi tremolii luminosi correvano sullondulamento infinito dellacqua verdognola sotto un cielo freddo, coperto. Gi, verso tramontana, una bianca striscia sottile sfrangiata agli orli si staccava sul fondo plumbeo.
 Sparnacchi in giro,  osserv Salvatore accennando da quella parte, mentre si tirava a bordo la tartana:  c il borino, laggi...
Gli uomini della Maria passarono sullaltra paranza per compiere la manovra; ma la rete non era finita di imbarcare, che Barbino proruppe in una bestemmia.
 Accidenti, figlioli! Il delfino ce lha fatta!
 Gi me limmaginavo, io... Non pesava niente; pareva di tirare una galla...  conferm il Guercio.
La rete finiva allora di uscire tutta grondante dallacqua.
 To, boja dei signori!  vero.
Il delfino aveva mangiato il sacco, facendoli restare con un palmo di naso.
Fu un coro dimprecazioni e di parolacce allindirizzo del ladro animale, che, protetto dalloscurit, aveva potuto accostarsi e poi svignarsela senzessere veduto.
 Se mi cpiti sotto le unghie, ammazzato!...  ruggiva il Grosso, con i pugni tesi verso lacqua:   la terza volta che ce la gioca, brutto mostro!
Rimasero per qualche tempo intorno alla rete, a osservare malinconicamente le sbrindellature del fondo, finch Salvatore disse:
 Su, su, ragazzi... Se ha girato da queste parti,  segno che c da far bene...
Allora i marinai seguirono il padrone e si prepararono alla calata della tartana loro, intanto che la Provvidenza sallargava un po, per riaccostarsi quasi subito e ricevere di ritorno la restaW da trascinar la rete.
Il tempo sera messo allacqua, che, mista a un po di nebbia, limitava da tutte le parti lorizzonte, impedendo di veder chiaro pi in l dun tre o quattrocento metri. Dal largo cominciavano a venir delle ondate pi ampie, che urtavano contro i fianchi delle barche, costringendole a un rude beccheggio. I marinai avevano infilato il costume da pioggia, e questa scorreva a rigagnoli gi per il cappellaccio e scivolava sulla giacca e sugli ampi calzoni dincerata gialla, tesi e luccicanti.
Le calate si succedevano luna allaltra, a intervalli piuttosto corti, per non sciupar il pesce lasciandolo troppo tempo chiuso nel sacco, quantunque la tartana, strisciando sul fondo pulito, non corresse nessun rischio. Ogni volta era un bel numero di sfoglie, di pesci lupi, di roscili, di seppie, che andavano a ingrossare il mucchio; e ogni volta lequipaggio lo veniva scegliendo e sventrando, per accomodarlo nei panieri.
Nel pomeriggio, essendosene riempiti ormai una ventina, Salvatore fece allestir la lancia, per raccoglierli dalle paranze e portarli a terra; e quando tutto fu in ordine, Sofritto e La Cricca, chera laltro battellante della Provvidenza, issarono la piccola vela bianca e partirono nella direzione del porto.
 Passa da casa mia,  grid Salvatore sporgendosi fuori del bordo, mentre il battello sallontanava rapidamente:  vedi come sta mia moglie...
 Eh, eh, parone!  disse Sbroccaseppie.  Non lo sapete, che, quelle malattie l, ci vogliono nove mesi per guarirsi?
Il giovane sorrise senza rispondere. Se ne and verso poppa, accanto al timone, e si sed sopra un rotolo di corda. Era il suo posto prediletto. Caricata lentamente la pipa, incroci le braccia e rimase poi a lungo, con locchio fisso nellorizzonte nebbioso, laggi, verso la parte dove si dirigeva il battello. Pensava ai due, che tra poche ore sarebbero scesi a terra, e ne sentiva una grande invidia.
Da qualche tempo gli succedeva qualcosa dinsolito: gli fiorivano nellanima sensazioni e aspirazioni nuove, in cui il suo rozzo occhio dignorante certo non sapeva leggere, ma che lo turbavano profondamente. Quel mare, chera stato fino allora tutta la sua passione, quella vita da semplice pescatore, oggi qua, domani l, quel vagabondaggio continuo, pieno dincertezze e di sorprese, che una volta esercitava su lui un allettamento cos potente, quella vita rude, quella lotta dogni giorno, dogni minuto con lacqua, con il vento, con tutto il mondo circostante, ora non lo soddisfacevano pi come qualche mese addietro: sentiva che non erano tutto, e lo coglieva spesso la nostalgia della terra. Non era questo un sentimento chiaro, preciso, ma oscuro e incerto, che lo vinceva per lo pi quando qualche compagno ci tornava; o nella solitudine delle lunghe ore di guardia; o la notte, specialmente la notte, fra la penombra della stiva, nel rancioW dondolante, dove ora lo coglievano insonnie sconosciute: un sentimento cos continuo, che ne provava quasi dispetto. E quantunque affatto inesperto nellesame dun fenomeno non materiale, capiva che la causa del cambiamento era il suo matrimonio.
Lamore per Serafina, germinato forse alla sua insaputa fin dallinfanzia (poi cherano cresciuti quasi insieme), sera fatto passione, riempiendogli e illuminandogli tutta lanima. Dellaltro tempo, dellamore per Menca non avrebbe voluto ricordarsi nemmeno. Gli pareva una macchia oscura, un punto bujo nella sua vita; ma, in fondo, un particolare senza importanza. N Menca, n altre donne: forse che, in quei ventiquattranni di vita, il cuore, se non il corpo, non gli si era conservato vergine? Aveva forse guardato mai pi in l dellappagamento momentaneo della sua vigorosa natura, contentandosi del possesso di qualche sgualdrinella dinfimo ordine, la prima che gli capitava? Era appunto questa sua semplicit quasi da fanciullo, che faceva ridere, e come!, i compagni pi maliziosi e viziati, quando si parlava di donne e di avventure.
Come mai sera potuto perder con Menca? Nella sua ingenuit superstiziosa immaginava che ci fosse avvenuto per qualche forza soprannaturale, per qualche misteriosa fattura lanciatagli di nascosto. Certo, colei e sua madre gli dovevano aver fatto il tiro; altrimenti non riusciva a spiegarsi perch, allimprovviso, la sua indomabile antipatia per quella ragazza dai capelli rossi, dagli occhi di gatto, dal contegno provocante si era trasformata in amore.
Ma era stato amore? o non piuttosto un capriccio fanciullesco, fattosi poi puntiglio, ostinazione per la contrariet di sua madre? Forse, se non lavesse punzecchiato e tormentato tuttil santo giorno, a motivo di questo...
Il giovine ricordava i litigi, i crucci che avevano avuto per tante sciocchezze, le lunghe ore, i giorni cherano rimasti inquieti, senza parlarsi, o dicendosi delle cose solo per dispetto, lavversione che aveva sentito sempre a baciarla, per quel fremito che correva sui labbri caldi di Menca, e quante volte lavrebbe potuta avere, tutta, e non laveva cercato mai, anche se capiva chella non si sarebbe opposta di sicuro, che anzi lo desiderava e voleva. E ricordava una sera che laveva trovata sola, in casa, avendo dovuto la madre restar al lavatojo fino a tardi, per risciacquar certi panni. Egli si disponeva a tornar via, ma la ragazza lo aveva trattenuto con ogni sorta di pretesti; e per tutto il tempo cherano stati soli, sera mostrata cos affettuosa e carezzevole, accostandoglisi in modo, quando parlava, da soffiargli sul viso il suo respiro acceso e guardandolo con certi occhi...
Ebbene, era stata appunto questa sfrontatezza che glielaveva resa insopportabile, parendogli che se faceva cos con uno, lavrebbe potuto fare con tutti; e rifuggendo istintivamente da certe libert che ripugnavano al suo carattere ingenuo, avvezzo a considerarne le estreme conseguenze come uno sfogo brutale di nervi e niente altro.
Serafina, invece, era cos riservata, cos riguardosa! Forse gli era riuscito di baciarla, prima del matrimonio? Una vola, che, un po brillo contro il solito suo, aveva voluto farlo, era rimasto poi cos mortificato del risentimento di lei, che le aveva chiesto perdono, promettendole di non provarci pi.
In tutto il resto laveva trovata cos dolce, cos sottomessa in confronto di Menca, la quale pretendeva di dominarlo  e ci riusciva, in parte , di fargli subire una superiorit incontrastata, con quei modi e quelle arie da padrona dispotica, suscitando spesso lombrosa indocilit del suo animo, insofferente di giogo. Che respiro di sollievo, quando gli era riuscito di liberarsene, vincendo lincantesimo che laveva reso per tanto tempo il suo trastullo! E come benediceva la sua buona fortuna daver seguito il consiglio della madre, mettendosi con Serafina!
Gli occhi di Salvatore guardavano sempre laggi, dove era sparita la lancia, verso la terra nascosta nella caligine, tra loscurit crescente che saliva rapida, nel tramonto senza sole e piovoso. Egli la vedeva, nella piccola casetta, lultima della fila a sinistra, la vedeva seduta vicino alluscio, per di dentro, a lavorar la sua rete, profittando di quellultima luce del giorno morente. E una gran tenerezza gli riempiva lanima, pensando che anche ella forse in quel momento aveva il cuore vlto a lui, e alzava gli occhi dal lavoro guardando verso il mare, quasi in attesa di vederlo giungere. Invece, tra poco sarebbe arrivata la lancia; e certo Serafina lavrebbe vista subito, e sarebbe andata a chieder notizie, avanti che fossero scesi. Che bella improvvisata, se ci fosse stato lui, in persona!
Lo prese di nuovo un senso dinvidia, mista a una tristezza invincibile. Scosse il capo, si strofin la fronte, riaccese la pipa che gli si era spenta in bocca per una goccia dacqua cadutavi, senza che se ne fosse accorto; poi la incappucci con una scatoletta vuota di fiammiferi, per proteggerla dalla pioggia e dal vento, e si diede a fumare a grandi boccate.
Ora un altro pensiero gli si faceva strada nel cervello, lentamente, quasi di nascosto. Se Menca, che, con tutta la sua ostentazione di calma, non doveva certo aver dimenticato laffronto fattole da lui, si fosse voluta vendicare con qualche diabolica fattura? Il suo animo rozzo pensava con raccapriccio al piccolo essere, che aveva da pochi giorni cominciato a palpitare nel grembo materno, quel piccolo essere che anche prima di uscire alla luce, concepito appena, lo turbava cos deliziosamente, rivelandogli ignote compiacenze di futuro padre; e tremava che colei, con lajuto di quellaltra strega della madre, riuscisse a propinar alla moglie qualche sua sporca diavoleria, per affatturare miseramente la creatura fino dalle viscere.
Questa idea gli fece correre per la pelle un piccolo gricciore, e si crucci di non aver pensato mai a mettere in guardia Serafina. Se mai fosse, se mai fosse...
Cos pensando, stringeva involontariamente i pugni minacciosi contra le immaginarie fattucchiere, con una fiamma di sdegno negli occhi.
La sera ormai era venuta, e pioveva sempre, con quella grassa e fastidiosa corina che faceva pensare a tante brutte cose. Lacqua scorreva da per tutto, rovesciandosi con un crepitio sordo sulle vele spiegate, sulla coperta lucente, raccogliendosi in rigagnoletti, che uscivano per gli ombrinali e scolando gi per i fianchi della paranza finivano nel mare. 
Quelli della Maria, meno Salvatore, stavano tutti a basso, in attesa della cena, i cui preparativi riempivano la stiva dun fumo denso che annebbiava quasi la fiammella del lume acceso davanti alla Madonna. Colombo e Concialana ingannavano lappetito bisticciandosi come al solito, in modo da richiedere ogni po il manesco intervento di qualcuno dei grandi, seduti a fumare sulle cassette dei ranciW pi verso prua; intanto che il vecchio Bastn da poppiere coscienzioso, se ne stava nel suo trentaW di poppa, del quale aveva sollevato il fondo, e frugava tra la farragine di cose ammucchiate dentro quel ripostiglio, cercando un po di spago e una linguetta di legno. Aveva passato in esame le reti della Maria, nereggianti di qua e di l sopra le casse della zavorra dal boccaporto a poppa: il pajo di tartane spesse per la sardella e laltro pesce novo, la tartana chiara da pescare a largo i merluzzi e le razze, le due cocchiette dalla maglia fittissima, per i barboni e laltro pesce in buono, vicino a terra; e proprio in una di questultime aveva trovato dei buchi recenti. Che ci fosse qualche maledettissimo sorcio? Se mai, lo sapeva ben lui il modo di fargli la festa, con una buona fumata...: un bel pizzico dincenso, pece, zolfo; e dopo acceso, corri subito a tappare boccaporto e portelli!
Sbroccaseppie, sempre in vena di far arrabbiare il prossimo, stuzzicava il cuoco, il grave e solenne Ammazzapesce, che in piedi, davanti al focone, sorvegliava le sue pietanze. Una piccola stagnata, infilata nel ferro sostenuto dalle due aste laterali, gorgogliava alla buona fiamma di quercia che saliva a lambirla da tutte le parti, mentre una nuvola grassa di fumo selevava dagli aguzzi spiedi di legno conficcati nella cenere intorno al fuoco, dove si finivano darrostire dei magnifici sgombri, dalle schiene a strisce del colore dellacciajo.
 Sarai bravo, s,  diceva il burlone,  ma sei pi lungo della settimana santa. Ci vuol tanto studio per far un brodetto? Due roscili, due seppie, due folpi.., qualche sfoglia, un po di pesce matto...; li lavi nellacqua salata, li metti su senza scolarli: sale, pepe, olio e un soffrittino di cipolla... Al resto ci pensa il fuoco. Quando c il pesce fresco e da scegliere... Che fatica, eh? Che fatica!
Ma il marinajo, certo dun primato che nessuno gli disconosceva, senza rispondere continuava la sua faccenda, badando piuttosto a voltare gli spiedi di sgombri, che da quella parte erano ormai al punto loro.
 Va su, va,  disse alla fine quando gli parve che tutto fosse in ordine;  va in coverta a prender il posto del padrone; ch tocca a te, stasera... E digli che venga a mangiare...
Colpito sul vivo, il burlone si mosse mogio mogio, attravers curvo la stiva, per non battere la testa nel soffitto, sal la scaletta e and verso Salvatore, per mettersi al timone. Ma il giovine non volle.
 Va pure; mangiate pure vojaltri... Far dopo, io...
E Sbroccaseppie, che aveva una fame da lupo, non se lo fece ripetere due volte.
I quattro piatti, due di brodo e due di pesce, fumavano gi al loro posto, ai quattro angoli del focone, e sulle banchetteW del medesimo gi fumava anche la bella arrostita di sgombri, sfilzati dai corti spiedi di legno. Seduti intorno intorno sopra la zavorra i marinai mangiavano lentamente, prendendo con le mani il pesce e inzuppando nei piatti del brodo larghe fette del pane portato da casa. Ogni tanto qualche scappellotto o qualche pedata arrivava ai due ragazzi, perch, invece di prenderli in fila, andavano a scegliere i pesci pi belli, contro ogni discrezione.
 E va in fila, brutto ingordo!
Nel fumo denso che avvolgeva tutto come in una nuvola, facendo apparir pi nere le facce incerte dei marinai, si sentiva un gran dimenare di mascelle, frammischiato al glu glu delle ingozzate di vino che ciascuno faceva, attaccandosi al collo della propria bottiglia.
Vicino alla bietta Menelcch rosicchiava voracemente un tozzo buttatogli dal poppiere, che laveva trovato troppo duro per i denti suoi.
Lappetito non mancava a quella gente vigorosa, dopo il rude travaglio dunintera giornata, e i piatti furono vuotati: ma in silenzio, perch le barzellette di Sbroccaseppie non facevano breccia. Lo scroscio sordo, continuo dellacqua che si sentiva su, in coperta, cresceva la naturale taciturnit, e i marinai pensavano che nessuno, forse, quella notte avrebbe assaggiato lo strapuntino del rancioW, e avrebbero dovuto vegliar tutti per via del tempo minaccioso, con quel borino piuttosto fresco che sera sostituito alla corina del giorno. Tra un boccone e un altro tendevano lorecchio alla voce solenne del mare, che si faceva sempre pi formidabile, e guardavano involontariamente ogni volta che unondata pi impetuosa, investendo la barca, ne faceva scricchiolare e vibrar tutta lossatura.
 Avremo festa a bordo, stanotte... Si balla:  gi cominciata la musica,  si prov a dire Sbroccaseppie; ma lo scherzo non fece ridere.
Risalirono in coperta per salpare la rete, e la manovra cost grandi sforzi e fatiche, perch alle due paranze non riusciva di avvicinarsi agevolmente, e cera pericolo che unondata le buttasse luna sullaltra: occorreva occhio buono e polso buono, per abbordarsi senza urti e mettere in panna.
Con la maretta la rete era stracarica di pesce.
 Si cala?  domand Gigi, uno della Provvidenza, soprannominato il Tappo per la sua bassa statura.
 Si va a risico di perdere la tartana, chi,  osserv Bastn.
Salvatore e gli altri furono di parere che si dovesse tentare, e la calata fu fatta dalla Maria; ma dopo di quella bisogn smettere, perch veniva sempre mare, e la manovra non sarebbe stata ormai senza serio pericolo.
Le due paranze, con i concriW di prora e di poppa, andavano ora ciascuna per conto suo, nel bujo, sullacqua che le flagellava da ogni parte, cercando di offrire al vento la minor presa possibile.
Salvatore non aveva voluto che Colombo e Concialana fossero rimasti sopra, e li aveva mandati a dormire: di sotto, nel trentaW di prua, i ragazzi avevano giocato un pezzo con Menelcch, divertendosi a tirargli la coda per vederlo riaprire gli occhi sonnolenti; finch la noja li aveva presi, e serano rannicchiati luno contro laltro nella coperta di straccio, dormendo tranquilli mal grado il fracasso e lo scotimento. Gli altri erano tutti in piedi, a lottare senza paura contro il bestione, di cui ben conoscevano le collere, avvezzi comerano ad affrontarlo fino dalla infanzia.
Eppure egli faceva proprio del suo meglio e muggiva terribilmente nel bujo fitto e pauroso, e gi una volta era montato spazzando la coperta con una valanga di spuma, che gli ombrinali avevano stentato a ricevere. Anche il borino ci sera messo della partita, e fischiava, ululava con cento bocche tra le scotte e le trinche, mentre sotto il peso della vela lalbero da poppa sincurvava, non ostante lo strale che ne teneva assicurata la punta a prora per diminuirne le scosse.
Ma, comera solito dire il Grosso, il diavolo ha inventato il vento e san Tommaso il timone. Scalzi, sudati, con la testa e il collo nel cappellaccio dincerata stretto forte sotto il mento, gli uomini della Maria non si curavano dellacqua che li schiaffeggiava acciecandoli, non sentivano il vento: e muti, tranquilli, badavano a manovrare con una precisione dautomi.
 Allorza!  squillava alta nel fragore della tempesta la voce maschia di Salvatore.
Essi erano pronti ad allentare i frenelli del timone e davano cos la prora al mare rumoreggiante nel bujo.
 A vela!  tornava a comandare il padrone; e tirata la barra sulla poggia, la paranza camminava via rapida, dando al mare la poppa.
Allorza, a vela; nientaltro. Tutto in quelle quattro parole, che mettevano in tensione i loro muscoli dacciajo.
Verso mezzanotte ci fu un momento di sosta. Le onde si fecero meno frequenti e impetuose, il vento venne quasi a cader del tutto, cess la pioggia. Su nel cielo, qua e l, si facevano degli strappi, dai quali cominciavano ad apparire le stelle, e la luna sembrava l l per sguisciare, dietro a un grosso cumulo di nuvole, di cui imbiancava gli orli, diffondendo il suo chiarore per un breve tratto intorno. Ma ben presto il vento riprese a soffiare, fischiando e sibilando attraverso il cordame, e le onde tornarono da tutte le parti.
Venivano a una, a due, a tre, gonfie, rabbuffate, rumoreggianti, spumeggianti; sollevavano la barca come per rovesciarla con un mostruoso colpo di spalla, o la investivano e lurtavano come se la volessero stritolare: e tutte le volte la Maria le sorvolava, ne sosteneva lamplesso formidabile, e la gran massa minacciosa si dissolveva, quasi per incanto, in una nuvola di spruzzi e di schiuma contro i suoi fianchi robusti.
Fattosi legare alla rgolaW o barra del timone, per non essere portato via dal mare, Salvatore ci si appoggiava con tutto il peso del corpo, fuggendo davanti alla tempesta.
Ne aveva vedute tante!
In Quarnero, una volta; sotto Veruda: una bora come non ne tiravano da un pezzo, che levava delle onde! Senza esagerazione, facevano per due case, una sopra unaltra.
 Fuori  bonaccia,  aveva detto lui:  a non andar a fare quattro calate...,  una sciocchezza, to...
 No, parone, no; potrebbe anche nascere qualche danno...
 Bestie! vi puzzano, eh, i napoleoni? Passiamo:  un momento...
Ma i suoi uomini non se la sentivano, e scrollavano la testa sconsigliandolo...
 Si rischia la pelle, chi! Non vedete? Ci siamo nojaltri soli...; le altre mute, tutte in porto...
Allora lui era stato preso da uno dei suoi impeti brutali, che lo rendevano terribile, ed era andato loro addosso con i pugni, dando dove capitava.
 Gi, carogne! gi! Qui comando io, comando! voglio passare...
Li aveva cacciati a basso, aveva chiuso i boccaporti, era rimasto in coperta lui, con Boccaunta e il Sinigagliese, i meno impauriti, perch, a buon conto, stessero di guardia. Tutti legati, come in quel momento; lui, alla rgola: e via. Bisognava averli sentiti gli altri due, che pure non erano conigli, a raccomandarsi lanima!
 O Ges!... Madonnina santa del Carmine!...
 Povere creature mie!
 Povera moglie mia!...
Lui, niente: avanti! Erano passati, e una pescata come quella volta...
Ricordando quello e altri rischi simili in cui sera trovato, il giovine rimaneva freddo di fronte alla furia dellacqua e del borino, e si sentiva tranquillo come i ragazzi che dormivano a basso, nel trentaW di prua. Di quando in quando passava la lingua sulle labbra arse, assaporandone il forte gusto di sale che ci lasciavano gli spruzzi delle onde, mentre il sudore gli rigava la faccia e gli scendeva per il collo taurino. Adesso ogni altro pensiero era scomparso, per lasciare il posto a quella chera stata sempre la grande, limperiosa passione della vita sua. Serafina, il mondo, non esistevano pi: cera il marinajo, quasi divenuto una cosa sola con quelle tavole, scricchiolanti e vibranti fra le braccia poderose che le avrebbero volute trascinare gi, gi, verso il fondo, come tante altre compagne, in un freddo amplesso mortale.
Unondata enorme, una vera montagna gorgogliante e spaventosa, si avanzava di fianco. Salvatore fu pronto a darle la poppa, tenendo su il timone per mettere la barca sulla poggia; e anche la montagna dacqua pass via spumeggiando.
Spuntava lalba. La Maria risorta correva, correva stressando il mare tuttirto e biancheggiante di schiuma.
Le barche, rifugiatesi nel porto per motivo della maretta durata quasi due giorni, erano ripartite la mattina, e il canale era rimasto novamente deserto. Sullacqua, sporca per il fango che ancora veniva gi dai monti, si pavoneggiava il Galliano, giunto da poco con un carico di carbone. Se ne vedevano bene sulla riva le nere tracce, lasciatevi dai carretti che lavevano trasportato alle filande in citt. Allaltezza della lanterna galleggiava invece malinconica la Fortunata, mentre la sua compagna, il Marcello, tirato per met in secco sulle travi corrose dello squeroW, attendeva che finissero di riparargli il maschio del timone, schiantatosi nellultima burrasca.
Che figura di carcasse facevano le due povere vecchie, sbiadite e sconquassate miseramente dal mare, in confronto di quella grossa barca da viaggio, tutta linda e nova, andando in navigazione solo da un anno! Il bianco della larga fasciatura sotto i bordi, il turchino e il verde del pelliccioneW a prua, la calda tinta rossiccia dello spuntiere, degli alberi, dei pennoni sfoggiavano al buon sole, che si specchiava in quelle tinte fresche, vivaci, con un luccicare gajo e soddisfatto.
Dai campi invisibili, gi, nella vallata tutta verde di grano, il vento di maestro portava alle piante ancora quasi nude lungo il canale atomi di profumo, tolti ai primi fiori dei persici, dei cerasi, dei meli: e la buona novella era bisbigliata di tronco in tronco, di ramo in ramo alle foglioline che sattardavano a uscire, temendo il ritorno di qualche grosso levante. Lo sapevano bene, esse, che sgradite sorprese avrebbero potuto toccar loro, l, a due passi dal mare, se si fossero lasciate vincere dalla smania dimitar le frettolose sorelle lontane. E le piante si rassegnavano ad attendere, per qualche giorno ancora, la verde veste che ricoprisse la vergogna delle povere membra contorte. Pure la primavera si sentiva anche l, nel cielo pi luminoso, nellaria pi mite, nellacqua pi azzurra, specialmente dopo lo sfogo di quellultima burrasca. Parevano pi bianche e civettuole perfino le due file di case lungo il canale.
Gi, verso la bocca, in un battello fermo nel mezzo, sei uomini spingevano contro il fondo certe lunghe stanghe, terminate in una rete a sacco, e calcando con un piede, gravavano con tutta la persona sopra i pili conficcati trasversalmente, perch saffondassero nella melma e si riempissero ben bene. Poi altri sei uomini, che stavano sul molo, si attaccavano con le mani ciascuno alle pale di una ruota a mulinello, girando finch la fune legata al cerchio del retacchio non sera avvolta intorno allasse e la stanga non era giunta allaltezza del terreno. Allora, tiratala a s e capovolto il sacco, lasciavano andar la ruota, e la parte inferiore della stanga precipitava nellacqua con grande fracasso e con alti e violenti schizzi in tutte le direzioni.
Il vecchio Rafaele, seduto sulla pietra fuori delluscio, seguiva con lo sguardo stanco loperazione dei varocchi e sinteressava al nero mucchio della melma che cresceva lentamente, impantanando tutto allintorno. Attratto dal sole primaverile, aveva provato il bisogno di uscire allaperto, per sentirselo tepido e carezzevole piovere sulla faccia, sulle spalle, su tutta la povera e scarna persona: e siccome il figlio era assente, aveva pregato la nuora di condurlo fino l, perch le gambe non ce lo avrebbero potuto trascinare da s. Assunta, che doveva uscire anche lei, aveva acconsentito a non lasciarlo solo dentro casa, e reggendolo sotto i bracci, laveva accompagnato alla pietra di fianco alla porta, raccomandandogli di non addormentarsi e di non far entrare nessuno prima del suo ritorno.
 Vi porter un soldo di foglia, vi porter,  gli aveva detto nellandarsene; vedendolo cercar inutilmente nelle saccocce qualchecosa da mettere dentro la pipa, nera e vecchia come lui; e Rafaele laveva guardata in silenzio, meravigliato di quella offerta spontanea, avvezzo comera ai rimbrotti e alle sgarberie continue di lei, specialmente per la sua cocciutaggine a non voler entrare nellospizio dei cronici.
Il buon umore insolito della donna nasceva dalla speranza di poter ottenere una piccola pensione giornaliera dalla Societ di mutuo soccorso tra i marinai, per via di quellultima toccatina che gli aveva quasi tolto le gambe. Fate la domandaW, le avevano risposto, presentate il certificato medico, che provi linfermit; e poi vedremo di contentarvi.W E ora appunto, procuratasi le carte richieste, andava in citt per parlare col signor presidente, sentendosi cos sicura del fatto suo, come se avesse gi i quattrini in saccoccia. Ecco che quellinutile ingombro, quel vecchio che sostinava a non voler morire, non avrebbe pi mangiato il suo pane proprio a tradimento, fino a che il Signore non le avesse fatto la grazia di raccoglierselo. Almeno i soldi per pagarsi il tabacco non li avrebbe rubati...
Rafaele provava il benessere di chi, costretto per molti giorni a non uscir di casa, inchiodato sopra una sedia, riesce finalmente a metter il naso fuori della porta e a respirar a pieni polmoni la buonaria libera e vivificante, alla quale fu avvezzo fin da bambino. Locchio suo girava intorno, fermandosi con compiacenza su tutte quelle cose, a lui famigliari, su quei luoghi dove sera svolta la sua lunga vita; correva dalle case di faccia alla fila dalberi non ancora riverdeggianti, dai candidi bucati, stesi ad asciugare sulle cordicelle legate da tronco a tronco, alla coppia di barche ormeggiate nel porto solitario, e da queste al mare poco lontano, che veniva a morire sulla spiaggia con piccole onde silenziose.
Immerso in quel benefico bagno di sole sentiva il sangue scorrergli meno torpido nelle membra, sentiva tornar in esse un po delasticit e di vigore, gli pareva dessere diventato di ventanni pi giovine, e in quella illusione si provava a stendere le povere gambe impedite, con una gioja infantile. La sua mente chiusa, immiserita dallet e dalla paralisi, si sforzava anchessa dabbozzare qualche pensiero. Dalla memoria disseccata sbocciava timido e vago qualche ricordo lontano, di qualche bellora di sole che laveva visto baldo e vigoroso, come quei giovinotti laggi, che scaricavano la nera melma del porto: e le sue vecchie labbra saprivano per canticchiare la fresca canzone damore di cui gli giungevano le note da una casa vicina, dove una ragazza sedeva al telajo.
Che bella cosa... na jurnata e sole,
naria serena... doppo na tempesta...
 Vi va buona, oggi, paron Rafaele!  gli diceva passando qualche raro conoscente; e si fermava a far due chiacchiere, interessandosi della sua salute.
 Le gambe, le gambe!... sono queste che massassinano... Per il resto, non mi lagnerei,  rispondeva il vecchio battendo con una mano sopra una coscia.
Laltro replicava sempre con un incoraggiamento, con un augurio, scambiava qualche notizia e poi seguitava la sua strada.
 Mi fareste tanto la carit, paron Birelli, di darmi una fumata?  domand a uno di costoro, mosso a invidia dai larghi buffi che lanciava con la sua corta pipa di coccio, dopo di averlo ben bene assaporato gonfiando voluttuosamente le guance.
II conoscente, un vecchietto arzillo e rubicondo, non si fece pregare per accontentarlo.
 Come!  disse per porgendogli la nera sacchettina di pelle che conteneva il tabacco.  Fortunato vi tiene cos a corto?... E' una vergogna.
Il vecchio scosse la testa.
 Non , no, mio figlio... Lui, anzi, poveraccio, mi ha tutti riguardi... E' quel serpente della moglie... Quella l, se potesse, anche laria mi farebbe stentare...
La cosa era risaputa. Tuttavia lamico si mostr meravigliato, domand, protest, concluse chera uninfamia belle buona; e Rafaele, che ne aveva mandati gi tanti di bocconi amari e che insieme al benessere sentiva aumentare la grande stizza che covava in corpo, colse loccasione per sfogarsi e vuot il sacco. Assunta era il suo diavolo tormentatore. Gli rinfacciava continuamente i malanni, la vecchiaja inoperosa, per quel tozzo di pane che, secondo lei, gli regalava. Sempre parole aspre, sempre umiliazioni; non gli lasciava mai aprir bocca senza dargli sulla voce con un state zitto, voi, ch non centrateW; oppure: si vede che siete rimbambito, se no, non le direste certe sciocchezzeW. Guai, poi, se Fortunato  era stata anche il malanno del figlio, quellira di Dio!  accennava a dargli ragione, e peggio se prendeva le difese sue, costringendola a tacere, o anche bastonandola qualche volta, quando proprio gliele cavava dalle mani! essa si rifaceva su lui, trovava in seguito mille maniere per punzecchiarlo, per avvilirlo, per fargli maledire lora e il momento che il figlio era intervenuto in favor suo. Lui non aveva pi un pajo di calzette, lui non aveva un fazzoletto; niente, niente! solo quello che portava a dosso. E mai un soldo in saccoccia, mai...; con la scusa che se lo sarebbe bevuto allosteria, e che il vino gli faceva male.
 Far male il vino,  concluse Rafaele,  ch il latte di nojaltri vecchi!...
Qui padron Birelli lo interruppe, proponendogli dandarne a ber un bicchiere insieme. Avrebbe pagato lui.
 Gi! e chi me le d le gambe?... E la casa?
Laltro rispose che losteria era l a due passi, che gli avrebbe fatto da appoggio lui; in quanto alla casa, bastava socchiudere la porta.
 Si tratta dun momento, per cristallo fino!... Prima che torni essa, sarete qui unaltra volta...
 E se lo viene a sapere?... Addio il soldo di tabacco!
Ma lattrattiva dellosteria, dove non metteva piede da tanto tempo, vinse gli ultimi dubbi. Fin per acconsentire, con la trepidazione dello scolaretto ch alla sua prima scappatella; e sostenuto dal compagno savvi verso quel luogo proibito di delizie, trascinandosi dietro a stento le sue povere gambe.
Quando Assunta arriv a casa, mancava poco allave maria. Era di pessimo umore, perch, in cambio dei quattrini, aveva ricevuto dal signor presidente della Societ promesse molto vaghe: dei vedremoW, procureremoW, ma non unassicurazione netta e formale. Perch, aveva detto lui, il caso dinabilit permanente non era contemplato nello statuto, e prima di addossarsi un peso simile, per chi sa quanti anni  i vecchi marinai sono di pelle dura , intendeva di convocare lassemblea dei soci. E poi, il richiedente non era in regola con le quote settimanali, e bisognava, quindi, in ogni caso, versar al cassiere quelle arretrate, e farsi rilasciare dal medico un altro certificato.
 Siete curiose, vojaltre donne... Venite qui con un pezzo di carta qualunque... Chi mi garantisce, che questo... Rifatelo, rifatelo; in carta da bollo, da sessanta. E chiaro, per bacco, chiaro... Si tratta di soldi!...
Per tutta la strada la donna aveva masticato amaro, con ingiuriose apostrofi mentali contro il signor presidente e tutti quegli altri imbroglioni, che spillano i quattrini dei poveri cristi, e perch? per rubarseli e goderseli loro, alle spalle dei gonzi. Ah, quel Rafaele! Assunta si sentiva ribollire tutta la stizza, che da tanti anni sfogava sul vecchio, il quale, salvando lanima, valeva meno dun pajo di scarpacce logore, che si trova sempre da darle via, e che, a ogni modo, si possono buttare l, in un sottoscala, senza bisogno di spenderci dei soldi per mantenerle. Altro che tabacco! gli avrebbe portato una pilloletta darsenico.
Si meravigli, arrivando, di non trovarlo dove laveva lasciato, ma pens che il marito, giunto prima di lei, lavesse ricondotto dentro. Spinse la porta ed entr: non cera nessuno. Sal la scaletta che metteva di sopra, guard, chiam: non vide nessuno.
 Diavolo!  pensava:  che gli siano tornate le gambe tutto allimprovviso? Ci mancherebbe anche questa!
E si sentiva crescer la stizza, perch, se mai, era perduta, qualunque speranza di pensione.
Si fece alla finestra, guard di fuori in tutte le direzioni, ma senza risultato.
Nella scarsa luce del crepuscolo frotte di monelli correvano, sinseguivano, gridavano, cantavano, giocavano in mille maniere, con la spensieratezza dellet. Allora le saffacci il dubbio che il vecchio, avendo voluto alzarsi e camminare, fosse ruzzolato nel porto. Ma, diavolo! con tanta gente in giro, non se ne sarebbe dovuto accorgere proprio nessuno?
Non sapendo pi cosa almanaccare, decise di attendere.
Era gi scuro, quando sent uno scalpiccio misto a grosse risate, e qualcuno che la chiamava per nome. Accese il lume a olio, and ad aprire, e si trov davanti, sostenuto sotto braccio da due uomini, uno per parte, il vecchio Rafaele, che rideva, rideva, semipiegato sulle gambe pi ribelli del solito, buttando allindietro la testa.
 Mettetelo a letto, comare,  disse uno di coloro, mentre stentavano a fargli salire il piccolo scalino delluscio.  Ha bevuto un bicchiere di pi!... Povero diavolo, si vede che non c avvezzo... Via, via, cos quella faccia? Non  mica la morte di un uomo...
Assunta, che aveva spalancato un par docchi che pareva lo volesse incenerire, rimand gi le parole aspre che aveva sulla punta della lingua, e non apr bocca, facendo lume ai due uomini, mentre cercavano di trascinar Rafaele verso la scala, per metterlo a letto. Ma il vecchio sintestardiva a non volerci andare.
 Non ho sonno, non ho!... Non ho sonno, vi dico!... Volete che ve la canti in musica?... Aveste da credere, tante volte... ah! ah! ah!... aveste da credere... che fossi alto... Ah! ah! ah!...
Bisogn contentarlo e metterlo sopra una sedia; quindi i due salutarono e se ne andarono ridendo.
La donna si rodeva dentro dalla bile, specialmente perch il vecchio aveva la parlantina e tirava gi a dritto e rovescio frasi scucite, senza senso comune, provocandola con grosse risate, che a lei parevano canzonatorie. II sole e il vino avevano determinato nel buon diavolo un sentimento novo di ribellione, una voglia matta di prendersi una rivincita contro il suo aguzzino in gonnella, il cui viso imbronciato gli sembrava adesso cos ridicolo e lo metteva tanto di buon umore. Di quando in quando cacciava dei rutti sonori, accompagnandoli con un to, alla faccia di chi mi vuol male!W e rideva, rideva con un gusto che non pareva pi lui, guardando con la coda dellocchio la nuora, che faceva le viste di non sentire e si fingeva intenta a mangiucchiare un pezzo di pane e di formaggio, senza invitarlo, come se non ci fosse.
Intanto sera fatto tardi e il marito non si vedeva: uscendo, aveva detto di non aspettarlo per cena, senza spiegarsi di pi; ma siccome gli capitava spesso, per un motivo o per un altro, di non rincasare fino a notte inoltrata, Assunta non se ne fece meraviglia e si dispose ad andar a dormire.
 Su, Rafaele: venite a letto...
Il vecchio, dallesaltazione loquace, era caduto in un abbattimento cupo e taciturno. Rimase con gli occhi fissi a terra, senza rispondere, e quando la donna si accost per ajutarlo ad alzarsi, si rifiut testardamente.
 Oh; s, s: fate quel che vaccomoda: io ho sonno e non voglio perder il tempo con voi.
Cos dicendo, savvi di sopra, lasciandolo l, al bujo. Lolio  caro, e non valeva certo la pena di consumarlo per un capriccio da ubbriaco. Padronissimo di restarsene l, anche tutta la notte: gli sarebbero svaniti meglio i fumi del vino, vecchio porco!
Contro laspettativa dei marinai, il Marcello e la Fortunata non avevano potuto salpare la notte stessa, perch il guasto del timone non sera finito di riparare. Gi, pi bugiardo del diavolo, quel benedetto Fabbrino!
I due equipaggi avevano colto loccasione per far un po di baldoria allosteria, bevendo e chiacchierando rumorosamente. Oh, s! val meglio un buon bicchier di vino e il calduccio duna stanza, che le ore tediose della guardia notturna, e quel continuo oscillare a discrezione dellacqua e del vento; e a tutti sorrideva il pensiero di quellaltra notte da passare nel proprio letto, senza bisogno di doverne saltar gi allimprovviso, alla voce sgradevole che rompe il sonno, chiamando di sopra, alla manovra. Gildo specialmente era assai allegro, divertendosi a canzonare il vecchio Birelli, che anche lui aveva bevuto un po troppo per far onore allamico Rafaele, e non sera deciso ad andarsene nemmeno dopo che il compagno era stato ricondotto a casa.
 Quanti sono, compare?  gli diceva squadernandogli sulla faccia la mano aperta.  Scommettiamo che non gliela fate, a star su con una gamba sola?...
A questo punto la porta sapr bruscamente e comparve la moglie del giovine, con un viso scuro e sconvolto.
 Gildo, senti una parola.
 Entrate, Menca! favorite con noi,  dissero parecchi della comitiva; ma la donna si scherm dallaccettare, ringraziando seccamente, e attir fuori il marito.
 Bonasera, figlioli,  disse lui di l a un momento, dalla porta:  ho bisogno dandar a casa...
E si allontan rapidamente con Menca, lasciando i compagni ad almanaccare su quella chiamata repentina.
 Lui?... A casa nostra!... E come ci si trovava?...
 Cosa tho da dire?... Sar per via di mamma...
 Ma, dunque...,  vero...!
 Quel che dico, dico male. Io ero andata a letto... Allimprovviso, mi vedo entrar nella camera mamma, in camicia... Era bianca come un panno lavato. Oh Dio, oh Dio! per carit!... S fatto male a Fortunato... Corri, corri, per carit...W - Fortunato! Che Fortunato?W - Il padre di Salvatore... Oh Dio, oh Dio, cosa mi doveva capitare!...W Puoi capire se sono corsa... L per l non mi sapevo spiegare..., come te; ma dopo...
 Ma insomma:  vivo o  morto? Che diavolo gli  preso?
 E' gi lungo, per terra, che non si move e non si tocca... Non sono stata l a guardare, puoi credere...; e sono venuta di corsa a chiamar te...
Mentre si scambiavano queste parole, camminando in fretta, erano giunti alla porta di casa, dove trovarono la madre che piangeva.
 Oh Dio, oh Dio! cosa mi doveva capitar addosso!...
Gildo le brontol ruvidamente di finirsela con i piagnistei, per non far nascere uno scandalo, e levatole di mano il lume, and nella camera. Fortunato era ancora l, in terra, con il braccio destro steso, il braccio sinistro ripiegato sotto il corpo, immobile. Una sedia, che aveva urtato cadendo, giaceva vicino a lui.
Lo chiam, lo scosse: non rispose. Gli prese la testa fra le mani, si prov a sollevarla un poco, gli tocc la fronte; la sent fredda. Allora gli slacci rapidamente i panni e gli pos una mano sul cuore: gli parve di sorprendere qualche piccolo battito.
 E' vivo... Ma bisogna portarlo fuori di qui, bisogna...
Le donne tacevano, come istupidite. Gildo abbracci il caduto, lo port di sotto e lo stese sulla strada, a qualche passo dalla porta.
 Sha da lasciar l, quel cristiano? Oh, povera me!  ricominciava Mariuccia, mettendosi le mani nei capelli.
Il giovine era indeciso e non sapeva che partito prendere. Alla fine accett il consiglio di Menca dandare a chiamar gente, per portarlo a casa; e in quattro salti fu allosteria, dove trov i compagni lasciati poco prima, che laccolsero con grandi oh!W di meraviglia. In due parole spieg loro di che si trattava, guardandosi bene, per, dal dire dovera successo il fatto: lavevano trovato l, per la strada, e se nerano accorte le sue donne, casualmente...
Non a tutti la cosa sembr verosimile, perch pensavano che Menca non avrebbe avuto nessuna ragione di chiamar prima il marito da solo a solo, ma che avrebbe gridato subito la notizia della triste scoperta; tuttavia, lasciando in serbo i loro dubbi per le chiacchiere del domani, accorsero sul luogo dovera steso il povero Fortunato, e sollevatolo da terra lo trasportarono a casa.
Assunta dormiva dun sonno agitato, pieno di sognacci e di paure, quando forti colpi alla porta e voci impazienti che la chiamavano per nome la fecero riscotere allimprovviso. Rimase un momento incerta, non sapendo se fosse proprio sveglia o ancora sotto limpressione dun sogno; ma poi, sentendo che le chiamate e i colpi si ripetevano, scese brontolando dal letto e and ad aprir la finestra.
 Chi ?
 O Assunta, c qui vostro marito che non si sente bene...
 Ah! gli ha fatto male anche a lui?... Adesso mi butto qualcosa sopra e poi vengo.
Credeva che si trattasse duna sbornia: una sbornia solenne, perch, nel bujo, aveva intravvisto qualcosa chera portato di peso; e con questa persuasione and ad aprire, rimuginando dentro di s la filippica da fargli il giorno dopo. Oh, s, un bel caso davvero! prima, il vecchio; adesso, lui...
Mentre lo portavano di sopra, diede unocchiata a Rafaele, che, rannicchiato ancora sulla sua sedia, se la dormiva saporitamente. Si disponeva a scoterlo per farlo andar a letto, quando Gildo la chiam da parte; perch bisognava pure disingannarla e spiegarle, una buona volta, di che si trattava.
Non sera trovato mai in un imbarazzo pi grande, n sapeva come principiare. Alla fine, tagli corto:
 Assunta, vi volevo dire... Dal medico c andato Rico... Se volete che uno di noi arrivi qui, dal curato..., perch faccia bene le cose sue...
Assunta stent a comprendere: come! per una sbornia, cera bisogno...; ma poi, quando cap, cacci un urlo e fece le scale in un lampo. Con tutto il suo eterno bisticciarsi, con tutte le male parole e gli sgarbi, la povera donna credeva dimpazzire nella impensata e irreparabile sciagura che stava per piombarle addosso.
 Fortunato! Fortunato mio!  grid precipitandosi nella camera e scansando chi la voleva trattenere.
Sul letto egli giaceva sempre immobile: da una piccola ferita al capo fattasi cadendo gli stillava qualche goccia di sangue, che macchiava il guanciale. I marinai saffollavano intorno, intanto che uno di loro, con un fazzoletto inzuppato nellacqua, bagnava la fronte al morente, dalle cui labbra socchiuse usciva a tratti un sibilo sottile, faticoso, quasi un sospiro.
 Chi me lha ammazzato?... Chi me lha ammazzato?...  smaniava, stracciandosi i capelli, la moglie, alla quale la piccola traccia rossa di sangue pareva la causa di tutto.
Venne il prete, un omone massiccio, che nella voce e nei gesti tradiva il malumore del sonno interrotto: saccost al moribondo, gli prese il polso e fece una smorfia, come per dire: e che mi ci avete scomodato?W Poi, fatta accendere una candela, sinfil la cotta e la stola che portava sotto braccio, cav di tasca il rituale e si diede a leggerne le preghiere, accingendosi allamministrazione dellolio santo.
 ... extinguatur in te omnis virtus diaboli per impositionem manuum nostrarum..., et per invocationem omnium sanctorum Ange...
Sinterruppe. Accost la candeletta ai labbri del marinajo: la piccola fiamma non si mosse.
 E' morto...
Nel silenzio freddo, in cui aleggiava la morte, si lev allora altissimo e straziante lurlo di Assunta, un urlo che andava allanima come una lama aguzza di coltello e metteva un brivido anche in quei cuori non avvezzi alla commozione.
 Mio figlio, mio figlio!... Non sa niente, lui, povero ragazzo!...
Savvent verso il letto, chiamando tra i singhiozzi:
 Fortunato, Fortunato mio!
 Ma portatela via, dunque!  disse il parroco agli astanti.
Allora Paterniano, cherano stati a chiamare anche lui, saccost alla donna per condurla fuori; ma, non riuscendo a persuaderla, la prese per la persona e la trascin via a forza, consegnandola a una famiglia di conoscenti: non a casa della figlia, per non dare a Serafina, incinta e ignara dellaccaduto, una simile scossa tutto allimprovviso. Torn quindi nella camera del morto, perch a lui, come parente, toccava far le veci di Salvatore, in quella sciagurata notte.
Sparsasi la notizia, accorrevano dal vicinato i curiosi, uomini e donne, che avevano ormai riempita la casa, volendo ognuno dir la sua e scambiando sottovoce, intorno al letto, le proprie osservazioni.
 Povero cristiano, cos fresco uomo, ancora...
 Gli sar scoppiata la vena.
 Eh, eh! con tante che ne doveva mandar gi...
 Guardatelo, l, se non pare proprio che dorma...
 Cosa sono le disgrazie! Ci ho discorso io, allavemaria, dal salaro... Stava meglio di noi.
 E io? lho incontrato al passo a livello, verso unora di notte...
Poi, a poco a poco, la camera cominci a sfollarsi. Rimasero solo i due o tre pi intimi del morto, che ajutarono Paterniano a ricomporlo e si offrirono di vegliarlo insieme a lui.
Accesero due candele: gliele posero una di qua, una di l, per terra. Fatto questo, si rincantucciarono in fondo, nel vano della finestra, voltandosi di quando in quando a guardare verso il letto e verso lombra rigida del cadavere che si disegnava ingrandita sulla parete. Si scambiavano qualche frase, sottovoce; poi succedevano lunghi silenzi, riempiti dalla voce del mare, che parlava per lultima volta a colui che non lavrebbe ascoltata mai pi.
Giungevano nella tarda quiete notturna le ore dalla citt. Tre, due, una ancora! Ma quando si sarebbe fatto giorno, dunque?
Di sotto il vecchio Rafaele, che non ostante il trambusto aveva seguitato a dormire, russava tranquillo sopra la sua sedia. E Salvatore laggi, stando di guardia al timone, guardava con desiderio nel bujo, verso la terra lontana.
Nella vita dei Prencesvalle la disgrazia di Fortunato port cambiamenti notevoli, perch non era possibile lasciar sola una vedova con un vecchio paralitico; molto pi che nonno Rafaele, per lultima scossa, era rimasto come inebetito e quasi non si moveva pi dal letto: quindi il giovine, bench molto a malincuore, aveva dovuto risolversi a prenderli con s, formando tuttuna famiglia. Lui, che, sposando, non solo non aveva voluto rimanere a casa sua, ma neanche accettare la proposta del padre di Serafina dentrar in quella di lei, sorridendo a entrambi lidea di una casetta loro, tutta loro, per vivervi in piena libert, vedeva ora venirgli a mancare appunto questa, per motivo di quei due, il vecchio e la madre, che rompevano ad un tratto la dolce magia di quellintima solitudine.
Che brutti giorni furono quelli, per il povero Salvatore! E che colpo tremendo, nellapprendere la sciagurata fine del padre!
Laveva saputo solo la sera dopo che gi lavevano portato via, nellentrare in porto per rifornirsi dacqua e di provviste, con lintenzione di ripartirne subito, essendoci un passo di sardelle del quale bisognava profittare. Saltato a terra, egli sera avviato verso casa con una gran fretta gioconda nel cuore, senzaccorgersi dei bisbigli e delle occhiate dei pochi curiosi che assistevano allarrivo, n dei modi insolitamente imbarazzati di qualche raro conoscente, incontrato nel breve tratto di strada. Non se nera accorto allora, ma quando Serafina stessa...
Oh, le lagrime di un uomo! veder un uomo che piange, che si torce le mani, che se le caccia nei capelli; udirne la voce, che conserva pure un qualcosa di fiero e ribelle, gemere e disperarsi come quella di un fanciullo; che triste spettacolo! Quellinsieme di vigore e dabbattimento, di femmineo e di virile inspira in chi ci sincontra una compassione piena di meraviglia.
Assunta, invece, sera presto riavuta dallo scompiglio di quella brutta notte, mettendosi il core in pace, molto pi che tra le chiacchiere suscitate dal caso, in mezzo a tante congetture, se nerano fatte anche di quelle che andavano assai vicino alla verit, e naturalmente a lei nera trapelato qualcosa. Difatti, come spiegare la malattia che subito dopo aveva messo in rischio di vita la Mariuccia, se non come la conseguenza di una commozione troppo repentina e violenta? Oh, s, quella sgualdrina la doveva sapere molto pi lunga degli altri, e la faccenda non poteva essere andata in un modo cos semplice come aveva detto Gildo. Quindi, per conto suo, conservava contro il morto un rancore geloso, un sordo risentimento implacabile, che non le impediva per di emettere profondi sospiri ogni volta che si nominava la buonanima.
Ma questi, pi che al dolore per la perdita di lui, andavano attribuiti a certaltri imbrogli derivati da essa; perch un tale, che aveva prestato al morto qualche centinajo di lire al tempo della compra della barca, ora veniva fuori a pretenderne la restituzione, approfittandosi della mancanza di una ricevuta, che alla buona fede del marinajo era parsa superflua. Ce n, s! ce n al mondo di birbanti, che imbroglierebbero la povera gente che non sa tener la penna in mano. Ma non  detto che, per questo, i poveri abbiano da prendersele tutte in santa pace! ci sono quelli che comandano, ci sono gli avvocati e si pu aver ragione, perbacco, anche se non si sa leggere e scrivere. A costo di andar per la carit, bisognava non dargliela di vinta, a quel porco strozzino; piuttosto che tornargli a pagare un debito estinto, valeva meglio ruzzolar quei denari dentro il porto, e buttarcelo poi dietro anche lui, perch li andasse a pescare...
Salvatore, per, non era stato di questa idea, e appena gli venne portato da un cursore il foglio della citazione, colto dalla paura invincibile che ai poveri ignoranti fa sempre la carta scritta, sera affrettato ad accordarsi con il supposto creditore, promettendogli di pagare la somma in un certo periodo di tempo.
Il lutto del giovine fu lungo, sincero, profondo; ma alla disperazione dei primi giorni non tard a succedere, per la benefica forza dellabitudine, un dolore pi calmo, pi serio, che lo accompagnava sempre anche in mezzo alle consuete occupazioni della vita giornaliera. Ma, bench questa, in apparenza, avesse ripreso ben presto il corso abituale, nellanima di lui sandava operando una mutazione lenta, quasi insensibile da principio, che rendeva tuttavia pensierosa la moglie, a cui non poteva sfuggire: una taciturnit insolita, una facilit eccessiva ad irritarsi, ad alzar la voce per un niente, degli scatti improvvisi di collera, delle carezze meno frequenti e meno dolci.
A Serafina pareva anche di notare in lui un attaccamento sempre minore, una specie di contrariet a rimaner in casa quando si trovava a terra, una preferenza, mal dissimulata, a passarsela con gli amici, a fuggir via subito appena mangiato un boccone, per non tornare che molto tardi, spesso anche un po brillo.
La donna osservava tutte queste piccole cose, e per quanto fantasticasse, non ne sapeva trovare una spiegazione soddisfacente. Che fosse per motivo di Assunta? Che la presenza della madre avesse fatto riapparire la sua antica ripugnanza per il focolare domestico? Oh, quellAssunta, con il suo carattere irascibile e imperioso, con quellaria di padronanza che si dava in tutto, con le lunghe querimonie ogni volta che si discorreva dinteressi, era certo una compagnia poco gradita, della quale anche lei avrebbe fatto a meno molto volentieri!
Serafina si guardava bene dal movere osservazioni o rimproveri al marito per le sue nuove abitudini, perch in fondo capiva che non era lei la causa di quelle, e che Salvatore lamava sempre; tuttavia nasceva nei suoi modi, nelle sue parole unapparente freddezza, un insolito ritegno che a lui non andava molto a genio, rendendolo spesso di cattivo umore. Sera provato qualche volta a sgridarla, a domandargliene la ragione; ma la donna, al suono di quella voce in cui vibrava la medesima irritazione che la rendeva aspra e tagliente nei frequenti battibecchi con la madre, si chiudeva sempre pi in s stessa senza rispondere, o scoppiava in un pianto che finiva dindispettirlo.
 E dgli con questo piangere! Gi, vojaltre donne, le avete in saccoccia le lagrime... Ma cosa ti prende, adesso?... Bel gusto, per uno che fatica come un cane, giorno e notte, venirsene a casa e sentir i piagnistei! La finisci o no?...
Allora si ficcava in testa il cappello e usciva, ma invece di andar a trovare gli amici, specialmente sera notte, si spingeva in cima al molo e restava l per qualche tempo, scuro e accigliato, guardando il mare spesso pi accigliato e pi scuro di lui. Il mare: sentiva che l, soltanto l era proprio in casa sua, che soltanto l si trovava ad agio, senza noje, senza pensieri. Ora non sospirava pi il ritorno, non gli facevano pi invidia i compagni quando lasciavano il bordo per venirsene a terra: per conto suo, sarebbe rimasto sempre l, sulla Maria risorta, dove almeno non si sentivano piagnistei; e procurava di star a largo quanto pi era possibile.
Ma spesso, nelle ore di guardia, o la notte, sul duro trapunto, dove il sonno non veniva nonostante la stanchezza, Salvatore pensava a Serafina, pensava ai bei giorni, alle ore felici duna volta, e si sentiva nellanima un cruccio acuto che fossero finiti cos presto. Per colpa di chi? Non si volevano, forse, bene come allora?
La nascita di un bambino parve dissipar le nuvole, che cominciavano a gravare sulla piccola famigliola.
Ai primi di gennajo la Maria risorta e la sua compagna tornavano, dopo una lunga assenza, dalle coste dellIstria, doverano andate a pescare ai primi di dicembre. Avevano dovuto rassegnarsi a passar il Natale lontano da casa, perch allantivigilia, mentre si disponevano alla partenza, sera levata una bora cos grossa, che laveva resa impossibile.
Questa volta Salvatore stava proprio sulle spine. Oltre il consueto desiderio della famiglia, cos vivo nella ricorrenza di una festa come il Natale, sapeva, per i conti fatti, che la moglie si sarebbe dovuta sgravare appunto in quei giorni, e lidea di non trovarcisi lui lo contrariava molto, mettendogli nellanima unagitazione, unansiet penosa, che lo rendeva pi taciturno del solito.
Sarebbe andato tutto bene? Ecco: avrebbe pagato chi sa cosa, per vedere la creaturina, la piccola creaturina, che a quellora gi doveva essere nata; per sapere... E Serafina, poveretta! anche lei, a non averlo con s, proprio in quei momenti...
L, nel suo posticino preferito, accosto al timone, con le mani dietro la schiena, perch la Maria filava diritta da s, il giovine volgeva ogni tanto occhiate di cruccio alle vele, turgide e sonanti, ma sempre poco per il suo desiderio, pensando quasi con rammarico alla bora dei giorni scorsi: a esser venuti in poppa, con quella, in sei o sette ore al massimo... E invece... Che traversata eterna! Ma che faceva quello stupido vento?
 Le Forche di Cagli, chi!
Era la voce squillante di Fumo, che da unora stava in vedetta, sul pennone a prua...
Infilando la porta, Salvatore sent subito un vagito che gli mise come un fremito nel sangue, turbandolo deliziosamente. La cucina era vuota: fece le scale a quattro a quattro, entr nella camera. La moglie, seduta vicino alla finestra, era intenta a sfasciare il suo piccolo che teneva sui ginocchi, mentre la madre, curva sopra un ampio catino, soffiava sullacqua di semola ancora troppo calda.
 Somiglia tutto al padre,  diceva proprio in quel momento Serafina.  Ma guardate qui che cosce..., se non pare gi che abbia tre o quattro mesi!
Coloro che negano alle semplici e rozze nature della povera gente ogni gentilezza di sentimento, come se fosse un privilegio esclusivo delle anime pi colte e pi raffinate, non devono aver visto mai la tenera e delicata affettuosit chessa dimostra qualche volta nellintimo del focolare domestico, carezzando e vezzeggiando le proprie creaturine. Sparisce allora quasi per incanto la ruvida espressione dei gesti, della voce, e quelle maschie facce, quelle mani callose, quelle membra indurite dalla fatica si fanno a un tratto duna leggerezza e duna mitezza infantile.
Salvatore prese in braccio il piccolo Fortunato, e passeggiando per la camera si divertiva ad accostare quel visino bianco e morbido al suo, cotto dal sole e dal mare; ma il bambino, punto dalla barba non tagliata di fresco, atteggiava la bocca a un pianto che non veniva, perch il giovine era pronto a cullarlo e dondolarlo, chiamandolo con ogni sorta di dolci nomi. La faccina si ricomponeva subito, si spianavano le pieghe intorno alla bocca.
Nel guardare quegli occhi vispi e quasi maliziosi, quelle guancette paffute, quel piccolo mento che saffondava e spariva quasi nel grasso che sarrotondava di sotto, quel corpicino florido e forte, provava un gran sollievo, pensando ai dubbi superstiziosi che lavevano agitato tante volte: e una gran voglia lo prendeva di coprirlo di carezze, di mangiarselo tutto di baci.
Adesso, la sera, non sentiva pi il bisogno degli amici: rimaneva in casa come nei primi tempi, soddisfatto di starsene seduto l, al fuoco, con gli altri, senza alzar pi la voce ogni volta che la madre veniva fuori con le solite sue, per paura di svegliar il piccino se dormiva. Spesso anche ajutava la moglie a custodirlo, n si stancava mai di guardarlo e guardarlo, specialmente quando poppava. E comera fiero e felice di mostrarlo ai conoscenti che lo venivano a vedere, e come godeva, a sentirli ammirare la robustezza e la grossezza del suo Fortunato, e trovare le somiglianze tra loro due!
Serafina, vedendolo cos cambiato e ridivenuto quello duna volta, non credeva quasi a s stessa, nella doppia beatitudine di moglie e di madre; ed era ritornata dolce e tranquilla come per laddietro.
Perfino Assunta pareva unaltra. La sua faccia perennemente arcigna sapeva trovare qualche buon sorriso per il piccino, e la sua voce aspra e irritante sapeva farsi blanda per cullarlo, dimenticando per un momento le sue eterne lamentazioni, che la rendevano cos nojosa.
E questa volta, quando arriv lora della partenza, Salvatore ci avrebbe rinunziato ben volentieri, per rimanersene a terra.
Per la bonaccia che durava da parecchi giorni le barche erano tutte in porto, riempiendolo fino in fondo, dallimboccatura al ponte della ferrovia buttato sul canale. Tra il viluppo degli alberi dritti verso il cielo, tagliati in cima dai pennoni, qualche vela spiegata, immobile sotto il sole, rompeva la monotonia delle linee e dei colori mettendo qua e l grandi macchie rossastre. Sulla porta di casa le donne lavoravano e chiacchieravano, raccontandosi le loro faccende, con quella confidenza che d labitudine della vita condotta in mezzo alla strada, quando il cattivo tempo non obbliga a starsene dentro tappati.
Serafina, seduta anchessa sulla pietra, era intenta a dar la pappa a Fortunato, il piccolo ghiottone che fingeva sempre di non volerne pi, e sostinava a non aprir la bocca se prima lei non sera accostato il cucchiajo alla sua, fingendo di mangiarsela; e mentre faceva questo, ascoltava con interesse il racconto di una vecchietta, che a due porte di distanza pettinava una ragazza di quindici anni.
 ... Allora, sono andata gi, al camposanto, e ho detto a Gaiffa... S, il custode, quel vecchio con un occhio solo, zoppo, con la barba... S, s; lui. Sono andata gi e gli ho detto: Fatemi la carit; c nessuno l dentro?...W  Eh, eh! non mancano, non mancano mai... Ce ne sono due: un giovinotto e una vecchia... Di questa mattina...; s, s; roba fresca...W Allora mi sono fatta aprire... Non voleva; ma dopo, per via duna parentela alla lontana... Sarebbe, che il padre della moglie di mio figlio e il nonno suo erano cugini... Basta; mha scoperchiata la cassa..., quella del giovinotto...
 Mamma mia, che paura!  interruppe la ragazza, chera sotto il pettine.  E voi, nonna, lavete toccato?...
 Toccato? Bella forza!... Gli ho preso un braccio, gli ho preso... Uh, come stava duro!... e, presto presto, sciogli la fettuccia e legagliela intorno al polso...
La ragazza che si pettinava si scosse rabbrividendo e si busc una strappata di capelli dalla vecchia, che seguit:
 E adesso, vedete? la risipola  belle guarita e la mano ladopro meglio di prima... Glimpiastri, le lavature..., ma che! tutte sciocchezze, tutte imposture dei medici... Perch Pansabella mha spiegato come va la faccenda; il male, con quella fettuccia, sattacca al morto... Lui va sottoterra, sinfracida, e voi vi guarite.
Successe una breve pausa. La vecchia, finito di sgrovigliare i capelli, aveva messo gi il pettine e li andava riunendo in due trecce che arrotolava dietro la nuca, appuntandole con le forcinelle. Una donna, da un uscio poco distante, chiese un pizzico di sale a Serafina, che glieland a prendere.
 Perch non glielo fate segnare?  attacc laltra appena la vide ritornata, come se continuasse un discorso cominciato a s medesima.  Quello  un uomo che la sa lunga, ve lassicuro io...
La nipote sera alzata dalla sedia e sandava toccando la fronte, per assicurarsi se la pettinatura fosse fatta a dovere. Ma no! sempre quei capellacci troppo tirati, che stanno cos brutto. Ed entr in casa a vedersi nello specchio, mentre la nonna saccostava alla giovane, che ora ballonzolava il piccino per farlo addormentare.
 Mi sembra che sia calato un po; non vi pare?... Prima, qui sotto, ci aveva quel collo grasso, quel bel collo pieno...
 Saranno i vermini...; e poi, mette i denti,  rispose Serafina con un leggero turbamento nella voce.  Si sa; le creature fanno tutte questi alti e bassi...
 I vermini, i vermini! Io, invece, avrei paura di qualche altra cosa...
Fortunato non voleva dormire, ma agitava i bracci e le gambe, piangendo senza consolarsi alle moine della madre, che lo faceva saltare sui ginocchi.
 Gli avete messo niente, al collo?
S, s, glielaveva messo il sacchettino di pelle nera, appeso con il laccio nero, con dentro il pelo del tasso, e portava intorno ai polsi anche il filo di coralli rossi, che salvano dallocchio cattivo e dallinvidia.
 Io, vedete, non mi fiderei; lo farei segnare da Pansabella... Non dir n birbone, n birbona, perch anchio, a casa, ci ho quelle quattro creature di mio figlio, e non vorrei alle volte, salva mi tocco, che ci andassero di mezzo loro... Ma, quando se ne sono viste e sentite tante... Ci vuol prudenza, a questo mondo!
La vecchia tacque. Involontariamente gli occhi di Serafina guardavano gi, dove una donna era occupata a togliere da una cesta alcuni panni e a stenderli sopra una cordicella, legata da un tronco a un altro alla fila dalberi in faccia. Nel sole i capelli di Menca saccendevano dun rosso pi vivo, come una raggera di fuoco, e la persona curvandosi e alzandosi aveva nei movimenti una snellezza felina di bestia che odori la preda.
Quandebbe finito di stendere, prese il canestro e savvi verso la porta; ma, nellentrare, si ferm un momento e guard dalla parte di Serafina.
Ella si volt bruscamente, per sottrarre il bimbo a quegli occhi, che, senza vederli per la distanza, sentiva fissi sopra di lui.
Gli uomini erano fuori dalla mattina presto. Dal momento che, bonaccia o non bonaccia, si mangia sempre, bisognava pure ingegnarsi di buscar la giornata in qualche altro modo, finch sera costretti a rimanere in porto. Alcuni serano decisi per la pesca delle concole e delle telline, per cui occorre andar terra terra, scovandole dalla rena, dove stanno confitte, con il pesante ferroW dal lungo manico, che termina in una rete attaccata a una grossa intelajatura di legno. Altri avevano preferito la pesca con il quadratoW; altri con il parangalloW, una cordicella irta di ami, tenuta a fondo per mezzo di un peso e di una piccola ncora, il cui posto  indicato da un galleggiante. Ma la maggior parte serano sparpagliati a gruppi lungo la spiaggia, per la pesca che chiamano della trattaW, e tra questi era Salvatore.
Nellimmensit azzurra e immobile i battelli andavano a forza di remi, sotto il sole cocente che metteva scintillii sullacqua e arroventava la grossa ghiaja del lido, dove i compagni aspettavano che ritornassero dopo aver calato la tartana. Qualche gabbiano roteava qua e l, si librava un momento sulle bianche ali distese, per discendere rapido fino a fior dacqua e poi dileguarsi con la preda.
Con i calzoni arrotolati fino sopra il ginocchio i pescatori, divisi in due gruppi, puntavano le nude gambe abbronzate e muscolose tirando i capi della fune, che un ragazzetto avvolgeva, di mano in mano che gli uomini la lasciavano per andarsi ad attaccare pi in gi, con luncino di legno della corda passata ad armacollo; e si accostavano adagio adagio, chiudendo il cerchio della rete. La fila dei sugheri galleggianti segnava sullacqua un largo giro nero, che si faceva sempre pi vicino, seguto e vigilato dal battello.
A poco a poco emersero i capi della tartana, e i pescatori si raggrupparono sulla spiaggia; qualcuno entr nellacqua fino alle cosce: e tiravano gradatamente a s, scotendo la rete prima di posarla. Facevano silenzio, perch il pesce  furbo e quando sente rumore, cerca di svignarsela: a intervalli si vedeva, infatti, qualche cefalo saltare sopracqua, cercando di oltrepassare la rete, e, se ci riusciva, la sua fuga era salutata sottovoce da maledizioni e imprecazioni rabbiose.
Quando tutta la rete fu tirata a terra, venne aperto il sacco. Tra le nere e fitte maglie si sbattevano poche dozzine di sardelle, di roscili, di sgombri, che boccheggiavano miseramente luccicando al sole con un sordo fruscio di pinne e di code. Due o tre grancelle, camminando di traverso sulle lunghe zampe verdognole, si sforzavano darrivare allacqua, senza che nessuno si curasse di prenderle.
 E' torbido, non c;  chiaro, non c... Vorrei sapere cosa vuole,  brontolava Bastn, rovesciando nel canestro la magra pescata.
 Eh, se non ci ajuta la saraghina, si mangia poco, questanno!  disse un altro:  Guardate l; manco un paniere di roba...
Intanto il vecchio ripuliva la rete dalle alghe e dalla massa gelatinosa delle meduse, viscide e tremolanti; quindi, caricatala sulle spalle, la riport a bordo della lancia, che ripart a forza di remi descrivendo un largo semicerchio, mentre Fumo, a poppa, faceva novamente calar la tratta.
Un ragazzo, avvicinatosi pian piano al canestro, gherm un grosso sgombro e se lo intasc, riuscendo a far tacere un altro, che se nera avvisto, con il promettergli parte del bottino.
Salvatore, che sera messo a scegliere questultima tratta, scartando e ributtando in mare i cavallucci, gli aghi e qualche altro pesce cattivo, mand una bestemmia.
 Un ragno? un ragno?
 Gi.
Nel rimovere con la mano, sera buscata una puntura dal piccolo e temuto nemico della gente di mare.
 Vi duole, parone?  domand Barbino.
 Un po, ma non tanto.
 Eh, quando fa da buono,  sentenzi il Grosso,  se non si  svelti a ficcar la mano dentro lacqua bollita...
Il giovane cav di tasca due fiammiferi di legno, li spar insieme e diede il solfo acceso sul dito. Poi prese con precauzione il ragno, lo schiacci con una breccia e lo seppell nella rena.
 Peccato che buchi lo stesso, anche morto,  osserv un altro:  bisognava levargli, con un coltello, la spina cattiva sopra la schiena...
Il battello stava per tornare a riva con il capo della corda, e i marinai si divisero di novo in due gruppi per continuare la pesca.
 Forza, ragazzi! stavolta, se non ci scappa, labbiam preso in mezzo... C un passo di aguzzelli...
Lontano altre tratte, altri uomini compivano il faticoso lavoro, e tutta la quieta superficie, percorsa da cento reti, riboccava dinsidie per quei poveri pesci.
Da una sottile fila di polverose tamerigi veniva un canto stridulo di cicale, a cui rispondevano le rane dai verdi canneti e dalle fangose pozze degli orti.
Sonava il mezzogiorno ai campanili della citt: oramai ognuno, mal soddisfatto e stanco, savviava verso casa.
Il sole dardeggiava potente sullazzurro non pi insidioso e sulla bianca ghiaja della spiaggia ritornata deserta.
 Ajuto, oh!... ajuto, ajuto!...
Salvatore, che stava di guardia al timone, faceva ogni sforzo per tenersi sveglio, perch ci voleva buon occhio e mano ferma con quel maledetto libeccio, che, quantunque accennasse a calmare, soffiava pur sempre abbastanza violento. Ma, dopo le ansie duna giornata faticosa, in cui erano stati l l di perdersi, le palpebre gli si abbassavano irresistibilmente sugli occhi stanchi e arrossati, ed era costretto a mordersi i labbri per non lasciarsi vincer dal sonno. Gli altri, poveri diavoli, li aveva mandati a basso, perch non si reggevano pi in piedi, e il mare non era tale da obbligarli a rimanere sopra coperta, bastando il solito turno di guardia a due per volta.
 Gente, oh!... Ajuto! maffogo...
Due o tre volte gli era parso di sentire lappello disperato, ma, dopo aver teso lorecchio ed essere stato in ascolto, aveva finito per non farne caso. Sono tanti e cos strani i rumori del vento, tra il cordame, e il mare agitato manda cos bizzarre voci, che possono ben sembrare, a un orecchio stanco e assonnato, urli di persone pericolanti.
Ma il grido si ripet ancora:
 Ajuto, oh della barca!...
Il giovane sent un piccolo brivido corrergli per la nuca alla radice dei capelli e sbarr gli occhi nel bujo. Questa volta non cera dubbio: nella breve sosta che faceva il vento, la voce umana sera udita distinta e quasi vicina. Non vide nulla.
I fanali allalbero di prua illuminavano, per un breve spazio in giro, le acque gorgoglianti e saltellanti, le cui spume prendevano una tinta rossastra: pi in l, tutto era tenebre. Dovevano essere a un venti miglia dalla costa, e mancava unora per il giorno.
Salvatore accost una mano alla bocca, servendosene come di portavoce, e domand:
 Da che parte?... ehi l!...
E attese; ma non ebbe risposta. Allora diede una voce a Settepaoli, che sonnecchiava a prua, perch soffiasse nel corno di bove, e fece chiamar gli altri, i quali comparvero pronti, immaginando che la burrasca ricominciasse a far sul serio.
 Gente in mare!  disse appena li vide.
 Dove?
 Chi lo sa?... laggi, m sembrato.
Guardarono tutti nella direzione indicata, ma non scorsero che onde e bujo.
 Bisogna farsi sentire, bisogna,  disse Boccaunta; e allora, sporgendosi fuori quantera possibile, i marinai mandarono insieme un oh!W prolungato e poderoso.
Niente. Salvatore sera forse sbagliato? oppure linfelice naufrago era scomparso, sopraffatto dalle onde? o lavevano lasciato indietro?
La Maria risorta non si poteva mettere in panna senza pericolo, perch la burrasca accennava ad ingrossare, e le onde si facevano sempre pi fitte e violente.
Ripeterono il grido, a intervalli, tendendo lorecchio; ma senza risultato. Stavano gi per smettere, quando la voce rison di novo nel bujo, lunga e disperata:
 Oh, oheee!... Ajuto! Maffogo...
Muti, immobili i marinai si guardavano in faccia. Oh, la terribile impressione di quel grido nelloscurit, lo sgomento di quellappello di moribondo, l a due passi!
 Molla lo strale!  ordin Salvatore, che aveva lasciato ad Ammazzapesce la rigola del timone.  Molla la vela da prova e molla la borina!... E' l, alla bona... Tira la contra!
Lentamente la paranza gir su s stessa e fu imboccata, prendendo il vento dalla parte opposta di prima. In un attimo fu mollata la contra, si cacci la scotta da prova, si rimise la borina e lo strale.
 Metti la trinca!... poggia alla tramontana!
La paranza cominci a bordeggiare, mentre il padrone seguitava a dar ordini e chiamare, cercando di dirigersi verso lo sconosciuto naufrago, che rispondeva con voce sempre pi stanca e affievolita. Alle volte pareva prossima, a pochi metri; poi dimprovviso tornava ad allontanarsi, non si distingueva quasi pi.
Da qualche tempo durava inutilmente quella ricerca penosa, e i marinai cominciavano a disperare dellesito, per via delloscurit che li avrebbe obbligati, forse, ad aspettare il giorno.
 Se ci arriva, per...,  fece Bastn, scotendo la sua testa grigia.
 To! e allora?
 Allora, si potrebbe tentar con la lancia,  disse Boccaunta, che, per conto suo, non si sarebbe tirato indietro dal rischiarcisi anche da solo.
 Gi; e dopo? Non ci si vede manco per fare a cazzotti...
Certo, il tentativo sarebbe stato pi generoso che savio, con il mare grosso e con quel bujo dinferno; pure, Salvatore stava gi per farlo, quando Fumo mand un grido:
 L, l...; eccolo!
Nello spazio illuminato dal fanale di destra appariva e spariva, infatti, tra le onde un viluppo nerastro.
 Oh della barca!... oh della barca!...
 Molla! molla tutto!  ordin Salvatore.
La paranza si ferm quasi subito, sballottata dalle onde che la facevano rullare e beccheggiare come una piuma.
 La resta a prova; pronti! Issa il trinchetto!...
Impugn lui la rigola, per virare. Si distingueva ora un uomo, abbrancato ad un alberello, alzarsi ed abbassarsi semicoperto dalle onde, nuotando stancamente con un braccio solo, per reggersi a galla.
 Attento, eh!  grid Sbroccaseppie, accingendosi a buttargli la cima dove aveva fatto un cappio, allorch gli furono vicino; ma la manovra and a vuoto, e la Maria risorta pass oltre quasi travolgendolo.
Si vir di nuovo, si rigett la cima: questa volta luomo riusc ad agguantarla e a passare un braccio nel cappio, e pot esser issato a bordo.
 Gildo!  disse Salvatore che fu il primo a riconoscerlo, mentre tutti gli erano intorno per prestargli le cure necessarie.
 To!  proprio lui...
Nessuno, neppure il feroce Boccaunta, pens che non valesse la pena daver faticato tanto per salvare un uomo con il quale erano in urto, specialmente dopo le ultime chiacchiere sul triste caso di Fortunato; ma certo, al vedere che si trattava proprio di lui, tutti rimasero un po contrariati e imbarazzati. Erano per buona gente, in fondo, e nelle disgrazie non si deve badare allamico o al nemico: saffrettarono, quindi, a portarlo a basso, perch il povero diavolo, appena tirato a bordo, era stato preso come da un deliquio.
Era ridotto veramente in uno stato compassionevole: i capelli incollati sulle tempie, la faccia livida e gonfia, gli abiti fracidi e a brandelli. In tutta la persona apparivano le tracce della lunga lotta disperata, dalla quale era uscito esausto e malconcio.
Lo misero a bocca in gi sopra lo strapuntino tolto da un rancioW, perch vomitasse lacqua ingozzata, gli cavarono a stento i vestiti, si diedero a strofinarlo vigorosamente sul petto, sulle spalle, sui bracci; quindi lo avvoltolarono in una coperta ben calda.
Gildo rimase a lungo in quello stato di smarrimento, con gli occhi chiusi, le labbra strette e irrigidite, e solo dopo lapplicazione di pezze calde sullo stomaco parve riprendere i sensi.
 Da bere...,  domand con un filo di voce.
 Glielabbiam fatta, per questa volta,  disse Sbroccaseppie, lunico tra gli uomini della coppia che se la facesse un po con il giovine; e gli avvicin alla bocca il bicchiere, dove il Sinigagliese aveva versato due diti di vino, tutto quello che cera.
Egli bevve avidamente, apr gli occhi, li gir attorno come trasognato, ma li richiuse quasi subito.
 Dorme; tocca lasciarlo fare...
Uno rimase a vegliarlo. Gli altri rimontarono di sopra, perch a tutti era passato il sonno, e l chiacchierarono un pezzo sul caso, perdendosi in congetture.
Oramai sera fatto giorno, e aveva quasi abbonacciato. La paranza andava lentamente, con le vele tutte spiegate, verso la spiaggia lontana.
Salvatore, cupo e taciturno, fissava lacqua che si richiudeva gorgogliando dietro il timone. Cento volte cacciata, una faccia sostinava a tornargli nella memoria: la faccia del giovine, che, senza saperlo, aveva salvato da certa morte; e vicino a quella ne appariva unaltra, dalla capigliatura rossa, dagli occhi di fiamma, e una voce, a lui ben nota, gli diceva ghignando: Grazie! grazie! mavete reso un gran servizio...W.
Per quanto facesse, non riusciva a liberarsi dallossessione di quel pensiero, dallironia di quella gratitudine. Prov a ricordarsi di Serafina, del piccolo Fortunato che non vedeva da parecchi giorni: cerc di raffigurarsi quel visetto paffuto e roseo, quella boccuccia balbettante le prime parole infantili; ma il volto di Menca era sempre l, con unespressione maligna e quasi feroce, e niente valeva ad allontanarlo.
Dal cielo nuvoloso pioveva una gran tristezza sul mare grigio e verdastro, mentre la Maria risorta andava sempre lentamente, con tutte le vele spiegate.
Il giovine sent qualcuno che lo chiamava per nome. Si scosse. Gildo, riavutosi un po dal sonno e dalla stanchezza, sera fatto dare dai marinai i panni, che essi avevano raggranellato frugando nei loro magri corredi, e salito in coperta, appoggiandosi al braccio vigoroso di Sbroccaseppie, veniva verso di lui, che rimase senzaprir bocca.
 Mavete salvato la pelle...
Lui non rispose. Volse gli occhi da unaltra parte; poi lentamente torn a voltarli, li fiss in quelli di Gildo.
Stettero un po cos, in silenzio.
 Facciamoci a parlar chiaro, con il core nelle mani,  riprese Gildo, senza sgomentarsi davanti a quella muta ostilit.  Vi secca di vedermi qui, eh?... Non lho fatto apposta..., potete star sicuro... Dal canto mio, per..., eccovi la mano, chi... E accidenti alle donne e quando ne campa una!
Salvatore esit un momento prima di prenderla; ma poi sent che non avrebbe potuto rifiutarsi ragionevolmente a una conciliazione, chiestagli con tanta spontanea cordialit.
 Sentite,  disse; e gli teneva sempre gli occhi negli occhi:  Voi non mavete fatto niente a me; io non ho fatto niente a voi... e se ero stufo, di queste storie, ve lo possono dire tutti, qui... Un crocione sopra... e si rif lamicizia...
I due giovani sabbracciarono e baciarono, con quella franca semplicit che hanno sempre le dimostrazioni affettuose della gente di mare.
 Questo si chiama parlare da galantuomini! bravi!  disse Sbroccaseppie; e fu il primo a stringer la mano a Gildo, imitato da tutti gli altri, anche da Boccaunta, che per si fece avanti per ultimo.
Poi, mentre saccostavano a terra, Gildo raccont loro il disgraziato accidente toccatogli.
Quando, il giorno avanti, era cominciata la festa, la Fortunata e il Marcello pescavano fuorivia. Questo, come succede, era andato per conto suo, e lui non sapeva come se la fosse cavata; ma alla Fortunata, dopo aver resistito un pezzo, era capitato addosso un terribile colpo di mare, e addio.
 Maria Vergine, che momento! Lo sapete voi, come sono tornato a galla?... Io, per me, no davvero; posso dire, proprio, desserci per di pi, al mondo... Spuma di qua, spuma di l; spuma dappertutto: maccecava. Le onde, che mi facevano il riccio, sulla testa; un peso, un intontimento... Per san Pietro benedetto! cos che galleggia, l? E lo spuntiere, to...W Come diavolo s staccato da prova, con la polacchina e tutto..., vllo a indovinare. Do quattro sbracciate, per arrivarlo...; s! pi mi sbattevo e pi mi fuggiva... Ci sei, questa volta, sangue della...!W Altro che unanguilla! unondata, e via... Senza esagerazione, gli avr fatto la fuga per un pajo dore, prima di poterlo abbrancare...
I marinai sappassionavano al racconto di quella tragica lotta.
 E quegli altri?  domand il piccolo Concialana, che non perdeva una sillaba, sbarrando gli occhioni grigi in attesa duna risposta, che non avrebbe detto niente di nuovo.
Gildo trinci in aria un segno che voleva essere una croce.
 Tutti, dal primo allultimo...; non  tornato a galla nessuno... Aspetta, che mi ricordo,  riprese dopo una pausa:  un altro ci doveva essere, in acqua... come me... addietro, molto addietro...; urlava, povero cristiano, perch non ne doveva poter proprio pi... E la voce... Mi posso anche sbagliare, ma la voce era quella del Tedesco..., o di Rico del Torbido...
 Lascia cinque creature, che la pi grande non ha dieci anni,  osserv Sbroccaseppie, la cui faccia seria e pensosa non pareva manco pi la sua.
 E quel poveromo del Tedesco?... tre figli, la moglie e i vecchi,  disse un altro.
 Sono disgrazie; cosa ci volete fare?  filosof il vecchio Bastn.  Ne ho viste tante, in sessantanni, che ormai...
Come continuando un discorso cominciato dentro s stesso, Gildo seguit:
 Manco a pensarci! ne avevo a bastanza, per tirar fuori la pelle mia... Non mi ci contavo pi, ve lassicuro!... Dalle due del dopopranzo fino alla sera, e poi, tutta la notte! capite? Avevo tempo di nuotare! Alla delfina; ora sopra, ora sotto... Addio moglie, addio tutti...W Sfinito, ero: un gelo per la persona, unarsura di gola... Ho urlato anchio, s! come un cane arrabbiato. Mi sentivano i pesci!... Cose da matti, si fanno; ve lo dico io... To, guardate qui le mani: tutte sbucciate... Guardate qui le unghie... Avete visto? Ne mancano i pezzi!... Per ficcarle nel legno...; senza di quello... Altro che le unghie! Con i denti! mi ci sarei attaccato anche con i denti!... Una volta, c corso un pelo, di sentirmelo portar via... Se mai, ero per ripescarlo, s!...
Lo sguardo del giovine fissava ora lacqua grigia, come in cerca del prezioso spuntiere abbandonatovi nel salvataggio. Si sentiva stanco, spossato dal ricordo di quella sciaguratissima notte: si pass una mano sulla fronte, saffrett a finire. E disse di quando, nel bujo fitto, gli era parso di scorgere un lume, ora s ora no; un fanale, forse; il ridestarsi della speranza ormai smarrita, la nuova angoscia nel perderlo di vista, il dubbio che fosse unallucinazione da moribondo o latroce scherno di unanima cattiva; e poi, la certezza dessere cercato, lo sforzo supremo per farsi sentire, per farsi trovare, lurlo strozzato dallacqua, con la morte alla gola, la gioia, la gioja indicibile nellaggrapparsi alla cima salvatrice e sentirsi fuori da quellinferno.
Il piccolo cerchio degli uditori pendeva dalle labbra del marinajo, rabbrividendo al racconto di quella lotta terribile con la morte, pensando con raccapriccio a quegli altri che ormai dormivano il sonno eterno in fondo al mare, il cattivo mostro che ogni anno vuole i suoi, e se li sceglie tra i pi forti e i pi giovani. Questa volta era toccata a quelli; unaltra volta...
Tronc i discorsi e le riflessioni la voce di Salvatore, che li chiamava alla manovra, essendo oramai vicini a entrar in porto.
Per qualche giorno, tra la popolazione del porto, largomento di tutti discorsi fu il naufragio della Fortunata, il lutto della quale non si limit alle famiglie degli annegati, ma sallarg e si ramific anche a molte altre, per via di parentele prossime o lontane. Quei corpetti, quegli zinali, quelle gonne di cotonina nera, che attestavano lo schianto duna madre, duna sorella, duna sposa cos tragicamente colpite, diffondevano un velo di tristezza dovunque apparivano, e il loro passaggio suscitava sempre un lungo bisbiglio, pietoso e curioso insieme, tra le donne sedute o accorse ad affacciarsi agli usci.
 Ecco lAnnetta del Guercio... Guarda che calamari!...
 In due anni, questo  il secondo... A perderli cos...
 Eh, no? Devessere proprio uno schiantacore. Due giovinotti come quelli...
 Povero Rinaldo!
Anche di Gildo, lunico superstite dellequipaggio, si parl molto in quei giorni; e spesso, lasciando per un po in pace i poveri morti, le vigilanti comari commentavano, con grandi meraviglie, linaspettata notizia della sua riconciliazione con Salvatore. Che nova sorgente inesauribile di chiacchiere per lavvenire!
Ma, a questo proposito, la pi meravigliata e scandalizzata fu Assunta, la quale in mille modi si prov di guastar quella pace, senza riuscire ad altro che a provocar qualche battibecco con il figlio e sentirsi trattare da intrigante e attaccalite.
Serafina non ne parl affatto, mostrando di disinteressarsene fin dal primo momento, e qualunque cosa ne pensasse, la tenne per s. Pure la conciliazione non piacque molto neanche e lei, parendole che in ogni modo, avanti di venirci, Salvatore gliene avrebbe dovuto dire qualche cosa.
Le piacque ancora meno che, dopo la disgrazia della paranza, Gildo entrasse a far parte della Vera provvidenza, al posto del Grosso, il quale per let e per gli acciacchi non poteva continuar pi da sottopadrone; ma si guard bene dal dirlo al marito, quantunque la socera facesse proprio di tutto per tirarla apertamente dalla sua, nella guerra a morte ingaggiata con Salvatore.
La donna, senza sapersene render conto, vedeva in tutto questo una minaccia oscura di guai che le sarebbero toccati, sentiva come un vago presentimento che la rendeva molto turbata, non ostante la certezza dellamor suo.
Contribuiva ad accrescere linquietudine che le pesava sullanima un po di preoccupazione per la salute del suo Fortunatino il quale di giorno in giorno le pareva pi patito e malaticcio. Ecco che oramai finiva undici mesi, e ancora non cera verso di farlo camminare: eppure non aveva mancato il sabato santo, quando si erano sciolte le campane, di fargli movere i primi passi! Quelle guancette gi cos floride erano diventate flosce, senza colore, e a vederlo sotto panni, povera creatura, sembrava uno scheletrino. E non era da dire che non mangiasse, ch anzi non si saziava mai, prendendosi, oltre il latte, il suo bel pancottino con lolio, pi duna volta tra giorno; ma pareva che non gli facesse pro, come se qualcuno glielavesse affatturato. Ah! locchio cattivo, locchio cattivo! Non cera dubbio: sapeva gi da chi partiva il colpo.
La donna ripensava a tutti racconti sentiti mille volte, di bambini ridotti a un filo, di gente sana, colta allimprovviso da malesseri misteriosi, e che aveva dovuto portar addosso quella maledizione per anni ed anni, senza potersene liberare. Ricordava, tra laltro, che a lei, anche a lei, quando sera messa con Salvatore, una volta era stata offerta una mela, che naturalmente sera ben guardata dal mangiare, buttandola invece sulle fiamme; e laveva vista allimprovviso gonfiarsi e scoppiare come un diabolico fuoco dartifizio.
Le conoscenti, con le quali si confidava, le ripetevano tutte il medesimo consiglio:
 Per me, non c altro che andare da Pansabella... Chi le fa, le fatture, le potr anche guastare...; non vi sembra a voi?
Strano tipo, quel Pansabella! Lavevo visto cento volte passare sotto casa mia, con la stroppaW ad armacollo, tra le lunghe stanghe del carretto sopraccarico di panieri, tanto da aver bisogno, spesso, di quel mostricciattolo di sua moglie, che lo ajutasse spingendo per di dietro. Sapevo chera stato a Digione, con Garibaldi; e mi faceva un effetto cos curioso limmaginarmi una camicia rossa sulle spalle di quelluomo tozzo, selvatico, con la sua nomea di stregone! Lo volli conoscere da vicino e lo andai a cercare, una domenica: brutto giorno davvero, perch correvo rischio di trovarlo pi ubbriaco, e quindi pi ombroso del solito.
Lo scovai infatti sulla porta dellosteria, in un circolo di donne che si divertivano a punzecchiarlo, per provocarne risposte mordaci e oscene, alle quali ridevano e replicavano con altrettanta libert di linguaggio. Una giovinetta, che poi seppi essere sua figlia, sedeva tra le altre, mantenendosi seria ed estranea al turpiloquio, mentre la moglie dello stregone, in disparte, non staccava da lui gli occhietti maliziosi di scimmia, vigilandolo e richiamandolo a qualche frase pi cruda, con lunico risultato di sentirsi apostrofare volgarmente.
 Sta zitta, tu, sgualdrina! Lvati dai minchioni!
Passava qualche ragazza: Pansabella la stringeva famigliarmente per la vita, sghignazzando grossolanit salaci, cherano ascoltate senza protestare; poi, cacciatasi una mano nelle saccocce dei calzoni, ne tirava fuori un pizzico di fave e di semi che distribuiva alle donne. Allora si faceva avanti un ragazzo, e poi un altro, e poi un altro.
 Anche a me, anche a me...
Erano i figli, cenciosi, sucidi, che non si allontanavano finch non li aveva contentati.
 Pansabella, ho sete!
 Fuori un bajocco per uno: chi non paga, non beve...
Lubbriaco girava attorno con il suo berrettaccio di pelo, raccoglieva i soldi, li contava e li ricontava.
  Sette, otto, nove... Manca un soldo per un boccale...
 Il vostro. E cosa! Voi volete andar a Loreto?...
Pansabella cavava il soldo.
 Gi, con le donne, non ce lha potuta manco il diavolo...
Ed entrato nellosteria, ne usciva poco dopo con il doppio litro colmo e un bicchiere; e il vino andava presto a far compagnia allaltro.
Con parecchi mezzi litri riuscii ad addomesticarlo, attirandolo adagio adagio nellosteria, in una seconda stanza appartata, dove, tra un bicchiere e un altro, ebbi agio di farlo cantare e di conoscerlo.
Del sessantasei, a diciannove anni, faceva il carriolaro, come adesso, e stava con Gir: senza dire a casa n ai n bai, parte a piedi, con altri giovinotti, per andar a lavorare. A Modena sente che si accettano uomini per la guerra: sarrola con Garibaldi e va al fuoco pi volte. Dopo la guerra, sempre a piedi, passa il confine e va in Svizzera, dove il foglio di via di Garibaldi gli permette di girare liberamente. Attraversa tre cantoni, fermandosi a lavorare qua e l, come gli cpita, e passa in Francia: anche l si arrola gente per la guerra, e lui Getulio si trova unaltra volta con la camicia rossa, e prende parte a var fatti darme. Bisogna sentirlo, lo stregone doggi, come sesalta in quei ricordi! Questo scelleratoW, questo zulW (sono i nomi che si prodiga lui stesso), descrive cariche vertiginose di cavalleria, quadrati impenetrabili, decanta la bravura deglitaliani nelluso dellarma bianca.
 E Menotti? Tocca vedere, come cavalca! E' troppo sanguinario...W; ma lui c sempre, con il muso al nemico.
Pansabella ha lambizione di dire, che lui e gli altri garibaldini sono gli autoriW della repubblica francese, e si lamenta di non aver ricevuto nessun compenso...
Dopo lamnistiaW (il vocabolario dello stregone abbonda di questi termini oscuri), con il suo librettoW, il passaporto che usa in Francia, pensa bene dinsaccocciarsi i soldi ricevuti per il viaggio di ritorno e di farlo a piedi, arrivando cos, tappa per tappa, a Marsiglia, dove gli cpita un bel caso. Nel passare per una strada, si sente chiamare: pst! pst!
 Io,  dice Getulio,  allora, non faccio per vantarmi, ero un bel giovinotto, grasso e tondo pi dun beccafico. Come forestiere, per educazione, mi toccava rispondere;  giusta? E poi, era una donna...; avr avuto cinquanta o sessantanni. Mi fa, dice: Di dove sei?W  Italiano.W  Bene, bene...W Allora, tira fuori un barattolino, lungo mezzo braccio...: Mi vai a genio; ti voglio insegnare una cosa tanto bella... Con questo qui..., vedi? puoi tornare a casa tua, senza bisogno daltro...W
Per farla corta, la vecchia era una strega. Lo tratt bene: da mangiare, da bere, e la notte gli offr anche di andar a dormire di sopra; ma lui non volle accettare, per via degli amici.
 Ci ho la locanda.
Torna il giorno dopo, vede quel tale barattoletto bianco con una pomata, ne spalma un po sulla mano, e allora,  fatta! non pu uscir pi da quella casa. Voi non sapete che diavolo di pomata era quella. Grasso umano, tutto grasso umano, tolto dal cavo delle mani e dalla pianta dei piedi... Ma la strega, in fondo,  una buona donna, e perch gli va a genio, lo conduce in una stanza piena derbe secche, glinsegna le virt di esse, il modo di servirsene; e lui intanto, furbo! scrive tutto in un libriccino, che conserva ancora.
Partito da Marsiglia, continua il vagabondaggio, lavorando dogni sorta e facendo, del guadagno, tutto pane e pesce frittoW. Non si fa mai vivo con la famiglia: a che scopo? Non possono mandar niente a lui, n lui pu mandar niente a loro.
Muore intanto VittorioW, e si sparge la notizia che concederanno unamnistiaW. Pansabella si decide a tornar in Italia, dove gli spetterebbero, dice lui, sei mesi di paga. Ma... il governo li ha traditi; anche i re mancano alla parolaW. Non ha niente; perch quelli che comandano fanno come il porco: ognuno per sW. Tornato cos improvvisamente a casa, dopo unassenza di quattordici anni e mezzo (credete che mi ci raccapezzassi molto, con la cronologia dello stregone?), resta tre giorni senza uscir mai; quindi riprende lantico mestiere di carriolaro, e sposa quella tappacciaW. Aveva trentaquattranni: troppo tardi, secondo lui, per sposare, ma sempre in tempo per mettere insieme cinque figli.
Nha sostenuto delle fatiche e degli strapazzi! Eppure, eccolo sano come un pesce, capace al bisogno, bench siano passati tantanni, di ricominciare e di tornar in Francia, senza chiedere a nessuno la stradaW... E' vero, per, che s sostenuto sempre con il vino, e, in mancanza di questo, con la grappa...
Pansabella temeva, forse, che non gli credessi sulla parola, e per questo ricorreva spesso e volentieri al bicchiere, che io avevo cura di riempirgli di quando in quando. Egli sfogava calorosamente la sua riconoscenza, mettendomi addosso le sue manacce nere: e, lo confesso, mi garbava poco di sentirmele cos vicino.
 Che polsi che ci avete!  dissi, tanto per dire.
Allora si tir su le maniche della camicia fino quasi alle spalle, per mostrarmi la nerbaturaW delle braccia; e io gli vidi, disegnato su quello destro, un gran diavolo nudo, con la coda e il forcone, e sotto, tre lettere:
L. B. N.
Doveva essere proprio in vena di parlare, perch mi spieg subito che volevano dire: Lucifero Barba Nera; mostrandomi, poi, altri tatuaggi. Nel medesimo braccio, sopra il polso, due cuori tra due rami intrecciati, e sotto, quattro lettere, che prima mi disse significare: Filomena, nome dun antica sua innamorata; poi, che si potevano leggere tanto: due cori incatenati, quanto: Dio. Nellaltro braccio mi fece vedere che portava scritto, a grosse lettere:
GIUSEPPE IL
PESCIAJOLO
e altre iniziali nei polpacci delle gambe. Volle anche spiegarmi che non erano fatte con inchiostro, ma con paglia bruciata stemperata nel vino, aggiungendo che lunico mezzo per fare sparire lo scritto  di bagnarlo con latte di donna. Tuttavia, battendoci sopra con la mano, si vede sempre tornar fuori qualche lettera.
Ordinai un altro mezzo litro: ero curioso di conoscere il significato recondito di tutti quei segnacci. E il vino parl. A Marsiglia, anche questo. Era entrato in una societ segreta di ottanta persone, sparse in qua e in l: non pi duno per luogo, rimpiazzandosi di mano in mano i morti. Pagava tuttora i suoi cinque soldi per settimana alla societ, ricca e sicura, avendo in cassa pi di due milioniW: meno potente di quella degli ammazza ammazzaW o degli antarticiW (gli anarchici di Pansabella), ma pi seria e di polso... Cercai, per, inutilmente di saperne di pi. Ora parlava a mezza bocca, sospettoso; fedele, come disse lui, al principio, che nelle societ bisogna avere pane e vino qui, nello stomaco, e la lingua accosto al preteritoW. Cos dicendo si dava grandi manate sul petto, che dalla camicia di colore slacciata lasciava vedere un grosso ciuffo peloso.
Annottava. Nella penombra scorgevo gli occhiacci luccicare come quelli dun gatto, intanto che, lasciata da parte la misteriosa societ, mi parlava della sua fama di fattucchiere, dei suoi lauti guadagni, delle sue guarigioni strepitose, in cui non entrava n Dio, n il diavolo, ma solo la virt delle erbe.
Daccordo con Assunta e senza dirne niente al marito, Serafina decise di provare anche questa.
La casa di Pansabella era poco prima della lanterna, dallaltra parte del porto. Lo trov sulla porta, che teneva sui ginocchi una sua bambina di cinque o sei anni, una povera creatura macilenta, dalle gambe esili, una delle quali terminava in un piedino contraffatto e contorto.
 Volete me?  le chiese, vedendola incamminarsi verso lui.
Serafina non rispose subito; poi, arrotolando le parole come per cacciarle fuori tutte dun fiato, disse:
 Non mi sta bene quel figliolino... Vorrei sentire da voi...
 Non faccio il medico, io.
La donna giunse le mani scongiurando:
 Fatemi questa carit..., venitelo a vedere... Cosa vi costa?
E perch laltro continuava a schermirsi, aggiunse con voce anche pi passionata:
 Via! volete che mi butti in ginocchio, come si prega un santo?
Pansabella, allora, mostr di cedere alle insistenze e mise le mani avanti:
 Patti chiari: una lira, subito...; e poi, non voglio camminar a ufo.
 Tutto quello che volete...; anche la carne mia!
 Ho capito,  fece il carriolaro alzandosi e mettendo la bambina sopra la pietra.  Tu, aspettami qui... E voi, se volete entrare un momento...
Serafina lo segu con un gran batticore, sembrandole che tutto, l dentro, dovesse essere nuovo e pauroso, che in ogni canto si dovesse trovar nascosto il diavolo: anche quelluomo basso e tarchiato, con quellincipiente barbaccia ispida che si lasciava crescer intera solo linverno, con i suoi occhi grifagni che tagliavano pi duna lama, le incuteva un timore, unagitazione incredibile. Avvezza fino da piccola a sentirne parlare come duno, che se la faceva con le streghe e con i demon, capace anche di giocarvi un brutto tiro se gli fosse saltato il ticchio, ella non lo vedeva mai passare, tirando il suo carretto, senza sentirsi una specie di brivido: e molte volte aveva sgridato il fratello Colombo, quando suniva agli altri ragazzi per molestare lui o la moglie.
Entrando, non vide invece niente di strano: era una camera come tutte le altre, con un gran letto a trespoli che loccupava per met, due o tre sediacce spagliate, un vecchio armadio e un catino sopra un lavamani di legno. Solo, nella parete tra la finestra e il letto, scorse un piccolo tavolino coperto di bianco, su cui erano disposti alcuni candelieri, e appesa al muro unimmagine della Madonna addolorata, intorno alla quale erano incollati santi e sante in gran numero.
Un lumicino a olio ardeva davanti alla Madonna, riempiendo la camera dun puzzo grave di moccolaja.
 Adesso facciamo la prova,  disse Pansabella dopo aver sentito di che si trattava.
Accese un altro lume davanti allimmagine, pigli di sopra lo strano altare cinque candelette, accese anche queste, e tenendole nella sinistra, si diede a palparle a una a una tra il pollice e lindice destro, scendendo dallalto al basso e borbottando misteriose parole. Quindi recit lavemaria e volgendosi alla Madonna pareva che linterrogasse e conversasse con lei facendo atti di scongiuro.
Serafina seguiva la cerimonia e ne aspettava con trepidazione lesito, cercando dindovinarlo sulla faccia artificiosamente stravolta del fattucchiere.
 La prova  venuta bene,  disse alla fine quello, soffiando sulle candele.  Adesso ci bisogna un vestito suo... La fattura ce lha, e per levargliela... Non ve lassicuro, beninteso! Con una piccola spesa, gi si capisce... Le candele non sono mica i sassi, che si trovano per la strada...
 In quanto a questo, guarda, sarebbe bella! Non ci pensate... Anzi, se lo volete subito, quello che vi viene...
 Per la prova, sarebbero tre soldi...; ma, con Salvatore..., lho conosciuto chera piccolo cos... Mi contento di due, giusto per non rimetterci di saccoccia.
La donna pag e si dispose a tornar a casa per prendere la roba di Fortunato.
 Sentite, Pansabella... E non si potrebbe sapere, chi...
 Guarda che domande! Come se non lo sapessi gi, io! Ma, a voi, non ve lo posso dire... Tanto, cosa vimporta?
 Allora, aspettatemi; un momentino e sono qui.
E and quasi di corsa.
 Assassina! assassina!  pensava la donna ripassando davanti la casa di Menca, con linvolto in cui aveva messo una camicia e altri abitucci del figlio.  Prega Dio, prega, che non succeda niente; se no...
E siccome lintravvide per luscio aperto, che stava risciacquando certi panni dentro un mastello, sput due volte voltando la testa dallaltra parte.
Pansabella prese linvolto, lo pos sullaltarino, ci fece sopra dei gran segni di croce borbottando avemarie e scongiuri.
 Domattina lo venite a riprendere...; bisogna lasciarlo l, stanotte... Dopo, state ben attenta, veh! dopo, prendete un litro di vino...; meglio bianco...; mettetelo in una pignattina nova, con tre foglie derba dinvidia, tre foglie derba di san Giovanni, tre spighe daglio, tre fiori di spigo, tre morsellini di pane... Lo so, lo so; non ce le avete, le erbe! a voi; ve le do io... Che bolla tutto, fino che ha calato della met... Una met, eh? Non vi sbagliate...
Sbagliarsi, s, povera Serafina! Essa ascoltava, con tutta lanima sospesa, irrigidita in quellunico sentimento, senza batter occhio.
 Allora, con quella bollitura calda... Calda, ma che non scotti...; quasi tiepida... Allora, fategli la lavanda.
E siccome gli occhi della donna interrogavano, interrogavano ancora, per saper tutto, per far bene tutto, Pansabella seguit:
 Si fa cos, ecco. Lavete da mettere in un piatto...; se  novo, meglio: bagnateci la mano, dalla parte del palmo, e poi... passatela sulla persona, met andando allingi, met allins... In questo modo qui; guardate...
Lo stregone si passava sul corpo le manacce nere, accompagnando alle parole lesempio, e intanto diceva:
 Ma sempre allinfuori, eh? Badate di non vi sbagliare... Dopo, quello che avanza, si butta per casa... Avete capito, no? Sempre in fuori..., cos... E quando alza il bollore..., una cosa, mi scordavo...; quando alza il bollore, guardate se fa le vesciche... Sono gli occhi cattivi...
Assunta, quando la vide tornar tutta rabbujata e sconvolta, saffrett a farsi raccontare cosa aveva saputo, interrompendola con esclamazioni furibonde contro chi aveva assassinato cos quella poveranima di Dio.
 Menca, dici tu? no, no;  la madre: vedi, ci giocherei la testa, ch stata essa... Ma, di che mi cpiti davanti!... Gliene voglio dir quattro, a quella stregaccia! Prima, quella povera buonanima di...; e, adesso, se l voluta prendere anche con te.
Il giorno dopo fu lei che and da Pansabella a ripigliar linvoltino, e fattesi ripetere minutamente tutte le istruzioni, se ne part ringraziandolo, con la promessa di ricompensarlo a dovere quando si fosse visto il giovamento.
 Se mai, siate sicuro, che non ci si star a badare...
 Purch facciate tutto in regola... Tre lavande, eh? ricordatevi; e poi, quello che avanza..., per casa.
Venne bollita la roba, venne lavato tre volte il bambino da capo a piedi, e sempre in fuori, ma senza vantaggio: quella notte, anzi, fu pi cattivo del solito, e pianse sempre sempre, tanto che le due donne non poterono chiuder occhio. La madre, che, quando non cera il marito, lo teneva con s nel letto, lo prendeva, se lo attaccava al seno; ma, dopo due o tre poppate, il piccolo abbandonava il capezzolo, la respingeva con la manina, e torcendosi tutto riscoppiava in quel suo pianto accorato che faceva male a sentirlo. Dalla camera vicina Assunta le chiedeva la ragione di quel pianto; pi volte, scesa dal letto, and a prendere Fortunatino per portarlo in giro su le braccia: allora si consolava un momento, chiudeva gli occhietti, pareva che volesse dormire, ma, appena lo rimetteva gi, tornava da capo. Solo la mattina, vinto forse dalla stanchezza, aveva preso sonno, un sonno cos leggero e agitato, che al minimo rumore accennava a svegliarsi, lagnandosi continuamente.
Pansabella, rimorchiato a casa, lo visit, lo palp, gli fece molti segni di croce su tutta la persona, borbott le sue parolacce misteriose; quindi rimase sopra di s, meditabondo, con la fronte corrugata, con i cigli aggrottati, fissando gli occhi grifagni in un punto lontano, come in qualcosa visibile per lui solo. Alla fine cav un sucido pezzetto di carta, lo pieg e ripieg tre volte e, scucito lo scapolare che il bambino aveva al collo, ce lo mise dentro, tracciandoci sopra i suoi segni cabalistici.
 Questo non glielo state a levar mai. Poi vi dar una bottiglina..., da fargliene prendere un cucchiaino ogni tre ore..., magari nel pancottino...
Quando il fattucchiere fu andato via, Assunta usc a comprare una fascina per accendere il fuoco; e, nel passare davanti a casa di Menca, vide la madre di lei sulla porta, a discorrere con due o tre conoscenti comuni, una delle quali la salut.
 Ci vediamo, Giovanna,  le rispose continuando a camminare, senza voltarsi.
 Ih! ih! che prescia avete, stamattina... Pare che vi corra dietro qualcuno. Che modo  di passare, senza far due chiacchiere? E' tanto, che non si scambia una parola!...
 Non mi piace la compagnia... Alla larga!  e continuava a camminare.
 Se lo dite per me, se lo dite,  le url dietro Mariuccia,  grazie a Dio, la faccia lho pi pulita della vostra, e lo sanno tutti chi sono...
Laltra si ferm, si volt a mezzo e diede in una risata sonora.
 S, lo sanno tutti, lo sanno, e a chi non lo sapesse, glielo dir io chi siete...
 Cosa potete dire? cosa?  grid Mariuccia facendosi scarlatta come un tacchino.
Assunta diede in una nuova risata, fece un passo in avanti e inchinandosi per canzonatura rispose:
 Signora dalla faccia pulita..., la saluto; arrivederla.
E voltatele le spalle seguit a camminare, dopo averle fatto con la mano un cenno ingiurioso, borbottando:
 Altro che il ranno! Altro che il ranno ci vorrebbe!...
Mariuccia avrebbe voluto slanciarsi, ma la trattennero, e non pot far altro che sfogarsi con le compagne, le quali, fingendo di calmarla, laizzavano sempre pi e ci si divertivano un mondo.
 Fuggi, ah? fuggi, ah? Parla, parla, se hai coraggio! Butta fuori quello che hai nellanimaccia!...
Assunta crepava anchessa dalla bile e fu l l per tornar indietro; ma si fece forza, contro il solito, e continuando la sua strada, giunse alla bottega e ventr. Ma laltra, che non voleva lasciar cadere la cosa e che per le chiacchiere delle amiche aveva finito duscir dai gangheri, laspettava al ritorno, e quando poco dopo la vide ripassare con la fascina sotto il braccio, si mise a urlare:
 Eccola, eccola la cagna che abbaja da lontano... Cosa ci hai da dire sul conto mio? E parla, dunque!... Hai paura?
Questa volta Assunta non si seppe contenere e perse proprio il lume degli occhi. Si volt come una vipera e proruppe sghignazzando:
 Sentila, oh! Cosa ci ho da dire? cosa ci ho da dire? Ci vuole altro che una sfacciata come te, per domandarmelo... Ce ne ho tante, sullo stomaco!... Ma!...
Piantata solidamente sulle gambe, con la faccia accesa, gli occhi sanguigni, Assunta squassava, in atto minaccioso, la sua fascina sotto il naso dellaltra, che pi bassa e smilza, ma non meno inferocita, le stava di fronte, con le mani allaria. Le amiche, ferme in disparte, sinteressavano alla scena guardandosi dallintervenire, e la presenza loro eccitava sempre di pi le litiganti, che, perduto ogni ritegno, si rovesciavano addosso un torrente dingiurie e di parolacce.
 Brutta sozzona!
 Brutta zingara!
 Sgualdrinaccia ladra! muso da schiaffi!
 Spilorcia, che fai stentar la fame a quel povero vecchio!
 Strega! strega! muso di scimmia! Impccati...
 E tu, vecchiaccia sdentata! Vatti ad annegare, vah!
Il vicinato era tutto sugli usci, cercando di non perderne nemmeno una sillaba, senza per parteggiare n per luna, n per laltra: ma, in fondo, le simpatie erano per Mariuccia, ritenuta una buona donna, sempre pronta a far un piacere; mentre quellaltra, con il suo carattere irascibile, aveva avuto da dire con mezzo mondo. I passanti si fermavano e ridevano: che gusto, se si fossero accapigliate ben bene!
 Cosa tho rubato?... Sentiamo: cosa tho rubato?... Tu s, che anche laltro giorno... Gi, gi; la gallina della Gigia; te la sei chiusa dentro casa... Sfido io, che non lha potuta ritrovare pi!... Non lavevi vista, eh? Non lavevi vista?
 E tu, ladra mia? Avessi tanti marenghi, per le camicie e i fazzoletti che ti becchi, e di a intendere che ti vanno per lacqua! Credi che non si sappia, di, le poste che hai perduto?... Ha fatto male mamma, quando nascesti, a tagliarti le unghie...
 Eh, la bugiardona! Sono anche capace, se non te la finisci, di ficcartele nel muso, le unghie.
 Sozzona! Schifosa! Vuoi che ti rompa la fascina sopra la testa?... Ci puoi provare a toccarmi con un dito...; te ne do tante, finch mi durano le mani!
Dalluscio, Menca chiamava la madre, perch la lasciasse andare; ma questa invece, fuori di s dalla rabbia, si avvent sulla rivale, cercando di acciuffarla per i capelli.
 To, cagna! to, cagna!  urlava con i denti stretti, picchiando e graffiando dove capitava.
Laltra non rest certo inoperosa, ma si difese come meglio poteva, ajutandosi con il braccio libero, senza lasciar la fascina.
Alcuni ragazzi, attirati dal rumore, ridendo e fischiando le incitavano con urli di dgli, dgli! forza, adesso!W e qualcuno si chinava a raccogliere ciottoli, con lintenzione di prender parte attiva alla battaglia. Allora Menca, fattasi avanti, afferr per un braccio la madre, la trascin via e la spinse dentro casa.
 Ma lascitela perdere! Non vi vergognate?... Lascitela perdere.
 Ce n anche per te, brutta rossaccia! Ce n anche per te!  smaniava Assunta, con i capelli mezzo spuntati e in disordine e la faccia in fiamme per le graffiature.
 Vuoi che ti dia il resto? a te e a quella sozza di tua madre...
E, cavatasi prestamente una pianella, gliela scagli dietro, ma senza colpirla.
La giovine, chera entrata anche lei, si contenne e non rispose alla provocazione; ma non cos Mariuccia, che, liberatasi dalla figlia, riapparve quasi subito sulla soglia a riattaccar la litania delle ingiurie e dei vituper, finch Menca la tir novamente dentro e chiuse la porta.
Rimasta padrona del campo, Assunta celebrava la sua vittoria snocciolando le pi sanguinose contumelie allindirizzo della rivale e sfidandola a gran voce:
 Ti nascondi, eh? hai paura, eh? Esci, se non t bastato...; ti voglio cavar il core, brutta vigliaccona! Lo dico forte, s; lha da sentire tutto il mondo... Prima, il marito...; tu, tu me lhai ammazzato... Ma non ti credere, no, di far la seconda, con quel...
E chi sa quanto avrebbe seguitato ancora; ma si apr con violenza la porta, e riapparve Menca con in mano la scopa.
 A voi; discorrete con questa!  disse la giovine, e appoggiato allo stipite lo strano interlocutore, chiuse di novo luscio, mentre Assunta, raccolta la sua pianella, batteva mogia mogia in ritirata, in mezzo alle risate e ai fischi di ragazzacci.
Al suo ritorno, Salvatore fu assai dispiacente dellaccaduto e se ne dolse con la madre e anche con la moglie, perch gli pareva che lei pure, da un po di tempo, cercasse di soffiar nel fuoco e cogliesse tutte le occasioni per ravvivare il vecchio odio contro quelle due donne.
 Possibile che non sabbia mai da vivere in santa pace? Che sugo c, a dar fastidio al prossimo... Ecco: se ognuno badasse solo ai fatti di casa sua, sarebbe molto meglio, sarebbe...
A Serafina quel rimprovero non era sonato bene, e non sera potuta trattenere dal rispondere, alzando le spalle:
 Gi, gi; tinteressa molto quella gente... Eh, si capisce!
 Cosa vorresti dire, sciocca? Sentiamo: cosa vorresti dire?
 C chi ti preme molto, ti preme...; pi di me, pi di me...
 Guarda, che mi fai scappar la pazienza!
Ma la moglie, che da qualche tempo si sentiva dentro un cumulo dinquietudini e di sospetti, proruppe in lamenti passionati, in osservazioni gelose, alle quali Salvatore replic con cattivo garbo:
 Te la vuoi finire? ho paura che, se no, ti faccio quello che non ho fatto mai...
 Ah! nemmeno parlare? nemmeno parlare, si pu? E invece, lo dico forte, lo dico... Sei stufo di me; ti sei pentito di non avere sposato quellaltra; s, s! Ci pensi ancora, tu, a quella brutta rossaccia!...
Il giovine, preso da un impeto dira, lafferr per un braccio e si diede a scoterla forte, imponendole di star zitta; ma siccome Serafina continuava, egli, fuori di s, cominci a batterla brutalmente. Era la prima volta che le metteva le mani addosso, e alle prime percosse la furia gli sboll a un tratto, e lo colse il pentimento; ma non volle riconoscere il suo torto, e senzaprir bocca usc di casa, lasciando la moglie livida e lagrimosa.
Prov dandare verso la Maria, ormeggiata, poco distante, con lidea che avrebbe trovato l da far qualcosa e distrarsi; ma vide a bordo Gildo e un altro, intenti alle loro faccende, e non sentendosi la voglia di discorrere, si diresse, invece, alla spiaggia, camminando senza altro scopo che di calmare i nervi irritati.
Nel tramonto sereno di quella splendida giornata dellautunno morente, il sole scendeva tranquillo dietro le colline lontane, mandando una gran gloria di raggi che coloravano in giallo e in rosso un ampio tratto di cielo allintorno. Sul mare, manco una vela. Le onde, piccole e regolari, venivano a morire quasi silenziose sulla spiaggia deserta, dove una striscia nera segnava il limite serpeggiante dellultima marea.
Salvatore camminava adagio, proprio vicino allacqua, facendo scricchiolare le alghe accumulate qua e l, e si sentiva, dentro, rinascere la collera per le parole della moglie. Le donne, le donne! sono tutte uguali, tutte gelose fracide. Che motivi le dava lui? di che si poteva lamentare?
Pensando a questo il giovine si fermava un momento, con gli occhi fissi per terra, stringendo e agitando involontariamente i pugni. Eppure una voce, dal fondo dellanima, prima sommessamente, poi pi alto gli pareva che dicesse: Serafina ha ragioneW, e gli cresceva la stizza non riuscendo a farla tacere. Aveva ragione? E perch? Cera, dunque, qualche cosa di vero nelle sue inquietudini?
Da parte sua, no; da parte di colei, forse.
Per la prima volta pens che laltra lamasse ancora, e pensandolo non prov alcun disgusto, anzi gli parve che fosse ben naturale. Trov nella memoria piccoli particolari inosservati per laddietro, e nel collegarli ora insieme si meravigliava di non essersi mai accorto duna cosa, che lavrebbe vista anche un cieco.
Da qualche tempo, infatti, Menca aveva cercato tutte le occasioni per trovarsi con lui, e specialmente dopo che Gildo andava sulla Vera Provvidenza questi incontri erano diventati comuni. Che sciocco a non accorgersene! Avrebbe pure dovuto dargli nellocchio, quellinsistenza ad essere sempre la prima a correre quando arrivavano, lultima ad andarsene quando ripartivano; tanto pi che spesso, con il pretesto di portare qualche cosa dimenticata dal marito, scendeva anche a bordo e ci si tratteneva finch era possibile.
Ricordava una partenza, di notte, con un tempo nero che non ci si vedeva di qui a l. Egli, sul molo, aspettava che arrivassero gli altri, e intanto toglieva a uno a uno i panieri lanciandoli sopra coperta. Allimprovviso sera accostata una donna, Menca: laveva preso per una mano e sera messa a discorrergli famigliarmente. Allora sera fatto conoscere, pensando che nel bujo lavesse scambiato con il marito, e la giovine sera allontanata scusandosi; ma nellanima, a lui; era rimasta limpressione che lequivoco fosse stato volontario, perch il marito, giunto poco dopo, aveva detto di venire da casa e daver dovuto tardare siccome la moglie era uscita a comprargli il pane da portar via.
E gli occhi? Gli occhi avevano sempre lespressione di quel giorno, al ballo del soldo, quando, senza potersi sottrarre, sera deciso a prenderla e sera messo con lei. Salvatore pensava a quegli occhi cherano sempre l, accesi e lucidi, tutte le volte che passava davanti a casa di lei; quegli occhi che lo cercavano, lo spiavano, lo inseguivano da per tutto. E lui ingenuo, che supponeva un avanzo di rancore, per labbandono, senza aver pensato mai alla possibilit, che ora gli sembrava certezza! S, s, quella donna non aveva scordato, e voleva che non scordasse neppur lui...
Il giovine camminava sulla spiaggia deserta, andando verso un battello tirato in secco e lasciato l da qualche pescatore di sciabica. Di quando in quando, per abitudine, gettava unocchiata sul mare pure deserto, dove per la oscurit incipiente le piccole onde sembravano macchie dombra, vaganti da un punto a un altro con un movimento largo, silenzioso.
Ma Salvatore guardava senza vedere, poich per tutto gli stava davanti un viso dalla capigliatura fulva, dagli occhi ardenti, dalla bocca provocatrice e carnosa, che si tendeva verso di lui come per soffiargli addosso il proprio respiro di fiamma. E la visione si faceva sempre pi viva, acquistando quasi un senso di realt caldo e sconvolgitore.
Invano chiamava a raccolta pensieri e immagini diverse: i conti della pesca, la prossima partenza, il piccolo Fortunato, il diverbio con Serafina; Menca era sempre l, che lo guardava, lo invitava, lo avvinceva irresistibilmente...
Si ferm. Nella luce ormai scarsa vide, non lontano, unombra nera, come di una persona che cercasse di appiattarsi dietro il battello tirato a riva. Gli prese il desiderio di sapere cosa facesse, e affrett il passo: per un momento non pens ad altro. Qualche contrabbandiere, forse, che seppelliva nella rena, o ne toglieva roba sbarcata da una lancia? Non gli pareva probabile, perch tali cose si fanno molto pi lontano dal porto e dagli occhi vigili dei finanzieri.
Era quasi giunto al luogo, e non vedendo nessuno, si disponeva a tornar indietro, quando una figura si stacc dallaltra parte del battello, che laveva nascosta fino allora, e gli si fece incontro chiamandolo per nome.
Al giovine parve di sognare: era una donna, e dalla voce riconobbe Menca.
Il primo impulso fu di voltare, di mettersi a correre, di fuggire come allapparizione di un fantasma pauroso; ma la voce di lei, stridula e sarcastica, lo trattenne inchiodandolo.
 Vi faccio tanta paura, vi faccio? Eppure, che sappia io, non ho mangiato mai nessuno...
Ella savvicinava sempre: si ferm a un passo da lui, lo fiss con quegli occhi che Salvatore conosceva cos bene e rimase per un momento in silenzio.
 Una volta non fuggivate, nel vedermi,  disse poi a voce bassa, appena intelligibile.  Si capisce...: mi devo esser cambiata; molto, molto cambiata... Eh! cambia tutto, al mondo.
Salvatore la guardava muto, immobile, incapace di sottrarsi al fascino che emanava da lei e che lo riprendeva violentemente, l, allimprovviso, come al ballo del soldo, in quel giorno ormai cos lontano. E' vero,  vero, tutto cambia... Ma gli occhi di lei erano sempre gli stessi: li vedeva ora come li aveva visti tante volte, lucidi, imperiosi, pieni di una fiamma divoratrice che metteva in scompiglio il cervello.
 Cambia tutto e si scorda tutto..., anche lamore,  continu Menca accostandosi ancora di pi, tanto che lui ne sentiva il respiro.  Bonasera! Si fa notte; a casa maspettano... E anche voi sarete aspettato... da vostra moglie...
Nelle ultime parole cera il sibilo duna frustata sul viso; e gli occhi della donna si accesero dun lampo di compassione e di scherno.
 Addio, dunque,  ripet poi avviandosi per partire; ma Salvatore la richiam, disse la prima parola:
 Sentite...
 Si fa tardi, si fa; devessere sonata lavemaria... No, no; non mi piace di fare star in pena nessuno... Sono uscita per raccogliere qualche po di legna, qualche cosa per il fuoco... Ma, vedete, ho girato due ore e non ho messo insieme che questa miseria... Sta tutta l.
E accennava un canestrello poco distante, mezzo pieno di foglie secche annerite e di quegli altri rifiuti che il mare manda continuamente alla spiaggia.
 Vho visto da lontano... e mi sono nascosta: non vi volevo metter paura... Bonasera, bonasera!...
 Sentite, Menca, sentite!  e cos dicendo, perch sincamminava davvero, egli lafferr per un braccio:  Avete torto, ve lassicuro, a credere che io... Sentite, vi dico! Oramai, quello ch stato  stato... Siamo, da oggi in avanti, buoni amici? come con vostro..., come con Gildo...
 Vi ringrazio! vi ringrazio! Siete troppo stufereccio, voi...
Per la terza volta ella mostr di voler partire, andando verso il suo canestro, e anche questa volta fu trattenuta dal giovine. La strinse ai polsi, cos forte che le fece mandare un piccolo grido di dolore.
 Ahi, ahi! cosa vi prende, adesso? Siete voi, adesso, che mi mettete paura...
Ma egli non la lasci, e fissandola negli occhi ripet ancora:
 Sentite, sentite... Io non vi son venuto a cercare... Gi che il destino..., vi voglio parlar franco...
 Ma, se vi vedesse Serafina..., se lo sapesse!...
 Cosa mimporta dessa? Su me, non ci comanda nessuno.
Era lui, proprio lui che aveva detto queste parole?...
Tacquero ambedue, un po imbarazzati da quella confessione che stava per venire.
 Salvatore, Salvatore!  disse alfine la donna; e quel nome pareva pi dolce duna carezza.  Badate! Sar la rovina vostra...
Egli la teneva sempre per i polsi, stringendola con le mani di ferro, mentre si divincolava vanamente quasi volesse fuggirgli. Era l, era l colei che da tanto tempo lo turbava con i ricordi mille volte scacciati e mille volte rinascenti; erano l quei capelli, quel viso, quegli occhi implacabili che lo seguivano da per tutto, che gli davano la caccia per tutto; la donna che doveva esser sua e non poteva esser che sua. Dalle carni fresche, dal battito affrettato delle arterie usciva il fascino ardente della giovent e della passione, gli si trasmetteva nel sangue, gli annebbiava il cervello.
Lattir a s, curv la faccia sulla sua, volle baciarla sopra le labbra; ma ella si ribell e con un ultimo sforzo gli usc di mano mettendosi a fuggire.
 Frmati, Menca! frmati!  grid lui correndole dietro; ma la giovine continuava senzarrestarsi, leggera e veloce come un capriolo selvaggio.
Durarono qualche minuto quellinseguimento e quella fuga sulla spiaggia deserta, nellombra che gi saliva da ogni parte. Ansavano tutte due, perch i piedi saffondavano nella rena.
 Una parola! Senti una parola!... Tho da dire una cosa...
Menca, allora, si ferm e lattese. Nella corsa i capelli le si erano quasi sciolti e le cadevano in disordine sulle tempie e sopra le spalle.
 Cosa volete? Non sono vostra moglie, io!...
 Menca,  implor Salvatore con una voce in cui tremava la passione:  Menca! Non vedi, di! che ti voglio bene? Te lho voluto sempre, te lho voluto sempre!... Abbi compassione dun disgraziato, che ti prega a mani giunte...
 Troppo tardi...; non  colpa mia.
Egli fece di novo per prenderla, ma si dov fermare alla minaccia che si sarebbe rimessa a correre, e, pi, davanti allespressione diversa che vide nel viso e negli occhi di lei.
 Ah, vile! ah, vile! Mi lusinga, mi lascia, ne sposa unaltra..., e adesso mi viene a dire che mi vuol bene, che me lha voluto sempre... Con che coraggio? di! con che coraggio?... Infame, infame! uomo senza cuore, razza di tigre!...
Le parole uscivano in tumulto dalla bocca della donna, ora taglienti e ruvide, ora tenere e affettuose, sempre calde ed appassionate, mentre riviveva i giorni lieti dellamore e tristi dellabbandono; e lui ascoltava in silenzio, a capo basso, come un colpevole convinto e attenagliato dai rimorsi. Erano gridi, insulti, maledizioni dunanima violenta, cherompevano nella foga del discorso, nellespressione della faccia, nella scompostezza dei gesti, finch si disfecero in singhiozzi.
Salvatore lafferr per le mani: questa volta non fugg.
 Su, basta! su, basta; clmati, via! Sii ragionevole... Non  vero che ci vogliamo bene, che ce lo possiamo voler lo stesso? Basta, basta; non piangere...
A poco a poco lattirava a s, la stringeva sempre pi forte, le si accostava con il viso, cercandone la bocca per deporvi un timido bacio; e poich lei non accenn, come prima, a tirarsi indietro, fu una frenesia di baci lunghi, insistenti che aspettavano il contraccambio.
A un tratto si sent cingere da due braccia bramose, sent una pioggia di baci rispondere ai suoi, sent la sua voce soffiargli sul viso, calda, carezzevole, chiamandolo con i nomi pi dolci.
Rimasero cos abbracciati, confusi in una stretta sempre pi tenera e affettuosa. Si dissero tante cose, le mille piccole cose che custodivano nellanima da cos lungo tempo, e che non serano detti mai, nemmeno quando passavano le serate sulla pietra, fuori delluscio. Poi Salvatore sent unondata pi calda salirgli alla faccia, una ondata di sangue e di desiderio che li vinse entrambi come una vertigine; e caddero anelanti.
E il mare nel bujo cantava il canto nuziale.
 ... Allora, ho detto dentro di me: devono dormir tutti, chi!...W; perch, non fosse mai, ci venivano a dar di mezzo, dritti come una palla di schioppo... La Fortunata, proprio la Fortunata..., con il suo pennoncino a strisce, e le vele di punta... Se lho vista bene, to! cera una luna..., ci si vedeva come di giorno. Allora... E chi ne sapeva niente, della disgrazia? Mancavamo da pi di quattro settimane... Allora, do una voce e poggio dal canto mio...: ho fatto in tempo appena appena, Ti manca il posto, chi? E guarda dove cammini, brutto guerciaccio della Madonna!...W Allora, colui del timone... Mera sembrato, l per l, proprio il Guercio, buonanima... Allora...
Padron Fiore dov interrompere i suoi alloraW, essendo quello il momento di tirar su il quadroW, e lattenzione delluditorio si rivolse allampia rete, di cui uscivano gi dallacqua le quattro punte, mentre Stampellone e La Pita giravano le manovelle delle grandi ruote, alle quali erano legate le corde.
A poco a poco la bilancia fu tutta sollevata, e nel fondo si videro, alla luce duna lanterna, pochi grossi pesci che si dibattevano. Piviale and in cima al ponte di tavole, insacc il pesce in un retacchio attaccato a una lunga e pesante pertica; quindi gli altri, lasciando le ruote, fecero ricalare la rete.
Si sedettero di nuovo accosto al casotto di legno, mentre Fiore saccingeva a riprendere la meravigliosa narrazione.
 Allora, quello del timone si volta con la testa... Anzi che era il Guercio! una grinta da scimmia, nero come il carbone, due occhietti maligni, la bocca come un forno; brutto che non si poteva guardare...
 E chi era dunque?  domand il Crudo, un uomo basso e peloso, che durante il racconto non aveva parlato mai, succhiando la corta canna della sua pipetta di coccio.
 Il diavolo, vah! e chi aveva da essere?...
I marinai rimasero un bel pezzo in silenzio, meditando sulla storia sentita, mentre il mare, invisibile per loscurit, urtava contro le palizzate dei moli, con un fragore sordo e continuo, e pareva che anche lui narrasse misteriose apparizioni di morti e di anime. Poco lontano altri uomini attendevano alla pesca con il quadroW, imprecando contro la fortuna e invidiando i compagni, perch pareva che il pesce fuggisse da loro, per andar tutto in quellaltra rete. Eh, il posto, il posto! Ad essi, solo gli scarti; qualche baldigara, qualche anguilla..., ma ci capitavano proprio per sbaglio. E, spesso, non veniva su che robaccia: alghe e porcherie, a rischio di stroncare.
 Io,  continu Fiore dopo aver dato campo di assaporare il fatto,  io non sono pauroso...; a quellaltra vita, ci credo e non ci credo... Quanduno  morto, che gli hai buttato sopra quelle quattro palate di terra, bonanotte figlioli! Eppure, dopo di quella volta, me lo sogno spesso spesso quel muso...; e quandho saputo la disgrazia..., ho raggranellato quei trenta soldi, per fargli dire un po di bene...
 Volete che ve la canti?  interruppe un vecchietto magro come unacciuga, che durante il racconto non aveva fatto che scoter la testa in segno di disapprovazione.  Per me, il diavolo non poteva essere... E i corni? e la coda? dove se li era nascosti?... Quello, vi dico, era proprio il Guercio, buonanima... Domandatelo, com fatto Berlicche, al Grosso, che lha visto di qui a l, sotto il ponte di ferro...
Era una vecchia storia, e tutti la conoscevano. Una volta, sotto il ponte della ferrovia, a met del canale, sera veduto un caprone. Tre o quattro marinai lavevano legato con uno scandaglio, e ci si divertivano a vederlo saltare. Alla fine, la bestia  stufa, comincia a dar indietro, e tira, tira; tanto che quei burloni di marinai, per non farlo scappare, pensano di assicurar lo scandaglio a un palo della riva: ma, s! con uno sgambetto il diabolico caprone stronca il palo, e se li trascina via, tra il fumo e il puzzo del solfo.
Il Grosso, che aveva sentito raccontarlo dai vecchi, si trasformava addirittura in testimonio della scena, con gran lusso di particolari.
 Questo  un altro conto, questo,  intervenne a dire La Pita, senza per interrompere la sua prediletta occupazione di cacciarsi i diti nel naso, per cavarne delle pallottoline di sporco;  ma io, invece, ho fede che quello l fosse Caronte...
Con le piove, di nottetempo, quando lacqua va in ardore e su per gli alberi le anime appajono come tutti lumicini che portano disgrazia, quellammazzato Caronte, capo di gente cattiva, ladri di mare, naufragatisi da chi sa quanti secoli, si prende il matto gusto di presentarsi con la sua barca, per impaurire i poveri marinai: e a due palmi dalla prua, quando gi gli uomini della paranza, con le mani nei capelli, credono dessere inevitabilmente investiti e aspettano il cozzo tremendo, Caronte e la sua barca spariscono via nel bujo, tra la burrasca.
Stampellone si mise a ridere forte: aveva fatto il militare, lui, e avrebbe creduto meglio se gli avessero detto che il roscilo  bianco e il merluzzo  rosso, piuttosto che a simili storielle da vecchi rimbambiti.
 Le anime, s! quelle del sambuco...
 Tu che vuoi capir tanto...,  gli rispose La Pita:  c qui paron Mariano; ftti raccontare, ftti, quello che ha visto lui...
Mariano Frausini, il re dei padroni, era l anche lui, a prendere il fresco, prima dandarsene a dormire. La sua larga faccia bonaria rest impassibile, mentre tutti gli occhi erano fissi nei suoi.
 Lo saprete a memoria, oramai,  cominci egli nel sentirsi chiamare in causa, senza per perdere la sua posa solenne, come se fosse un altro a parlare.  Sotto Cigale, una notte, con un tempo cattivo...; mando a basso il Toto, chera di seconda guardia, e in coperta rimango solo io... A casa, ci avevo quella povera Nena..., qualcuno se la ricorder...; mia sorella pi piccola: stava male, ma non forte... Lavevo lasciata..., pareva una cosa da niente: una gastriga, o che so io... Basta; eccoti un lume sempre pi grande, sempre pi grande..., in via della puppa... Mi strofino gli occhi: cosa sar? un altro barchetto? No; corre troppo... A far corti discorsi, il lume savvicina, e nel mezzo, ti vedo una donna, tutta di bianco, come in una raggera... La Nena! Addio! addio, Mariano! addio...W Mi saluta, mi bacia, e poi..., pfu! via, come un soffio... Torno a terra: la trovo morta...
Padron Mariano, nel pronunziare le ultime parole, si era alzato, e, dopo una breve pausa, con la medesima voce grave e fredda, continu:
 Saranno ormai due ore di notte... Ah! andiamo a dormire, ch belle tardi...
E si mosse lentamente, senza salutare nessuno, allontanandosi a poco a poco nel bujo.
 S, s,  sintestardiva lincredulo Stampellone, interrompendo i commenti ammirativi degli altri:  anche questo, sar come il fatto di Pansabella...
 Che fatto? che fatto?  chiedeva gi qualcuno; ma il Crudo fece notare chera tempo di salpar la rete, e il discorso rimase l.
Questa volta daccordo, La Pita e Stampellone si diedero a tirare a s le manovelle delle due ruote, prima velocemente, poi, di mano in mano che il gran quadro usciva dallacqua e cresceva il peso, pi adagio, inarcando addirittura le persone nel dare gli ultimi colpi. In cima alle due tavole legate insieme, che sporgevano fuori un bel pezzo oltre il cavalletto di sostegno, il Crudo scrutava gi, dove la luce della lanterna che teneva in mano si rifletteva con guizzi e saltellamenti, sulla conca nera della rete, via via che salzava. Una pioggia di goccioline luccicanti sandava a spegnere nel mare bujo con un crepitio lieve, in mezzo al quale il suo orecchio esperto distingueva il tuffo sordo di qualche baldigara, saltante a fior dacqua un po pi lontano. Maledetto! nemmeno una coda, per quella volta.
Ricalata la bilancia, i marinai tornarono al loro posto; e Stampellone dov raccontare il fatto di Pansabella.
 Lo conoscete tutti Scarciofolone, quel giovinotto di Rimini, che viene sempre a caricare in breccia... Be, domenica sera, nellosteria di Mialn... Cera anche lui, che anzi abbiam giocato alle carte, e mha buscherato un mezzo... Si parlava del pi e del meno; quando lui fa, dice: To! quanto pagherei, invece desser qui, di trovarmi a Rimini!W Cera una festa di ballo, e lui ha la morosa, chi!... Allora, sente questo Pansabella, e gli fa, dice...
Stampellone sinterruppe per accendere la pipa; poi, quando lebbe avviata, riprese:
 Pansabella, che stava l bevendo la sua quinta foglietta.... Sera bevuto gi un boccale, quel porco!... sente il discorso: Se vuoi andare a casa, ti ci porto io, in un lampo...W Quellaltro, bello sforzo! gli lascia una risata sul muso; ma Pansabella..., non gli manca, no, la parola! lo persuade e lo porta a marina. Era mezzanotte. Non hai da aver paura; tavviso...W Scarciofolone, per la smania della morosa, figuratevi se gli promette di star in ordine! Per Pansabella, prima voleva dieci franchi; quellaltro, invece, non se la sentiva. Te ne dar anche venti; quando torno...W Tira di qua, tira di l, finalmente si mettono daccordo. Hai coraggio?W fa Pansabella. Ce lho anche la parte tua, ce lho...; basta che tu non sia bugiardo...W  E tu, basta che non abbia paura.W Allora... Accidenti alla pipa! Non vuol tirare.
Il marinajo sinterruppe di novo per raschiar la pipa con la punta dun coltello; la stur, la caric, laccese.
 Allora Pansabella gli domanda: Sei pronto?W e appena quellaltro risponde di s, lui si mette a urlare, con una voce che si sentiva lontano un miglio: Pronti! Pronti!W Manco mezzo minuto, eccoti un gattone nero, grosso cos... Monta suW, dice Pansabella; ma Scarciofolone, s! tela via, a gambe!... Dammi un fiammifero, vah! Possibile che non riesca a far una fumata con grazia? 
Glielo diede il Crudo, e lui fin:
 La mattina dopo, Pansabella voleva i soldi; e Scarciofolone, invece, gli voleva dar le bastonate... Ah, ah, ah! una scena da schiattar dal ridere...
 Ma, e il gatto?  domand La Pita, che non aveva perduto una sillaba.
 Ah, ah, ah!  di Pansabella, il gatto... Gli ha messo nome Pronti... Ah, ah, ah!...
Risero di gusto anche gli altri, e poi, ognuno volle dire la sua, pescando nella memoria qualcosa di straordinario, da far restare a bocca aperta: finch, esaurito il tema delle apparizioni e degli spiriti, La Pita, che si voleva prendere una rivincita, mise fuori quello dei viaggi. Tutti, chi pi e chi meno, avevano girato la loro parte, avevano visto un po di mondo; la materia, quindi, non mancava.
Erano descrizioni vivaci e favolose di citt lontane, sotto un cielo di un azzurro cos diverso, tra gente che parlava una lingua sconosciuta e ridicola, e si vestiva in cento modi bizzarri. Con grande solennit di gesti il narratore si sforzava di riprodurre limpressione ricevuta da quel mondo appena intravvisto: e un particolare ne richiamava un altro sulla bocca di chi, avendo veduto anche lui, voleva correggere o aggiungere qualche cosa.
Uno, chera stato in America, parlava di citt sterminate, in cui la vita trascorreva tumultuosa e rumoreggiante come un oceano in tempesta: citt, dove toccava camminare e camminare soli, sperduti in mezzo alla baraonda degli uomini e dei veicoli, facendosi capire a forza di gesti. Un altro, che aveva i suoi cinque anni di servizio militare, narrava di una crociera avventurosa nei mari dellEstremo Oriente, scimmiottando il modo di parlare e di moversi di quei piccoli uomini l, dalla faccia gialla, dagli occhi obliqui e dal buffo codino, simili a fantocci nei loro vestiti di seta dai colori smaglianti. Un terzo parlava dellAffrica, facendo passare davanti agli ascoltatori vaste spiagge sabbiose inondate di sole, uomini neri e seminudi, lunghe file di cammelli dal collo arcuato e dalla gobba mostruosa, e li meravigliava con il racconto di costumanze bizzarre e selvagge.
 S, s, tutte belle cose; ma nessuno di vojaltri, scommetto, s trovato a vedere quel che ho visto io...
Con queste parole il Muto, un bel pezzo duomo dritto e vigoroso, interruppe la narrazione di Piviale, che, un po indispettito, gli rispose:
 Lo so, lo so: volete dire la campagna del sessantasei... Io, allora, manco non cero al mondo; son nato del settanta, io...
Il Muto fece un gesto, che voleva dire: Costoro, perch hanno qualche diecina di carnevali di meno, pretenderebbero dessere ascoltati come gli oracoli; e guai a chi fiata!W Ma siccome rimaneva silenzioso, padron Fiore, che aveva in corpo pi curiosit duna donna, lo incit a parlare, spalleggiato anche dagli altri.
 E' roba vecchia: cosa serve?... roba di meglio che trentacinque anni fa...,  diceva il Muto schermendosi; perch non era il forte suo intrattenere gli amici con il racconto delle proprie vicende. Ma o che lesempio degli altri gli avesse sciolto la parlantina, o che lo prendesse allimprovviso il bisogno di far sapere anche lui quello che aveva visto, il fatto sta che alla fine accondiscese e cominci con parole rade e lente:
 Sicch, del sessantasei...; allora cera la guerra con i tedeschi... Io, ero della leva del quarantacinque: undici classi in tutto, dal trentacinque al quarantasei... Cera con me il Piccolo, cera Tintn..., Peppe di Quaglia era con me, Giovannaccio era con me, sul Garibaldi... Vengono i tedeschi, proprio davanti ad Ancona..., cominciano a tirare, per sfidarci; ma il comandante non ci d lordine di rispondere... Bella figura! Lo sapete cosha fatto, quel giorno, un altro comandante?... prende le spalline e le sbatte per terra... E non aveva manco la paga dal governo, non aveva!... Basta; so che il sedici di luglio, alla mattina, viene lordine di tenersi pronti, e prendiamo il largo... Verso Lissa...
Il Muto si ferm e rimase per qualche momento in silenzio, con gli occhi nel bujo. Seduti o sdrajati, i marinai fumavano quietamente nel breve chiarore giallastro della lanterna poggiata in terra, mentre intorno selevava cupa e monotona la voce instancabile del mare.
 Al disbarco, han detto: Chi vuol andar volontario, un passo avanti.W Io non lho fatto; Giovanni Solazzi, s... Ma il comandante, un napoletano, gli fa, dice: No, no; tu, invece di tirar su loro, tiri su noi...W Gli ha detto proprio cos, e lha rimandato indietro... Era dellInternazionale, era...
Il narratore fece una nova pausa, volgendo in giro unocchiata sulle facce degli ascoltanti. Strisci un zolfino sulla coscia, laccost alla pipa e tra una boccata e unaltra prosegu:
 Se non fu preso Porto S. Giorgio, quel giorno, tutta colpa del comandante... Pezzo di somaro! Non ti d lordine, con quel vento, di sbarcare dalla parte della maretta? S! le lance, quando tornavano a bordo, erano mezzo affondate... Eccoti, intanto, lAvvisatore: I tedeschi! vengono i tedeschi!W Subito, la prova verso quella parte... Attenti alla bandiera! attenti alla bandiera!W Gli ufficiali saffannavano a strillare; per non spararci tra italiani... Dieci pezzi in coperta; sugli alberi, altri cannoncini; e poi, diciassette pezzi per parte... Quando si leva la paratia, le batterie restano tutte libere. Per ogni pezzo, quattordici persone: sette di qua e sette di l, e il puntatore. Io ero proprio al primo a destra, verso poppa... Non mi faceva n caldo, n freddo; ridevamo con Peppe di Quaglia, chera con me: Mariano, ecco i tedeschi...W; e mi tirava i baffi... Cosa volete pensare? Gi, a quellet, non c il capire; e poi,  tuttuna confusione, tutto un fumo... Tra quello delle ciminiere e quello dei pezzi, non ci si vede da qui a l...
Il Muto si cav di bocca la pipa e restando con la mano in aria tacque per un momento, prima di seguitare.
 A pensare che nojaltri, o cherano di legno, o di questo, o di questaltro, tanto ce navevamo un bel po di pi dei tedeschi; e le abbiamo prese!... E lo sapete se ancora, nella navigazione, ci dnno sotto... Sempre quella parola: Va l, va a trovare i tuoi fratelli, a LissaW, o i tuoi mortiW; e a noi ci tocca far cuccia l, e voltar pure la schiena e fuggire...
 Altro s vero!  interruppe Piviale:  anche un mese fa, a Zara, con i barchetti di Gigio della Lupidia; noi, in unosteria, a cantar queste canzoni popolari, a far baldoria... Barba,W fa a Mencone uno di Spalato, un pittore: ti vi magnar carne?W  Magari! date pur qua.W  Va a Lissa, a pescar i to morti...W
 Gi,  continu il Muto;  e quando, questa quaresima, dopo pi di trentanni, siamo tornati da quelle parti, entro in una bottega, per comprar delle salacche... To! dico io; sono belle, grasseW E quel cane mha risposto: Eh! hanno mangiato la carne...W Sempre canzonature, al povero italiano!
Nella voce grave del marinajo traspariva un sincero rammarico misto a una gran bile per la vergogna immeritata, come se le sentisse anche in quel momento frizzare negli orecchi le parole di scherno, le frasi cattive che tante volte lavevano umiliato, senza poterle ribattere. Era quello che gli scottava ancora, che gli sarebbe scottato sempre: le canzonature al povero italiano, per via di quel malaugurato giorno.
 Se ,  riprese poi,  che i comandanti nostri hanno lordine dinvestire, di dar le provate, ma sai quante ne mandavamo a picco! Non vi credeste, per...; anche loro ci sono entrati, a Lissa, ma sconquassati. Perch... ce nerano anche tra noi di quelli sfegatati... Ma non sapevano cosa fare... Il Re dItalia era andato a fondo; lammiraglio, chi credeva che fosse morto con quegli altri... Ma s; domani!... lui non cera, lamico... Il comandante della Palestro, invece..., quello s! Con il fuoco a bordo, per una granata...; gli si accosta il Governolo, se vogliono sbarcare... Va l; se vuoi i feriti, ti do i feritiW... E butta lacqua e: Viva lItalia!W E dopo, buuum! Uno scoppio e non s visto pi niente: tutto un fumo.
Il mare invisibile nel bujo faceva sempre sentir la sua voce solenne, e pi duno degli ascoltatori volse la testa da quella parte, come se da un momento a un altro dovessero comparire i corpi di quelle centinaja di valorosi, inabissati nei suoi gorghi in quel funesto e lontano giorno.
 Dopo questa battaglia persa, bisognava sentirli i comandanti, sul ponte! sempre a predicare: Ci toccher tornar a casa con la faccia mascherata!...W E questo, e questaltro; sicch, tra noi, cera un gran malumore... Se non era che lammiraglio, dopo,  sbarcato di nascosto, ti so dir io che la pensione dal governo non lavrebbe tirata...
 Razza dun cane! to!  url padron Fiore squadrando le corna e sputando per terra.  Come quellaltro, laggi, con Menelicche...
Tacquero tutti. Al racconto del Muto si soprapponeva ora, per laccenno del marinajo, il ricordo pi fresco di altri giorni sciagurati, quando anche nelle case, nei ritrovi, nelle vie del piccolo porto tranquillo si vedeva il pi letterato della comitiva leggere ad alta voce un giornale, in un numeroso gruppo di persone silenziose, che di quelle lunghe colonne di carta stampata intendevano bene una cosa sola: le migliaia di vite fraterne recise, il sangue sparso laggi, in quelle terre di cui non sapevano manco ripetere il nome.
La pesca procedeva non ostante i discorsi, interrotti ogni volta che si doveva tirar su la rete, per esser ripresi subito dopo; ma lora, ormai tarda, indusse qualcuno ad andarsene, sicch alla fine non rimasero che in due: il Muto e il Crudo, cherano i marinai del quadroW. Non si parlava pi, adesso: giravano le ruote, insaccavano, se cera, il pesce, ricalavano la rete; poi si sedevano e fumavano sonnecchiando, finch non veniva la volta di risalpare. Cos per tutta la notte, cos per tutta la vita.
Nellombra, i grossi pali piantati sul molo si alzavano rigidi verso il cielo stellato, reggendo gli altri due della bilancia, che si tendevano sullacqua come braccia gigantesche. E il Muto e il Crudo calavano e ricalavano, senza pensar pi a niente, proprio a niente.
Sui ginocchi della madre Fortunatino piangeva, piangeva chera uno strazio; e Serafina aveva un bel torturarsi la testa per trovar il modo di farlo tacere! Aveva provato a cantare, a passeggiare, a imitar la voce del cane, del gatto, del tacchino, della pecora... Di solito, allora il piccino si quietava e qualche rara volta rideva, dun riso saltellante e stentato che sapeva di pianto; ma quel giorno non cera verso di consolarlo.
Sopra una sedia un tegamino di pappa, ormai fredda e indurita, con il piccolo cucchiajo di legno a met pieno, era ancora intatto.
Nello sforzo del piangere la scarna faccia diventava violacea, mentre sinturgidivano le vene del collo, un compassionevole collo da povero uccellino implume, troppo esile per sostenere il peso della testa, che pareva anche pi grossa nel contrasto con la sottigliezza del corpo. Dagli occhi socchiusi non uscivano lagrime, come se non ce ne fossero pi.
Salvatore, dopo essere rimasto per un pezzo rincantucciato in fondo alla stanza, sera voluto provare a prenderlo lui in braccio, a portarlo fuori fischiando e cantarellando. Poi, visto che non serviva, aveva chiamato Menelcch, che sonnecchiava accovacciato a bordo della Maria e chera lestamente corso vicino al padrone; ma nemmeno i salti e lo scodinzolare della bestia avevano avuto la virt di far cessare il pianto sconsolato del bimbo, che pure, qualche volta, pareva che provasse gusto ad accostarsi al ringhioso cagnone, per tirargli la coda. Allora, perduta la pazienza, laveva ridato alla moglie, avviandosi per uscire.
 Neppure del figlio! Non glimporta pi neppure del sangue suo!  aveva pensato Serafina, accompagnandolo con gli occhi.
Poveri begli occhi, ai quali le molte lagrime e la continua tortura della gelosia aggiungevano un senso di stanchezza e di accasciamento e, insieme, come il guizzo duna fiamma vorace, che li rendeva anche pi attraenti.
Dopo quella triste sera, in cui per la prima volta Salvatore, il suo Salvatore le aveva messo le mani addosso, la donna, come per una tregua accordatale dal destino, aveva visto passare dei giorni un po migliori, che, riuscendo per inesplicabili alla sua mente ingenua non la lasciavano essere del tutto tranquilla.
Al suo ritorno, a notte piuttosto tarda, invece del malumore e della musoneria chella, dopo la brutta scena, saspettava, laveva visto cos umile, cos mansueto, da dover rinunziare a tutti i propositi ostili ruminati durante la sua assenza. Un po impacciato,  vero, quasi un po timido e vergognoso; ma appunto per questo, anzi, ritenendolo effetto di pentimento e di rimorso per la scenata di poco prima, non aveva saputo persistere a non rispondergli, quando le aveva rivolto la parola per chiederle del bimbo.
 E' di sopra: a letto... 
Anche il tono della voce era stato il solito; come se avesse temuto, parlando con asprezza, di turbar il sonno dellinnocente.
Allora lui laveva voluto andar a vedere: non usava forse, quando si trovava a terra, baciarlo sempre, avanti che lo portassero a dormire? E Serafina laveva accompagnato nella camera; laveva accompagnato, sera detta fra s, per portare il lume, e tenerlo in modo che il piccino non savesse a svegliare allimprovvisa luce. Le madri, si sa, quando si tratta delle loro creature, hanno delicatezze e riguardi sconosciuti agli uomini.
Accostatosi al letto matrimoniale, dove Fortunatino dormiva, il padre era rimasto qualche minuto immobile, curvo su lui, trattenendo il respiro. Bocconi, con la faccina voltata da una parte e le braccia allargate, il bimbo stava tutto di traverso: era quella la sua posizione preferita. Nel sonno, le coperte serano scompigliate; una gambetta nuda spiccava con la sua candidezza sul colore cupo dellimbottita.
Salvatore, piano piano, aveva ricoperto la gambetta, accomodando le coperte e rincalzandogliele bene intorno, in modo che non dovesse sentir freddo; poi con la punta delle dita aveva sfiorato la testina, gi coperta di bei capelli neri e morbidi, che cominciavano ad arricciarsi...
Ah, no! non erano certo quelle le manacce pesanti e grossolane, che poco prima erano piombate sulle guance, sulla schiena di lei. Ah, no; non potevano esser quelle! Cos aveva pensato la donna, nellintenerimento irresistibile, nello slancio di simpatia e di riconoscenza che ogni madre prova, verso qualunque persona, anche sconosciuta, quando la vede usare unamorevolezza al figlio suo.
I sospetti, la freddezza, le parole villane, tutto, tutto in quel momento aveva dimenticato: anche quellultimo scoppio di brutalit, che pure laveva sorpresa cos dolorosamente. Le pareva di ritrovare il suo Salvatore duna volta, dolce, amoroso, buono; il Salvatore del tempo che non serano ancora sposati, quando le stava a fianco, nelle lunghe sere tiepide del principio dautunno, seduti sulla pietra fuori della porta, facendo disegni sopra disegni per lavvenire ormai prossimo, ma che al desiderio loro pareva sempre tanto lontano. E lillusione era stata anche pi perfetta, quando, usciti dalla camera, mentre scendevano le scale, egli le aveva passato un braccio dietro la vita, e accostandosi con la bocca, quasi da toccarle lorecchio, aveva balbettato:
 Serafina...
Ma senza aggiungere altro. Non aveva un leggero tremito nella voce e nel braccio, proprio come allora?
Cos, anche nei pochi giorni chera rimasto a terra, aveva continuato a mostrarsi con lei duna tenerezza, alla quale da un pezzo non era pi abituata, tanto che nella ingenuit sua, ritenendola un miracolo, sera andata persuadendo che fosse una grazia fattale dalla Madonna, mossa finalmente a misericordia dalle sue accorate preghiere. Anzi, per sdebitarsi in qualche modo con lei, di nascosto di tutti, anche di Assunta, aveva offerto una candela che ardesse davanti al quadro, nellaltare a sinistra della chiesola del porto.
Non la pensava invece cos la madre, che nel buon senso della sua malignit trovava il cambiamento troppo repentino e profondo; e quantunque, contro il solito, tacesse con la bocca, pure con le occhiate esprimeva assai chiaro il pensiero suo, tutte le volte che la giovine le parlava della nova felicit insperata.
 Sar,  pensava Assunta,  ma... per me, non la vedo liscia...
Secondo essa, la chiave dellindovinello la dovevano conoscere ben altre persone; ed era per questa sua certezza, che, imbattendosi in Menca, oppure nella madre, piantava loro in viso due occhi penetranti come trivelli. Ma s! va a leggere, se ti riesce, in certe facce da schiaffi!
Poi, ritornarono i giorni tristi, anche pi tristi di prima, e ricominciarono le preghiere accorate della giovine e i pellegrinaggi devoti allaltare della Madonna, nella solitaria chiesola del porto. Oh, se avesse potuto parlare quel banco, logoro dai ginocchi e dai gomiti delle migliaja di donnicciole che vavevano pregato, quel rozzo banco foracchiato dai tarli, sulla cui tinta verdognola tante povere mani avevano lasciato tracce di sucidume e di miseria! Se avesse potuto parlare quella immagine dai colori vivaci, troneggiante nella sua gran cornice dorata di fresco, che faceva un singolare contrasto con la fredda nudit e lo squallore di vecchio che la circondava!
Tutte le volte che Serafina passava davanti alla chiesola, si sentiva come costretta ad entrarvi e l, segnatasi con lacqua santa, singinocchiava al suo solito posticino, rimanendo per qualche tempo immobile, con le mani incrocicchiate, senza staccar lo sguardo dal quadro. Aveva un cos buon sorriso quella Madonna e unespressione di tanta dolcezza nei grandi occhi a mandorla, che pareva fatta apposta per conciliarsi la fiducia delle anime bisognose di conforto. Le grazie, sotto forma di due larghi raggi di luce, piovevano dalle sue mani allargate in basso; mentre un bambinello roseo e ricciuto, standole in grembo, alzava verso di lei la testina bionda e luminosa, cercando con una manina di carezzarle la guancia. Un vecchio santo venerando, ricoperto dei paramenti pontificali, stava in piedi pi in basso, con la faccia rivolta in fuori, accennando con il dito laugusta e misericordiosa madre, come per dire: Z a lei che bisogna rivolgersi; chiedete!W
E Serafina chiedeva e chiedeva, senza stancarsi, abituata fino da piccola a considerare quella immagine come la confidente pi cara dogni sua afflizione; chiedeva alla buona madre che le restituisse il suo Salvatore, dolce, affettuoso, schietto, come quando glielo aveva dato l, in quella stessa chiesola, in un giorno ormai lontano.
Nella semioscurit perenne del luogo deserto giungeva di quando in quando dalla strada un rumore di carretti, il chiasso giocondo duna frotta di ragazzi intenti ai loro giochi, le voci e le risate di qualche crocchio di comari sedute vicino alle porte delle case. La donna scordava per un attimo le sue appassionate querele e si studiava di riconoscere chi potesse essere: Questa  la tale...; questa  la talaltra... Senti come strillano quei figli della Lisa!... Tutto il santo giorno, in mezzo alla strada; e poi si lagna se tornano a casa con i calzoni strappati, e con le mani e la faccia piene di lividi e di graffiature...W
Le piccole miserie della vita quotidiana la prendevano invincibilmente anche l, sotto lo sguardo dolce dei grandi occhi a mandorla, che continuavano a sorridere pieni dindulgenza.
Oppure, nellannichilimento quasi completo in cui la lasciava uno slancio pi fervido di preghiera, gli occhi si staccavano dalla Madonna per fermarsi sui voti che tappezzavano i muri, conferma eloquente della potenza della protettrice e della fiducia dei protetti. Li aveva visti tante volte, che li conosceva tutti, uno per uno: il vecchio calcio di fucile scoppiato chi sa quando, senza danneggiare chi limpugnava; un pajo di stampelle polverose; piccole gambe e braccia dargento, segni di gratitudine per guarigioni insperate, e molti cuori, di tutte le grandezze e di tutte le forme, tozzi, appuntiti, arcuati, quali dorati, quali dargento luccicante e quali di cera ingiallita dal tempo.
Ma in maggior numero erano i quadri, piccole tavolette rettangolari, la pi parte annerite e quasi irriconoscibili, dove il devoto sera preso cura di far eternare il prodigio, di cui era stato fatto segno. Linesperienza del grossolano pittore si palesava nelle linee stecchite dei disegni, nei coloriti stonati e impossibili, che raggiungevano spesso il grottesco. Quasi tutti rappresentavano episodi della vita marinaresca: barche in procinto di dar in uno scoglio, o dessere inghiottite dalle onde; in alto, fra le nuvole, lapparizione miracolosa della Madonna; e in un angolo, le tre iniziali
P. G. R.
Eppure anche quegli sgorbi, quelle ingenuit da artefice primitivo parlavano al cuore il linguaggio eloquente della passione, facendo pensare ai veri pericoli, alle vere lagrime, alle tragiche lotte, agli sforzi pertinaci di quegli umili, mentrerano stati per venir sopraffatti dagli elementi, pi forti di loro.
Tornando con gli occhi allimmagine della Madonna, Serafina raddoppiava il fervore della preghiera; se non che, alle volte, rimaneva di novo a mezzo, attratta dalla vista del bambinello roseo e paffuto, cos diverso dal suo.
Unaltra preghiera stava per sgorgarle di bocca, ma era ben pronta a ricacciarla nei pi segreti ripostigli dellanima, presa da uno scrupolo superstizioso, quasi temesse di dar ragione, cos, al dubbio roditore, dissimulato con tanta cura fino a s stessa. Pregare per Fortunatino? Non si ricorre, forse, per ajuto di l, solo quando di qua non c pi niente da sperare?...
Involontariamente lo sguardo le correva alle larghe pietre sepolcrali, con grosse borchie agli angoli, sparse nel pavimento della chiesola; e allora la coglieva un brivido, che i dolci occhi a mandorla sempre fissi su lei non valevano a dissipare. Restava l qualche altro minuto, immobile, con le labbra socchiuse, incapaci di proseguire la preghiera incominciata. Poi salzava in fretta, come colta da improvviso sgomento di trovarsi sola, in compagnia dei morti sepolti l a due passi, sotto quelle pietre da cui trasudava lumidit; e senza voltarsi, come timorosa di vederne qualcuno che le pareva di aver alle spalle, usciva di chiesa, evitando di passar sulle pietre per paura di sentirsele rimbombare sotto i piedi.
Cos, curva sotto il peso del suo doppio fardello di dolore, la sciagurata tornava alla propria casetta, a riprendervi le occupazioni consuete, che riuscivano a mitigare, almeno in parte, la sua crescente amarezza; ma un lamento della socera, una parola pi aspra del marito, e sopra tutto la vista del piccino bastavano a ripiombarla nel dubbio, togliendola da quella specie di torpore dellanima.
In questalternativa continua si logorava la sua bella giovent, e il deperimento era cos palese, che anche Paterniano, suo padre, cominciava a impensierirsene. Pi volte era stato sul punto di farne parola al genero, ma laveva trattenuto sempre il timore di peggiorare le cose. Del resto, anche se fosse stato vero che si divertiva...
 Alla fin dei conti,  un uomo..., e sarebbe bella, to! che un uomo... non si potesse cavar un capriccio... Sta a vedere che cascherebbe il mondo, per questo!
Cos aveva risposto alla figlia, un giorno che, con laccento della passione, sera sfogata con lui per la trascuratezza del marito, comunicandogli i suoi sospetti gelosi.
Pure, facendo uno strappo alla sua bonaria filosofia, sera deciso finalmente a discorrerne con il giovine.
 Mi sembra che Serafina abbia qualche idea per la testa,  gli disse una sera, mentre, usciti dallosteria, si disponevano a tornarsene alla rispettiva abitazione.  Da un pezzo in qua, non  pi essa...
Il giovine sera fermato e lo guardava senza rispondere.
 Santo Dio! si sa; le donne, alle volte, hanno le loro idee... Patiscono lombra, vedono doppio... A forza di fissarsi, credono che... Non dico mica che sia!... intendiamoci...; duna paglia ti fanno un pagliajo...
 Si pu lamentare, forse? Mi sembra che non le faccio mancar niente, mi sembra,  disse allora Salvatore, con un tono di voce piuttosto seccato.
 Questo no, questo no! chi lo dice? Lo so benissimo anchio...
 E cosa vuole, dunque?
Paterniano si cav di bocca la pipa, e posando una mano sulla spalla del giovine continu:
 Salvatore, facciamo a parlarci chiaro... Gli anni non vi pesano; lo so... Anchio, quandero come voi, mi divertivo, e la parte mia lho fatta; credetelo pure... Quanduno  giovinotto, dove butta il cappello gli sta bene; ma, quando sha la famiglia...,  un altro pajo di maniche, allora...
Salvatore ascoltava, fingendo laria meravigliata di chi senta farsi un discorso, del quale non raccapezzi lo scopo.
 Mi fate il santo piacere di spiegarmi cosa centra tutto questo sproloquio?... Manco aveste bevuto, Paterniano! Due bicchieretti soli...
 Sono discorsi in aria; si dice tanto per dire... Per, date retta a me: le donne hanno la testa piccola, ma locchio lungo..., e il vicinato.., ha la lingua anche pi lunga... Prudenza, figliolo! Quando la gente chiacchiera, non sar agnello, ma pecora, . Prudenza, prudenza!... E, certe storie..., pi lontano da casa che si pu.
Con questo ammonimento il calafato augur al genero la buona notte, perch, camminando, erano arrivati alluscio di casa sua.
Rimasto solo, Salvatore si guard prima intorno, per assicurarsi che nessuno lo vedeva; quindi scagli una maledizione, tendendo i pugni con aspetto minaccioso. Ah! dunque lei sera lamentata con il padre; dunque si cominciava a parlare dei fatti suoi... Oh, ma avrebbe ben saputo corbellarli lo stesso, corbellarli tutti, dal primo allultimo; come Gildo, come Assunta, come Serafina... E se a qualcuno non gli fosse stato bene...
Egli pensava cos, avviandosi guardingo verso la casa di Menca, allappuntamento consueto; ma, di mano in mano che saccostava, gli pareva che le gambe si movessero come a malincuore, e non si sentiva nel sangue la vampa del desiderio.
Alla cantonata, in fondo alla fila di case, si ferm incerto, invece di voltare rapidamente a destra e strisciar poi dalla parte opposta, lungo la siepe dellorticello, al sicuro dalla luce indiscreta dei fanali e dagli occhi dei curiosi. Questa volta non ci pensava nemmeno.
Fece qualche altro passo; poi si riferm, per sentire la voce che gli parlava dentro, e faceva tacere ormai tutte le altre voci.
Essa gli diceva quanto cera di vile, di basso nella vita di sotterfugi che menava da qualche tempo, nella commedia che recitava con lamico, con il socero, con la madre, con la moglie, con il figlio; s, anche con lui, povero innocente! E Dio, forse, appunto per questo lo voleva punire: lo voleva punire togliendogli Fortunatino, riprendendoselo lui, perch non era degno, non era degno di averlo; perch non lo profanasse, toccandolo con quelle stesse mani, che avevano stretto convulse nel fremito cieco della bestialit...
Allora si sent come dellamaro in bocca, gli parve di veder doppio, lo prese una invincibile nausea di s stesso. Altro che montar in furia, perch quella volpe rimbecillita di Paterniano gli rompeva la testa con le sue ridicolaggini!
E per quella volta Menca attese invano nellandito oscuro, mentre Gildo, nella pesantezza del primo sonno, ronfiava come un organo.
Salvatore, tornando dopo unassenza di pi giorni, trov Fortunatino a letto, e unangoscia nuova, sinistra lo prese, serrandogli la gola, quando, nellentrar nella camera quasi buja, vide mezzo abbandonata su lui la moglie, che, tenendogli le manine, pareva spiar con terrore su quella cara faccia lavvicinarsi della morte. Di sotto non aveva trovato nessuno, altro che il vecchio accidentato, al suo solito posto tra la madia e il camino. Oramai inebetito completamente, Rafaele era rimasto nellabituale silenzio, senza dar segno dessersi accorto del suo arrivo.
Serafina, sollevando appena il capo, si pose il dito sul labbro; poi, con un filo di voce, raccomand:
 Piano, per carit!... Dorme.
Il giovine, camminando sulle punte del piedi, saccost al letto, dallaltra parte della moglie, e rimase immobile, con gli occhi sul figlio.
Erano tornati con un tempo diabolico, con un vento e un mare da far paura. Lo straordineW li aveva colti un pezzo in l, mentre facevano rotta verso terra, e dalla sera avanti cera voluto del bello e del buono per cavarsela senza che nascessero guai. Naturalmente, nessuno aveva potuto chiuder occhio: sempre in coperta a sfacchinar come bestie; ed entrando in porto, dopo molti stenti, non era parso il vero, a tutti, di andarsene difilati a casa, per gustarsi un po di riposo.
Tra la pioggia e i colpi di mare, il giovine era ridotto in uno stato proprio compassionevole: la faccia tinta e scomposta, i capelli incollati e aggrovigliati, i panni fracidi e lerci, come se fosse uscito da una fogna. Avendo avuto cura di lasciare in fondo alle scale i rumorosi e pesanti zoccoli e camminando con i soli calzettoni di lana, questi, inzuppati dacqua, lasciavano, dove passava, limpronta dei piedi.
Quando s a bordo, mentre i muscoli stanno tutti in azione, nella febbre della fatica, il corpo non sente n stanchezza, n freddo, e le ore non si contano; ma una volta a terra, il sudore comincia ad agghiacciarsi, e viene un bisogno vivo, imperioso di levarsi di dosso quelle vesti appiccicate, di sentirsi sulla pelle biancheria asciutta e pulita, avvoltolarsi magari in una coperta di lana o in un cappotto e, per cacciar meglio lumidit, beversi un bicchiere o due di buon vino.
Ma Salvatore quella volta non ci pensava, e rimaneva accosto al letto senza curarsi di niente, con gli occhi fissi anche lui sullesile volto del bimbo. Comera finito di deperire, da quando lo aveva visto prima dellultima partenza! Le guance, leggermente rosee per la febbre, si confondevano quasi con il bianco dei lenzuoli, e quel corpicino di ormai diciotto mesi formava un volume cos piccolo, che se ne distingueva appena la leggera curva sotto le coperte.
Dopo qualche tempo, il piccino cominci ad agitarsi, allarg le manine, gli usc dalla bocca come un lamento:
 Mamma...
 Sono qui, sono qui!... Cosa vuoi, cocco?...
Al suono della voce Fortunatino apr gli occhi, ma li richiuse subito, come se anche la poca luce che cera nella camera fosse troppa per le sue pupille indebolite. Poi li torn ad aprire e chiese da bere.
 Mamma, be... Mamma, be...
 To il bombo..., to!
Salvatore, chera rimasto sempre immobile, come trasognato, mentre la moglie rimetteva il bicchiere sul comodino, lo chiam per nome.
 Fortunatino, vedi?  tornato babbo tuo...; sei contento?...
Il bimbo volse faticosamente la testa e riconosciuto il padre, prov dalzarsi a sedere, ma non vi riusc. Allora si content di sorridergli, mentre la faccina smunta silluminava dun insolito raggio di contentezza, che stringeva il cuore pi duno scoppio di pianto.
 Vieni, cocco; vieni da babbo tuo,  disse Salvatore accingendosi a prenderlo in braccio; ma Serafina gli fece notare lo stato dei suoi abiti, spingendolo a mutarseli per non buscarsi un malanno.
 L, dentro larmadio;  tutto pronto.
Egli per non le diede retta: era di pelle dura, lui; aveva ben altro per la testa. E curvandosi sul piccino, tentando di sorridere, lo interrog con voce che cercava dessere infantile:
 Dove te la senti la bua? Dove te la senti?
Fortunatino si port le manine sulla pancia, seguitandolo a guardare con gli occhietti non pi sorridenti, che tradivano lo spasimo che gli bruciava le viscere.
 Ch, babbo, ch...
 Sta quieto, cocco mio! fa la nanna e ti passer la bua.
Poi, come se non reggesse pi a quella triste commedia dindifferenza recitata davanti al povero innocente, lo baci e ribaci in fronte e presi dallarmadio i panni per cambiarsi, usc dalla camera, riscendendo le scale.
Assunta, che tornava allora dalla citt, dovera stata in spezieria a lasciar di novo la chiamata per il medico, che nel giorno non sera fatto vedere, gli and subito incontro e con la consueta loquacit irosa, mista questa volta a una gran commozione, sospirando e sbuffando, lo mise al corrente di tutto.
Dopo la partenza di lui, il piccino pareva che avesse ripreso, e anzi non era stato mai tanto bene: vispo, allegro, colorito; mangiava, trotterellava un po per casa, dormiva tutte dun sonno le sue nove o dieci ore; era un piacere a vederlo. Tutti non avevano altro che dire: Ma guardatelo! non si riconosce pi; sembra un altro... Eh! si vede proprio cherano i denti dallocchio... Messi quelli, singrassa e cresce a occhiate...W Invece, dopo una settimana, daccapo: niente appetito, niente sonno, pianto continuo; e le guancette serano rifatte pallide pallide, flosce flosce, come prima. Ogni giorno peggio, ogni giorno peggio; finch una mattina, dopo una nottata pessima, durante la quale non le aveva fatte dormir mai mai, n essa, n la madre, andando per vestirlo, lavevano trovato assopito, con la fronte che gli scottava; e allora serano decise a chiamare il medico. Questi, venuto solo il giorno dopo, con tutto il suo comodo, non aveva saputo che impasticciarsi e se nera andato scrivendo una ricetta, tanto per fare qualcosa.
 Ma cosha, sor dottore? cosha? Saranno i vermini? Sar una gastriga?... Non sar niente di conseguenza, speriamo?
Il dottore sera stretto nelle spalle.
 Cos, cosa non ...;  che sta male... Dategli quello che vho ordinato e non vimpicciate daltro.
La madre, che aveva fatto il racconto intercalandolo con sospiri e invocazioni, a questo punto sarrest, come se lindignazione le impedisse di parlare.
 Domando e dico se  questo il modo di rispondere alla povera gente!  continu poi con voce pi stridula e irosa.  Vanno fuori, studiano, studiano, e quando siamo alla stretta dei conti, ne capiscono quanto i tacchi delle pianelle mie... Se fossimo signori, se avessimo carrozza e cavalli, allora s, che...
Sud la voce di Serafina.
 Parlate pi piano, mamma! Sembra che si voglia riaddormentare; ma, con questo chiasso...
Assunta si quiet subito: in punta di piedi sal le scale, per dare unocchiata nella camera, e ritorn gi dopo un momento, scrollando la testa.
 E dopo? Non  tornato pi?  chiese Salvatore, che intanto aveva finito di mutarsi, e sera seduto in un angolo, con la testa fra le mani.
 E' tornato, s; laltro giorno,  rispose lei con voce pi bassa, ma non meno stizzita.
 E cosa ha detto?
 Ci ha trattato da ignoranti, da asini; ce nha dette di tutti colori... E sai perch? Perch ancora non gli avevamo dato quella porcheria di cartine, che chi sa cosa diavolo cera dentro... Sfido io! Dopo la prima, quella povera creatura  stata subito peggio... A stravolgere gli occhi, a storcere la bocca... Madonna santa!W ho detto a Serafina, se seguita a fargli cos, gli viene una mossa dinfantiglioli e ce lo porta via.W E allora ha detto anchessa chera meglio non dargli altro, non dargli; e io le ho prese e le ho buttate dalla finestra.
Salvatore taceva; e la madre, mentre andava raccogliendo e stendendo gli abiti bagnati che lui sera tolti, continuava:
 Dimmi tu se non era da cacciargli i diti negli occhi, a quel muso da schiaffi. Pretendeva che lavvelenassimo, con le sue cartine?... Chi si doveva risentire, se mai, ero io, ero, che maveva fatto sprecar i soldi... Trenta soldi mi cerano voluti, uno sopra un altro... E quel ladro dello speziale ne voleva trentacinque a tutti costi, e per calargli quei cinque soldi, mha fatto sputar sangue, mha fatto... Tre paoli buttati al diavolo!
La donna fece una pausa, per riprender fiato: la stizza laffogava.
 Ma gi,  continu poi, rialzando involontariamente la voce, a modo di conclusione,  se lintendono tra di loro, quei cani, e tirano a pelare... Capissero qualcosa, almeno!
Dalla camera di sopra veniva a intervalli un lamento sottile, quasi un gemito spossato e lontano, e il canto di Serafina che non riusciva a farlo cessare.
 Non ha pi manco la forza di piangere, povero angelo!  borbott Assunta.  E se la Madonna non ci ajuta...
 Ma si pu sapere che male ha? Quella bestia del medico ve lavr pur dovuto dire, ve lavr dovuto!
 S, proprio! ha detto cheravamo nojaltri, le bestie, ed era pi sciocco lui a sprecarci il tempo. Oh! ma gli ho risposto per le rime, gli ho risposto! Lho messo con le spalle al muro; gli ho spifferato sul muso che, se non capiva la malattia e non sapeva cosa dire, andasse a fare il maniscalco; perch la vita dun cristiano vale pi di tutti i suoi libracci messi insieme... Cosa ti credi che abbia saputo rispondere? Niente: se n andato, se n, e non s fatto pi vedere. Questo fu laltro giorno.
 Dallaltro giorno non c pi stato? E questa povera creatura deve morire cos, senza saper manco di che male?
 Il male si sa; perch io, allora, sono andata da Pansabella, e lui mha assicurato...
Salvatore ormai non le dava pi ascolto, preso da un impulso violento di collera che lo rendeva irriconoscibile. Era saltato in piedi, con i pugni tesi, con gli occhi schizzanti, con laspetto terribile e ruggiva:
 Con i carabinieri! con i carabinieri ci ha da venire!Non siamo mica carne venduta, noi, corpo della...
E savviava verso la porta, quando di novo la voce di Serafina raccomand che stessero zitti, perch il bimbo finalmente aveva ripreso sonno.
Assunta, che sera accostata al figlio, e gli palpava i bracci, per rabbonirlo, gli disse abbassando la voce:
 I carabinieri? S, perch poi gli ti faccia qualche brutto scherzo! Non si sa mai; una cosa per unaltra si fa presto, a darla... E' gentaccia; gente capace di tutto...
 Cosa devo fare, dunque? Bisogner, tanto, che ci venga qualcuno a vederlo, povera creatura!
 Questo gi sintende; ma quel somaro, no, per lamor di Dio!... C il dottore vecchio, quello che lhanno mandato in pensione, lhanno mandato, perch coloro che comandano lavevano cominciato a prendere allingi... Dicono che non capisce pi niente... S! ne sa da metter nel sacco tutti questi giovinottelli, questi sbarbatelli che tornano dagli stud e si credono tante arche di scienza... Quello s, ch pratico! gli basta unocchiata, gli basta; capisce subito di cosa si tratta... E come ci si discorre bene! lui ti spiega tutto, ti d la tua soddisfazione, a...
 Insomma,  interruppe Salvatore incominciando a impazientirsi di novo,   inutile star qui a perdere dellaltro tempo in chiacchiere: o il vecchio, o il giovine, o lanticristo che se li porti tutti quanti; ma bisogna spicciarsi, mannaggia...
La madre gli pose una mano sulla bocca.
 E basta con le bestemmie! Come vorresti che la Madonna ci ajutasse? Perch,  e la sua voce divenne anche pi bassa,  perch... tutta questa sonnolenza... non mi piace niente... Essa, poveretta,  e accennava con la faccia verso le scale,  essa si consola quando lo vede chiuder gli occhi; ma io che sono vecchia e ne ho viste tante... Succede sempre cos. E poi, quando mi balla locchio dritto...
Il giovine prov un brivido, perch quelle parole saccordavano troppo bene con il timore vago, che inutilmente cercava di cacciare; tuttavia scosse la testa e brontol:
 Su, su, non fate adesso luccello del malaugurio; accidenti anche a voi e allocchio dritto!
E si ributt a sedere, con la faccia tra le mani, mentre la madre gli andava raccontando che, incontratolo per la strada, aveva fermato il medico vecchio, gli aveva esposto il caso scongiurandolo di venire, e lui aveva promesso di farlo. Questo era stato la sera avanti; ma poi, non avendolo visto nemmeno quella mattina, e per paura che se ne fosse scordato, era tornata in citt, senza per poterlo scovare in nessun luogo: n a casa, n al caff, n in giro. Allora, in mancanza di meglio, sera decisa a lasciargli la chiamata di premura nella spezieria, dove lui bazzicava sempre; e il garzone aveva detto che, o prima o dopo, durante la giornata si sarebbe fatto veder di certo, e lui gli avrebbe rimesso in mente la cosa.
Stava per annottare, quando infatti il medico saffacci alla casetta dei Prencesvalle, gi invasa dalloscurit che ne cresceva la tristezza e la desolazione. Era un vecchio alto e robusto, bench rasentasse la settantina, con una bella barba bianca e con un vocione baritonale ancora pieno di giovanile freschezza. La gente del popolo gli voleva un gran bene, specialmente in grazia dei suoi modi sciolti e cordiali, per cui, quando entrava nella camera dun malato, lo rallegrava subito con una barzelletta, e pareva portar con s unonda di giovialit e di salute, che ispirava fiducia e simpatia.
Mettendo dentro la testa, vide Rafaele sempre seduto nel suo seggiolone, e perch lo conosceva, in tanti anni che aveva bazzicato il porto, lo salut.
 Come va, amico?
Laccidentato, che sonnecchiava sotto il suo berrettone di lana a forma di calza, tirato fino sopra gli orecchi, apr gli occhi spenti guardandolo in silenzio. Allora il dottore cominci a bussare con il pomo del bastone sulluscio aperto e chiam:
 Non c nessuno? Ehi! Ehi!
In quel mentre scendeva gi le scale Assunta, che aveva riconosciuto la voce e sera mossa subito per andargli incontro.
 Oh, sor dottore... Bonasera! Aspetti, ch le faccio lume, le faccio...
 Non c bisogno, non c bisogno. Un giovinotto come me, ha gli occhi buoni... E anche le gambe, buone...,  continu mentre saliva gli scalini troppo alti, che a lui, sofferente di cuore, facevano tirar il fiato grosso.
 Con il mio incomodo... Fortuna che sarriva presto! E' qui questo birichinetto?  riprese poi quando fu in cima, fermandosi ansante sul pianerottolo; e senza attendere la risposta spinse la porta socchiusa della camera ed entr.
Fortunatino, sentendo dire che cera il dottore, preso dalla paura, aveva cacciato la testa sotto il lenzuolo, strillando disperatamente, senza che la madre riuscisse a persuaderlo.
 Su, cocco, su!  luomo che guarisce la bua... Vieni fuori, su!... fa il buono!
 Eh, eh! non ti mangio mica, veh? Non vedi che ancora non mi sono venuti i denti? Ftti vedere, carino! Ftti veder dalluomo... Oh, guarda, guarda qui, che ti d la bombona... Metti fuori la testa; via!
 Ti d la bombona, ti d la bombona!...  ripeteva la madre cercando di scoprirlo.
Timidamente, dopo molte insistenze, il piccino sindusse a scostar un po le coperte, e dallapertura sbirciava con grande attenzione il medico, che intanto sera seduto al capezzale; ma il vocione e la gran barba bianca di quello sconosciuto, dal nome cos terribile per lui, glispirarono cos poca fiducia, che si nascose di nuovo.
 Abbia pazienza, sa,  disse Assunta che gli reggeva il lume, in piedi dietro a lui:  siamo nojaltre donne, che, quando sono cattivi... ecco il dottore; s, s! ti faccio portar via dal dottoreW Per farli azzittare, per farli star quieti...; capir...
A forza di pazienza, di preghiere e di promesse, alla fine il vecchio riusc a prendergli il polso, poi a toccargli la fronte e la pancia; ma quando si tratt di fargli metter fuori la lingua, ricominciarono i pianti, e cos disperati, che ci si dovette rinunziare. Chiese alcune informazioni, volle sapere cosa aveva detto e ordinato il collega; poi si alz e savvi verso la porta, seguito da Assunta con il lume.
 Allegro, birichino; coraggio! luomo della bua torner domani... A rivederci, figliuoli.
Serafina, che non aveva mai staccati gli occhi da quelli del medico, per leggervi la sua sentenza di vita o di morte, ebbe appena la voce da rispondere: BonaseraW; ma non si mosse dal suo luogo per andargli dietro e interrogarlo, paurosa duna risposta gi datale tante volte dal cuore; Salvatore, invece, che durante tutto quel tempo era rimasto silenzioso vicino alla finestra, guardando fuori nelloscurit oramai caduta, se ne stacc precipitosamente per uscire e raggiunse il medico che di sotto, in cucina, confabulava a bassa voce con sua madre.
 Ebbene, dottore?
 Oh, parone! E doveravate, che non vho visto?
 Cosa ne dice? Come lha trovato? Guarir?
Il vecchio si fece pensieroso, come se avesse perduto dun colpo la sua festosa giovialit, e stette un momento incerto. In tanti anni chesercitava la professione, dopo lo spettacolo di tante miserie e di tanti strazi fra i quali sera necessariamente trovato, non aveva imparato ancora un modo per rendere meno rude il suo triste uffizio, e al momento di pronunziare la frase terribile, che doveva togliere ogni speranza, davanti a quegli occhi indagatori, davanti a quelle facce ansiose di madri, di mogli, di fratelli, di gente, insomma, che interrogava sulla sorte duna cara vita sospesa sul sepolcro, egli, il vecchio allegro e burlone, si sentiva sempre colto da unangoscia acuta, sconvolgitrice, come se si credesse in qualche modo responsabile di quellagonia che stava per annunziare. Ah, quel cuore, quellincorreggibile cuore oramai esausto e vicino a fermarsi per sempre, che, dopo dessersi commosso per tanti anni fino a restarne logorato e malato, continuava ancora a immischiarsi in miserie non sue!
 Cosha? me lo dica, via...; cosha?  insist il giovine con voce pi alterata, davanti a quellesitazione sinistra.
Cupo, solenne il vecchio dottore finalmente parl:
 Sta male..., sta molto male... Cosa serve che vi dica il nome? Tanto, ne sapreste lo stesso.
Dopo una pausa, riprese:
 Non dite niente a quella povera donna di sopra... Sarebbe un affliggerla senza ragione, prima del tempo.
Le parole piombavano sul giovine come tante martellate; come le martellate che ribadiscono i chiodi duna cassa da morto.
 Ma dunque... non c pi speranza?
Voleva essere un ruggito; fu un soffio.
 Fin che c vita, c speranza, dice il proverbio,  rispose il vecchio oramai tornato padrone di s,  ma i proverbi, alle volte, sbagliano, amico mio; o, per farli avverare, ci vuole un miracolo... Dei casi, se ne sono visti; ma qui abbiamo anche una creatura gracile gracile; una canna; basta un niente a schiantarla... La malattia? Gi che lo volete sapere, ve lo dir... E' una gastroenterite...; ossia..., com che la chiamate vojaltri? Una brutta malattia... A vostra madre, qui, ho lasciato una ricetta...; e le ho spiegato anche, come gli si ha da dare... Basta; coraggio, e quello che sar possibile, lo faremo. Buonanotte, buonanotte.
E si accingeva ad uscire; ma Salvatore lo afferr per una mano, quasi con violenza.
 Me lha da guarire! Lei me lha da guarire!
Nella voce imperiosa vibrava quasi una minaccia.
 Se dipendesse da me...! Si fa presto a dirlo, figliolo; si fa presto! Non sono mica Domineddio... Magari!... Via, cos, adesso? Non siete mica pi un ragazzo...
Grosse lagrime sgorgavano ora dagli occhi del giovine, rigandogli la faccia maschia e vigorosa, senza che egli si preoccupasse di nasconderle, incapace di trattenerle. Dalla morte del padre non aveva pi pianto: ma queste erano lagrime molto pi amare, perch venivano da una profondit dellanima, dove cera solo laffetto per lunico suo piccino.
Assunta, quantunque si sentisse lei pure una grande smania di piangere, cerc di calmare il figlio, ajutata dal dottore, che pietosamente ment esagerando le probabilit di guarigione e dicendo che il pi matto gusto che si prende la natura,  di corbellare i medici, facendoli molto spesso rimanere con un palmo di naso. Poi, siccome Salvatore non cessava, sentendosi anche lui un gran martellare nel petto, tir a s dolcemente la mano da quelle del giovine e, salutato di nuovo, se ne and, meno dritto e meno sorridente del solito.
Furono assai tristi quei giorni di lotta contro la morte, lorribile mostro che insidiava lunica felicit che ancora sorridesse a quegli umili, gi sul punto desser travolti nel turbine rovinoso della passione.
Serafina, ridotta ormai un filo, non si staccava pi dal letto nemmeno per correre ai piedi della Madonna, nella solitaria chiesola dove tante volte laveva pregata. A che scopo? Forse per vedere leterna giocondit di quel viso impassibile e sorridente, e il florido bimbo ricciuto sulle sue ginocchia? Ah, in cielo sono troppo felici, per occuparsi dello strazio duna mamma, che trema sulla sorte del figlio. Che importa, lass, di quello che accade in questo piccolo mondo cos lontano?
Nellanima rozza della povera donna, alla fede cieca e quasi superstiziosa sottentrava a poco a poco unincredulit incipiente, una ribellione sorda, quasi un risentimento astioso contro ci che le avevano insegnato da bambina, e anche contro quella prodigiosa immagine, venerata fino allora con sollecitudine tenera e confidente. Ma la coglieva poi il rimorso di questa sua empiet, una paura infantile dessersi resa indegna del patrocinio celeste; tremava al pensiero che Dio, per punirla, la colpisse nellunico bene rimastole, togliendole anche quello; e allora le sue labbra ripregavano con fervore, e saffrettava a mandar in offerta espiatoria una candela, che ardesse davanti alla sacra immagine.
Anche Salvatore passava molta parte del giorno nella camera del malato, e, tranne che per consolare o vezzeggiare il piccino, non usciva mai dalla sua cupa taciturnit. Divenuto un vero orso, dallultimo arrivo non aveva pi accostato nessuno: e quando qualche conoscente o qualche suo uomo landava a cercare in casa, per informarsi della salute di Fortunatino, lui rispondeva appena alle rozze ma schiette espressioni di conforto e di augurio.
Verso sera, quando arrivava il medico, o quando la camera si riempiva delle solite comari e amiche venute a curiosare o a dar consigli e suggerimenti, egli, per non incontrarsi con quello e per non sentire linsopportabile cicaleccio di queste, per lo pi usciva di casa.
La Maria e la Provvidenza, ormeggiate luna dietro laltra, parevano stanche di aspettare cullandosi pigramente sulle acque torbide del porto. Il giovine le guardava appena, mentre si spingeva in fondo al molo allora deserto, e l, per abitudine invincibile, dopo avere scandagliato il cielo e pronosticato il tempo, posava lo sguardo sul mare, che sembrava chiamarlo a s, meravigliato di quella sua lunga assenza.
Allora, per un momento, non pensava ad altro che al mare, indugiandosi con la memoria sulle vicende dellultima pesca, o risaliva addietro addietro, a quando per la prima volta aveva provato la felicit, mista a sgomento, di trovarsi lontano lontano, su quella vecchia carcassa del padre, e di veder da tutte le parti lacqua, solo lacqua. Rifiorivano prima incerti e velati, poi nitidi e quasi vicini i particolari della sua fanciullezza, le piccole gioje ed amarezze della sua vita di morea, su quello stesso mare che veniva a rompersi contro la palizzata con uno sciaguattio sordo, interminabile; e Salvatore restava l, con le braccia incrociate e gli occhi fissi, finch, per uninconscia associazione didee, non gli tornava alla mente la figura sparuta del piccino, che si spegneva l, nel suo letto, consumato dal male. E perch allora linvito del mare diventava sempre pi insistente, e la roca voce, nel bujo, pareva che gli dicesse: Vieni! ti aspetto...W, per sottrarsi alla tentazione di quel salto, sallontanava rapidamente e rientrava in casa.
Riguardo ad Assunta, badava tra un sospiro e un altro a mandar avanti la famiglia: e le faccende, priva dellajuto della nuora, non le mancavano di certo. La sua idea fissa era sempre che Fortunatino fosse la vittima di una diabolica fattura delle Anfrosini; e per questo, allinsaputa di tutti, aveva cercato pi volte dindurre Pansabella a metterci le mani lui. Ma la volpe, che fiutava la catastrofe e non voleva compromettere la sua misteriosa aureola donnipotenza, non cera mai voluto andar in persona, ora con un pretesto, ora con un altro, e si limitava a dar consigli e a prescrivere scongiuri e segni cabalistici.
Tuttavia n la seria preoccupazione per lapprossimarsi duna sciagura inevitabile, n le molte faccende toglievano alla donna il tempo di sfogarsi con le comari vicine di casa, che le davano la caccia per essere informate passo passo dellandamento del male.
 Brutte notizie, brutte notizie! Se sarriva a domani,  grassa... Povera creatura, e non  uninfamia, farla penare cos?...
Queste erano per lo pi le risposte, che circolavano rapidamente da finestra a finestra, da porta a porta.
Alle volte prorompeva in maledizioni, in violente invettive, in propositi di vendetta contro lantica rivale, creduta causa di tutto. E spesso concludeva:
 Dir uneresia, dir, ma a me sembra che Domineddio, questa volta, non faccia le cose bene... Perch prendersela con una povera creatura?... c tanta gente, che, se gli mandasse la morte, sarebbe un guadagno per loro e per gli altri...
Povero Rafaele! Anche lui era unidea fissa della donna.
Del resto, non era semplice curiosit che spingeva il vicinato a interrogare la madre di Salvatore, ma anche vero interessamento e vera compassione, perch i Catolghn, in generale, erano ben voluti, specialmente i giovani. Ed era ben raro, per esempio, il caso che Assunta fosse costretta ad affacciarsi, per cacciare una frotta turbolenta di ragazzi che facessero il chiasso sotto le finestre; perch le comari, appena ne vedevano radunarsi, avevano cura di allontanarli esse, distribuendo anche qualche scappellotto ai meno ubbidienti.
 C tanto posto, c!... E andate via di qui, canaglia che non siete altro! Cosa vi strillate? lanima?
La madre soltanto continuava ancora a illudersi, scorgendo nel suo caro piccino qualche vago indizio di miglioramento che la faceva sussultare.
 Ha il sonno pi tranquillo...; non lo vedete? La fronte gli scotta meno...
Salvatore, con lanima gi attenagliata dalla disperazione, per ci che anche quella sera aveva ripetuto il medico nellandarsene, si fece forza assecondandola nella sua folle fiducia, e ne profitt per indurla a gettarsi sul letto della madre, nella camera di l.
 Va a dormire, tu, ch ne devi aver bisogno...; e anche voi, mamma... Qui ci resto io.
Con qualche pena le due donne, specialmente Serafina, si piegarono, dopo essersi fatte promettere che alla minima novit le avrebbe chiamate; perch, per esser pi pronte, si sarebbero buttate sul letto cos belle vestite.
Quanto dur quellinterminabile veglia? Al giovine parve eterna. Seduto al capezzale, nella scarsa luce saltellante del lumino a olio, posto per terra in un angolo, perch non desse noja al piccolo malato, egli evitava di guardarlo, parendogli gi che quella faccina bianca, immersa nellombra projettata dallarmadio frapposto, somigliasse troppo alla morte. Gli ronzava nellorecchio, ripercotendosi nel cervello, il lieve sibilo che usciva dalla povera boccuccia semiaperta, riarsa dalla febbre; ed egli, chera rimasto sempre impassibile nelle notti burrascose, quando il vento, fischiando e imperversando, faceva scricchiolare quelle quattro tavole galleggianti nella solitudine e nelle tenebre, a due diti dallabisso, tremava ora allapprossimarsi del pericolo non suo, contro il quale niente valevano la perizia dellocchio e il vigore del polso.
Una volta sola Fortunatino parve uscire da quel sonno greve, e guardatosi attorno e non vedendo la madre, cominciava a piangere; ma si quiet subito, quandegli ebbe prese tra le sue quelle povere manine scarne e ardenti, ninnandolo con delicatezza materna, finch non si fu assopito di nuovo.
In quel momento, Serafina sognava che il florido bimbo biondo e ricciuto era sceso dal quadro dellaltare, l nella solitaria chiesola del porto, ed era venuto dal suo, che piangeva, piangeva; laveva preso per la mano, e laveva condotto alla bella immagine sorridente, dai mansueti occhi a mandorla, che si curvava verso di lui per abbracciarlo.
Quellanno i marinai si preparavano a solennizzare pi degnamente del solito la festa del porto, che cade la terza domenica di giugno, annunziata dal doppio chiacchierino delle campane fino da nove giorni avanti. Le messe, cominciate allalba, si succedevano senza interruzione luna allaltra, richiamando ogni volta nella chiesola tappezzata di voti, cos solitaria per tutto lanno, una gran folla di gente. I giovani, addossati al cancello di legno, dopo la porta, ciarlavano poco divotamente, sbirciando di l le ragazze, qualcuna delle quali si voltava spesso indietro, dal luogo dovera inginocchiata. E le comari malignavano e si scandalizzavano:
 Guarda la Stella... Gli verr il torcicollo.
 E lui, laggi? pare che gli si faccia male a momenti...
 Chi? chi?
 Cesarino, il figlio della Brutta...
 Ma..., non faceva lamore con il figlio dellAugusta?
 Eh, eh! roba vecchia; ne cambia uno al mese...
 Uh! A momenti, si buttano un bacio... Se questo  il modo di star in chiesa...
 State zitta, state zitta! Io dico, che...
Dallaltare della Madonna delle grazie, dove allora celebrava la messa della comunione un pretino minuscolo, che spariva quasi sotto lampia pianeta bianca a fioroni doro, mentre il camice, troppo lungo per lui, mal trattenuto dal cingolo intorno alla vita, gli scendeva da una parte strisciando sulla predella, i buoni occhi a mandorla dellimmagine miracolosa guardavano pieni dindulgenza, come veri occhi vivi nella luce saltellante delle sei candele accese.
Il chierico diede il segno dellelevazione. La voce del campanello squillava ora nitida nel silenzio perfetto, al di sopra delle teste curve, levandosi insieme allodore acuto del lauro sparso per terra e scalpicciato da tanti piedi.
Assunta era l anchessa, inginocchiata vicino a un confessionale, con la corona tra le mani, sgranando le sue avemarie luna dopo laltra con un gran movere affrettato di labbra, dalle quali la preghiera usciva come un bisbiglio sommesso. Pregava con pi fervore del solito, perch quella mattina, non ostante le parole del vecchio medico, il bimbo pareva che stesse tanto tanto meglio. Per la prima volta dopo la malattia aveva chiesto da mangiare, e lui, che faceva dei pianti per ingollar quei pochi cucchiai di brodo, quel sorso di marsala che gli dovevano mandar gi quasi a forza, sera mangiata la sua pappa proprio con appetito, e poi sera bevuto del latte e ne avrebbe preso anche dellaltro, ma non glielavevano dato per paura di appesantirgli troppo lo stomacuccio. Oh, se fosse stato vero! Succede tante volte, che della gente spedita, cos cosa non , la vedi rifarsi quando meno te laspetti, e ridersela poi in barba ai dottoroni!
Il miglioramento pareva tale, che la donna non aveva avuto scrupolo dallontanarsi da casa, spinta dal desiderio di sentir la messa e pi dalla curiosit di assistere alla comunione, che si sarebbe celebrata con pi pompa degli anni scorsi. E mentre le labbra pregavano, gli occhi erano fissi sui banchi addobbati dun drappo rosso e ricoperti con una candida tovaglia, che, disposti in cerchio verso laltare, accoglievano i comunicandi.
Da una parte le femmine, tutte pompose nei loro vestiti bianchi, con in testa il lungo velo che le avvolgeva come in una nuvola, e gli occhi sul piccolo libro nuovo delle Massime eterne; dallaltra i maschi, meno divoti e raccolti, tanto che spesso le madri e le sorelle, inginocchiate dietro a loro, erano costrette ad ammonirli perch non girassero in qua e in l quegli occhiacci furbi, richiamandoli alla santit dellatto che stavano per compiere.
Assunta li conosceva tutti, uno ad uno, quelle bambine, quei monelli soliti a star per la strada scalzi, arruffati, turbolenti, con gli abiti a sbrendoli, con la faccia e le mani piene di sucidume; e li esaminava con cura, faceva confronti, partecipava sottovoce le sue osservazioni a qualche comare vicina.
 Che lusso, eh? quella Marietta! Manco se fosse la figlia di Torlonia...
 E poi, piangono che non ci hanno da mangiare, non ci hanno... Quando non si pu, non si pu; bisogna lasciarla da parte, lambizione...
 Guardate la cosa..., come si chiama?... la terza, dopo la Sdentata...
 Chi, la Michelina?
 Gi. Senza nessuna grazia...
 E' un sacco addirittura. Come si fa, a mandarla cos?
 E la figlia della Romana? Ha tempo a pettinarsi alla moda!  sempre uno scimmiotto.
 Andatelo un po a dir alla madre! Le bellezze sono tutte le sue...
Finita la messa, la gente sfollava, continuando a commentare per strada ci che aveva veduto, e gli scialli nuovi, i grandi fazzoletti da testa e da spalle, gli abiti dai colori vivaci si spiegavano al sole, aggiungendo gajezza ai discorsi rumorosi, interrotti da cordiali scoppi di riso.
Passavano sotto le finestre le frotte festose, e vibrava e sallargava nel cielo purissimo il doppio chiacchierino dal campanile della chiesola, e le barche, allineate nel porto, parevano pi linde dei solito, e portavano tutte a prora il pelliccioneW variopinto. Era cos dolce laria, che Serafina sarrischi a schiudere le imposte, lasciando che dal breve spiraglio entrasse un raggio di sole anche in quella cameretta, dove da tanto tempo non aveva potuto fare la sua comparsa gioconda, quantunque spiasse e spiasse pazientemente dietro la fila dei vecchi ailanti rinverditi.
Paterniano, il nonno, quando, come al solito, pass da casa della figlia per sapere cosa ci fosse di nuovo, affacciandosi alla porta, rest ben lietamente sorpreso di veder il nipotino tutto avviluppato in uno scialle, tra le braccia della madre, che lo faceva passeggiare per la camera.
 Oh, oh! Che novit sono queste? Andiamo meglio, eh? andiamo?... Ma guardalo se non sembra un altro, da jeri!
E tutto soddisfatto volle condurre fuori con s anche il genero, che per la prima volta non si oppose. Diamine! era o non era la festa di loro marinai? Gi che le cose si mettevano bene, via, una boccata daria e due chiacchiere con gli amici se le poteva finalmente permettere senza rimorsi.
Uscirono sulla strada, dove lanimazione cresceva sempre, essendo cominciato il viavai per motivo della cresima, che metteva in scompiglio mezzo porto. Da per tutto si vedevano girare di quegli omettini goffamente infagottati in un abituccio di velluto verde o turchino, con la giacca stretta intorno alla vita per mezzo duna cinta di pelle, il berrettino di velluto con una gran fibbia da parte, le corte calzettine bianche che lasciavano nudo il polpaccio, e in mano il bastoncino da passeggio. Da una tasca faceva capolino con una punta il fazzoletto bianco, che avrebbe dovuto servire, piuttosto che al naso, per stenderlo poi sotto i ginocchi, perch non si sciupassero i calzoncini buoni.
Altri, vestiti per la prima volta da uominiW, con i calzoni lunghi, bench impacciati nel colletto bianco, al quale non erano avvezzi, si pavoneggiavano comicamente, cercando di mettere ben in mostra la catena dellorologio, regalo dei santoli, che li seguivano impettiti, fieri dei bisbigli di ammirazione che suscitavano nel loro passaggio.
Salvatore e il suocero sguisciavano tra gruppo e gruppo, scambiando una parola con uno, una manata amichevole con un altro, e per la prima volta dopo tanto tempo si sentivano tutte due come pi leggeri.
 Vi ci vogliamo anche voi, oggi, con la carrozza dei paroni... Siamo in cinque; sha da star allegri, chi!... 
Il Prencesvalle si schermiva. Non per niente, ma solo perch alla sua indole, poco spendereccia e compagnona, non andavano troppo a genio quegli scarrozzamenti in comitiva, su e gi per la citt, sdrajati gravemente, con il sigaro in bocca, a cantare e schiamazzare proprio sul muso delle guardie. Piuttosto, si sarebbero trovati insieme, da Mialn, o in qualche altro sito, a berne un bicchiere di quello buono.
Ma dopo mezzogiorno, tornando a casa, il giovine trov Serafina e Assunta tutte sottosopra, perch le cose avevano bruscamente cambiato daspetto.
Il piccino era stato preso da un vomito cos violento, che pareva l l per esserne soffocato, e restava poi cos esausto, che sabbandonava come un cencio sui ginocchi della madre.
 Madonna santa! il medico, il medico! correte a chiamare il medico!
In due salti, Salvatore fu in citt. Per colmo di sfortuna non gli riusc di trovarlo, perch a casa del dottore vecchio gli dissero che, volendosi godere la magnifica giornata, era andato in campagna, a un suo villino, da dove non sarebbe tornato certo prima dellavemaria.
Gir, frug, tempest per trovarne un altro, ma inutilmente: nessuno volle scomodarsi per una creatura, che non era nemmeno della propria condotta, dicendogli di rivolgersi al dottore del porto.
Con il sangue gi caldo, non sapendo che altro fare, si pieg allultimo tentativo e and in cerca di quello, deciso altrimenti a fare uno scandalo: e lo trov sulla porta duna farmacia, intento a occhieggiare le ragazze che tornavano dallultima messa del Duomo.
 Sa, sor dottore... Quella creatura, che lei vide qualche giorno fa..., e dopo non c tornato pi...
 Ah! E non c venuto, invece, il dottor Sabelli?... Andate da lui.
 E' fuori, in campagna... Quella creatura sta peggio...
II medico si strinse nelle spalle, come per dire: E io cosa ci posso fare?W ma invece rispose:
 Va bene; ci verr.
 Bisogna che ci venga subito...; non c tempo da perdere,  seguit il giovine con voce quasi minacciosa.
Il medico fu sul punto di risentirsi, ma pens chera meglio evitare una scenata in pubblico, e, sebbene contro voglia, sindusse a seguirlo.
 Che gente!  pensava strada facendo:  tincomodano, strepitano se non ci vai, e poi... non ti fanno un ette di quello che ordini... E tutto questo, per un marmocchio, come se di figli ci fosse carestia... Ci vuol tanto a farne un altro?
Giunsero alla casetta, in fondo al porto: la trovarono affollata di donnicciole accorse da tutto il vicinato, intente a confabulare con Assunta.
 Fuori tutti, fuori tutti!  disse il medico; e Paterniano, gi accorso anche lui, sincaric deseguir lordine, quantunque suscitasse un gran mormorio di malcontento.
Ah, quel medicaccio giovine! comera sgarbato e antipatico! Aveva paura, forse, che gli sporcassero il vestito chiaro destate?
Il bimbo stava sempre sui ginocchi della madre, come assopito, ma di tratto in tratto agitava le manine stringendole a pugno, e il suo scarno corpicino sussultava per tremori improvvisi, mentre il singhiozzo pareva che gli rompesse il petto.
Al dottore bast unocchiata per convincersi che non cera pi da far niente; tuttavia lo esamin a lungo, toccandogli la fronte e il polso e contando i battiti del cuore; poi cav fuori la carta e scrisse qualche parola con il lapis.
 Questo, un cucchiaino ogni quarto dora: portatevi una bottiglietta... Cercate di ajutarlo, e, sopra tutto, che stia riposato. Lo torner a vedere, verso unora di notte...
E se nand. Non sarebbe, no, tornato, n a unora di notte, n mai; tanto sarebbe stato inutile.
Appena partito il medico, Salvatore si cacci in testa il cappello, e presa la ricetta, usc anche lui, per tornar in citt a farsela spedire. Ma Assunta, che aveva le sue idee, dopo aver gironzolato un pezzo per casa, non volendone parlare davanti a Serafina, riusc finalmente a metter a parte del suo progetto Paterniano, che nella confusione saffaccendava lui pure di qua e di l senza concludere nulla.
 Se ci facessimo venir Pansabella... Cosa ne dite, voi?
Il calafato, con i bracci ciondoloni lungo labito festivo, cos in disaccordo con la tristezza sincera della sua faccia bonaria, si strinse nelle spalle senza rispondere.
Laltra incalz:
 Alla fin dei conti, cosa ci si rimette? Sar una prova!... Dal momento che quellaltro... lha spacciato...
 Fate un po voi, fate,  borbott Paterniano, voltandosi bruscamente per nascondere gli occhi che gli luccicavano:  io non mi cimpiccio, perch, tanto...
Allora Assunta usc in fretta, almanaccando dove avrebbe potuto scovare Pansabella, per condurlo a casa prima del ritorno del figlio, e si diresse verso losteria di Mialn, che nei giorni festivi si poteva dire il suo quartier generale.
Davanti alla porta, allombra duna vecchia vela fuor duso, sostenuta da pali, quattro marinai vestiti da festa, con le cravatte rosse dalle lunghe code svolazzanti e il cappello calcato sullorecchio, giocavano a mora con grande accanimento. Nellinterno, losteria era vuota del tutto. Che fosse, invece, sul molo di l della marina piccola, a veder le partenze di quelli che andavano a far limmancabile passeggiata in mare, pagando un soldo per uno?
Assunta si spinse fino l, facendosi largo tra la folla che diveniva sempre pi fitta. Cera tutta la popolazione del porto, accresciuta da molta parte di quella della citt, ed altra ne arrivava continuamente; sicch, per la ristrettezza del sito, non era facile girare. Proprio in quel momento una comitiva di ragazze saccingevano a scendere in uno dei battelli, attirando lattenzione dei pi vicini con i loro strilli acuti, per la paura di quel passo, mentre sabbrancavano bene strette ai bracci vigorosi del giovine battelliere, che le ajutava ad una ad una. Altre grida venivano da un battello partito allora, carico anchesso di donne, impaurite perch la leggera imbarcazione, per il peso mal distribuito o per qualche movimento troppo brusco, si piegava tutta da una parte quasi rasentando lacqua. Da ogni direzione le bianche vele a punta andavano e venivano, sincrociavano, saccompagnavano: e sotto il sole sfolgorante il mare azzurro risonava di voci e di risa insolite, di chiamate festose, di liete canzoni.
Non essendo possibile spingersi pi oltre, Assunta si ferm, e si diede a scandagliare attorno, nella speranza di riuscire a scorgere lintrovabile Pansabella: ci doveva essere certo, come tutti gli altri; ma come scovarlo tra quella baraonda? A poca distanza da lei un gruppo di giovani portolotte passavano in rivista, senza cerimonie, una cittadina curiosa in cappellino e strascico, e squadrandola dal capo ai piedi ne dicevano dogni colore, alle spalle di quel figurino ambulante.
 Cosa s messa, sulla testa? una scodella?
 Senti come sprofuma!
 Che sia un ufficiale?... Porta tanto di galloni...
 Oh, Dio, oh, Dio! Le acciaccano tutto il vestito bono...
 E state un po zitte! Eccola che ci guarda con locchialino...
 Ah, ah, ah, ah!...
Assunta, che non poteva vedere nessuna del gruppo, trasal riconoscendo nelle parole dellultima la voce di Menca. Macchinalmente si allontan di l, si aggir ancora un poco tra la folla, e alla fine, disperando ormai di venirne a capo, e indispettita di quellallegria che le rumoreggiava intorno, si decise a tornar a casa.
Durante la sua breve assenza, nessuna novit: il piccino, sempre come assopito, stava sui ginocchi della madre, che con lo sguardo fisso in lui ricacciava indietro le lagrime e i singhiozzi e quasi tratteneva il respiro, per paura di turbarlo; e Paterniano, in piedi davanti alla finestra, ostentava di guardar di fuori, certo perch la figlia non gli leggesse nel viso ci che aveva nellanima.
Torn poco dopo anche Salvatore, con la medicina: e per tutti queglinfelici continu sempre pi intenso lo strazio della triste attesa, mentre la giornata di festa volgeva ormai al termine.
Il sole non spiava pi tra il fogliame degli ailanti rinverditi ed era gi sceso dallaltra parte, dietro le colline, accendendo ancora qua e l con i rossi bagliori del tramonto le azzurre acque del mare tranquillo. Gi, nel largo intorno alla torre della lanterna, il concertino incominciava allora a sonare, intanto che una folla rumorosa, addensandosi sempre pi nellombra rapida del crepuscolo, con qualche fischio isolato e potente dimostrava limpazienza che cominciassero i fuochi dartifizio.
 Oooh! Oooooh!
La striscia luminosa dun razzo, che guizza sibilando nel cielo, d il sospirato segnale. Pum! pum! Ecco i colpi secchi delle bombe, che frullando sinnalzano a piombo, per ricadere in fantastiche e variopinte piogge di fuoco, e si moltiplicano, sintrecciano in stelle gigantesche, o si convertono in una fuga di serpentelli fischianti, con grande giubilo degli spettatori, grandi e piccini.
Pa! pa! pa! pa!... pa! Tutti stanno con il naso allaria e contano il numero degli spari.
 ... Tre..., quattro..., cinque...
 No, che sono stati quattro!
 Sono stati cinque, ti dico! sei sordo?
 Erano due bombe, sparate insieme...
 No; era tuttuna...
 Oh! questa  stata grossa davvero!
 Mamma mia, che botta!...
 Brustoline! Sementina bona, brustolina calda...
 Rico, sta vicino a me...; non ti muovere, sai?
Ecco un pallone di carta, raffigurante una vecchiaccia dalla gobba mostruosa.
 Ammazzala, quant brutta!
 To! pare la Peppa di Quaglia...
 E' Bariln!  Bariln vestito da donna...
La figura grottesca ondeggia, barcolla; alla fine prende landata e si eleva rapida, seguta da centinaja docchi ansiosi e curiosi, che laccompagnano finch s ridotta un punto quasi invisibile.
Ecco un altro pallone, enorme, tutto illuminato a var colori: ma, a pochi metri da terra, il fragile involucro sinfiamma..
 Bravo, sor Giovanni!
 Non gli ha saputo dare landata, non gli ha!...
 E' stato che la padella pesava troppo, invece...
 Bis! bis!
 Ziiiii! ziiiii...!
E un uragano di fischi e di scherni accoglie, da parte del pubblico contrariato e deluso, linfelice riuscita.
Salvatore, accovacciato presso il piccino steso sui ginocchi materni, teneva il polso destro di lui, ascoltandone i battiti sempre pi lenti e irregolari. A un tratto, non sent pi nulla: ne incolp limperizia delle sue grosse dita callose e poco sensibili. Attese se mai riuscisse a risorprendere limpercettibile pulsare del sangue nelle arterie: niente. Allarg le dita, abbandon la piccola manina scarna: il braccio ricadde pesantemente, come cosa morta.
Allora comprese. Lanima gli corse alla gola. Volle mandar un urlo: non ci riusc.
Salz in piedi, con un ronzio nelle orecchie, con un balenio negli occhi: gli pareva daver ricevuto un colpo di mazza sul cervello.
Vacillando come un ubbriaco si allontan in silenzio, rifugiandosi nel vano della finestra, con gli occhi rivolti di fuori.
Trascorse cos qualche minuto.
Serafina, pi calma di tutti in apparenza, essendo il tempo di dar la medicina, chiam la madre che gliela porgesse; e poi che lebbe avuta, sindustriava dintrodurre il cucchiaino nella bocca del bimbo, i cui denti erano cos serrati, che il liquido si versava allesterno.
 Sii buono, cocco! apri la boccuccia, su, apri la boccuccia...
Allora Salvatore si volt.
 Lascialo in pace; cosa lo tormenti a fare?
Ella guard il marito e gli vide gli occhi pieni di lagrime; ma non dubit di niente, perch non era la prima volta, in quei giorni, che lo vedeva piangere. Riprese quindi come prima a cullare delicatamente il suo Fortunatino e accostando adagio adagio la bocca alla sua fece per baciarla.
Quelle labbra ormai fredde la sgomentarono: riguard il marito, riaccost la bocca; lorribile dubbio le balen improvviso davanti. Salz di scatto, corse verso il lume: guard quella povera faccina bianca bianca, ormai irrigidita per sempre, si curv con lorecchio sul petto del cadaverino per sentire se il cuore battesse ancora, accost di nuovo la bocca alla bocca per sorprenderne lalito; e quando la certezza orrenda la vinse, si diede a coprirlo di baci furiosi, mandando un altissimo urlo:
 Fortunatino! Fortunatino!... Non mi senti pi? Povero cocco mio, povero cocco mio!...
Accorse Salvatore, accorsero Paterniano e Assunta; vollero levarglielo, ma non ci riuscirono: ella lo stringeva al petto chiamandolo con i nomi pi dolci, vezzeggiandolo con le pi tenere espressioni damore. Poi, come presa da un impeto di follia, savvent verso la finestra...
Ma la trattennero a tempo, e toltole a viva forza il corpicino esanime, lo accomodarono sul letto.
Nella serena notte stellata giungevano, dal largo intorno alla lanterna, le note del concertino, confuse ai battimani della folla, salutante la grande scappata di razzi e di bombe che segnava la chiusura dei fuochi.
Dopo un seguito di splendide giornate in cui i raggi del sole cominciavano a scottare fin troppo, per uno di quei capricci bizzarri da cui alle volte si lascia vincere la stagione, come una bella donnina nervosa, sembrava quasi desser tornati in febbrajo. Le foglioline pi tenere degli alberi, alcuni dei quali in fiore, pareva che si rannicchiassero le une contro le altre, stupite di quel brusco passaggio dal caldo precoce dei giorni avanti allinaspettato ritorno del freddo, da esse non conosciuto ancora, e grondavano la pioggia che sottile e fastidiosa scendeva crepitando.
Il porto semivuoto, essendo partite nella mattinata la maggior parte delle barche, contribuiva ad accrescere il senso di desolazione che spirava da ogni cosa.
La Maria e la Provvidenza erano via anchesse, perch Salvatore era stato preso da un bisogno irresistibile di allontanarsi, di fuggire al largo, l, sul mare nebbioso, per non assistere allultima tristissima scena del tristissimo dramma; per non trovarsi al momento in cui sarebbero venuti a prendergli il suo piccino e portarlo via per sempre.
Aveva deciso di partire senza rivederlo. Quando tutto fu allordine a bordo ed egli si fu messo i panni da fatica, sera gi avviato per uscire, quasi di nascosto: ma, al momento di varcare la soglia, laveva vinto la smania di baciarlo unultima volta; e aveva risalito le scale, sera accostato al letto, aveva tolto il lenzuolo che nascondeva la faccia del morticino e laveva coperta di baci e di lagrime.
Anche questa volta, quindi, tocc a Paterniano il triste ufficio di andare in Comune a dar la denuncia e di prendere con il parroco gli accordi per il piccolo mortorio.
Il bravuomo voleva che la figlia sallontanasse e che andasse da qualche vicina, o magari a casa di lui; ma non gli fu possibile ottenerlo. Ella stessa volle attendere allultimo abbigliamento del povero piccino. Ella stessa volle lavarlo, rivestirlo delle cosucce migliori: poi gli accomod le manine sul petto, mettendogli tra le dita una corona, la sua, quella che aveva recitato tante volte per lui, davanti allaltare della solitaria chiesola; e rimase anche quando venne il falegname, con la piccola cassa tutta bianca e la croce nera sul coperchio, perch nel mettercelo non gli sciupasse niente e ce laccomodasse dentro con garbo.
Le comari pi amiche, venute per ajutare e far compagnia a lei, non avevano altro che dire della bellezza di quella faccina bianca, pi bianca della cera, con una sfumatura rosea sulle guancette. Alle volte, per qualche gioco di luce delle due candele che gli ardevano a lato, pareva che la boccuccia semichiusa respirasse ancora nella calma del sonno.
Il falegname, messo a posto il coperchio, saccingeva a batterne addirittura i chiodi, ma la povera madre si oppose con disperata energia; e quellomaccio quasi perpetuamente avvinazzato, che, carico di figli, non capiva come il perderne uno potesse chiamarsi una gran disgrazia, se ne and borbottando e stringendosi nelle spalle. Che razza didee! Non era lo stesso, o prima o dopo? Poteva provare a soffiargli, per vedere se il marmocchio sarebbe risuscitato.
Savvicinava lora, in cui dovevano venir a prenderlo per portarlo in chiesa; e Paterniano preg le comari di risparmiare a Serafina quellultimo strazio.
Non servirono n artifizi, n preghiere. Bisogn toglierla di l a viva forza, smaniante e piangente. Ma, a pochi passi dalluscio, ella riusc a svincolarsi, rientr a casa di corsa, risal le scale, savvinghi stretta stretta alla cassa dove Fortunatino giaceva.
 Cocco mio bello, cocco mio santo! Vengo con te anchio!...
Giunse il beccamorto, uno solo, trattandosi di cos poco peso, e dietro a lui il cappellano, con la greca sulle spalle, dallapertura della quale si scorgeva appena il bianco della cotta.
E la separazione avvenne.
Il becchino prese sotto braccio la piccola cassa ricoperta dun drappo bianco, sopra il quale posava una ghirlandetta di fiori freschi, e reggendo con laltra mano lombrello, savvi insieme al prete, che recitava le preghiere.
 Anche il tempo ci s messo! anche il tempo!...  pensava Assunta in piedi sulla porta, accompagnandoli con gli occhi pieni di lagrime, mentre gi sparivano nella precoce oscurit del tramonto piovoso.
Da dietro la finestra chiusa della sua camera, Menca vide passare il minuscolo corteo, e non pot frenare un segreto impulso quasi di compiacenza, che fosse sparito il frutto dellunione non sua; ma se ne pent subito, pensando allo strazio che forse anche in quel momento, laggi, in mezzo al mare, Salvatore provava per quella perdita.
Nessuno incontrarono nel breve percorso per la malinconica strada lungo il canale, fuori dun chiassoso gruppo di setajole, che tornando alle case ridevano e scherzavano sulla pioggia che inzuppava le loro vesti e sul fango in cui sguazzavano le loro piccole pianelle.
 Un angelo, un angelo! Di chi sar?...
Per guardare le ragazze, il beccamorto, non badando a dove metteva i piedi, inciamp e fu sul punto di cadere; e siccome nella scossa la ghirlandetta era caduta, una di quelle la raccolse dal fango e la rimise al suo posto.
Giunsero cos alla chiesola, ancora tutta fragrante dincenso e di lauro, e deposta la cassettina sopra un piccolo catafalco, se ne andarono in fretta, perch il sagrestano, essendo ormai notte, li aspettava sulla porta per chiudere, brontolando e agitando il mazzo delle chiavi.
E Fortunatino rimase, finalmente, solo con quellaltra madre, dai grandi occhi a mandorla e dal sorriso pieno di dolcezza, e con il bambinello roseo e ricciuto, che, alzando verso di lei la bionda testina luminosa, tentava di carezzarla, come tante volte aveva fatto anche lui alla sua.
La lancia procedeva a fatica, sotto la spinta dei lunghi remi. Il mare, un po arruffato dal vento di libeccio che soffiava dalla mattina, faceva sentire la sua voce dal lombra in cui era avvolto, e ritardava la corsa del battello, con le onde che lo urtavano di sbieco.
I due marinai, senza scambiarsi parola, vogavano in piedi per fare maggior forza, curvandosi sul remo quasi a toccarlo con il petto, mentre aguzzavano gli occhi avvezzi al bujo.
 To! la lanterna.
 Accidenti anche al garbno! ci siamo fatti portare.
Con due colpi vigorosi, mentre laltro sciava, il marinajo di poppa fece cambiar direzione alla lancia, mettendo la prora sottovento; poi raddoppiarono la lena per riguadagnare il tempo perduto.
Essi non intendevano entrare in porto, mirando invece a prender terra in qualche punto remoto, lungo la spiaggia; e il perch di questo bisognava domandarlo alle tre balle, due di zucchero e una di caff, stese nel fondo, mal dissimulate sotto alcuni canestri di pesce semivuoti. Portavano del contrabbando; e sarebbe stata buffa che, senzaccorgersene, fossero andati a cascar proprio nella bocca dei finanzieri.
Quello era gi il terzo viaggio che facevano, prendendo la roba dalla Staffetta, che aveva messo in panna a qualche chilometro, e scaricando sulla riva, dove cera chi aspettava.
Vogavano in silenzio, pi per labitudine, che per la preoccupazione del pericoloso mestiere al quale oramai avevano fatto losso, pensando con un senso di rammarico che a loro, poveri diavolacci, sarebbero toccati solo pochi soldi, mentre il guadagno maggiore sarebbe andato al padrone del carico, e al sor Antonio, il droghiere, che rilevava la roba a un insolito buon mercato, per rivenderla poi a prezzo comune.
 E' il vento,  disse luno al compagno, che, indugiandosi sul remo senza ritrarlo dallacqua, aveva piegato la testa da una parte, per cogliere un rumore sospetto.
Ma Boccarossa alz le spalle, perch conosceva per prova la bont del suo orecchio infallibile, e borbott:
 Ci siamo! E' il vaporino della finanza...
Si vedeva infatti il piccolo punto luminoso del fanale, s e no, a intervalli, nascosto dalle onde, in mezzo al cui rumore uniforme si poteva distinguere quello dellelica.
 Viene in qua... Siamo fritti!
 Bisogna non farsi vedere...
Lasciarono andare i remi, che lacqua spinse contro i fianchi del battello, e si accovacciarono per dar meno campo agli occhi maledetti dei presentiniW.
Trascorse cos qualche minuto, pi lungo dun secolo: ma la fortuna li protesse, e il vaporino pass a poche braccia da loro senza vederli, dileguandosi nelloscurit. Lavevano scampata bella! Ma, che avessero avuto qualche spia? Perch, che Dio gliela mandasse buona! andavano proprio nella direzione della Staffetta.
Cos ripresero a vogare, impazienti di arrivar alla spiaggia ormai non lontana, dove il Grosso sincominciava ad arrabbiare per la lunga attesa.
Era passato un bel pezzo, da quando avevano scaricato per la seconda volta, e ancora non si rivedevano. A conti fatti, libeccio o non libeccio, unora ad andare ed una e mezzo a tornare, ce nera pi che a bastanza.
Il male era che non avevano tempo da perdere, perch in agosto le notti sono corte, e stava poco per albeggiare.
Con la schiena contro un mucchio di ghiaja, il marinajo fumava a lunghe tirate, scandagliando il cielo. Era avvezzo, lui, a leggerci le ore meglio che sopra un orologio; ma quella notte, essendo coperto, non ci si raccapezzava troppo bene. A giudicare, per, dal sonno che aveva a dosso il compagno, doveva essere tardi: per quanti sforzi facesse, ogni tanto la testa gli ciondolava sul petto.
Quando s stanchi, il vento, il mare, loscurit sono dei terribili complici, capaci di giocar qualunque brutto scherzo. Del resto, quante notti simili gi passate, e quantaltre da passare, sempre con la prospettiva desser messo, una volta o unaltra, con il muso allinferriata! E meno male se, in compenso, il maledetto mestiere gli avesse fruttato un certo benessere; ma invece lui restava sempre un povero cane, obbligato ad arrabattarsi tutto il santo giorno per non morir di fame...
Barboncino, invece, il compagno che russava pacificamente l, accosto a lui, come se la ghiaja fosse il pi morbido dei materassi, quello s che laveva saputa lunga ed era riuscito a mettersi da parte un discreto gruzzoletto!
Nati e cresciuti insieme, avevano tutte due girato la rota dei canapini, lungo la sponda a destra, fra la strada e il canale, buscandosi alla fine della settimana molti scappellotti e pochi centesimi, che la domenica si giocavano tra loro alle piastrelle o alle palline, e che andavano quasi sempre a finire tutti nella saccoccia di Barboncino, pi abile o pi furbo dellamico. Poi avevano cominciato ad andar in mare, e cos via via, passando per tutta la trafila, serano fatti uomini, avevano preso moglie. Ma i guadagni erano sempre magri, come quando giravano la rota; solo che, invece di passare da tasca a tasca, sinabissavano nelle bocche e negli stomachi voraci della rispettiva famigliola.
Quando si trovavano insieme,  e ci era spesso,  i due amici non finivano mai di lamentarsi della vita da cani che dovevano condurre, raccontandosi scambievolmente gli stenti con cui erano tutto il giorno alle prese; e pi duna volta avevano mulinato il progetto di cambiar aria, dandarsene per qualche tempo in America, a tentarvi fortuna. Per parte sua, il Grosso sarebbe stato pronto a partire anche il giorno dopo, ma Barboncino, che a parole sembrava il pi infervorato, in realt non ci si decideva mai. E' che laveva ben saputa trovare, lui, lAmerica, senza bisogno di passar il mare!
Un bel giorno, cos cosa non , si sparge la notizia che Barboncino, con altri tre o quattro,  stato messo in gattabuja, come supposto complice in un famoso contrabbando di zucchero e di spirito. Se ne fece un gran parlare. Tutti volevano dir la loro, e andavano daccordo solo in questo: nel giudicar una gran porcheria che si mettesse dentro della gente, che, vero o non vero, non aveva fatto nessun male. Avevano forse ammazzato qualcuno? Alla fin dei conti, rubar al governo... Per guadagnar poche lire, passar il mare, con certi tempi, sopra la lancia..., si sarebbero meritati, al ritorno, due medaglie, una di l e unaltra di qua; e invece...
Quando and la causa, a Pesaro, fu citato un nuvolo di testimoni; e anche il Grosso aveva ricevuto la sua carta stampata. Ma s! Gi, non sapeva niente di niente, ma anche se avesse visto con gli occhi suoi, sarebbe stato lo stesso: acqua in bocca.
Tuttavia i contrabbandieri furono condannati, perch, bella forza! chi comanda vuole sempre ragione, e gli avvocati ci stanno a posta per imbrogliare il prossimo.
Ma dopo tre anni, uscendo di carcere, Barboncino non era tornato al suo mestiere di marinajo, aprendo invece unosteria, che, posta a due passi dalla citt, era diventata il ritrovo di tutti gli sfaccendati, per giocarvi clamorose partite a bocce, inaffiandole con parecchi bicchieri di vino. La domenica, specialmente, la Cantina adriaticaW rigurgitava davventori, ed era un andare e venire continuo di carrozze piene zeppe di allegre comitive, che fino a sera si riversavano l, mentre i venditori di castagne, di semi, di biscotti, aggirandosi tra la folla, crescevano il frastono e la confusione con glinviti e le grida.
Ne doveva fare dei soldi lex-marinajo, e certo con minor fatica, che quando salpava la rete o manovrava a bordo della Nena. E allorch la mattina, sopra un biroccino dipinto a bei colori vivaci e tirato da un brioso somarello, passava per andare in citt a farvi le provviste della giornata, pi duno degli antichi compagni lo guardava con occhio invidioso, pensando che, in fin dei conti, laveva saputa lunga, se era riuscito a raggranellare la somma per lacquisto del locale e per le altre spese dimpianto. Chi non si sarebbe sagrificato a star dentro due, tre, anche dieci anni, pure di accomodarsi le costole per lavvenire?
Per conto suo, il Grosso avrebbe accettato a occhi chiusi; come, infatti, aveva accolto di cuore la proposta di prender parte alle spedizioni notturne dellamico, appena che gliene aveva detto parola: perch, manco a dirlo, loste della Cantina adriaticaW non se lera sentita di rinunziar a un mestiere cos vantaggioso, che serviva mirabilmente ad arrotondare i guadagni del cassetto. Ma s! quando la ruota non gira, non gira. E il Grosso, addossato al mucchio di ghiaja per ripararsi dal libeccio, pensava malinconicamente che non valeva la pena di passar notti e notti insonni, sempre con il cuore nelle mani, per pochi soldi che non lo facevano certo meno miserabile e tribolato.
Tenendo tra i denti la pipa spenta, il povero diavolo non staccava gli occhi dal mare, aguzzandoli nel bujo, e per la centesima volta malediceva in cuor suo la lentezza dei rematori, quando finalmente intravvide nellombra la piccola massa nerastra della lancia che savanzava. Port una mano alla bocca, per mandare un piccolo grido duccello notturno, e ricevuta la risposta, batt sulla spalla al compagno addormentato, scotendolo ripetutamente.
 Su, su; eccoli...
Barboncino si scosse e balz in piedi impaurito, perch tra il sonno non aveva compreso.
 Chi! i presentini?
 La lancia, la lancia.
Questa, infatti, sera ormai avvicinata, e mentre i due uomini le movevano incontro, approdava. Presto luno dei marinai, che, lasciato il suo remo, stava in piedi a prora, butt il ferro sulla spiaggia e saltatovi subito anche lui lo conficc nella ghiaja.
 Credevo che il garbino vavesse portati di l... Com che siete stati tanto, siete stati?
Boccarossa incroci i polsi, come un uomo ammanettato, e con la testa accenn verso il largo.
 Bisogna sbrigarsi, gente! Ci sono i presentini in giro...
E in poche parole raccont lo sgradevole incontro.
In un attimo le balle passarono sopra il carrettino, dissimulato dietro il mucchio di ghiaja; e il Grosso, prese le stanghe, sera gi posta la cintura a tracolla e stava per avviarsi, mentre Barboncino dava una mano alle ruote, quando distinsero un rumore di passi che savvicinava. Un altro contrattempo! Come nascondersi?
Cera a poca distanza una buca profonda, scavata dai brecciaroli: ci ficcarono gi il carrettino e sunirono poi agli altri due marinai, che, accosto al battello, facevano mostra daffaccendarsi a tirarlo meglio a riva, come se fossero pescatori di tratta, in attesa del giorno per mettersi allopera.
Un piccolo finanziere, con il fucile a tracolla e la rivoltella che gli saltellava sullanca, veniva avanti a passi frettolosi, proprio lungo la riva. Egli pensava a un appuntamento, che quella notte stessa avrebbe dovuto avere con una sua bruna bellezza; e malediceva dentro di s il destino che glielaveva fatto andar a monte. Chi sa quante ne aveva dette la sua irascibile Nina, dopo averlo aspettato inutilmente! Ma che ne poteva sapere, lui, di quella ronda traditora, toccatagli per lindisposizione improvvisa dun compagno?
Il contrariato don Giovanni calpestava furiosamente la ghiaja, con gli occhi fissi nel bujo, verso la fiamma lontana; mentre il libeccio, investendolo da ogni parte, rapiva ai suoi capelli biondicci lacuto profumo dellacqua di china, triste avanzo della visita al barbiere, alla cui mano maestra ricorreva sempre in simili memorande occasioni.
Saccorse del gruppo quando fu vicino, e listinto del mestiere lo avvert subito di che cosa si trattava: ecco che, senza volerlo, avrebbe potuto far un bel colpo, da guadagnarsi lelogio dei superiori e, quel chera meglio, una gratificazione. Che faceva l quella gente, a quellora? Certo non si trattava di pesca: doverano le reti? E poi, dando unocchiata intorno, aveva ben visto qualcosa spuntare fuori della buca: le stanghe del carrettino, cacciatovi in fretta e in furia.
Ma forse volle prendersi, in certo modo, una rivincita contro il mestiere, che gli aveva fatto restar in gola la dolce sua vigilia damore; forse anche glincussero un salutare rispetto quegli uomini, che sarebbero stati capacissimi di fargli prendere un poco gradito bagno notturno. La citt era lontana, e quattro paja di braccia nerborute, mosse dalla disperazione, valevano bene un fucile, anche senza bisogno di cavar il coltello, compagno indivisibile.
La meglio era certo di chiuder un occhio, o magari tutti e due.
 Bongiorno, giovinotti!
 Bongiorno.
E il piccolo finanziere tir dritto per la sua strada.
I marinai aspettarono, mentre il rumore dei passi scricchiolanti sulla ghiaja si allontanava cadenzato, perdendosi alla fine del tutto. Ma nemmeno allora si mossero, perch temevano che fosse una finta, per sorprenderli in flagrante. Forse altri suoi compagni erano appostati, in agguato. Dubitavano di vederlo, di l a poco, tornar indietro a prenderli in trappola.
Poi, trascorso qualche minuto e non vedendo novit alcuna, dopo avere bene esplorato da ogni parte, capirono che bisognava decidersi, tanto pi che nel cielo si cominciavano gi a scorgere glindizi dellalba ormai vicina.
Penarono un pezzo per cavar dalla buca il carrettino. Quando tutto fu allordine, il battello con i due rematori si stacc dalla riva dirigendosi verso il porto, e gli altri due, costeggiando da principio, internandosi poi per una viottola in mezzo ai campi, sincaricarono di metter in salvo il contrabbando nei segreti ripostigli della Cantina adriaticaW, dove giunsero che albeggiava.
Verso quellora appunto, al Peloso, che a prua della Staffetta spiava da dietro i grandi occhi rotondi, parve di scoprire qualcosa di sospetto: guard pi attentamente, nel barlume dei giorno oramai vicino, e non tard ad accorgersi chera una barca. Una paranza, no. Chi si sarebbe mosso dal porto con quel diavolo di vento? E nemmeno una barca da viaggio. Bene o male, si sarebbero vedute le vele. La finanza?...
A buon conto, il Peloso pens chera meglio avvisar i compagni, i quali gi, sotto coperta, ingannavano il tempo e il sonno giocando a carte.
In un attimo furono tutti di sopra. S, : no, non : i pareri erano molti. Ma il padrone, un vecchietto furbo e previdente, che nella sua avventurosa carriera sera trovato pi duna volta in casi simili, ordin che, fosse o non fosse, manovrassero in modo da non lasciarsi sorprendere l, fermi, senza una ragione al mondo.
 E se quelli vengono a bordo?
 Diavolo! anche questo  vero...
Padron Gigio, un romagnolo di Rimini, che spesso e volentieri affittava la barca per il contrabbando, allorch non lo esercitava per conto proprio, quella volta era partito da Trieste con un carico di coloniali e di spirito, da sbarcare possibilmente alla chetichella, su qualche punto della spiaggia, senza lincomoda visita dei doganieri. Cos, a un poco per volta, aveva alleggerito assai il suo carico, e si sarebbe trovato in un bellimbarazzo, per giustificare la sparizione di tante balle.
 E' proprio la finanza, chi! Il pennacchio del fumo...; guardate...
Oramai non cera pi dubbio. Cosa fare? Mettersi a fuggire, no certo: senza contar il libeccio, sarebbero stati presto raggiunti.... Lunica era di dirigersi verso il porto. Avrebbero dato meno sospetto e cera sempre la possibilit, una volta fuori docchio, di mutar rotta e svignarsela.
Questi furono i calcoli che fece rapidamente padron Gigio, mentre manovrava in modo da prendere il vento di fianco; e la Staffetta, bordeggiando, procedeva alla meglio, quasi nella stessa linea del vaporino.
Sera ormai fatto giorno: dal cielo tutto grigio una luce scialba e morta dava un informe tono di tristezza allacqua cenerognola, rotta solo qua e l da qualche sprazzo bianco di spuma. Gi in fondo si disegnava indecisa la spiaggia, riconoscibile alla sua corona di colline che ne chiudevano lorizzonte, seminascoste nella caligine di quellaurora senza sole.
 O della barca..., oheee...!
In quel momento la Staffetta passava di fianco al vaporino, alla distanza di poche centinaia di braccia. Siccome pareva che non se la desse per inteso, si ripet la chiamata, e questa volta con lordine di mettere in panna. Oh, s! con una visita a bordo, sarebbero stati freschi!
Ma lo dicevano che quel padron Gigio doveva aver il diavolo dalla sua, perch tante e tante volte, che sera trovato l l per batterci il muso, aveva saputo cavarsela sempre con qualche bella trovata. E anche quella volta il vecchio volpone, cos, su due piedi, ne aveva architettata una, da non smentire la fama che godeva tra i compagni di mestiere; quantunque fosse tanto arrischiata, da render necessaria tutta lassistenza del suo presunto cornuto protettore. Bel tiro, se gli veniva bene!
In un attimo, a bordo della Staffetta fu un gran trambusto: un gridare, un bestemmiare, un correre affrettato, un riempire di secchielli di legno, calati nellacqua rapidamente e rapidamente vuotati.
Per la terza volta dal vaporino gridarono:
 Barca, ohee!...
Come se allora soltanto avessero sentito la chiamata, i marinai risposero con grandi urli di disperazione.
 Ajuto, gente! ajuto!... Il fuoco nella stiva! url il padrone accostando le mani alla bocca e servendosene come dun corno, perch il vento non portasse via la voce.
Sulle prime quelli del vaporino non compresero e rimasero in forse; poi, quando capirono, soffersero di venir a bordo per ajutar a spegner lincendio. Furbi! era proprio quello che il riminese non voleva; tanto pi che non ardeva ancora un bel niente, e la balla di caff, a cui il Peloso saffannava a dar fuoco, sostinava a non volersi accendere, cos, in quattre quattrotto.
 A terra! a terra! bisogna sfondare lopera...
Allora i presentiniW saffrettarono a virare, andando a tutto vapore verso il porto, per precedervi la barca pericolante e farvi apparecchiare il necessario soccorso.
Quando furono lontani un pezzo, i marinai credevano che padron Gigio avrebbe ordinato subito di riprendere il largo e far vela in unaltra direzione; ma il riminese non la pensava cos. Una volta riconosciuta la barca, la cosa non sarebbe finita liscia. Voleva andar fino in fondo, lui; tanto pi che, con quella commedia dellincendio, lavrebbe potuta accoccare anche al padrone del carico, e beccarsi cos i quattrini della roba gi messa a terra... Purch lajutasse il diavolo, suo patrono!...
Sui moli, allimboccatura del porto, parecchie persone guardavano con ansia lavvicinarsi della Staffetta, quasi temessero da un momento a un altro di vederla sprofondare. Lequipaggio, manovrando, non cessava di urlare e di strepitare, mentre dai boccaporti usciva una nuvola di fumo sempre pi denso.
Eccola, finalmente! La cimaW, buttata da prua, viene agilmente raccolta; la Staffetta sta per infilare lo stretto canale.
 Sfonda! sfonda!
I marinai radunati sui moli si affrettano a puntare contro la barca, nellopera morta, i due enormi e aguzzi spuntoni di ferro infocati che Paterniano ha fatto preparare, insieme a un trapano gigantesco.
 Via, ragazzi, via! Forza, ragazzi!
I fianchi poderosi scricchiolano sotto lo sforzo potente; lacqua, per le due falle, entra gorgogliando e stridendo nella stiva in fiamme; un fumo che accieca avviluppa la Staffetta, semiaffondata e boccheggiante come un bestione colpito a morte nelle viscere.
Per molti giorni nel porto si parl dellincidente capitato al Riminese. Chi sa mai comera scoppiato quellincendio? Un fiammifero, forse, buttato l sbadatamente nellaccender la pipa? Che danno! che danno! Tanta grazia di Dio andata a male; un vecchio in mezzo alla strada...
Qualcuno,  vero, scoteva la testa perch non ci vedeva chiaro, e metteva avanti un sospetto; ma la maggioranza gli chiudeva la bocca, ricordando le smanie del povero padrone. Come piangeva! Come si disperava! Proprio: un cristiano rovinato.
La Staffetta, rabberciata alla meglio, aveva lasciato il porto.
E il piccolo doganiere biondo, con il moschetto al braccio e la rivoltella sul fianco, fiero ed impettito, faceva la guardia ai pezzi di balla stesi sulla strada, dovera stato messo ad asciugare, al sole, il tritume nerastro e irriconoscibile conteso al fuoco e allacqua.
Dal far del giorno la Provvidenza sonnecchiava sotto il sole cocente, aspettando che fosse completo il carico di ghiaja, per salpare.
Nei mesi destate, durante le bruciatureW, quasi tutte le barche grosse si trasformano in barche da viaggio. Se c abbondanza di frutti o di ortaglie, sono mele, sono pere, sono broccoli che si ammucchiano nella stiva, per andarli a scaricare in luoghi lontani, spesso fino a Pola o Trieste, da dove riportano, ordinariamente, carbone o legname. Ma la maggior parte caricano la breccia, fornita in grande abbondanza dal vicino Metauro, che singegna ben lui di farla rotolar gi dai monti e di lisciarla e assottigliarla a dovere, finch la vomita nel mare, e questo la ributta sulla spiaggia, secondo i capricci delle correnti e delle onde.
La coperta, solita a veder guizzare, quando si scioglie il sacco della tartanaW, i bei pesci dalle scaglie lucenti, sparisce sotto un greve strato di ciottoli inerti; ed occorre che il mare sia ben calmo e il vento temperato e propizio, perch il peso  tale, che i bordi rasentano quasi lacqua, e il minimo perturbamento sarebbe pericoloso. Cos, quasi costeggiando, le grosse barche da pesca procedono lente sul mare tranquillo, e vanno a scaricare la breccia in qualche punto del litorale dove manca, come Ravenna, Magnavacca e altri simili porti di Romagna. Cpita spesso, che, partiti con un tempo splendido, durante la lunga navigazione il cielo simbroglia; e allora, per salvare la pelle, bisogna sagrificar in tutto o in parte il carico, rovesciandolo in acqua. Un viaggio e una fatica al diavolo!
Ma stavolta la stagione si presentava veramente propizia, con quel greco leggero che soffiava da alcuni giorni increspando appena il bellazzurro nitido del mare, il quale lasciava vedere la rena ondulata del fondo e moriva sulla spiaggia quasi con un fruscio di seta. Le grandi vele della Provvidenza, lasciate a s stesse, pendevano flosce dagli alberi, mentre la barca presentava il fianco alla riva, con un lieve beccheggio, facendo cigolare le gomene assicurate agli anelli delle due ancore.
Sulla spiaggia fiammeggiante, arroventata dalla vampa del sole, due uomini toglievano a grosse palate la breccia dal mucchio fatto il giorno prima e ne riempivano le barelle, che andavano e venivano, portate ciascuna da altri due uomini. Bench fossero coperti della semplice camicia, stretta intorno alla vita per mezzo duna cintura, ed uno non avesse nemmeno quella, tuttavia non cera niente di sgradevole o di osceno in tale nudit non curante di s stessa, convertiti comerano quasi in bestie da soma nel compimento della rude fatica.
Tutti gli anni, sulle cantonate della citt, appariva, s, il solito manifesto del sindaco, che imponeva ai brecciaroli luso delle mutandine, per non costringere ad abbassar gli occhi le figlie e le mogli dei borghesi, che costruivano i loro capanni da bagno lungo la spiaggia; ma il solleone valeva ben pi che la paura duna multa. Del resto, specialmente se il carico si faceva un po lontano dallabitato, perch rinunziare alla comoda tenuta adamitica? Potevano, tuttal pi, rassegnarsi alla corta camicia di colore, che non copre niente e fa sentir fresco lo stesso. Non erano certo quelle povere gambe asciutte e annerite, quelle povere carni cotte dal sole, che potessero far nascere un pensiero lubrico, un incitamento sensuale.
Quando la barella era piena, i due portatori entravano in mezzo alle stanghe e savviavano, curvi per il peso, verso il tavolone buttato fra la barca e la riva, facendolo piegare fino a toccar lacqua. Giunti in cima, rovesciavano la breccia e, questa volta di corsa, tornavano al mucchio, approfittando della breve sosta per stirare un po al sole le braccia indolenzite, o per passarsi il rovescio della mano sopra la fronte grondante.
Nessuno parlava, sopraffatti comerano dallo sforzo dei muscoli e dal caldo: nellafa silenziosa sudiva soltanto la voce stridente delle pale contro la breccia e lo sdrucciolio di questa sul legno.
Finito il mucchio, bisogn spingersi pi in su, dove ce nerano preparati degli altri.
Vennero salpate le ancore, e mentre la barca, girate le vele, procedeva lentamente, i brecciaroli risalivano la spiaggia con le barelle e le pale, ed uno di loro, per mezzo duna fune, rimorchiava nellacqua il tavolone che serviva da ponte.
Verso mezzogiorno arriv, se Dio volle, Concialana con un paniere, nel quale portava qualcosa da mangiare: pane, qualche sedano, qualche pomodoro e un fiasco di acqua, che aveva ben avuto il tempo di scaldarsi al sole, nel lungo tratto di strada.
Per un momento la fatica fu interrotta, e i poveri diavoli, accovacciati sulla spiaggia, si cibarono avidamente di quelle misere cose, bevendoci dietro un sorso dacqua.
Quindi, unaltra volta al lavoro. Oh! ce navrebbero avuto per un altro pajo dore almeno.
C nelle donne, di qualunque et e condizione, un istinto misterioso che le porta a occuparsi dei piccoli esseri, piante ed animali, circondandoli di mille cure affettuose. Una creaturina che caschi o che pianga, una povera bestiola torturata, una pianticella che avvizzisca hanno potenza di far vibrare nei sensibili cuori muliebri una corda, che in noi uomini spesso non esiste o s fatta ottusa: e mentre noi, immersi nelle faccende o negli studi, non ci accorgiamo quasi della vita infantile che ci si svolge intorno, nelle strade e nelle case, le donne fanno di essa il centro del loro mondo, e niente che la riguardi sfugge al loro occhio amoroso. E le vediamo, le piccole mammine in erba, allorch si trovano in un gruppo di bimbi, darsi delle arie da donnine grandi verso i maschiotti, pi rumorosi e turbolenti, badando che non si facciano del male, che non si sciupino il vestito, assecondandoli o anche sgridandoli, e perfino subendone con dolcezza e pazienza veramente materne le mille inevitabili prepotenze fanciullesche.
Tuttavia solo dopo la nascita dun figlio il sentimento della maternit si sviluppa, prende forma e figura, diventa passione quasi maniaca. Ragazze che avevano sempre considerato laver figli come un peso, o anche addirittura come un vincolo increscioso e temibile, non si sanno poi staccare dalla cuna dove dorme quieto il loro piccino, ne spiano il respiro, hanno sempre il nome suo sulla bocca, ne misurano il colorito florido e gli altri indizi di buona o cattiva salute, e confrontandolo con i figli degli altri, non ne trovano nessuno che gli si possa nemmeno lontanamente paragonare. Quale altro bambino, infatti,  prosperoso,  svelto,  bello come il loro? Ogni piccola smorfia ha un significato, ogni suono, pur incomprensibile,  un discorso:  lui che pi presto di ogni altro ha messo i primi denti, ha detto le prime parole, ha tentato i primi passi. E il sole fecondo della maternit illumina e riscalda le anime, anche le pi tristi e amareggiate, anche le pi umili e oscure, anche le pi abbiette e vergognose.
Per Menca era proprio una vita nova che cominciava, una vita della quale fino allora non aveva avuto nemmeno lidea.
Dal giorno che, con una specie di sgomento, sera accorta di quellaltra esistenza che portava in s, infinite volte era corsa col pensiero allavvenire, pregustando la felicit che avrebbe provato in sguito; ma era una gioia troppo indefinita per poterla chiamar veramente tale. Troppe incognite bisognava che prima si chiarissero, e questa, soprattutto: un maschio o una femmina? E avrebbe somigliato a lui? Perch, di questo era certissima, la creatura non poteva essere che delluomo che amava.
Che fastidio, inoltre, specialmente nei primi mesi, lattenersi rigorosamente alle prescrizioni, ai consigli della madre e delle comari, che la stordivano tutto il giorno con i loro bisogna far questoW e non bisogna fare questaltroW!
Ma le era toccata una viva delusione, quando, trovandosi con Salvatore, gli aveva detta la grande novit. Il giovane aveva accolto la notizia freddamente: era rimasto taciturno e sera mostrato, anzi, meno espansivo del solito.
Proprio in quei giorni, a casa, la salute di Fortunatino faceva nascere le prime preoccupazioni, cresciute dai discorsi della moglie, al cui occhio inquieto i segni del deperimento apparivano anche pi ingranditi dal vigile amor materno; e la fatalit di quella coincidenza, che a lui sembrava di cattivo augurio, gli aveva messo nel cuore un germe di scontentezza, un vago senso di nausea molto simile a un rimorso.
Poi era venuta fulminea, terribile la catastrofe, la lotta vana contro la morte, lo schianto del legame, lunico che lo tenesse ancora avvinto alla famiglia.
Per qualche tempo limmagine della piccola faccia bianca esanime, il ricordo della scena indimenticabile, il dolore suo, la compassione per quello di Serafina avevano escluso affatto dalla mente di Salvatore qualunque pensiero del passato, che non fosse il morto: il resto non esisteva, allinfuori della voce intima che gli andava ripetendo: Sei tu, tu, che lhai ammazzato... Che timportava del tuo piccino? ti bastava, forse? e cosa importava a lui delle tue carezze?... Dal momento che le doveva dividere con altri...W
E per far tacere quellimportuna, egli, quandera a terra, subbriacava, contro il suo solito, con gli amici. A bordo, poi, non aveva bisogno di quella distrazione. Forse che un bravo marinajo, quand allopera, ha il tempo e la voglia di pensare ad altro?
Ma Menca aspettava, senza meravigliarsi o impazientirsi, certa che sarebbe tornato; ed era tornato, infatti, una sera della fine di luglio, senzaver niente deciso prima, quasi senza volerlo.
Uscendo un po brillo dallosteria, dove aveva lasciato Gildo impegnato in uninterminabile serie di partite, con rivincite sopra rivincite, Salvatore sera diretto verso casa; e nel passare davanti a quella di lei, macchinalmente, come per linvincibile forza dunantica consuetudine, aveva tirato tre o quattro pietroline contro lo sportello della finestra, dietro il quale si vedeva ancora il lume.
Era quello il segnale convenuto. Pochi istanti dopo, nel silenzioso e ombroso orticello posto dietro la casa, nel quale era entrato per unapertura della complice siepe di tamerigi che gli serviva di cinta, si sent intorno al collo le braccia della donna, mentre due labbri gli cercavano furiosamente il viso, tutto tutto, come una vampa di fuoco.
Che sognava intanto Fortunatino, laggi, dietro il ciuffo verde lontano, sotto il tremolio azzurro del cielo stellato?
Il bimbo nacque poche settimane dopo: gli misero nome Gustavo. Era un fiore di piccino, e le comari, andando in visibilio davanti a lui, nel sentire che appena nato pesava pi di tredici libre, sentenziavano chera il ritratto spiccicato della madre. Gi, si sa; i maschi, da essa; mentre le femmine prendono dal padre.
Mariuccia, fuori di s dalla gioja di vedersi unaltra volta nonna, mentre ormai ne cominciava a dubitare, spiegava alle conoscenti, che nei primi giorni saffollavano nella cameretta della puerpera, le vicende del parto, che del resto era stato normalissimo e quasi istantaneo.
 In piedi, fino allultimo; cerano due panni di colore, da sciacquare, ed essa... C ancora il mastello; lavrete visto, in cucina...; con la roba dentro... Gli hanno preso le prime doglie... A dar mente a lei, non voleva manco lasciar andare... Prima voleva finire, voleva...
 Sarete stata attenta, eh? mimmagino; ci avete pensato a farvi dare, dalla mammana, il belico?  chiedeva premurosamente la Stellona, un donnone massiccio, sui quarantanni, famosa per prendere certe sbornie solenni da far concorrenza agli uomini.
 Altro che! E sapete dove lho messo? in una fessura del Galliano... Ha da viaggiare, ha, quando sar grande...
 E per lavarlo? con cosa lo lavate?  domandava unaltra, dal musino nero e rincotto come uno stocchefisso.
 Acqua di semola, acqua di semola,  rispondeva Mariuccia,  o un po di vino bianco, bollito, con qualche goccia daceto dei sette ladri...
 Per me,  interveniva la Lumetta, che faceva la lavandaja e ci teneva a conoscere le usanze dei cittadini,  per me..., ci metterei quella polverina..., quella polverina bianca... Come la chiamano?.., che, dice, ammazza tutte le porcherie...
 Tutte sciocchezze, tutta roba chusa adesso!  protestava la Rosa, una vecchietta che campava filando, e radunando, per un piccolo compenso, i bambini delle donne che andavano alla seta e non ci potevano badare:  Se lacqua  chiara, che porcherie ci hanno da essere?... Le creature, la meglio  di sfasciarle meno ch possibile... Stanno pi calde, e quellorina, anzi, le rinforza...
Dal letto, Menca ascoltava tenendo gli occhi socchiusi, ancora un po ansante per lo spasimo sostenuto, e le pareva che tutti quei discorsi non la riguardassero n punto n poco. Sentiva vicino a s, vicino alla sua testa, il piccolo respiro di Gustavo addormentato, e avrebbe preferito di restar sola, proprio sola con lui.
Davanti allabitazione di Paterniano, una tra le ultime della fila a destra, in un punto dove le case pare che si tirino indietro per far posto alla torre della lanterna, il terreno era ingombro in modo da rendere quasi impossibile il transito per la strada luogo il caseggiato, costringendo i carri e i carretti a passare invece per laltra costeggiante il canale. Travi, tavole, cavalletti, pezzi massicci di quercia gi incurvati per servire a una carena, legno greggio o piallato, vecchio o novo, davano insieme lidea del cumulo di rottami buttati a riva dalle onde e del lavoro incipiente e vigoroso. Un grosso timone scrostato e riseccato, steso di taglio, con il maschio in alto, aspettava la mano di pegola ristoratrice, che facesse scomparire le tracce del lungo uso, in modo da poter di novo, nero e lucente come una volta, fendere quel mare insidioso che laveva cos mal ridotto. L vicino, il lungo albero, che non aveva ancora mai provato il peso duna vela, si stendeva liscio e dritto al sole, nella sua bella tinta giallognola dolio cotto che si finiva dasciugare.
Era quello il piccolo cantiere del piccolo porto, ospedale e fabbrica a un tempo, dove da chi sa quanti anni la famiglia di Paterniano esercitava lindustre arte del calafato, trasmessa da padre in figlio, per tradizione non interrotta. E questa specie di dinastia ereditaria, per cui venivano distinti dagli altri con il semplice appellativo del mestiere, diventato quasi un cognome, aveva contribuito certo a perpetuare il tipo cos caratteristico delle nostre barche pescherecce, dalle forme solidissime e resistentissime, ma tozze e pesanti, quasi panciute, che presentano allocchio un non so che di grossolano e di primitivo.
Perch il calafato non si contentava dellumile ufficio di ristoppare e rincatramare i fianchi delle vecchie paranze mezzo sconquassate, o di piantar loro qualche tassello di legno nei punti pi corrosi o infracidati; ma lavorava anche di novo, e non soltanto la Maria risorta era uscita dalle mani sue. La maggior parte delle paranze, grandi e piccole, e anche qualcuna di quelle grosse barche da viaggio, riconoscibili subito dallo spuntiereW a prua, erano state fatte l.
Anzi, era tale la fama che godevano di artefici esperti e fidati, che spesso anche dai porti vicini venivano per qualche riparazione importante, attratti dallonest del prezzo e dalla bont e solidit del lavoro. Sicch questo non mancava davvero a Paterniano, che non aveva il tempo di annojarsi, ricavando dalle sue fatiche una modesta agiatezza, di cui si poteva trovar contento.
Allinverno,  vero, quando la stagione si metteva al cattivo, toccava trincerarsi nella casetta, i cui muri incavati e corrosi dalla salsedine avevano un bel da fare per resistere ai formidabili venti di tramontana e di levante, quantunque dalla parte del mare fossero a bella posta compatti, senza una finestra o una porta. E mentre lacqua crepitava sul tetto e contro i vetri, o la neve seppelliva i legnami lasciati allaperto perch si stagionassero, il calafato lavoricchiava qualche piccolo pezzo pi maneggiabile, un remo o una rigolaW di timone: e il rumore della sega, dellascia o della pialla suniva al sibilo rabbioso del vento che sincanalava per la cappa del camino, ricacciando gi il fumo che riempiva la stanza.
Ma appena ricominciavano le belle giornate, quando il sole rifaceva la sua festosa apparizione, la rozza tettoja di tavole incatramate, residui inservibili di vecchie barche disfatte, tornava ben presto a nereggiare sul terreno sparso di travi e di tronchi, e il calafato saffrettava a riprendere allaria libera i suoi lavori interrotti, o a cominciare degli altri.
Allora ce naveva per le mani tre: un battello mezzo sfasciato, puntellato tutto intorno perch stesse in piedi, e due barche; una pi piccola, quasi finita, e laltra molto pi grande, che avrebbe richiesto almeno un anno di lavoro assiduo, essendo su lossatura soltanto. Pareva un mostruoso scheletro danimale antidiluviano, con la lunga carena che raffigurava lenorme spina dorsale, da cui si diramavano lateralmente le parascoseW ricurve, simili a costole spolpate dritte verso il cielo.
Quel giorno, per, Paterniano non lavorava di buona voglia, e, cosa insolita in lui, si sentiva una gran tentazione di buttar l i suoi ferri e di piantar tutto. Aveva smesso gi due o tre volte. Prima, per andar allosteria, a far colazione, trattenendosi parecchio tempo in chiacchiere con alcuni amici; mentre, di solito, mangiava il suo pezzo di pane o di polenta l, senzabbandonare il lavoro, e mandava Bruto, il figlio mezzano, che lajutava nel mestiere, a prendere due soldi di vino, quando non si sentiva di passarsela con uningozzata dacqua alla pompa.
Poi sera mosso per assistere allo scarico duna lancia giunta allora con il pesce, dando una mano al Moro per accomodar i panieri sul carretto e fermandosi lungamente a guardarne e palparne il contenuto.
Unaltra volta, per andare dalla figlia, a domandarle... Che cosa? Non lo sapeva nemmeno lui; ma gli pareva daver bisogno di vederla e di parlarle: di vederla, soprattutto. Per a mezza strada sera fermato ed era tornato al lavoro.
In piedi sulla poppa del vecchio battello, con un ginocchio contro unasse da segare, il calafato tirava straccamente la sega, cercando di non fare tanto forte da coprir le voci dun gruppetto di marinai, che stavano a pochi passi da lui, addossati alla torre della lanterna.
Erano forse quelle chiacchiere la causa della sua insolita svogliatezza?
Eppure, a rifletterci, gli parevano proprio inconcludenti, e si stizziva quasi contro s stesso di non saper vincere quellinesplicabile impulso di curiosit donnesca, che lo faceva star l, con lorecchio allerta, per non perderne una sillaba.
Nel mezzo del circolo di amici, Gildo, pi allegro del solito, riceveva le felicitazioni per il bel maschiotto avuto da pochi giorni, il cui battesimo era stato celebrato la sera avanti con grande solennit e con largo invito al rinfresco, dove il vino e le sbornie non serano risparmiate. Famosa, tra laltre, quella di Ammazzapesce, che avevan dovuto riportar a casa in quattro, perch proprio non si reggeva pi. Quantunque fossero tutta gente avvezza a simili casi, pure ne parlavano come dun avvenimento straordinario, e canzonavano lubbriacone, al quale si vedeva sulla fronte una grossa bozza livida, fattasi cadendo, mentre, per dar prova del suo stare in gamba, aveva voluto saltare cinque scalini in una volta.
 E' stato a letto fino alle nove,  stato..., per digerirla!  diceva Sbroccaseppie, che, del resto, anche lui non sera portato male.
 Oh, questo, poi!  protest lubbriacone:  mi sono alzato, anzi, prima del solito... Lo pu dire, qui, Boccaunta... Di,  vero che tho incontrato alle sei?... dalla Betta; andavo a prendere il bicchierino, andavo... Un po di cerchio alla testa questo s, me lo sentivo... Per aver dormito poco, beninteso! E, invece di uno, me ne sono bevuti due in fila... Quello, distrugge tutto,  concluse poi con unaria comica di conoscitore profondo.
 S, s; ma unaltra volta, se tinvita, scommetto che Gildo, invece dun barile, far portare una botte...
 Ehi, chi! c qualcosa per aria? Si fa la pariglia, chi?  domand Ammazzapesce, a cui la speranza di un bis faceva ridere gli occhi.
Fu un coro di proteste e di sghignazzate. Pi presto, anzi! Manco i conigli, vah!
 Bisogna usar giudizio, bisogna,  disse gravemente padron Checco, soprannominato Cialdini per la forma della sua barba:  chi non ha giudizio, gli tocca poi mangiare il pane pentito... I figli, i figli! Il primo, va benone; il secondo, va bene; il terzo, cos cos; ma dopo...
 Per me,  commentava un altro,  uno e fermi l. Guardate i signori, che pure non hanno da grattarsi la testa, per...
Ma padron Cialdini interruppe:
 Un figlio, nessun figlio. Ti sammala, se ne va e bonanotte. E non  una vita da star sempre con il core nelle mani?... Appena lo vedi un po pallido, appena ti pare che abbia dato un po gi... Ma che, ma che!
Adesso Paterniano tirava la sega in furia, quasi con rabbia, per coprire, per non sentire, per non aver sentito.
Cera nellaria un odore acuto di legno fresco, misto alle forti esalazioni di catrame delle vecchie tavole abbrustolite dal sole.
S, il bravuomo aveva un bellaffannarsi! Il rumore stridulo dei denti di acciajo nascondeva il suono delle voci rauche di Ammazzapesce e degli altri, ma non quello duna vocina infantile, una cara e lamentosa vocina che da un pezzo gli susurrava qualcosa, nellanima, come se venisse per da sotto terra, lontano lontano. E la vocina gli diceva: Nonno, nonnoW, e pareva proprio quella di Fortunatino.
Ecco, per esempio: come diavolo centrava il povero angelo? Non dormiva egli da due mesi laggi, dietro quel ciuffo di verde?
Involontariamente, mentre le mani a poco a poco rallentavano il loro ufficio, gli occhi del marinajo correvano da quella parte; e non erano, no, come avrebbe voluto far credere a s stesso, gocce di sudore scese dalla fronte, che gli tremolavano tra i peli delle palpebre.
Era cos grazioso, povero cocco!
Quando, nei momenti di buon umore, se lo prendeva in braccio e lo portava fuori, per fargli vedere le barche ormeggiate nel canale, che gusto a sentirsi le manine di lui intorno al collo, intente a levargli il fazzoletto che ci portava annodato; o a cavargli di testa lunto berretto di pelo di cane! E che contrasto fra quella bianchezza lattea e le sue mani olivastre e callose, indurite e annerite nella fatica e nel sole! Se poi accostava la bocca per baciarlo, era proprio un amore a vederlo tirarsi indietro, per non sentirsi sulla faccina le setole pungenti del suo viso da orso, che non aveva tanta familiarit con il rasojo. Adesso, invece...
A poco a poco le mani, come se maneggiassero la sega per la prima volta, non compivano pi bene il movimento. I denti di acciajo simpigliavano nel legno, la lama mal diretta non scorreva pi liscia e uguale: si piegava, minacciava di schiantarsi.
Il calafato dovette interrompere, per cavarla dal legno e riprendere il filo.
 ... Morto un papa, fatto un altro. Sono sciocchezze, sono...; quando s giovinotti come lui...
Il discorso aveva continuato intorno ai figli, e chi la pensava in un modo, chi in un altro. Padron Cialdini, a sostegno della propria opinione, aveva ricordato appunto il caso dei Catolghn, ed era stato Gildo, che questa volta aveva detta la sua, per concludere che la perdita dun piccolo moccione non doveva poi essere considerata come un danno irreparabile, perch, come s fatto il primo, si pu ben fare il secondo, il terzo e anche pi in l. Un uomo, un giovine, prendersela tanto... Per un giorno, per due, meno male; ma dopo... Erano cose da lasciarle alle donne.
 E, vedete?  aveva concluso.  Salvatore, anche lui, comincia a farsi una ragione. Ci mancherebbe altro, se, per un figlio piccolo... Sarebbe finito il mondo!
Paterniano sent una parola amara salirgli fino alla punta dei labbri: cos, senza comprenderne bene il perch, gli pareva che soffendesse il piccino, che dormiva laggi, dietro il ciuffo verde. Lindifferenza degli altri la poteva ammettere; ma, via! pretenderla anche nella famiglia, anche nel padre, e cos presto...
Gli venne voglia di saltar su, di prender le parti del morto; trattarli da bestioni tutti, dal primo allultimo. E a Gildo, specialmente, a lui, dirgli che...
Ma poi pens che non avrebbe potuto dir niente di ragionevole, e che a esser trattato da bestia sarebbe invece stato lui, Paterniano. Rimproverare gli altri perch non pensavano con la testa sua, perch preferivano di parlare della solennit gioconda del battesimo recente, senza occuparsi duna sepoltura oramai lontana e che non li riguardava?
Oh, lui s! Lui che quella mattina stessa aveva visto la faccia accorata di Serafina, irriconoscibile dopo il triste giorno, mentre tornava a svelargli le ansie, le torture, lo strazio della sua poveranima gelosa, lui che ne aveva veduto le lagrime, che ne aveva sentito la voce rotta dai singhiozzi, nellerompere duna passione covata a lungo nel cuore, insieme a uno scoppio iroso dinvidia per la felicit della sospettata rivale, lui, cos calmo, cos bonario, che pure aveva dato sulla voce alla figlia per persuaderla a cacciar una volta le sue fisime dalla testa, lui, s, poteva giustamente sentirsi montar il fiele alla bocca, preso da una tentazione violenta di prorompere in ingiurie atroci, in sarcasmi avvelenati contro quel branco di fannulloni senza cuore e senza cervello, che l, a due passi, senza nessun riguardo, andavano a toccar certi tasti.
La sega non strideva pi contro il legno, i due pezzi del quale erano gi caduti, uno di qua, uno di l. Sotto limpulso febbrile della mano, la lama dentata aveva fatto ben presto a finire loperazione. Altre assi aspettavano, sulle quali una riga a lapis indicava la via che avrebbe dovuto seguire il ferro; ma questo luccicava inoperoso al sole, perch il calafato non se la sentiva di continuare.
Salt gi dalla poppa, savvi alla tettoja, prese in mano qualche pezzo, lo rimise al posto, sindugi tra i legnami e gli attrezzi del mestiere, senza sapersi decidere per luno o per laltro.
Fece un giro intorno alla sua barca, di cui parlava con tanto orgoglio, essendo una delle pi grandi che avesse mai cominciato. Nonno, nonnoW, gli diceva sempre la vocina cara e lamentosa di Fortunatino; e gli ritornavano alla mente le parole sconsolate, con cui Serafina aveva chiuso il suo sfogo: Forse, chi sa?  stata una fortuna che sia morto, quel povero cocco...W.
Lossatura della barca, dritta nel sole, mandava a terra le ombre rigide dei suoi curvi fianchi ancora scheletriti. Per la prima volta Paterniano prov, nel guardarli, una impressione disgustosa, quasi di ribrezzo, come se la morte stesse ora l, a due passi da lui. E, per cacciare quellidea lugubre, prov il bisogno di allontanarsi.
Con gli occhi al suolo, con le braccia ciondoloni, si diresse senza volerlo allosteria e ventr.
Dopo due giorni, non cera stato verso dimpedir a Menca di alzarsi. Ci vollero tutte le preghiere della madre e le insistenze del marito, per indurla almeno a non moversi dalla camera.
 Ma se mi sento bene! Che ragione c di farmi star qui, a muffire? Non sono mica di stoppa!
 I riguardi, cosa ti credi? ci vogliono... Te le risenti pi tardi, te le risenti, le conseguenze degli spropositi... Bel giudizio! proprio, un bel giudizio!
 Datemi almeno qualcosa da fare...:  un morir di noja, cos...
Alla fine, Mariuccia si rassegnava a portarle lago e le forbici; e Menca si dava con passione a tagliare e cucire, aggiungendo qualche nuovo capo al corredino del bimbo.
Nel silenzio della cameretta la giovine si perdeva intanto in fantasticherie, rimanendo spesso con lago tra le dita, immobile, mentre gli occhi vagavano fuori della finestra, nella gioconda luminosit estiva, o si fissavano sulle persone intente ai loro lavori, o che passavano nella strada. Finch un vagito stridulo, rabbioso rompeva la quiete, la faceva saltar su dalla sedia: h... heh!...W
Il piccino, con gli occhi chiusi, annaspava con le manine in cerca di latte; e lei lo prendeva su con garbo, se laccostava al seno, chiamandolo e vezzeggiandolo.
Ma alle volte ci non bastava per acquetarlo, e allora gli dava la poppa camminando, o gli cantava qualcuna di quelle cantilene che le madri sanno, senza che nessuno le abbia loro mai insegnate; e dopo che il mangioncello sera rimpinzato per bene e riaddormentato, tornava a metterlo gi e riprendeva il lavoro e il castello in aria interrotto.
Lambizione sua sarebbe stata di uscir gi di casa con Gustavo in braccio, portarlo in giro, bello, florido, nella luce del sole, allaria aperta, come in trionfo, affinch tutti lo vedessero bene e lammirassero. Lavesse veduto lei, specialmente lei, Serafina, perch schiattasse dentro di dispetto e dinvidia, con quel serpente a sonagli di Assunta... Che gusto a metterglielo sotto il naso, perch lo esaminasse ben bene; leggerle sulla faccia la confessione che lo trovava bello e desiderabile; farle provare pi vivo e pungente il rammarico daver perduto il suo! Quanto aveva sofferto per causa di lei? Adesso, erano cambiate le parti: una volta per una.
La sola cosa sgradevole, che gettava una lieve ombra sulla felicit sua di madre, era di vedere Gildo curvarsi su Gustavo e baciarlo, o prenderselo in braccio cullandolo e ballonzolandolo. Questo le cagionava un misto di ripugnanza e insieme di rimorso, che si traduceva in gesti dimpazienza e in parole nervose al marito.
 Ma lascialo stare; non ci hai grazia a tenerlo... Non vedi che gli fai male? Dammelo, dammelo... Senti come lo fa piangere!
Fortuna che gli toccava andar in mare, e lei non ce laveva sempre fra i piedi.
Fu una gran gioia per Menca, la prima volta che, dopo quindici giorni di ostinata clausura, pot metter piede fuori di casa. Era sola, avendo dovuto la madre andar in citt per comprare qualcosa: non seppe resistere alla tentazione. Si annod in testa il bel fazzoletto a scacchi rossi e gialli, regalatole da lui, prese in collo il bimbo e usc.
Le prime piogge di settembre avevano raddolcito laria. Anche nella notte nera caduta in abbondanza, e la mattinata aveva un sapore primaverile, al quale aggiungeva grazia quel senso vago di maturit e di stanchezza che annunzia lautunno. Vibrava la luce blanda del sole nel cielo terso, dove le rondini tracciavano gli ultimi ghirigori capricciosi preparandosi alla partenza ormai vicina. Le case semideserte sonnecchiavano pigramente, ora che i bambini, essendo tutti a scuola, non turbavano la quiete delle due strade fiancheggianti il canale, sul candore delle quali gli ailanti mandavano le fresche e nitide ombre dei loro rami fronzuti.
Verso lo squeroW una densa colonna di fumo nerissimo saliva dritta come un pennacchio gigantesco, mentre alcuni uomini seminudi e tinti attizzavano il fuoco sotto la grande caldaia in cui bolliva gorgogliando il catrame, ed altri uomini cintingevano dei granatelli legati in cima a lunghi bastoni, per spalmare la copertura duna grossa paranza tirata in secco e stesa di fianco.
Giungevano i colpi rudi e asciutti del martello, con cui Paterniano, dallaltra parte del canale, conficcava i cavicchi nel suo carcame, e si sentiva, a intervalli, regolari e misurati, lo sbattere dei panni che le lavandaje facevano sulla pietra del lavatojo vicino.
Menca procedeva adagio adagio, badando che la troppa luce non desse noia al bimbo, che socchiudeva gli occhi e raggrinzava il viso di porpora allimpressione nova dellaria. Qualche donna, seduta fuori delluscio a filare o a far la rete, la chiamava per nome, faceva le grandi meraviglie di vederla uscita, cos presto, aggiungeva un consiglio, o domandava una notizia. La giovine si tratteneva volentieri per un momento, tutta felice nel sentir le lodi pompose del figlio e della sua floridezza.
 Ma guardatelo come si regge, come tiene su la testina!... Era una volta, che nascevano con gli occhi chiusi, senza moversi e toccarsi. E voi... non vi risentite niente? Non vi duole la schiena?...
Oh, no; soltanto aveva le gambe un po deboli. Ma, si capiva; a forza di tenerla tappata in casa...
E sorridendo per la felicit, continuava poi la sua strada, per fermarsi a unaltra porta e sentire e ripetere le stesse cose.
Cos, passo passo, giunse fino alla piccola insenatura dello squeroW, gir alquanto al largo dal gruppo di marinai fuligginosi e impeciati, e avendo visto pi in l la draga a vapore che aveva cominciato allora a ripulir il porto, si spinse avanti sul molo, presa da una curiosit infantile di osservarla funzionare da vicino.
Tra lo sbuffare sordo della macchina la catena dei secchi saliva incessantemente. Dopo che, raschiando nel fondo, serano ben riempiti di melma nera e densa, arrivati in cima, luno dopo laltro si riversavano cigolando nel canaletto di legno, sotto il quale la Peppa, un grosso barcone ormai inservibile e convertito a quelluso, riceveva il lercio e fetente fiume di fango. Quando era ben piena, cedeva il posto a unaltra compagna, e si lasciava andare a seconda della corrente fino allimboccatura, dove lattendeva un vaporetto che rimorchiava quel pantano ambulante fino un pezzo in l. Allora un marinajo allentava le catene che sostenevano lo sportello del fondo, e di l il fiume fangoso scivolava in mare, intorbidandone per un tratto la pura superfice azzurrina.
Non ostante il frastono, Gustavo, stancato forse dalla luce insolita, dormiva chera un piacere a vederlo, tutto rannicchiato fra le braccia materne. Menca, ricopertolo con un lembo del grembiale, sinteressava alla scena come se la vedesse per la prima volta, seguendo il giro dei secchi infangati e gocciolanti che spuntavano dallacqua, salivano, si vuotavano, riscendevano e sparivano per riapparire poco dopo.
Il macchinista della draga, mezzo fuori e mezzo dentro del suo bugigattolo, vedendola l ferma, si cred in obbligo di rivolger un complimento a quella fresca sposina, e laccompagn con una frase un po salace.
Allora la giovine si scost, si spinse anche pi avanti sul molo deserto, finch fu giunta proprio alla palizzata estrema, e si assise sopra un pezzo di legno abbandonato l in terra.
Davanti allampia stesa del mare, lanima sua, per quanto rozza, non sfuggiva al fascino di quella bellezza meravigliosa e solenne, e sebbene locchio fosse incapace di distinguere le mille sfumature di toni e di tinte, i mille effetti di luci e di ombre in quello spettacolo continuamente rinnovantesi e continuamente uguale, tuttavia si posava soddisfatto su di esso come sopra un amico, un compagno dellinfanzia, al quale per la lunga consuetudine non aveva tolto lattrattiva della novit e della freschezza. Laria, la buonaria odorante di salso e di pesce la investiva dolcemente da tutte le parti: quantunque ci fosse avvezza, la trovava cos deliziosa dopo la privazione dei giorni scorsi!
Pi che altro, le piaceva quella quiete, quella solitudine, quello starsene l, in faccia a quel deserto dacqua senza confine, che resta tale anche quand popolato di vele. Non ce nerano, del resto, molte: quattro o cinque punti appena visibili, in fondo allorizzonte, e pi vicino, una soltanto, una sfogliaraW, che correva, correva parallelamente alla spiaggia, tutta curva da una parte per il buon vento che le gonfiava il fiocco e la vela.
Ma gli occhi di Menca andavano pi in l, oltre quei punti appena visibili che parevano moversi nellazzurro del cielo; andavano a spiagge lontane, ma battute da quelle stesse acque che urtavano l, contro la palizzata, con un romorio sordo e monotono, alzandosi e abbassandosi in un moto simile al respiro possente dun petto gigantesco. Dovera lui e a che pensava?
 He! he... h! hee...
Il piccino, che da quando sera seduta non dormiva pi tranquillo come prima, non pi cullato dal movimento del passeggiare, sera messo a piangere, con tale impeto che il visetto gli si faceva pavonazzo; e per consolarlo non ci fu altro mezzo che di chiudergli la bocca attaccandolo al seno. Tuttavia la donna si alz lo stesso per tornarsene a casa, pensando chera stata fuori a bastanza e chi sa quanti rimbrotti le sarebbe toccato sentire dalla madre...
Questa volta camminava in fretta, dalla parte opposta allabitato, costeggiando il canale, e solo poco lontano dalla casa dei Prencesvalle si stacc dalla sponda e pass rasente alla porta, per farsi vedere con il bimbo in braccio, felice; ma in casa non cera che laccidentato, immobile al suo solito posto, e lui non le bad di sicuro.
Povera Serafina! Lei, lei, invece, quandera costretta a passare davanti alla casa di Gildo, affrettava il passo, tremando di dover sentire un vagito, e voltava la testa da unaltra parte. Perch temeva di scorgere alla finestra o sullo sportello delluscio un pisciottino, una fascia stesi ad asciugare; qualcuna, insomma, di quelle cose che svelano la presenza dun piccolo essere, venuto al mondo da poco.
Il pescivendolo, un ometto grasso e tarchiato, con un bel pizzo alla napoleonica, ricordo duna moda che aveva formato lambizione della sua giovent ormai lontana, stava seduto al banco e sostenendo la testa con una mano, con laltra faceva passare lentamente le pagine duna vacchetta, scorrendone il contenuto che leggeva a mezza voce. In piedi vicino a lui, Salvatore teneva dietro alla lettura, e siccome gli capitava spesso di non raccapezzarcisi tra quegli sgorbi tracciati da una mano poco esperta, pi somiglianti a grosse macchie dinchiostro che a lettere e a numeri, gli fermava il braccio per chiedere una spiegazione, che il pescivendolo dava di malumore, rinforzandola con qualche bestemmia.
 Come vi siete fatto malfidato, parone!
 No, non  per questo;  che, quando si tratta di soldi, gli altri vogliono veder le cose chiare... E bisogna poter render conto fino del centesimo...
 Fate pure; cos, per, si va per le lunghe... Del resto, quando vi avessi detto: ecco qua; viene tantoW, ve ne potreste stare alla coscienza mia... Perch Papone  e qui lometto grasso e tarchiato assumeva unaria dignitosa, buttando indietro la testa e battendosi il petto,  perch Papone, per vostra regola,  di quelli che possono andare a fronte alta...
 Certo, certo,  rispose il marinajo, con la bocca; ma dentro di s aggiungeva: Amico, non minfinocchi. Lo so bene come hai fatto a metter su quella pancetta rotonda e a comprarti, ogni cinque o sei anni, una muta di barche...W
La vasta stanza a pianterreno, che serviva da magazzino, riceveva luce soltanto dal portone sulla strada, sicch, verso il fondo, rimaneva quasi buja. In quel momento, non essendoci pesce, dava unimpressione completa di abbandono e di squallore, con quellunico banco, vecchio e pieno di scalfitture, vicino alla porta e una catasta di panieri vuoti in un angolo. Dai muri, dal pavimento nero e bagnato emanava un puzzo insopportabile che rivoltava lo stomaco. Ne erano impregnati perfino gli abiti, i capelli, le carni del pescivendolo, che si riconosceva lontano un miglio dal tanfo che tramandava.
 Guardate pure il fatto vostro; guardate,  dissegli a Salvatore, dopo giunti in fondo allultima pagina della vacchetta, che conservava le tracce delle dita sporche che lavevano toccata ed era anchessa tuttaltro che odorosa:  questo  lincasso delle sette settimane.
 E quanto porta, in tutto?
 Eccolo qui segnato: tremiladuecentoventi lire.
II giovine pens un momento, senza staccar gli occhi da quella cifra, che infatti appariva in fondo al registro; poi fece una smorfia e disse:
 Va magra molto; peggio dellultimo conto... Eppure, maspettavo di pi, perch, del pesce, mi pare che se n pescato, stavolta...
Papone lo interruppe con una bestemmia:
 To! ve ne accorgete adesso? E' tanto tempo che lo prdico io!... E' un commercio rovinato. Una volta, ci si campava meno male; ma oggi!  bravo chi ci tira fuori le gambe... Quelli che comprano, fanno prova di non darvi niente; e, intanto, se il pesce non  pi che fresco... Guai se non  cos e cos, proprio come lo vogliono loro! pretendono che si regali la roba e poi...
 Se non c la convenienza qui, si manda fuori, si manda.
 Si manda fuori, si manda fuori! Bella scoperta! E non ce lo mandiamo? Ma, intanto, le spedizioni, i viaggi, i dazi che costano losso del collo... E quando il pesce  sulla piazza, o bene o male, bisogna darlo via, bisogna; non c cristi che tenga...: e cos, caro e grazia se ci si rifanno le spese. E' la concorrenza, la porca concorrenza che ci ammazza; credete a me.
Salvatore non rispose, tutto immerso comera in un laborioso calcolo mentale, per vedere approssimativamente quanto veniva di parte. Poi, siccome non ci riusciva, domand:
 Lavete fatta la divisione?
No, non laveva fatta, ma non ci voleva molto. E Papone cominci subito il conteggio, scarabocchiando le sue cifre massicce sopra un pezzo di quella ruvida carta grigia, che gli serviva per le spedizioni del pesce.
Quantera stata la spesa per il fuoco e i condimenti? Bene; con il dazio, il magazzino, i panieri, il palataro, i carriolari e tutto il resto, venivano dunque centoquarantacinque lire: perci lincasso netto era di tremilasettantacinque lire.
 E adesso, le nove parti e mezza della muta, le due mie, le due vostre, una e mezza del sottoparone, mezza per uno i morea, una i marinai, fanno trenta parti, come il solito.
 S, s... Quanto viene, insomma?
Il pescivendolo riprese la penna, e, seguto dallo sguardo attento del giovine, che, quantunque ne sapesse appena da leggicchiare, non staccava gli occhi dal pezzo di carta, si ingolf nella terribile operazioncella, ritornando a capo pi duna volta perch non si ricordava quanto dovesse riportare. Alla fine, batti e martella, sbaglia e correggi, riusc ad arrivare in fondo.
 Centodue lire e mezzo...; ossia, venti scudi e mezzo, precisi precisi.
Sorse una lunga contestazione, perch al marinajo pareva che fosse nato uno sbaglio e che ci fosse la differenza di mezzo scudo e il pescivendolo ebbe campo di tirar in ballo altre cinque o sei volte la coscienza, e dappoggiare le sue proteste con una pioggia di giuramenti e di bestemmie.
Salvatore cominciava a perdere la pazienza, ed era l l per dirne quattro belle, a Papone. Che! invece di ringraziar Dio del guadagno che faceva, standosene tranquillo a terra, senza nessuna fatica, dormendo pacifico i suoi sonni, nel suo letto, mentre loro, poveri cani, si arrabattavano notte e giorno continuamente, alle prese con le intemperie e rischiando la pelle, pretendeva anche dalzar la voce per mettere al di sotto qualche altra lira? Manco lavesse avuta da fare con un ragazzo! Se non cambiava tono, se non cambiava, quant vera la Madonna, lui prendeva la bilancia, l sul banco, e gliela dava sulla testa, a quel ladro, per insegnargli una volta a star al mondo.
La disputa prendeva una piega un po brutta, perch il pescivendolo, certo daver ragione, simbestialiva, tornando a fare le somme delle partite sulla vacchetta unta e bisunta, e per ogni cifra che doveva riscrivere sopra il suo pezzaccio di carta, era almeno un pajo di moccoli che tirava gi; e laltro, da parte sua, non si piegava, per quellostinazione della gente che ha poca familiarit con laritmetica dei libri, ma che, usando un suo sistema particolare nel far i conti a memoria, non sinduce troppo facilmente a convincersi daver commesso uno sbaglio, appunto perch sa per prova che ci le succede molto di rado.
Il sopraggiungere di un carretto di pesce fece interrompere la discussione.
 Scusate un momento. Metto al posto questa roba e dopo sono con voi.
Cos dicendo, Papone, che stava di casa sopra il magazzino, diede una voce perch venisse gi qualcuno ad ajutare; e scese infatti uno dei figli, un giovine grasso e sbarbato, che sun subito al carriolaro per scaricar i canestri e metterli dentro.
Salvatore intanto dava unocchiata ai panieri, facendoli sbalzare o rimovendo con la mano, per vedere se sotto ci fosse roba pi minuta o se era tutto come alla superfice. Le conosceva per pratica, lui, le furberie del mestiere! Ma no; tutta roba scelta, tutta roba fina: proprio, una bella pescata.
Cinque o sei panieri di pesce turchino, aghi in gran parte; il resto, belle triglie scarlatte come facce di bevitori incorreggibili, larghe sfoglie, verdognole o bianche, secondo che presentavano le ruvide schiene tondeggianti o le piatte pance lattee, con una sfumatura di rosa intorno alla piccola bocca; pesci lupi divisi secondo la grossezza, i pi piccoli confitti luno vicino allaltro, con in alto la testa, che lasciava intravvedere la doppia fila di denti aguzzi come quelli di una sega; altri, grossi come un braccio, ripiegati a ciambella, con le bocche vigorose, i grandi occhi rotondi non ancora avvizziti, freschi nella loro vitrea immobilit. In un paniere, vicino ai folpi dal corpo deforme simile a unotre, che aggrovigliavano la mostruosit dei lunghi e viscidi tentacoli pieni di ventose, tremolava un mucchietto di calamari, insieme a un bel numero di grosse seppie senza testa, avanzo di qualche delfino.
Le squame bianche e turchine, verdi e vermiglie luccicavano al sole ancora umide e fresche, dando unillusione di vita. Si sarebbe detto che, una volta rimessi in acqua, quelle pinne, quelle code avrebbero ripreso a guizzare, le larghe bocche ad aprirsi e chiudersi, gli esili opercoli laterali ad alzarsi e abbassarsi, e quelle centinaja di poveri esseri, vittime della voracit umana, si sarebbero novamente dileguati negli azzurri fondi del mare.
In breve il magazzino fu ingombro di canestri, che ne coprirono tutto il pavimento.
 Tra un par dore saranno qui i barchetti; ne portano una trentina di panieri,  disse il carriolaro, mentre, finito di scaricare, si allontanava di corsa spingendo per di dietro il carretto vuoto, con le lunghe stanghe in alto.
Bisognava sbrigarsi a preparar quello, perch allarrivo dellaltro fosse belle in ordine, essendo tutto destinato ad andar fuori.
Fu quindi un gran affaccendarsi di Papone e del figlio, ajutati anche da altri due uomini: e il pesce spariva sotto lo strato di gelo che lavrebbe mantenuto fresco. Dopo averci steso un largo e pesante foglio di carta turchina, vi soprapponevano un altro paniere vuoto a modo di coperchio e ne cucivano tuttintorno i due orli con un robusto giro di spago. Allora il figlio pi giovine, il letterato della compagnia, scriveva a grosse lettere lindirizzo sopra un cartellino di legno, che veniva poi legato al manico duno dei canestri. E mentre questi sandavano accatastando vicino alla porta, pronti ad essere pesati e caricati per la stazione, laria, gi viziata da quel tanfo di putredine chesalava da tutto, simpregnava di nuove acute esalazioni.
Salvatore, soddisfatta la curiosit, cominciava a seccarsi di dover aspettare. Gi due o tre volte aveva sollecitato il pescivendolo perch lo sbrigasse, avendo anche lui le sue faccende.
 Maspettano, lo sapete; per avere la parte loro...
E perch intanto, nellozio dellattesa, aveva avuto tutto il tempo di fare e rifare i conti, e sera quasi persuaso di sbagliarsi, a proposito di quel mezzo scudo di pi, sulla parte, non fu difficile a Papone di finire di convincerlo, ricorrendo anche allautorit del figlio letterato.
 Vi siete accorto, eh? vi siete accorto?
 Avete ragione. Torto a me, e bastonate a voi. Del resto, sbaglia anche il prete allaltare...
Allora il pescivendolo cav dalla saccoccia interna della giacca il suo grosso portafoglio di pelle rossa, logorato dalluso e sucido come tutto il resto; lo sciolse, ne lev un pacchetto di carte e cominci a contarle, facendole scorrere con il pollice, che bagnava ogni tanto di saliva.
 Bisognerebbe che vi dessi due carte grosse...; se no, lo vedete: non ci arrivo. Vi scomoda?
 Veramente, sarei pi contento di carte piccole... E' tanto difficile trovar da cambiare! E i soldi, lo sapete, quando li prendiamo, non ci restano un pezzo nelle mani. Paga cinque o dieci di qua, venti di l...; in due o tre giorni, si fa piazza pulita.
E dicendo le ultime parole il marinajo soffi sul palmo della mano.
 Allora, facciamo cos: ecco: una da mille, dieci da cento, quattro da cinquanta a voi! sono duemiladuecento... Vediamo un po, adesso; una, due, tre, quattro... Eccovi qua sedici carte da venticinque, che fanno altri quattrocento franchi... Ce ne mancherebbero duecentosettanta...
Papone si diede a frugare e rifrugare nel portafoglio; poi disse:
 Non c altro verso. Di carte piccole, da cinque e da dieci, ce nho appena per un centinajo di lire... Se le do a voi, rimango nellimpiccio io... Ma non fa niente; vedr di cambiare. Per il resto, per, bisogna che abbiate pazienza; vi dar il rame...
 Centosettanta lire di soldi! Ma, mi ci vorr il carretto per portarli a casa,  osserv Salvatore, dopo qualche momento di silenzio per calcolare la cifra.
 Al contrario? Meglio di cos, non so proprio... Vediamo; ci potrei avere un po di argento...
Cos dicendo si cerc per le saccocce e ne cav qualche pugno di monete, che si mise a contare: ma non superavano la trentina.
 Se ce ne fossero delle altre, nel cassetto... 
Lapr, e infatti, oltre ai cartocci di rame, ce nerano alcuni di argento; sicch fu possibile giungere a novanta lire. Non ne restavano che ottanta.
 Via, via; un giovinotto come voi... Magari ce ne avessi io, da portare! Alla fin dei conti, cosa sar poi? si tratta di sedici cartocci...; non pesano mica unenormit...
Salvatore si dovette contentare e si mise a verificar la somma, stesa davanti a lui sul vecchio banco bisunto. Cont e ricont le carte, esaminandole a una a una con cura minuta, ne scart due o tre che non lo soddisfacevano, facendosele cambiare, perch, o per esser logore, o malamente raggiustate nella piegatura di mezzo, non si vedevano bene i numeri delle serie; e cos pure non volle una moneta dargento, perch gli parve di quelle dal collo lungoW.
 Ma se sono buone! ce ne vorrei avere!  brontolava il pescivendolo.
 Sono daccordo con voi; ma, quando si vanno a spendere..., chi le deve cambiare fa le storie... Le guardano, le riguardano..., e poi dopo non le vogliono... M successo anche laltra volta..., con quelle venticinque lire... Io, vi ricordate? non le volevo... Ma voi... E intanto mi c voluto del bello e del buono, per darle via.
 Credete che le fabbrichi io? Ce le dnno cos, a noi; come le abbiamo, le ridiamo. Troppo sarebbe!...
 E questi,  disse allora il marinajo, indicando i cartocci,  come si fa a vedere se vanno bene?
 C qui la bilancia; pesateli. Ma vassicuro, in coscienza...
 Gi! e i soldi falsi, o che non vanno..., chi me lo dice?
 Allora, guastateli e contateli. Ci avrete da divertirvi un pezzo!
Salvatore, dopo aver accomodato le carte nel portafoglio, cominci a passarne qualcuno. Via via che le sporche monete, le quali conservavano lodore pestilenziale delle ultime mani per cui erano passate e che le avevano raccolte sulle pietre luride delle pescherie, erano cadute tintinnando sul banco, il giovine le disponeva davanti a s in colonnine di dieci, per quindi rifare il cartoccio; e questa era la parte pi difficile della faccenda. Tanto che ben presto si fu stancato e decise di rimettersi nella decantata coscienza di Papone.
 Due soldi di pi, o due soldi di meno, poco male sar,  disse rivolto a lui, mentre, cavato di tasca un solido fazzoletto turchino a righe nere, ci andava accomodando i cartocci.
E dentro di s aggiunse: Di fronte a chi sa quanti altri, che me ne hai rubati e me ne rubi...W
Eppure, quantunque avesse per lui meno stima che per i tacchi dei suoi zoccoloni di legno, e lo giudicasse un ladro di prima forza, gli toccava lisciarlo e tenerselo caro, perch, proprio, era un gran furbacchione, che sapeva fare glinteressi. Non ce nera un altro, capace, sia pure imbrogliando un po il prossimo, di vendere il pesce cos vantaggiosamente: bisognava riconoscerlo.
 Andiamo a ber mezzo litro, Papone?
Salvatore aveva da parlargli dun incidente di quegli ultimi giorni, chera causa di qualche malumore a bordo. Uno dei battellanti, andati a portar il pesce a Sinigaglia, aveva avuto, per un puntiglio da niente, certe parole un po aspre con il porzionevoleW o pescivendolo di l, il quale, per dispetto, non aveva voluto ricevere la pescata, costringendoli a riportarla indietro. Allora era andato l lui in persona per parlargli e appianare la faccenda, ma inutilmente; perch il pescivendolo offeso non ne voleva sapere e si rifiutava di continuar a vendere per loro.
 Se laccettate da me...
 No, no; voglio pagar io: questa volta tocca a me.
Il giovine prese Papone sotto il braccio e lo condusse via, un po riluttante, ma pi per cerimonia che per altro.
Non ebbero da cercare un pezzo. A tutte le cantonate spuntava una frasca rivelatrice, o si dondolavano al vento i cartelli di legno attaccati a un bastone, sui quali grossi numeri neri indicavano il prezzo: non cera che da scegliere.
 Da chi si va?
 Qui, ai Tre scaliniW. Ci sono stato jerisera: ci ha un vinetto bianco, asciutto, ma...!  E qui il pescivendolo faceva schioccare la lingua, mentre un lampo dingordigia accendeva i suoi piccoli occhi da bevone orlati di presciutto:  ma...  proprio di quello della chiavetta. Pare daver lacino in bocca...
Entrarono: il locale, per lora alquanto mattutina, era quasi deserto. Una vecchierella saffannava a far bollire una pignattona di fagioli: un carrettiere sonnecchiava davanti a un mezzolitro vuoto, facendogli delle gran riverenze. Si vedevano sulla tavola gli avanzi della sua magra colazione: una crosta di pane e alcune foglie di radici.
 Tre soldi di vino; ma subito! da berlo in piedi,  ordin il pescivendolo; e mentre lostessa si disponeva a servirli, aggiunse:  Badiamo, veh! Rosa? mi raccomando; non ci date la scolatura dellorcio.
 Lho cavato adesso adesso, per quello l. Di jerisera? non ce n rimasto nemmeno una goccia!
Torn poco dopo con il vino e con due bicchieri, che depose sulla tavola; e allora Salvatore le mise in mano il denaro, non ostante le proteste del compagno che cercava di fermargli il braccio.
 Chi ordina, paga; non mi fate questo torto...
 Unaltra volta, unaltra volta; oggi tocca a me.
Cos dicendo lo fece sedere sul banco e gli porse uno dei bicchieri che intanto aveva riempiti, dopo avere sparso per terra il gocciolino fatto passare dalluno allaltro, per la sciacquatura di rito.
 Che colore, eh?  esclamava il pescivendolo con gli occhi fissi nel bicchiere, tenendolo alzato contro lume:  guardate qui che colore...
Papone aveva due deboli: gli piaceva il vino, e gli piaceva anche pi di chiacchierare. Se, poi, quello non gli costava niente, gli veniva una parlantina da metter nel sacco un avvocato.
Quel giorno, comera naturale, discorsero della pesca, e di ci che rendeva un tempo, quando si toccava di parte una cinquantina di scudi e pi.
 Oramai,  sentenzi il pescivendolo, mentre riposava sulla tavola il bicchiere vuoto a mezzo, strizzando con il labbro di sotto i baffi umidicci,  oramai, quello ch fatto  fatto... E' unindustria rovinata... E sempre peggio; sempre di male in peggio...
 Sapete,  disse Salvatore,  chi ha fatto il guasto? Le sfogliare, quelle maledette sfogliare, che pescano con la rete spessa, che non sfugge un granello di rena... Vanno dove c pocacqua, a riva a riva; dove il pesce ha lasciato gli ovi... La rete raschia nel fondo; porta via tutto. Alle volte, nel sacco, ci trovano pugni di robiccia bianca...; tutti uovi andati a male...
 Eh!  interruppe laltro, che fino a quel momento non aveva fatto che assentire con il capo, dando sulla tavola un grosso pugno che fece traballare i bicchieri e destar il carrettiere che dormiva pi in fondo:  ci vorrebbe una buona legge, per proibire certe infamie... Almeno, in quei mesi l.
 Ve lo dir io, invece, quello che ci vorrebbe: interrare il porto, ch diventato un covo di guastamestieri. Se ne vedono, alle volte, di questi ragazzacci, quattro o cinque, sopra una sfogliara mezzo sconquassata, andar in mare... E, per due o tre panieri di frittura, ti fanno un guasto di qualche migliajo di lire... Ah!  meglio non guastarsi il sangue...
Il marinajo interruppe il suo sfogo, e, come per cambiar discorso, fin di versar nel bicchiere del compagno quel po di vino che cera ancora nel mezzolitro.
 Cosa fate? alto, alto!  esclam Papone:  e per voi, niente?... Ehi, Rosa, portatecene un altro; questo lo pago io.
Ma Salvatore si oppose, perch non gliene andava pi e aveva bevuto a bastanza.
 Senti, senti che discorsi! Un giovinotto come voi, vi fa vergogna... Un marinajo, per bacco!... non vi piacer mica di pi, mimmagino, di bever lacqua...
Era questa la spiritosaggine prediletta del pescivendolo, che, avendone poche nel suo rozzo repertorio, amava ripetersi nei momenti di buon umore. Ed era sempre lui il primo a riderne, con un gusto, che pareva la sentisse allora per la prima volta e dalla bocca di un altro.
Tocc di ridere anche a Salvatore, e, quantunque non ne avesse gran voglia, dov pure tracannarsi quellaltro bicchier di vino che lostessa sera affrettata a portare. E siccome gli parve che quello fosse il momento buono per parlar della faccenda del battellante, raccont come stavano le cose, pregando Papone di volercisi metter di mezzo lui.
 Ci penso io, ci penso io; non dubitate... Siamo amici vecchi, e una parola che gli dico...
 Mi fate un regalo.
Poi parlarono dei lavori, cominciati appunto in quei giorni, per allungare dunaltra cinquantina di metri i due moli, in modo che il porto guadagnasse in profondit e si rendesse meno facile linterramento della bocca, per la sabbia che vi spingeva la vicina foce dellArzilla. In questo erano tutte due pienamente daccordo: altre sessantamila lire che il governo buttava al diavolo, come quelle per il lavoro novoW; e buona parte se ne sarebbe mangiata quel signor ingegnere, che tutto il santo giorno si vedeva prender misure e piantar biffe.
 Quanto sarebbe meglio, se le spendessero in una draga, da tenerci stabile!...
 No, no; i varocchi, ci vogliono... Scavano pi a fondo e costano centomila volte di meno.
Intanto anche il secondo mezzolitro era stato asciugato, e i due uomini pensarono chera tempo di andarsene, se non volevano far mezzogiorno l. Papone si ricord del pesce, che a quellora, forse, era gi arrivato; Salvatore, dei suoi uomini che laspettavano per ricevere la parte. Si alzarono quindi, avviandosi per uscire.
 Ve lho da segnare sul libro?  domand la vecchietta, che sera affrettata ad accostarsi alla tavola per ritirar i soldi, e non ce li aveva trovati.
 To!  esclam Papone, battendosi la fronte:  andavo via senza pagare. Oh, quest bella!
 Pago io; voglio pagar io anche questo,  disse il marinajo, che avendo le saccocce piene era in vena di mostrarsi generoso; ma laltro non lo voleva permettere assolutissimamente: passi per il primo, ma il secondo, poi, no, no; sarebbe stato uno scandalo.
 Non li state a prendere, Rosa! guai a voi se li prendete!  urlava Papone.
Lostessa, avendo gi in mano i tre soldi datile da Salvatore, si stringeva nelle spalle, senza saper che fare. Ecco: non che non si fidasse di Papone, perch, anzi, era pagatore; ma prima di cavarglieli, a quel benedetto uomo! E, gi che li aveva nelle mani...
Il giovine, per finirla, prese per un braccio il pescivendolo e lo tir fuori dellosteria, non ostante la sua blanda resistenza. Oh, magari gliene fosse capitata una tutti giorni, di quelle bazze!
 Ci rifaremo unaltra volta; non mancher modo,  disse poi quando furono nella strada:  siete un gran prepotente; le volete tutte a modo vostro, le volete.
 S, s, unaltra volta pagherete voi. Un litro non  mica la morte dun uomo!
Finalmente si salutarono: ma, mentre Salvatore, con la sua pesante fazzolettata di cartocci, sincamminava frettoloso verso la via del porto, Papone, una volta fuori di vista, rifece gli scalini dellosteria, si ributt a sedere sul banco e chiam:
 Unaltra foglietta, Rosa... E questa me la pago io,  aggiunse tirando un grosso sospiro.
Tutti gli anni, verso la met dautunno, quando da un pezzo le viti abbracciate agli oppi o tese in lunghi festoni hanno veduto rapire la lieta copia dei grappoli gialli o rubicondi, e gi sulle campagne dissodate per la semina, sulle maggesi incolte, dove intorno alle stoppie intristisce qualche po derba ingiallita, corrono i primi brividi dellinverno vicino, si ha un periodo di tempo cattivo che i marinai battezzano con il nome di bora dei morti, e ch quasi il preludio della brutta stagione. Le foglie rade e giallastre, che ancora sostinano a restar attaccate ai rami, non resistono pi a lungo allinfuriare del vento, allimperversare assiduo della pioggia, e vanno a malincuore a raggiungere le compagne gi seppellite nel fango; mentre le massaje cavano dagli armadi e dalle casse le buone maglie di lana, i pesanti cappotti, i larghi mantelli impregnati di naftalina, che tornano a fare la prima comparsa per le vie della citt. Segue,  vero, lestate di San Martino, con una serie pi o meno lunga di belle giornate; ma quel cielo azzurro, quel tepore quasi primaverile non inganna nessuno: tutti sono certi ormai daver la neve alle spalle, perch il freddo ha gi segnato inesorabilmente la sua presa di possesso con la bora dei morti.
I marinai, che la prevedono e la temono, difficilmente si lasciano cogliere fuori da essa, pronti, a ogni pi piccolo indizio di mutazione di tempo, a riparare nel porto. Ma quellanno era venuta loro addosso cos repentina e traditrice, che li aveva sorpresi tutti in mare.
Poco prima di mezzogiorno il cielo, che fino a quellora sera mantenuto relativamente bello, non ostante qualche passeggero oscurarsi del sole per improvvise nuvole che si formavano e sparivano in un attimo, a un tratto sera chiuso da tutte le parti, facendosi oltremodo minaccioso. Il sagrestano della chiesetta del porto era corso a sonare ad acqua cattiva, e la voce sottile della piccola campana si distingueva nitida, nel rombo pi cupo e sinistro che gi veniva dai campanili della citt.
 C della polenta, in giro,  aveva detto poco prima Paterniano a un conoscente che passava.
 E pare anche che stringa,  gli aveva risposto laltro, dopo aver dato unocchiata al cielo.
Nessuno, per, si sarebbe immaginato uno sconquasso simile, che per il confronto faceva risalire i pi attempati a parecchi e parecchi anni indietro.
Da principio era stata una pioggia violenta, torrenziale, un vero diluvio dacqua, scatenantesi dal cielo carico e accigliato con uno scroscio sordo, rabbioso. I monelli, che, usciti di scuola, invece di andarsene difilati a casa, serano attardati come il solito a rincorrersi per le vie od a giocare, sorpresi da quel rovescio, avevano cercato un riparo sotto il portico della barriera; ma poi, vedendo che non cessava, tra il rischio di bagnarsi e quello di ricevere dalle mamme qualche solenne scapaccione per il troppo prolungato ritardo, avevano preferito il primo ed erano giunti alle case in uno stato veramente compassionevole. Poveri abiti, poveri libri e quaderni! Peggio che se fossero usciti da un tuffo nel porto, che gi correva pi torbido e limaccioso per le sozzure rovinanti da tutte le fogne della citt.
Nelle casupole allineate lungo il canale le donne, preparando il magro pasto quotidiano, pensavano commiserandoli ai padri, ai mariti, ai fratelli cherano stati sorpresi tutti dal furioso acquazzone l, in mezzo al mare, e se li figuravano grondanti nelle loro gialle incerate, sudati e trafelati nel salpare una rete o nel compiere una manovra: e quel giorno la cresciaW di polenta parve a tutte dura e stopposa come un pezzo di cartone, e le erbe col battuto parvero insipide e peggio condite del solito.
Poi a un tratto quella furia dacqua era cessata come per incanto: le donne saffacciavano alle porte, chiamandosi a vicenda e scambiando qualche parola su quellira di Dio di poco prima. Scandagliavano il cielo e presagivano bene.
 Sembra che si rischiari...; per me, non fa altro.
 E quei poveri cristiani, che lhanno presa tutta tutta? Maria vergine! pareva il finimondo.
 Se vedeste a casa mia! un lago: ci si pu andare con la barca...
 E da me? Non ho potuto manco accendere il fuoco, tanta ne veniva gi dal camino.
 A casa mia, anche peggio: ci piove. Ho dovuto scansare il letto, per non far macchiare di pi la coperta... Ci ho messo la catinella...; non ci crederete;  pi di mezza! E quellusuraio del padrone, che si becca i suoi quindici scudi..., non si vuol mica decidere mai a mandare un muratore, che dia unocchiata al tetto...
 Basta. Se Dio vuole,  passata.
 Ecco il sole, to! Come le burlette di marzo.
Chiacchierando e sospirando, attendevano intanto a riparare i piccoli guasti delle misere abitazioni; ed era soprattutto un gran maneggiar di scope, per cacciar fuori lacqua che in molti punti aveva allagato le basse cucine, attraverso i larghi spiragli delle porte mal chiuse.
Ma qualche vecchio, rimasto a terra perch ormai inabile, guardava il cielo e scoteva la testa, senza lasciarsi ingannare da quel sole pallido e malaticcio che ispirava tanta fiducia alle donne. No, no, il tempo non sera rimesso e aveva le buschereW: quei cirri cinerei, quei fiocchi bianchi l, verso tramontana, non promettevano niente di buono. E cos pensando tendevano lorecchio esperto allurlo del mare che veniva ingrossando, bench non ci fosse vento. Ma questo ci doveva ben essere a largo, dove infatti apparivano i primi segni bianchi delle spume che si avvicinavano sempre pi. Certo, tra un pajo dore al massimo, meglio esser in porto, che l.
Non erano, del resto, i soli a pensarla in quel modo. Ogni padrone, che aveva occhi in capo, saffrettava a fuggire la burrasca imminente, mettendo la prua nella direzione della terra. Ah, quel maledetto tempo! Come li aveva burlati tutti! Perfino le paranze pi piccole si erano spinte fuori, attratte dallingordigia della pesca che si ripromettevano pi copiosa del solito, con quel buon maestrale che li aveva salutati alla partenza, con quel magnifico mare appena appena mosso.
Cominciavano a giungere le barche, da tutte le direzioni, come in fuga, e il porto si andava popolando: il Rinnovato e la Bella Elisa, il Vandalo e i Due cognati, il Nuovo San Carlo e la Marianna, il Volturno e il Vulcano, lItalo e il Daino, il Saturno e lIride, ed altre ed altre ancora. Ognuna che ne giungeva, erano cinque, sei, dieci poveri cuori che si confortavano, che uscivano da una aspettativa sempre pi ansiosa e febbrile.
Ma altri poveri cuori rimanevano nella triste attesa: i cuori di quelle poverette che avevano i loro uomini l, in mezzo alla burrasca, e non li vedevano tornare. Erano tutte sui moli, scapigliate, urlanti come anime in pena, con gli occhi lagrimosi fissi sulle onde cineree crestate di bianco, che gi saccavallavano, sarricciavano, selevavano in altissimi sprazzi contro le palizzate che vibravano tutte nel cozzo tremendo.
Ogni volta che spuntava una vela, quei miseri occhi arrossati dal vento e abbruciati dal pulviscolo salso diffuso nellaria non battevano pi. Forse, il termine dellangoscia; forse, una delusione nova e pi acerba. Che martellare nei petti, mentre la barca saltante sul mare in tempesta si veniva accostando, e che studio per riconoscerla dai colori della velatura, dal modo di andare!
 E' lErnesta, vi dico.
 No;  Pasqualino del Pugliese... Guarda come viene in filo, con la polacchina soltanto.
Nellascoltare i commenti e le osservazioni dei marinai raccolti sui moli, le donne che avevano qualcuno a bordo delle paranze nominate sentivano raddoppiar lansia dellattesa, e tremavano al pensiero che tra pochi minuti lincertezza non sarebbe stata pi possibile, e per le une o per le altre anche quella speranza sarebbe irrimediabilmente svanita.
Poi la barca, avvicinandosi, si distingueva con chiarezza: non era n lErnesto, n la Norma, ma il Sante di padron Cic, che infatti somigliava moltissimo a quelle due. Unaltra delusione. Ma forse, chi sa? avevano visto o lasciato indietro qualcuna delle assenti; forse avrebbero potuto dare qualche notizia...
Il Sante filava rapido verso limboccatura, alzandosi e abbassandosi sulle onde con un movimento largo, solenne, e il peso degli alberi e delle vele ammainate intorno ai pennoni lo faceva piegar sui fianchi, come se fosse l l per capovolgersi. Barbn, il palataro, butt lo scandaglio, che venne preso a volo da quelli della barca e assicurato a prua. Allora tutti, grandi e piccoli, uomini e donne, sattaccarono alla cimaW per tirare, in un mirabile slancio di solidariet che li univa nel pericolo come in unanima sola, e la paranza entr in porto fra un incrociarsi concitato di domande.
 E questi ragazzi miei?...
 Dite! lavete visto babbo?
 E mio fratello? Andrea, s; Andrea...
Padron Cic, gravemente piantato vicino al timone, con unaria soddisfatta, scrollava la grossa testa fulva e ricciuta. Non aveva visto nessuno, proprio nessuno: del resto, gli cera voluta tutta per salvare la pelle sua... Ognuno per s e Dio per tutti... Con la festa che avevan avuto a bordo, altro che pensare agli altri!
Tra un ordine e un altro, intanto che si faceva lormeggio, il marinajo badava ora a contentare la curiosit dei padroni che lavevano preceduto, esponendo con grande sobriet di parole i casi e le manovre di quel difficile ritorno.
 Tre mani di terzaroli...; venivamo in poppa, con il concerto da poppa e il concertino da prora... Si correva lo stesso... Allora, cala tutto! e via, con la polacchina, in filo del vento e del mare... Peggio che peggio! Se non si caluma un poppese di cinquanta passi, con la spiera grossa...; e dopo, anche unaltra...
Venne la notte; e molti poveri cuori aspettavano ancora, mentre un soffio di disperazione passava sulle casupole del piccolo porto, e continuava sui moli quella vedetta angosciosa, tra il sibilo del vento e il boato del mare.
Di quando in quando, riuniti in otto, in dieci, gli uomini lanciavano insieme un grido di richiamo, perch servisse di guida ai compagni pericolanti, se mai qualcuno si fosse trovato in vicinanza del porto e non avesse veduto la lanterna. Poi rimanevano in ascolto, aguzzavano gli occhi nel bujo, senza veder nulla, senza udir nulla, e tornavano a gridar da capo:
 Ehi! oooooh! Ehi, oooooh!
A due ore di notte arrivarono, con breve intervallo, il Vico e lEtna, due paranzelle nuove che navigavano solo dalla estate scorsa, ed erano uscite dalle mani di Paterniano. Qualche faccia rasserenata, qualche lagrima e qualche grido di meno. Ma le altre? Ne mancavano parecchie ancora: una dozzina, tra sfogliare e burchi poco pi grandi dun battello, senza contar le barche grosse, quelle che, pescando in sprigliaW, come la Maria, come la Provvidenza, forse non correvano nessun pericolo.
Non cessarono quindi le chiamate nel bujo, mentre pi alto del sibilo del vento e del boato del mare sonava il pianto delle donne che attendevano ancora, si levavano le grida di disperazione o di preghiera, si sentivano nomi interrotti da singhiozzi, quasi un ultimo appello ai figli, ai mariti lontani.
 Gustavo! O Gustavo!... Povera creatura mia!...
 Oh, Madonnina santa...; fatemi questa grazia... Alberto!
 Costantino!...
Pi tardi, unaltrombra si vide avanzare nel bujo. Cento cuori furono in sussulto: ma questa volta era lAdele, una grossa barca da viaggio, i cui fianchi robusti non temevano i contorcimenti di quel mare che la investiva da poppa, quantunque pi dunonda fosse montata in coperta. Veniva da Trieste, con un carico di carbone, e la bora non aveva fatto che abbreviarle lultima parte del viaggio. Nessuno dubitava per essa, e quindi il suo arrivo pass indifferente.
Poi, nientaltro; e la vana attesa continu, sempre pi triste per lo scoraggiamento che serpeggiava nei cuori stanchi di sperare, mentre per gli occhi non erano stanchi di piangere.
Era passata la mezzanotte, e la gente sui moli sandava un po assottigliando. Coloro che non tremavano pi sulla sorte dei loro cari, quelli che erano pi freschi dei disagi del giorno erano ormai andati a casa, vinti dal bisogno di riposarsi un tantino. Del resto, a che scopo restar l in tanti? Anche se ci fosse stato da ajutar qualche altra barca ad entrare, le braccia non sarebbero mancate lo stesso.
Barbn il palataro, uno dei rimasti, avrebbe voluto indurre ad andarsene anche le donne:
 Cosa ci state a fare, vojaltre? per impicciare? Se vi levaste di qui, se vi levaste, sarebbe tutto di guadagnato...
Ma poche gli diedero ascolto. Andar via loro? S, proprio! Volevano star l fino a giorno, fino a che non li avessero visti tornare i babbi, i fratelli, i figli, i mariti, per i quali non si stancavano dinvocar Dio e la Madonna.
La Giuditta fra laltre, una povera vecchia che campava magramente con il portar lacqua per le barche e con i guadagni dellunico suo figlio, sera ostinata a restare, atterrita dallidea di trovarsi sola col suo dubbio nel bugigattolo che abitavano in comune, dove quel letticello vuoto, accosto al suo, le avrebbe reso anche pi tormentosa linsonnia. Oh, no; meglio finir la notte l, tra la gente, che rabbrividire nella solitudine della misera casupola, ascoltando di lontano lurlo del vento e del mare.
Per qualche tempo aveva unito anchessa la sua stanca voce senile agli urli, alle invocazioni delle altre infelici.
 Costantino! Costantino mio!
Poi, fatta rauca dal lungo gridare, con la gola secca, con il petto anelante, aveva cavato la corona e si era messa a recitar forte il rosario: e nessuno aveva riso al leggero sibilo che usciva dalla sua povera bocca sdentata. Era cos triste vederla, nella luce del fanale verde, con i radi cernecchi bianchi scomposti sul capo nudo, le sottane svolazzanti intorno al corpo magro e rifinito, quella grama miseria alle prese con la disperazione!
Dal cielo tenebroso ricominci a cader la pioggia, fitta, implacabile, quasi ghiacciata, rovesciandosi sul mare in tempesta, scrosciando furiosa su quella misera gente raccolta sui moli, a ondate pi o meno forti secondo limpeto del vento. Per un po nessuno si mosse, accontentandosi gli uomini di mettersi sulla testa le giacche, le donne tirandosi sul capo le gonne rovesciate a modo di scialli; ma alla fine, vedendo che quella furia non accennava a cessare, fracidi ormai fino alle carni, molti si decisero ad andarsene e si rifugiarono nelle casupole ad aspettarvi che passasse.
Rimasero solo i pi ostinati e i pi volonterosi: cinque o sei uomini e poche donne, tra le quali anche Giuditta.
 Anche voi, vedete? fareste meglio ad andarvene a casa... Volete buscarvi un malanno?
Ma la vecchia non rispose neppure: forse non aveva sentito, come non sentiva n pioggia, n vento, n stanchezza, mentre con gli occhi immoti nel bujo faceva passar lentamente luno dopo laltro, fra il pollice e lindice della destra, gli acini della corona consunti e logori come lei.
 Avemmaria, grazia piena, Domino steco...
Quelle parole duna lingua non intesa, che uscivano dalla sua bocca deformate e storpiate, avevano per lei un significato solo chiaro e preciso: riveder sano e salvo il suo Costantino, scongiurare una madre a ricordarsi duna madre.
Una volta, arrivata allultima avemaria duna decina, invece del Gloria i suoi labbri, per pia abitudine, cominciarono macchinalmente linvocazione di pace ai defunti.
 Requie materna donis Domino...
Si riprese subito, scroll la testa. Ma il cuore le diede un guizzo violento che la fece restare per qualche po quasi senza fiato, sotto lincubo duna visione di morte.
La pioggia era cessata. Erano sparite le nuvole, cacciate dal vento gi, dietro i monti, dove per saccumulavano minacciose e sinistre. Ora migliaia di stelle tremolavano nel cupo azzurro del cielo, e una sottile striscia di luna sorta da poco rendeva meno fitta loscurit notturna, sopra il mare irto e spumeggiante. Quando, tra il sibilo del vento e lululo delle onde, parve dudire un suono ben diverso.
Giuditta lud anchessa: rest con la corona tra le dita, senza terminar la parola, presa da una commozione profonda e paurosa. Restarono anche gli altri, trattenendo il respiro, con un gran palpito di core, perch a tutti balen la medesima idea: che fosse un appello disperato, la voce dun uomo che domandasse soccorso. No, no; doveva essere stato il grido rauco dun gabbiano.
 Un crocle... Eccolo, vah!  disse infatti Barbn il palataro.
A un venti braccia, nel chiarore di quel raggio di luna, il suo occhio esperto aveva riconosciuto il calmo agitarsi delle grandi ali robuste, mentre luccello sfiorava la superficie tempestosa del mare.
Ma lincertezza non dur a lungo. Il grido torn a farsi sentire, ed era proprio di voce umana.
 Oooh!... ooooh!...
La vecchia diede un balzo.
 E' lui!  lui!
Con le braccia protese, gli occhi sbarrati, linfelice aspettava di riudirlo ancora per liberarsi da quellorribile certezza, per poter almeno dubitare. E la voce giunse di novo, lamentosa, lugubre, raccapricciante:
 Ooooh!...
 E' lui!  lui! Costantino mio!
E si fece avanti presa da un impeto di follia, come se volesse correre l, dove il figlio lottava con la morte.
 Costantino! Costantino mio...
La trattennero. Cercarono di persuaderla che singannava, che non era, che non poteva essere. Con tante paranze, ancora fuori...; forse qualcuna, avvicinandosi al porto, chiamava per assicurarsi che ci fosse gente ad attendere, per dar una mano.
Ma Giuditta si divincolava urlando e gemendo; se la prendeva specialmente con le donne che le erano intorno per confortarla.
 Perch non  il vostro! perch siete sicure che non  il vostro, eh? Povera creatura mia! Costantino! Costantino! Dove sei?... Rispondi... Dove sei?...
Nella luce calma del fanale verde non si vedeva altro che un biancheggiare di spume sconvolte, mentre apparivano e sparivano, come fantasmi silenziosi, i gabbiani.
Giuditta si volse agli uomini, per pregarli, per scongiurarli di non lasciarla morire cos quella povera anima di Dio. Ma poi, vedendoli guardarsi in faccia, irresoluti, quasi timidi, inve contro di loro coprendoli di villanie.
 Vigliacchi! avete paura?... Vigliacchi! gente senza core! Vergogna!...
E si torceva le mani.
Allora uno disse:
 Ha ragione; bisogna tentare.
E gli altri assentirono.
In fretta e in furia si mise in ordine un battello. Tretavole e il Mordace, due giovinottelli mingherlini, ma tutto fegato e di buon polso, si sbarazzarono rapidamente della giacca, per esser pi liberi, restando in maglia e calzoni, e saltati gi dentro impugnarono i remi, mentre i compagni assistevano ansiosi, pronti, ad un bisogno, a venir loro in ajuto.
Stentarono ad uscire dal porto, perch avevano contro la furia immane delle onde, che, per quanto vogassero di lena, li ricacciava indietro. Alla fine ci riuscirono; ma si erano allontanati appena di poche braccia, che unondata enorme li assal di prua, senza che la piccola imbarcazione la potesse superare tagliandola. E per un momento tutto spar in un fluttuare bianco di schiume.
Fu un urlo di spavento, unansiet indescrivibile.
 Butta, butta!... Lo scandaglio!
 Forza!
 A largo, oh!... a largo!
 Santa Vergine, ajutateli!...
Il fanale, sulla punta del molo, illuminava scarsamente il piccolo tratto allintorno, con i suoi immobili sprazzi di luce verdognola.
 Eccoli, chi! eccoli!
Mentre la lancia capovolta andava a cozzare centro la palizzata, i due giovani, nuotando gagliardamente, girarono verso la marina piccola, e l, con lajuto della fune buttata dai compagni, riuscirono non senza fatica a guadagnare la sponda.
 Un bagnetto freddo, chi!  si limit a dire Tretavole, scostando i capelli appiccicati sulla fronte; mentre il Mordace, con le braccia penzolanti, guardava lacqua grondargli in copia lungo la persona.
Potevano dire dessersela cavata a buon mercato.
Quella prova fallita fin di convincere tutti chera inutile pensare al salvataggio: ogni sforzo, ogni eroismo si sarebbe risolto in niente, come quel primo, e peggio. Bisognava quindi aspettare lalba. Chi sa, anche, che allora non abbonacciasse un po?
Giuditta, solo Giuditta si ribellava a quella triste impotenza, perch per lei il pericolo non era nel bujo, non era nel mare; perch non temeva altro, se non che cessasse di risonare la voce lontana del figlio chiedente soccorso. Oh, perch non la lasciavano? Come una folle la poveretta graffiava e mordeva le persone che la trattenevano, impedendole di scagliarsi l, nellacqua buja e rumoreggiante che faceva tanta paura agli altri; e dalla bocca le uscivano parole sconnesse, imprecazioni che finivano in preghiere, sarcasmi che si scioglievano in singhiozzi.
Che pena il vederla e ludirla, con quellappello roco che giungeva a intervalli di laggi, portato dal vento, tra il frastono della burrasca!
Ogni volta era una stretta per quei cuori semplici e buoni, un brivido di ribrezzo che li prendeva alla radice dei capelli, come se avessero avuto proprio davanti agli occhi la faccia stravolta di quelluomo, che sfinito, con lacqua gi nella strozza, nel momento dabbandonarsi per sempre, chiamava e chiamava ancora:
 O gente! ooooh!...
Poi il grido si fece sempre pi raro, sempre pi fioco e lontano, finch non giunse pi niente.
I marinai si guardavano in faccia senza fiatare, presi dalla medesima idea. Bisognava togliere di l quella povera vecchia, allontanarla ad ogni costo, perch non si accorgesse, perch le fosse risparmiato almeno lo strazio di convincersi che tutto ormai era finito.
Al parossismo violento era succeduta in lei una specie datonia stupefatta, una calma stanca di sogno: non si ricordava, quasi, del motivo per cui si trovava l, di notte, invece che nella casupola solitaria vicino allo squeroW, nellunica camera dove, quandera a terra, dormiva anche Costantino.
 Perch non andate ad accendere un lume alla Madonna? Lavreste avuto da far subito,  le disse una donna.  Tornate qui dopo.
Giuditta la guard senza rispondere, come se non avesse capito. Ma perch? cosa centrava il lume? Le pareva quasi che si fosse rivolta per sbaglio a lei, invece che a unaltra delle donne che lattorniavano.
Trovandola cos inaspettatamente docile e remissiva, profittarono del momento per condurla via e laccompagnarono in cinque o sei alla sua casetta, dove per non vollero lasciarla sola, temendo che si squarciasse il velo che le avvolgeva la mente e tornasse il ricordo della triste realt.
Ella lasciava fare, sentendosi la testa vuota, le braccia e le gambe stronche, dei brividi di freddo che le scotevano la magra persona, e un ronzio fastidioso negli orecchi, come se stesse per venir meno.
Le tolsero il misero abito, laccomodarono sul suo letticello, le misero sopra un pesante cappotto che trovarono appeso a un chiodo, per farla stare ben calda. Era di lui, del povero Costantino, che certo non ne avrebbe avuto mai pi bisogno.
Ora non parlavano per non disturbarla, perch teneva gli occhi chiusi e pareva che avesse preso sonno, e mandavano lunghi sospiri pensando al momento in cui si sarebbe svegliata sola, del tutto sola al mondo.
Allimprovviso, nel silenzio della camera semibuja, si ud una triste voce stridula e affaticata canticchiare il ritornello duna canzone non pi in voga.
Te lho detto tante volte,
Mariannina, Mariannina...
Le donne si guardarono stupefatte. Forse il cervello della vecchia non aveva resistito allorrendo colpo.
Intanto era venuta lalba. La tenue sfumatura rosea che tingeva il cielo l, dove sarebbe spuntato il sole, faceva un vivo contrasto con la superficie cos torbida e sconvolta del mare, che lanciava i suoi cumuli di spuma contro le solide palizzate, quasi volesse strapparle e inabissarle nei suoi gorghi, insieme a quella gente pallida che di l spiava e indagava, se mai fosse apparso un rottame o un cadavere galleggiante.
Nessuno dubitava sulla sorte del povero Costantino: conoscevano troppo bene la potenza funesta di quelle onde gorgoglianti e implacabili, alle quali non c forza umana che possa resistere oltre lo spazio di qualche ora. Ma dovera andato? A giudicar dalla voce, avrebbe dovuto trovarsi un mezzo miglio a largo, quasi nella direzione della lanterna; ma, e il vento? non poteva averla fatta sembrare pi vicina? E poi bisognava far i conti anche con le onde, che chi sa dove lavevano trascinato.
Tuttavia non era probabile che fosse stato spinto molto lontano. Forse anche, durante la notte, il mare laveva buttato su qualche punto della spiaggia. Quindi, prima dogni altra cosa, decisero di esplorare quella, molto pi che ancora non sarebbe stata prudenza arrischiarsi a largo.
Cos, divisi in due gruppi, alcuni dei marinai si avviarono, in direzioni opposte, alla dolorosa ricerca, mentre gli altri rimanevano in vedetta sui moli o sarrampicavano sul muraglione che protegge a levante la marina piccola, tra il braccio destro del porto e il molo guardiano.
Le due comitive procedevano silenziose e frettolose, provando un gran batticore tutte le volte che, di lontano, scorgevano qualcosa agitarsi l dove le onde si rovesciavano con uno scroscio assordante, cresciuto dalla risacca e dal vento. Affrettavano il passo, savvicinavano: no, si trattava di un nero cumulo di alghe, dun pezzo di legno che veniva chi sa da dove; e andavano avanti con il cuore alleggerito.
Bruto, uno dei figli di Paterniano, che marciava in testa di quelli che andavano verso Pesaro, scopr da lontano un qualchecosa che pareva proprio un corpo, steso a pochi passi dalla riva, tra i cardi che intristiscono lungo il terrapieno della ferrovia.
 L, l...
Questa volta non singannavano: lavevano trovato finalmente, povero Costantino! cos almeno la sua vecchia madre avrebbe avuto su che poter piangere e disperarsi.
Vinti dal ribrezzo che ispira la vicinanza di un cadavere, i marinai saccostavano, mentre il piccolo Bruto passava in coda, nascondendosi timidamente dietro le spalle dei grandi.
Luomo giaceva sul fianco sinistro, con il braccio destro allungato al di sopra del capo, il viso contro la terra. Nella mano livida e raggrinzita stringeva ancora un pugno di sabbia: quella stessa, forse, che aveva afferrato in fondo al mare nellultimo spasimo dellagonia.
Lo scossero, gli voltarono la faccia. Nessuno pot reprimere un grido di meraviglia:
 Alfredo!
Non era, infatti, il figlio della Giuditta che avevano davanti agli occhi, ma Alfredo, un cugino di Serafina, che insieme a Costantino navigava come battellante sulla Maria madre.
 Ma se  caldo, ancora...!  vivo,  disse uno che gli andava pietosamente tergendo dal viso certe tracce sanguigne, dovute forse alle punture dei cardi in mezzo ai quali era steso.  Non vedete che il sangue  fresco?
Rinacque in un attimo la speranza. Gli posero davanti alla bocca la lama lucida dun coltello, che sappann leggermente.
 E' vero,  vero. Respira!  esclamarono con uno slancio di gioja; e apertigli i panni sul petto sentirono il battito quasi impercettibile del cuore, che fin daccertarli.
Senza perdere un minuto, si diedero allora a strofinarlo vigorosamente per tutta la persona, mettendolo con la bocca allingi, perch potesse meglio vomitar lacqua ingozzata; lo scossero rudemente per i bracci, gli diedero molte manate sullo stomaco. Il respiro, prima simile a un lieve rantolo, a poco a poco si fece pi franco e regolare.
 Allegri, allegri! Si ri, figlioli, si ri...
 Alfredo, o Alfredo!...  diceva Bruto, tenendo tra le sue una mano ancora inerte del cugino.
 S, aspetta...; ti sente domani!
Ma Bruto, ora, alzatosi in piedi, sera messo a correre e andava come una freccia.
 Dove vai? di.
 Dalla zia Barbara, ad avvisarla,  rispose il ragazzo senza fermarsi.
Allora due dei marinai presero il giovine, uno per i piedi e uno per le spalle, mentre un terzo reggeva la testa perch non ciondolasse, e si misero in cammino per trasportarlo a casa sua, non essendocene altre nelle vicinanze.
Che susurro, quando arrivarono al porto!
La zia Barbara aveva un gran da fare, per rispondere alle parole di conforto e alle domande del vicinato.
 S, s;  rinvenuto,  rinvenuto... Dopo un pajo di ore. Oh, Maria Vergine!
Le comari curiose, i conoscenti curiosi non si contentavano per delle assicurazioni della donna: facevano le scale per andar di sopra, a vedere con i propri occhi, entravano nella cameretta di Alfredo, saffollavano intorno al letto.
 Coraggio, eh? coraggio...
Alfredo rispondeva con un debole sorriso, soddisfatto per tante prove dinteressamento affettuoso, ma anche un po stanco, di quellandirivieni che durava dalla mattina, di quel bisbiglio sommesso, di quello stropiccio di piedi che cercavano di non far troppo rumore.
Cera, poi, chi avrebbe voluto farlo parlare, per aver notizie della Maria madre e del Pensa per te. E Costantino, laltro battellante della muta? Era o no il suo, quel grido che aveva risonato per gran parte della notte, finch sera spento?
 Ma lo volete lasciar in pace?  brontolava Paterniano, che, come zio del giovine, aveva dovuto fino allora affaccendarsi per sette.
Ma, s!
A frasi monche, interrompendosi spesso per riprender fiato, o per afferrare unidea, il naufrago ricostru a poco a poco la triste scena, come sera svolta l, in mezzo al mare tempestoso.
Che ne sapeva degli altri? Lui e Costantino, dopo aver preso il pesce delle ultime calate, avevano lasciato le paranze, a un dieci miglia, per venir a terra. Siccome soffiava un buon vento di maestro, avevano alzato lalberello e issata la vela: andavano come un olio. Costantino, piuttosto in vena di discorrere e di far confidenze, accovacciato a prua, con la pipa tra i denti, gli diceva della Antonia, la figlia di padron Croce, sulla quale aveva messo gli occhi; sesaltava al pensiero di rivederla tra poche ore e sindugiava, lui di solito cos poco espansivo, ad accarezzare speranze sopra speranze: tutto un radioso sogno di felicit che si sentiva nellanima.
 Sicch, li mangiamo presto questi confetti?
Se fosse dipeso da lui, Costantino non avrebbe voluto lasciar passare il Natale; ma bisognava, prima, raggranellare qualche altro soldo, per provvedere alle spese. Tutto era vecchio e malandato, a casa. Ci sarebbe voluto un armadio novo, un letto, qualche sedia, e anche un po di biancheria; perch, dalla morte della buonanima del padre, non sera pi comprato uno spillo...
Cos, chiacchierando e fumando, avevano percorso un buon tratto di strada, senzaccorgersi del mal tempo, venuto loro addosso in un attimo. Lesti a mollar la vela e far su il timone; ch il vento li investiva da tutte le parti, facendo girar la lancia, e a vista docchio il mare si faceva minaccioso e gonfio: e mano, subito, ai remi. Ma la piccola imbarcazione, ingrevita dal carico, non era abbastanza pronta a sollevarsi sulla cresta biancheggiante delle onde che venivano di poppa.
 Liba! liba!
In un attimo i panieri vennero rovesciati in acqua; ma non serv: un formidabile colpo di mare sollev la lancia come una piuma, ripiombandola poi nellabisso pronto a inghiottirla.
Erano a un otto miglia da terra.
Ritornato a galla, Alfredo aveva visto il compagno aggrappato al battello mezzo pieno dacqua, sforzandosi di tirarvisi dentro.
Avrebbe voluto far altrettanto lui pure, ma il vento e le onde lo spingevano sempre pi lontano; e allora non gli era rimasto che uno scampo: nuotare e nuotare, per raggiungere la spiaggia.
E aveva nuotato, con lenergia della disperazione, senza veder intorno altro che spuma e spuma, aveva lottato per ore ed ore, schiaffeggiato e urtato da quelle montagne gorgoglianti, che gli passavano sopra la testa; e pi volte, intirizzito dal freddo, spossato dalla stanchezza era stato sul punto di chiuder gli occhi e lasciarsi andar gi, gi, al fondo, per farla finita. In che cosa la morte poteva esser peggio di quella prolungata agonia?
Poi la terra gli era apparsa, l, a un chilometro appena, tutta illuminata dal sole che ormai volgeva al tramonto... Aveva raccolto quel po di vigore che gli restava nelle braccia e nelle gambe, aveva sentito rinascere la speranza.
I flutti, pi furibondi e spumosi per la vicinanza della spiaggia, saccanivano contro di lui accecandolo, gli toglievano il respiro, lo avvolgevano da ogni parte, facevano lultimo sforzo.
Alfredo non ricordava pi che in confuso. Gli pareva daver agito come in un incubo, dessersi agitato, arrabattato follemente, disperatamente, andando gi, ritornando a galla e riaffondando di novo, con la persuasione, ogni volta, che fosse proprio lultima; finch aveva sentito il duro sotto i piedi, e le onde lavevano rotolato sulla riva, insieme ai grossi ciottoli, che nel ritirarsi ritrascinavano indietro con un fracasso spaventevole.
Oh, lo sforzo rabbioso per liberarsi da quelle onde, che dopo averlo lanciato sulla spiaggia parevano ripentite e lo rivolevano, lafferravano ancora per travolgerlo e riportarlo lontano! Come sanguinavano le povere mani, tentando di aggrapparsi alla rena, nella vertiginosa corsa dei ciottoli rapiti dalla risacca!
Alla fine livido, contuso, era riuscito a strisciarsi carponi fuori dellacqua, approfittando duna breve sosta delle onde, che si rovesciavano con minore violenza e si spingevano meno dentro terra, per uno di quei capricci ai quali ubbidisce il mare, quasi fosse anchegli soggetto a stanchezza.
Avrebbe voluto fuggirsene lontano, per esser ben sicuro di trovarsi in salvo, e sera provato ad alzarsi in piedi; ma le forze non gli reggevano, le gambe si rifiutavano.
Sera trascinato quindi per qualche passo, preso da un folle timore dessere allacciato di novo da quelle onde che gli rumoreggiavano dietro le spalle, che pareva lo inseguissero; ed era giunto cos sotto il terrapieno della ferrovia, dove una magra vegetazione di cardi intristisce tra larena infeconda. L aveva urlato invano, finch il freddo, la spossatezza avevano vinto del tutto le sue membra esauste, ed era rimasto privo di sensi sulla spiaggia deserta...
Tuttavia, o bene o male, Alfredo oramai se lera cavata, e avrebbe avuto non una, ma mille ragioni di far appendere un voto alla Madonna, nella chiesola del porto. Ma laltro? che nera stato di quel povero cristiano, rimasto l, per tutta la notte, alla buona di Dio?
Questo pensavano i marinai, guardando allontanarsi la lancia, dove quattro volonterosi, colto il momento in cui la burrasca accennava a calmare, sarrischiavano al largo, avanzando con pena, perch avevano il vento e il mare sulla prora.
A che scopo? Costantino era l, nel suo battello pieno dacqua, era l gonfio, disfatto, nero di lividure per gli urti ricevuti da quelle stesse onde, che, dopo averlo soffocato nei loro abbracci furiosi; gli cullavano ora leterno sonno della morte.
Il mortorio doveva essere alle quattro, e gi da parecchio tempo i marinai saffollavano davanti alla loro Societ di mutuo soccorsoW, da dove si sarebbero mossi in corteo verso la chiesa dellospedale. Ogni po ne arrivavano di nuovi, perch nessuno voleva mancare, e tranne le cinque o sei mute che pescavano di l, tutte le altre barche erano in porto; anche quelle che con il loro ritardo, durante la burrasca, avevano messo in subbuglio tanta povera gente.
Aspettando lora stabilita, vestiti di nero, con i cappelli a cencio sullorecchio e le lunghe cravatte rosse a fiocco, si riunivano in gruppi, secondo le simpatie e let; i pi anziani da una parte e i pi giovani da unaltra, e si alzava intorno mal represso un chiacchierio quasi festivo, specialmente nei crocchi dei giovani, nei quali il fantasma della morte non riusciva a soffocare la giocondit degli anni e della salute.
A uno scoppio di risa pi squillante e rumoroso, qualche vecchio padrone scoteva la testa canuta, per disapprovare unallegria cos fuori di luogo, e pensava tristamente alla giovent doggigiorno, che gli pareva cos spensierata e diversa da quella del tempo suo. Credevano forse desser l per ridere e scherzare? Un tantino di seriet, che diavolo! un po di rispetto...
Erano venute intanto le due grosse corone, luna della Societ, di vetro bianco e nero, con in mezzo il ritratto del giovine; laltra di fiori freschi, con un largo nastro di raso bianco orlato di nero, sul quale spiccavano le lettere doro della scritta:
I compagni della muta al loro Costantino.
 E il padrone dei barchetti?  osserv qualcuno:  manco un po di fiori? Con tutti i quattrini che ci ha!...
 Ci fatica troppo, a guadagnarli...
 To, vah! non deve pensare ad accomodar la lancia, lui?... Due spese in una volta...
 Pezzo di spilorcio!  proprio unindegnit.
 Glimporta molto, glimporta, di chi ci lascia la pelle! Ne trova un altro, ed  belle pari...
Pose fine a quei commenti poco benevoli lapparire della bandiera della Societ, essendo ormai tempo dordinarsi e davviarsi alla chiesa.
Si disposero quindi in fila, a quattro a quattro, e preceduti dalla bandiera e dalle ghirlande mossero verso la citt, dove avrebbero trovato il concerto.
Essi procedevano serrati, in silenzio, dondolandosi sulle anche, nella tranquillit luminosa dello splendido pomeriggio dautunno. Ma tutto quellazzurro di cielo e di mare non attenuava la tristezza di quella striscia nera e solenne, che faceva un lungo giro per non passar proprio sotto la finestra di Giuditta. Che pena, se, richiamandone lattenzione, avessero dovuto veder apparire la sua scarna figura dallo sguardo inebetito!
Dalle case uscivano le donne, i ragazzi, e andavano a schierarsi in fondo alla strada, verso la Liscia, per veder passare il corteo. Tutta la popolazione del porto era l, e lo squillare della campana, dal campanile della chiesola, pareva pi malinconico, in quel vuoto e in quella solitudine.
Serafina, per, non aveva voluto andar a vedere. Che sugo cera? forse perch si rinfrescasse, a quel lugubre spettacolo, un ricordo gi cos vivo e doloroso? No, no; ci andasse pure lei, Assunta; per conto suo, non si sarebbe mossa di certo. Le faceva gi troppo male il suono di quella campana, di cui ogni rintocco le si ripercoteva dentro come una martellata.
Cos era rimasta sola, perch la presenza del vecchio Rafaele non contava per nulla, e aveva serrato ben accuratamente luscio e le finestre, per non sentire quella maledetta campana, cercando di distrarsi in qualche faccenda che lassorbisse in modo da non permettere alla fantasia di concentrarsi in unidea di tristezza. Ma inutilmente: lo squillo acuto penetrava lo stesso, continuo, inesorabile, e la riempiva dirrequietezza e di malinconia, senza che le riuscisse di liberarsene.
Ogni oggetto le richiamava il medesimo ricordo, le parlava il medesimo linguaggio di quel sono lugubre che non avrebbe voluto sentire; e gli occhi le correvano involontariamente a quei mobili che sapevano la sua sventura, a quella cuna vuota che lei sera ostinata a non togliere, e chera l, intatta, come lultima volta che ce laveva messo a dormire.
Allora si pent dessere rimasta, fu presa dal bisogno di non sentirsi sola, e usc di casa.
Dove andare? Laggi, tra le altre, a veder il morto, no certo, perch sarebbe stato peggio; senza contare che oramai aveva detto di no alla madre: e, al contrario, non poteva sperare di trovar nessuna conoscente, perch erano tutte fuori.
Pens che a casa di suo cugino Alfredo ci sarebbe pur dovuto essere qualcuno, perch non si poteva lasciarlo solo, avendo bisogno di continua assistenza; e si decise ad andarvi.
Infatti trov fuori, sulla strada, la zia Barbara che allungava il collo verso in fondo, spinta dalla curiosit di veder qualcosa anche lei.
Quando scorse Serafina, laccolse con un oh!W di meraviglia.
 E com? non vai a veder il morto?
 Oh, s! ho tuttaltra voglia, io. E voi?
 Io? Resto per via dAlfredo.
La giovine sinform premurosamente della salute di lui e si rallegr sentendo dalla zia che andava meglio: con un pajo di settimane di riguardo, il medico aveva assicurato che sarebbe scomparsa qualunque traccia di abbattimento, e avrebbe potuto tornar in mare.
 Adesso, dorme. Ma ne ho avuta della paura! Che nottate! che nottate!
Dalla sua casa, a cinque o sei porte di distanza, Menca usciva in quel momento, con il bambino in braccio. Sera dovuta trattenere per cambiarlo, perch il piccolo sudicione sera sporcato da capo a fondo; ed ora si dirigeva anche lei doverano tutte le altre, e quindi sarebbe passata davanti alle due donne. Le aveva ben riconosciute e veniva avanti tutta pomposa, vezzeggiando e baciucchiando il suo bimbo, con una certa ostentazione.
 Andiamo dentro, zia.
 E perch? si sta cos bene!...
Ma Serafina era gi entrata in fretta, e la Barbara, che prima non sera accorta della presenza di colei, quando la vide cap subito il motivo di quella fuga precipitosa ed entr essa pure, mandando un grosso sospiro.
Si sedettero e rimasero per qualche tempo in silenzio. Ciascuna seguiva un pensiero incominciato e che non riusciva a scacciare.
Fu la Barbara la prima a parlare:
 Come andate, adesso?
Serafina sera sfogata pi volte con lei, mettendole a nudo la sua poveranima piena di angustie e di timori. Rimasta a dieci anni orfana di madre, era avvezza a considerar come tale quellunica zia, che da parte sua le voleva molto bene; e sentiva per lei una confidenza affettuosa, insieme a unalta stima della sua assennatezza.
A dir la verit, Salvatore pareva che si fosse un po cambiato, e, almeno in apparenza, le cose andavano meglio. Non aveva pi cos spesso quegli scoppi violenti e ingiustificati di malumore, non la maltrattava con rimproveri, non era cos aspro e taciturno come una volta. Dopo la disgrazia di quel povero cocco, non le aveva mai rivolto una mala parola e non sera pi fatto vedere cos disamorato della casa, come se ci stesse per dispetto. Insomma, a meno che fosse tutta impostura, non le dava pi gran motivo di dolersi.
La giovine sinterruppe, restando con gli occhi fissi sulla parete di faccia.
 Perch me lavete domandato?  riprese poi; e siccome la zia non rispondeva, ripet la domanda:  Perch avete detto cos?
Barbara, invece di rispondere, la interrog a sua volta:
 Dunque, sei felice?
Oh, no, no davvero; per questo, le mancava il pi! E anche lo fosse stata, la sola vista di quellaltra le avrebbe amareggiato tutto. Non laveva veduta, prima? sorridente, superba, con il suo bimbo in collo, quasi in aria di sfida... Ebbene, quellimmagine la perseguitava dappertutto, le faceva sospettare di tutto, le rendeva odioso tutto.
 Ah, Cristo, Cristo! Si chiama giustizia, questa?Avermi levato il mio, a me, che non ci avevo altro al mondo; avermi portato via quel povero cocco, e farmi vedere, mettermi sotto gli occhi...
La zia, che durante il discorso sera alzata ed era andata in qua e in l per la stanza, come se cercasse qualche cosa, a quelle parole aveva giunto le mani e laveva interrotta, scotendo il capo:
 Povera figliola! se sapessi...
L per l Serafina parve non far caso di quella esclamazione, perch rest silenziosa al suo posto, intrecciando i diti nelle maglie duna rete penzolante dalla spalliera duna sedia vicina; ma dopo qualche momento salz di scatto e domand:
 Cosa dovrei sapere? cosa?
E perch laltra non rispondeva, lafferr per un braccio incalzando:
 Ditemelo voi, che lo sapete!
La sua mano, senza volerlo, stringeva come un artiglio, la sua voce sonava stridula e irosa, e ripeteva:
 Ditemelo, su! ditemelo!
 Non strillare cos, diavolo!  si raccomand allora la zia svincolandosi.  Che gusto ci hai a svegliarmi Alfredo?... Ho detto per un modo di dire, ho detto... Cosa vuoi che sappia, io?
Ma Serafina non si diede per vinta. Pallida, curva nellansiet dellattesa, gli occhi negli occhi, facendo uno sforzo per reprimere la voce che le ruggiva dentro, disse in tono supplichevole di preghiera:
 Zia, zia, fatemi questa carit... Star quieta, mi lascer regolare da voi: ve lassicuro... Ditemi tutto, zia...
La Barbara volle schermirsi ancora, ma oramai che si era lasciata sfuggire quella maledetta frase, bisognava andar fino in fondo; non cera verso.
 Ebbene,  disse con un sospiro, guardando ora da una parte, ora da unaltra, per sottrarsi allindagine ansiosa della nipote,  gi che lo vuoi sapere... Bada, per; guai a te, se... Dammi retta, dammi retta; cambiamo discorso... Sar tanto di guadagnato: credi pure a me...
 Si tratta di loro due...;  vero?... So tutto, vedete...; non mi riesce novo...
Ora la giovine si mostrava cos calma e tranquilla, che la zia ne rimase ingannata. Assent quindi con la testa e aggiunse:
 Se lintende, con quella brutta birbona.
Rimasero in silenzio: da lontano giungeva il ritmo lento e lamentoso duna marcia funebre; segno che il corteo, uscito dalla citt, stava per passare.
 Ah, glinfami! ah, glinfami!  gemeva Serafina nel profondo dellanima.
Ma la bocca restava muta, mentre parlavano gli occhi dilatati, tutto il viso tetro e contratto.
Quando, nellinterno suo, avvenne un rivolgimento strano. Lei che da tanto tempo covava quel pensiero, che provava il morso di quel dubbio, sul punto di vederlo convertire in certezza, si ribellava violentemente, come se si trattasse duna calunnia, duna vile calunnia e negava fede al fatto, in un ultimo tentativo dellanima, che non voleva credere alla propria infelicit. Si stacc dalla tavola, alla quale sera appoggiata, si piant in faccia alla zia, la gherm di novo per un braccio, con tutte due le mani.
 Non  vero, zia, non  vero! Vigliacco chi ve lha detto!
La Barbara perdette ogni ritegno:
 Chi me lha detto? chi me lha detto? To! gli occhi; gli occhi me lhan detto... Altro che vero!
E vinta dalla passione si diffuse in particolari, raccontando minutamente quello che aveva veduto e come e quando. Ah! era un pezzo che glielo dicevano, ma non ci aveva voluto mai credere, perch le cattive lingue non mancano... C chi gode a inventare una malignit come ad andare a nozze... Per, si sa: certi discorsi lasciano la striscia, come le lumache.
 Sono stata allerta; s! non dubitare... Perch, fate pure le porcherie nella neve: viene il vento e le scopre...
Serafina tormentava ora con le mani nervose un lembo del grembiale, in silenzio, chiusa in una diffidenza ostile che esasperava sempre pi laltra donna, parendole di non meritare dessere trattata quasi come una pettegola raccontatrice di fandonie. S, laveva visto lei, proprio lei, una sera, dopo aver girato furtivamente dietro le case, attraversar guardingo la siepe dellorto e non uscire di l, finch non sera sentito avvicinarsi un coro di voci avvinazzate, tra le quali aveva riconosciuto anche quella di Gildo. Era lui, proprio lui, Salvatore...
 Ci credi, adesso? ci credi?... Non te lo volevo dire, ma mi ci hai proprio tirato per i capelli... Lho detto, per, a tuo padre; domandaglielo, se  vero...
Serafina sera coperta la faccia con ambedue le mani, mentre un singhiozzo aspro, violento, le scoteva tutta la persona, vinta ormai dallevidenza della sciagura irreparabile. Ma quella incrudeliva senza volerlo, presa dal bisogno di dir tutto, per rifarsi in certo modo del segreto mantenuto cos lungo tempo, e non badava alleffetto che le sue parole producevano sullinfelice nipote.
 E non ti pensare che sia stato quella volta sola... Quando sono a terra, una sera s e laltra s. Oh, che uomini! che uomini! Di essa, non mi fa specie; quello che ha fatto la madre, fa lei; ma lui! un giovine che pareva cos serio, cos posato... E a manco tre anni dal matrimonio... Vuoi sapere quant che ce lho visto? Oh,  roba fresca; quandhanno fatto gli ultimi conti... Ma Cristo li gastigher; non dubitare... A lui, gli ha gi cominciato...; gli ha portato via quel povero angelo... E, in quanto a essa...
Serafina non pot pi reggere: si butt sopra una sedia, con un braccio sulla spalliera, e vi nascose il viso.
 Basta, zia! basta, per carit...
Quelle parole, quelle lagrime colpirono la donna, che saccorse dessersi lasciata trasportare troppo e ne fu pentita.
 Ma non piangere, su! sii ragionevole; sono cose che toccano a nojaltre donne... Cosa vuoi prendertela tanto calda?... E una sciocchezza... Via, via; un po, si capisce; ma, cos...
Ci dicendo si curvava su lei, carezzandole la testa, e si sforzava di farle rialzar la faccia. Poi, vedendo che non riusciva a calmarla, ricorreva a nuovi argomenti, suggeritile dalla sua bonaria morale di donna, che in cinquantanni di vita ne aveva visti tanti e tanti di simili casi e aveva finito per considerarli come una triste fatalit, alla quale bisognava pure adattarsi.
 Figlia mia, figlia mia, tutti cos, gli uomini; tutti cos e anche peggio... Ci vuole pazienza... Cosa ci vorresti fare? Ci vuole pazienza... Sii ragionevole; su! Da retta a me, via; non piangere... Cosa ci vorresti fare?...
La giovine aveva cessato di piangere, non avendone pi la forza. Si sentiva un vuoto nellanima, nel cervello, di fuori, per tutto; e quellimpressione di solitudine e dabbandono, quel non avere una mano a cui appoggiarsi, un cuore a cui confidarsi, quellimpossibilit di trovare una persona capace di comprenderla rendevano pi nero lo sconforto per il colpo toccatole. A chi avrebbe ricorso? a suo padre? Quel buon uomo non le avrebbe certo parlato diversamente da sua zia Barbara; sapeva gi come la pensava in proposito. Se fosse stata viva sua madre! Ma no. Anchessa, forse, cresciuta e vissuta sempre in mezzo a quelle idee in fatto di uomini, le avrebbe suggerito la rassegnazione e il silenzio.
Si asciug con il grembiale gli occhi lagrimosi e salut per andarsene.
 Buona sera, zia.
Questa cerc di trattenerla, provando quasi rimorso di ci che aveva fatto; ma Serafina era gi uscita, perch le pareva di non poter pi sopportare il sono di quella voce che le aveva detto cose tanto amare, come se ne avesse un po di colpa pure lei.
 Giudizio, eh?  le grid mentre sallontanava, affacciatasi alluscio.  Guarda di non fare sciocchezze...
Serafina non sentiva pi e andava frettolosa, con la faccia in fiamme, con il core in tempesta, ripresa unaltra volta da un principio di dubbio, al quale tutta lanima sua sattaccava, per il bisogno di sperare, di dirsi che non era finita, almanaccando come potersi convincere che la zia avesse visto male, che non si trattasse del suo Salvatore.
Oh, se lui fosse stato a terra! Sarebbe corsa a cercarlo, gli avrebbe buttato in faccia l, allimprovviso, il suo tradimento; e dallespressione del volto, dal tono della voce avrebbe avuto la prova della falsit o della verit dellaccusa.
Andare da Menca?... Lidea sola di trovarsela di fronte le rivoltava il sangue. Sentiva che non sarebbe stata pi padrona di s, che non avrebbe quindi avuto la calma necessaria per leggerle negli occhi; senza contare, poi, che il semplice vederla sarebbe bastato a far dubitare laltra e a metterla in guardia per non tradirsi.
La strada, un momento prima cos deserta, si veniva allora animando e popolando della gente che ritornava dallaver visto il morto. Le donne, a gruppetti di cinque o sei, venivano avanti chiacchierando animatamente a proposito della triste cerimonia, e le parole di compianto per il giovane e di compassione per la vecchia madre si mischiavano a ogni specie di osservazioni: dalla grandezza e dalla bellezza delle ghirlande al lurido cilindro del cocchiere nero seduto in serpa, dal gran concorso di gente al buffo modo di camminare di Mario, soprannominato Cuculusff, il quale veniva subito dopo il concerto con la bandiera della Societ.
Di mano in mano che qualcuna giungeva a casa, il gruppo si fermava davanti alla porta, per far altre quattro chiacchiere prima di salutarsi.
 Quel padrone, eh? Che core! Manco per il carro non ha voluto pensare... Lha lasciato portar via con quello dei poveretti...
 Tanto, quando si  l dentro...
 Quest vero; ma, un po di convenienza...
 Eh, noi siamo la povera gente; per noi, quel cassone nero, tutto scrostato,  anche troppo... E' per i signori, per chi paga, che gli mettono i cordoni e ci attaccano due cavalli invece di uno.
 E il carro di prima? Oh, quello s che  bello!... I cavalli con il pennacchio; tutti vestiti... Non vedi altro che gli occhi e la coda...
In un altro gruppo, invece, parlavano dellAntonia, la figlia di padron Croce, che non sera fatta vedere, mentre per i fratelli avevano seguito il carro, con gli altri.
 Dice che piange sempre e che in questi due giorni s sciupata in un modo... Altro che se uscisse da una malattia! Non si riconosce pi... Fa piet ai sassi.
 Eh, poveretta! sono brutti colpi. A perderlo cos...
 E la madre? Anchessa, disperata, a vedere che sappassiona... Perch non le mangia pi, niente; per farle prender qualcosa, tocca che la preghi come una santa...
Nel passare, Serafina sentiva qualche frammento di quei discorsi, e leco di quel dolore le pareva che dovesse essere per lei, come se non ci fosse altra infelicit fuori della sua e tutti la sapessero. Affrettava il passo per non udire, senza rispondere al saluto delle conoscenti che la guardavano meravigliate, cercando dindovinar la ragione che la faceva andare cos. Qualcuna diceva:
 Eccone unaltra, che ci ha da tribolare la parte sua.
E per un momento si lasciava in pace lAntonia, per parlare dei Prencesvalle e delle chiacchiere sul conto loro. Povera Serafina, se le avesse sentite!
Ella era intenta allora nel cercare di riconoscere una donnetta piccina, che trotterellava davanti a lei e le pareva lErsilia, la moglie del canapino, che al mestiere di lavandaja univa quello di confidente degli innamorati gelosi, essendo abilissima nel far parlare le carte e indovinare segreti. S, era proprio essa: la riconobbe, non ostante la prima oscurit della sera, al suo vestito di rigatino color tabacco e al fazzoletto forato sulle spalle; e si sent presa dal desiderio di ricorrere a lei, come aveva fatto altre volte, per ricevere una conferma o una smentita di quanto le bruciava il cuore.
 Ersilia! o Ersilia!
La donna si ferm voltandosi, ma aspett di rispondere finch laltra non le fu vicina, e pot vedere chi la chiamava.
 Oh! siete voi, Serafina?
 Sentite, Ersilia,  le disse questa, con il fiato grosso, pi per la domanda appassionata che voleva fare, che per la fretta di quegli ultimi passi compiuti quasi di corsa:  ho bisogno dun piacere.
Ersilia la guard in faccia e cap dalla sua aria stralunata che cera del torbido: si vedeva troppo bene da quei poveri occhi che avevano pianto di fresco, e siccome sapeva delle chiacchiere sul conto del marito, indovin di che cosa si poteva trattare. Attese tuttavia che si spiegasse, fissandola con i suoi occhietti grigi pieni di malizia.
Serafina esit un momento; poi disse:
 Vorrei sapere se  vero che se lintendono...
 Chi?  domand la vecchia con una fintaria ingenua.
Ella tem dessersi tradita troppo, daver detto quello che, per allora, voleva fosse nascosto a tutti, anche a s stessa, e cerc di riprendersi.
 Una semplice curiosit. Ho fatto un sogno; mi dovete far le carte per mio marito..., per sentire cosa dicono...
 Veramente, se non aveste fretta... Adesso ci avrei qualcosina da fare... Ho un bucato spettacoloso, e vorrei buttar su stasera. Anzi, guardate; andavo proprio da mia cognata, se mi potesse venire a dar una mano.
 E' laffare di due minuti; via, Ersilia, non mi dite di no.
La vecchia non si oppose; e tutte due savviarono verso labitazione di lei, dove giunsero poco dopo.
Annottava: la stanza a pianterreno, lunica, che serviva quindi a tutti gli usi, essendo al tempo stesso cucina e camera da letto, era gi invasa dal bujo. Bisogn accendere il lume a olio, dal lucignolo fumoso che scoppiettava e friggeva, per qualche stilla dacqua cadutaci sopra inavvertitamente. Un tavolino, un letto a trespoli, un armadio e poche sedie formavano larredamento della casa, oltre agli utensili indispensabili per la cucina e a qualche mazzo di corde attaccato ai muri. In un angolo, sopra un cavalletto, cera un grosso mastello pieno di panni gi lavati e torti, dal quale gocciolava lacqua in un secchio sottoposto, con un rumore monotono e cadenzato.
 Vedete che non vi ho detto bugia. Guardate che montagna di roba!... Anzi, se non vi dispiace, prima metto su il caldaro... Cos, intanto bolle, e posso buttar su subito.
Serafina dov aspettare che la vecchia avesse sbrigato la faccenda, e rimase per tutto quel tempo con gli occhi sullunto mazzo di carte posato sul tavolino. Era impaziente e turbata, insieme, da un misterioso timore.
Che cosa avrebbero detto?
Quei minuti le parvero ben lunghi.
... Il core di lui, a ora di giorno, pensa a una giovine; la giovine, a ora di letto, sotto i coppi di casa, con una lingua cattiva, pensa al core vostro. Il core vostro ci ha un rammarico. Lui pensa a unallegria; e il sette lo conferma...
Con le mani sulla tavola, mentre le unghie sinternavano quasi nel legno, curva per lattenzione e per langoscia, Serafina sentiva le parole della vecchia, pronunziate in tono solenne, reciso, piombarle luna dopo laltra nellanima, dove simprimevano dolorosamente come la risposta immutabile del fato: il cuore di lui pensava a unallegria...
Fosse il caso, fosse labilit di chi le faceva parlare, per quanto Ersilia mescolasse e rimescolasse le venticinque carte scelte nel mazzo e disposte poi in file, in mucchi, in croci, la sostanza del discorso era sempre quella.
Una vampata di sangue le martellava forte alle tempie. La colse una gran vergogna, per cui si sentiva andar a fuoco la faccia, come se la colpevole fosse lei, e storn gli occhi per non incontrar quelli maliziosi della vecchia, che col dito ancora teso sullultima carta aguzzava i suoi labbri sottili, nella curiosit di leggere leffetto della consultazione. La luce rossiccia del lume dottone, posato in mezzo alla tavola, saltellava su quel visetto indagatore, mentre una sottile striscia di fumo si svolgeva dal lucignolo troppo alto e fungoso.
 Se volete che riproviamo le croci...,  disse lErsilia smoccolando la fiamma con le dita bagnate di saliva.
No, no, non ne voleva pi; ne aveva saputo abbastanza, adesso. Si sentiva scoppiare e temeva di non riuscire a contenersi. Ah, quelle maledette carte! Le avrebbe prese e buttate l, sul camino; dove le fiamme abbracciavano guizzando la nera pancia del caldajo gorgogliante.
Usc pi triste che non quando era entrata, per quel secondo colpo che le ribadiva oramai senza rimedio, nel cervello, la certezza della sventura, e si sbrig quasi bruscamente dalla cupidigia di Ersilia, che domandava un compenso per lopera sua: qualche spoglio per il marito o per lei, oppure anche un pajo di calzettine o un abituccio, da passare alla cognata, che aveva quattro marmocchi e un quinto per via.
 Ne avrete tanta, della roba inutile..., e, senza lasciarla tignare dentro la cassa...
 Ci ho un zinale, che lavr messo appena due o tre volte. Se lo volete, domani venitelo a prendere...
E se nand frettolosa, senzaspettare risposta; mentre la vecchia le brontolava dietro:
 Che gente! Ci ho colpa io, se le carte sono state brutte? Aspetta che te le faccia unaltra volta!...
Serafina intanto non aveva che una smania: correre a casa, frugare, rovistare, buttar tutto allaria, nella speranza di scoprire un indizio, una prova del tradimento, in modo che quellinfame, quella svergognata non potessero nascondere la colpa, darle della pazza. Oh, s! perch non avrebbe taciuto, ma li avrebbe smascherati, li avrebbe trattati come si meritavano; si sarebbe vendicata, s, a costo di andare da Gildo e dirgli: Ecco qua; guardate.W
Con questi pensieri giunse a casa, dove Assunta laccolse con una lunga geremiade a motivo di Rafaele, che durante lassenza sera fatto tutto sotto, il vecchio porco, e aveva dovuto stargli attorno un bel pezzo per cavarlo da quel luridume.
 Proprio imbrondolato per bene... Anche le calzette, capisci? E sentire come grugniva, il majale! Non voleva che lo toccassi... Peggio duna creatura dun anno. Oh, che gastigo ch questo!
Senza badarle, la giovine prese un lume e savvi su per le scale.
 Dove vai?
 Eccomi subito, mamma.
Entr nella camera, cominci la dolorosa ricerca. Chi sa? un ritratto, un fazzoletto, un ricordo, uno di quegli insignificanti regalucci che glinnamorati si sogliono scambiare, avrebbe potuto essere l, dimenticato e caderle ora sotto gli occhi. Le sue dita frugavano nelle tasche degli abiti, provando un tremito allorch sincontravano in qualche oggetto che potesse essere la prova temuta e desiderata a un tempo, e saffrettava ad estrarlo... No, niente ancora.
Aveva cos passato in esame ogni cosa di lui, la giacca e i calzoni neri dei giorni di festa, un altro vestito pi andante, il cappottone foderato di flanella, tutto tutto, insomma: non molta roba, in verit; ma inutilmente. Ah, il furbo! doveva essere stato ben in guardia, per nascondere o distruggere qualunque traccia rivelatrice. Ella disperava ormai di venirne a capo e non sapeva dove cercare pi, quando, nel rimettere a posto il vestito buono, vide, a un bottone della manica, impigliato qualche cosa che la fece trasalire. Non erano capelli? S, proprio capelli, rimasti l chi sa come, forse nel passar un braccio intorno al collo... Ed erano i capelli rossi, gli odiosi capelli rossi di Menca.
Che stretta, povera Serafina! Rimase con la giacca tra le mani, immobile, quasi impietrita, senza poterne distogliere gli occhi, davanti ai quali passava la visione oscena di quei due corpi avvinghiati, la faccia accesa di lui accosto alla faccia accesa di essa, le bocche avide congiunte in un bacio lungo, interminabile.
Poi le parve che le scottasse le dita, come se fosse di fuoco, e la lasci cadere: forse l appunto le mani ebbre di volutt serano posate, invitando a nuovi abbracci.
 Mamma! mamma!  chiam singhiozzando.
Assunta, che non sapeva cosa pensare di quello sbattere di sportelli e aprir di cassetti che si sentiva di sopra, e sera messa in qualche sospetto, fu pronta a far le scale ed entrando nella camera chiese la ragione di tutto quello scompiglio e di quei singhiozzi.
 Ah, mamma! ah, mamma!
Ella non poteva dir altro, vinta da quel fiotto di lagrime che le facevano ressa agli occhi senza trovar la strada per uscire e le ripiombavano pi sconsolate sul cuore, dandole unangoscia quasi mortale.
 Cosa ti succede? di su! cosa ti succede? Parla, Madonna santa!...
Per un pezzo non le riusc di raccapezzarsi; ma quando Serafina, con uno sforzo, ebbe cominciato a spiegare, intesa la novella, fu colta da un tale accesso di rabbia che le pareva di soffocare. Con i pugni chiusi e gli occhi fuori della testa vomit le pi violente parole contro Menca, minacciando e imprecando che lavrebbe strozzata con le mani sue, perch non le metteva soggezione n lei, n quella strega di sua madre, n quel cornuto di suo marito. Ah! dal momento che dovevano essere la rovina di casa Prencesvalle, ci avrebbe pensato essa a dar loro una lezione che se la sarebbero ricordata per un pezzo; non le avrebbe fatte salve nemmeno sullaltare. Non occorreva certo, ai vecchi conti che avevano tra loro, aggiungere anche questaltra.
 Ah, mamma! ah, mamma mia!...
La giovine non aveva mai sofferto tanto e torcendosi le dita si copriva gli occhi, per cacciare limmagine di quellamore che non le dava posa. Sera mai vista uninfamia simile?
 Senti,  conchiuse alfine Assunta:   inutile star a piangere e disperarsi. Bisogna far in modo di prenderceli. Dopo, lascia pur fare a me... Di quello che sai, nemmeno con laria ne devi fiatare; fa lindifferente, e intanto mettigli le spie, tienigli gli occhi addosso... Una volta o unaltra, ci cascheranno; non dubitare... E allora, ci penso io. Ti lasci regolare da me?...
Lidea era stata del Sinigagliese, e tutti lavevano accolta con entusiasmo.
 Cosa ce ne stiamo a far qui, a morir di pizzichi? Andiamo a Verudella, chi!... L, almeno, si trova da passar il tempo e si vede qualche faccia cristiana...
Dalla notte precedente, che aveva abbonacciato, non cera stato verso di moversi dal porto, dove le due paranze, costrette a fuggire davanti a una grossa bora, avevano cercato rifugio. Le vele, non ammainate, pendevano inerti dai pennoni, fatti salire luno vicino allaltro; e i marinai, stanchi di quellozio forzato, non se la sentivano di finir il giorno l, a Veruda.
Almeno ci fosse stato il vino buono! Ma no, neppure quello: un vinaccio schiavone, una robaccia come linchiostro, denso, ripugnante, che proprio non voleva andar gi.
E almeno ci fossero state le figlie delloste!
Ne aveva due, belle ragazzone gioviali e disinvolte, che chiacchieravano volentieri con quei bravi giovinotti, quando ci simbattevano. Una specialmente, la pi piccola, si diceva anzi che avesse un debole per Ginn della Provvidenza, il quale passava per un conquistatore di primordine, forse in grazia della sua qualit di ballerino esperto e instancabile, che faceva passar sopra alle sue gambe marcate e troppo corte.
 Vieni, tu?  gli chiese Sbroccaseppie, che subito aggiunse con una smorfia:  non c paura, no, che il vento ci smorzi il moccolo..., anche se ce lo fai portare...
Perch avevano saputo, dalloste, che le ragazze erano andate appunto a Verudella.
Rimasero Gildo, Bastn e i ragazzi, per dar unocchiata a bordo; gli altri si misero in cammino e in una mezzoretta giunsero al paese, a due miglia da Pola. Non cera molto da scegliere neppur l, ma cera, se non altro, pi dunosteria; e a girarle tutte si sarebbe fatta meno male lora del ritorno.
 Allegri, ragazzi! allegri,  fece Belgiovine, mentre si disponevano a entrare nella prima, proprio allimboccatura del paese:  c da ballare.
 Magari!  esclamarono tutti gli altri, che gi si sentivano frullar le gambe, alla speranza di far due salti.
Infatti si ballava, al sono duna filarmonica, e trovarono losteria affollata. Una diecina di militari, misti a pochi borghesi, facevano cerchio intorno ad alcune coppie di ballerini in divisa. Cerano anche le figlie delloste di Veruda.
I marinai si tennero in disparte, guardando e venendo guardati in cagnesco, e si fecero portar del vino, che non trovarono cattivo. Non cera troppo buon sangue, tra loro e quei bruni croati, che parevano i padroni della festa.
 Siamo capitati bene!  masticava tra i denti Barbn della Provvidenza:  proprio bene; quant vero ch dolce il zucchero...
Tra un bicchiere e un altro, linvincibile antipatia si manifestava con piccoli ghigni di compassione, con risatine mal represse, con esclamazioni sardoniche, con bisbigli allorecchio, ripetuti subito dalluno allaltro, dando sempre luogo ad esagerati scoppi dilarit, per cui si reggevano con le mani la pancia.
 Che abbia mangiato il lasagnolo, colui l?... Guarda come va teso!  brontolava Ginn, uno dei pi accaniti che non la poteva digerir in pace, di dover vedere proprio sotto gli occhi suoi la Pina, la sua simpatia, girar tra i bracci duno di quei salami.
 Quant caro! quant caro!...  canticchiava tra i denti il Sinigagliese.
 Vojaltri non capite niente, vojaltri,  osserv La Cricca, fingendo di prenderla sul serio:  volete far i criticoni e non capite... che questo  il ballo dellorso...
E Sbroccaseppie rincarava la dose:
 Sono croati, s o no? Oh, bella! ballano in unaltra lingua...
 Ssst! ssst!  disse Salvatore, a mezza bocca:  Potreste anche finirvela, chi... Vedete?... Ci guardano.
Infatti qualcuno degli spettatori in divisa sera voltato due o tre volte verso la parte loro, fissandoli con unocchiata ruvida e ostile.
Ginn non era certo un bravaccio, ma in quel caso le tentazioni, per lui, erano due: la Pina e il ballo; e non seppe resistere.
 Glielo vorrei far veder io, a quei salciccioni, come si movono le gambe...
Il guajo era che ci mancavano le ragazze, perch le poche presenti le avevano accaparrate tutte quegli altri.
 Vieni qui, Boccaunta!... Facciamo due giri noi, boja dei signori!
E, non potendo star pi alle mosse, preso per un braccio il compagno, che sulle prime non voleva, si fece largo nel circolo e attacc a ballare.
 Bravi! forza! Dategli sotto adesso, ragazzi!
I compagni applaudivano energicamente, incoraggiando i due ballerini che tiravano gi alla disperata.
Ma o fosse la troppa foga del valzer strisciato, o il diavolo lo tirasse proprio per i capelli, fatto sta che, nel passare vicino al soldato che ballava con la Pina, Ginn lo urt con il braccio, pestandogli per giunta anche un piede.
Lo slavo si volt con una faccia da basilisco, che pareva se lo volesse mangiare, e quando la coppia dei marinai, che avevano continuato il giro, torn a passargli vicino, le si par davanti sbarrandole il passo, per chiedere ragione dellurto.
 Ma mi dici, porca...! cosa va cercando, costui?  fece Boccaunta, che non sera accorto di niente; mentre il soldato, gesticolando, sbraitava chi sa che razza di diavolerie nella sua linguaccia incomprensibile.
 Gli dovrebbe puzzar qualcosa, gli dovrebbe,  rispose Ginn con una smorfia, tentando di passare.
Ma laltro, sempre pi imbestialito, fece atto di afferrarlo per un braccio.
 Gi le mani, sangue...!  url il marinajo lasciando il compagno, che tir gi anche lui una filza di bestemmie.  Non mi toccare; se no...
Quello della filarmonica, intanto, aveva interrotto di sonare. Le coppie dei ballerini e gli spettatori serano accostati ai contendenti e stavano a vedere, prendendo parte per luno o per gli altri.
 Piantala, vah!  gridava Salvatore, che prevedeva qualche guajo:  non ti ci perdere...
Consigli inutili: Ginn, ormai fuori della grazia di Dio, non lo sentiva nemmeno, e vedendo che lavversario, lasciata la ragazza, gli si faceva sempre pi sotto sbraitando le sue minacce ostrogote, gli squadern sul muso un gran pajo di corni, mentre con laltra mano batteva sul braccio steso, e url:
 To! per te e per tutta la bandiera austriaca!
Lo slavo non cap forse le parole, ma vide il gesto ingiurioso che fin desasperarlo, e allung gli artigli; ma il marinajo, che stava in guardia, fu svelto, a tirarsi indietro. Non tanto, per, da non sentirsi sfiorar la faccia.
 Ah, figlio dun cane!  url.
Passava in quel momento loste, con un boccale raso, ordinato poco prima da Sbroccaseppie. Il giovine glielo tolse di mano, e con quello men sodo sopra la testa dellavversario.
Non colp in pieno, perch laltro fece in tempo a scansarsi in parte; tuttavia il boccale si spezz con fracasso, staccandogli quasi un orecchio.
Fu da principio, in tutti, un momento di stupore, durante il quale i due uomini rimasero di faccia, immobili: il marinajo tenendo in mano il manico della misura; lo slavo con il suo orecchio mezzo staccato, da cui spicciava in abbondanza il sangue, mischiandosi al vino che gli scolava per le spalle e gli macchiava la divisa, gi fino ai piedi. Ma fu laffare di pochi secondi, e segu ben presto una confusione indescrivibile: urli, imprecazioni e bestemmie, nostrali e forestiere, fioccavano da tutte le parti, mentre si venivano formando come due campi, e ciascuno si raggruppava con i suoi.
Gli slavi avevano cavato le bajonette e si preparavano a scagliarsi addosso aglitaliani, seguendo lesempio del compagno colpito, il quale, bieco, con gli occhi sanguigni, faceva prova dinfilzare lavversario. E ci sarebbe riuscito, forse, se la Pina, urlando e scongiurando, non si fosse interposta tra la punta aguzza della bajonetta e il corpo del giovine, che cos ebbe il tempo di unirsi agli altri marinai.
 Diamogli la paga a quei porci vigliacchi!  urlava come un ossesso il feroce Boccaunta, cavando dalla cintura dei calzoni e incriccando il coltello:  Credono, mannaggia...! di metterci soggezione?... Con questo, corpo di...! ne voglio dieci, di quei barbacani...
E gi Barbino, Sofritto, il Sinigagliese e qualche altro dei pi bollenti, tirati fuori i coltelli, si disponevano a fronteggiare gli avversari, molto pi che un borghese, prendendo le parti dei soldati, aveva assestato un colpo di bastone a Biriln, un marinajo della Provvidenza, rompendogli la testa; ma Salvatore, che nello scompiglio era lunico che conservasse un po di sangue freddo, intervenne prontamente, deciso a impedire lo scoppio duna zuffa sanguinosa.
 Fuori, ragazzi! fuori di qui! tutti!
Al comando del padrone i marinai ubbidirono, quantunque di malavoglia, e uscirono in gruppo, seguti a qualche distanza dagli slavi, messi in rispetto dai terribili coltelli a scrocco pi lunghi dun palmo.
 Taljancina! taljancina!  grugnivano alle loro spalle, senza per accostarsi troppo.
 Che sabbia da darla vinta cos, a quattro carogne...! fremeva Boccaunta mordendosi le mani.
Si ferm. Da un lato, l a due passi dallosteria, cera un mucchio di pietre, parte spaccate e parte no, che avrebbero servito a imbrecciare la strada.
La tentazione era troppo grande. Ne raccolse una, un bel ciottolo aguzzo e tagliente, allarg indietro il braccio e con tutta la forza la scagli contro il gruppo deglinseguitori, andandone a colpire uno proprio sulla bocca.
Sbroccaseppie, che aveva visto il colpo, lo ammir sghignazzando:
 A te, mammalucco! Senti se ti piacciono i confetti che usano dalle parti nostre...
E lui pure, presa una pietra, la mand a far compagnia alla prima.
Allora tutti imitarono lesempio, e cominci la sassajola.
Aveva un bel predicare, Salvatore!
 Andiamo, su! cosa fate?... Basta, basta!
Nessuno gli dava ascolto, e le pietre volavano, rapide, dritte, vigorose, senza sbagliar quasi mai il segno.
 To, canaglia! To, canaglia!
Era una grandine di novo genere, che fischiava gli orecchi di quei bravi bestioni di soldati, producendo loro bozze, ammaccature e peggio; e qualche ciottolo piovve anche dentro losteria, rompendo, tra laltro, il vetro duna grande effige della Sua I. e R. Maest, attaccata al muro sopra il bancone.
Gli slavi stettero per un momento irresoluti, come se si consigliassero, cercando di rannicchiarsi pi chera possibile per rimpiccolire il bersaglio; poi, visto che la sassajola diventava sempre pi fitta e gagliarda, e non se la sentendo, si vede, demulare il glorioso protomartire Santo Stefano, voltarono le spalle e batterono in ritirata generale, tra i fischi e gli scherni dei marinai.
 E i pezzi di m...! Fuggite, ah? fuggite, ah?...
 Qua, qua, se volete il contentino!
 Uh! che prescia! A voi, questaltro mandolone!
 Razza di carogne!... vigliacconi!... marmotte!...
Salvatore, visto che non gli davano retta, non era stato certo nemmeno lui con le mani in mano; ma adesso pensava che non era prudenza restar l a bravare, e che la meglio era di allontanarsi subito dal campo della vittoria.
 Via, via; non perdiamo tempo, chi! In strada, ragazzi! via...
Questa volta ubbidirono, e quasi di galoppo i marinai percorsero quelle due miglia per tornare a Veruda.
Dove, poco dopo larrivo, ebbero una non gradita sorpresa. Se ne stavano pacifici nellunica osteria, a ber un bicchiere di quel vinaccio infame; ma bisognava pure cacciar larsura della corsa: e, tra uningozzata e unaltra, commentavano allegramente lepisodio, raccontandone i particolari a Gildo ed agli altri rimasti l e che quindi non li conoscevano.
 Una botta da orbi, con quel litro pieno... Altro che la mia! in confronto,  stata un zucchero,  diceva Biriln della Provvidenza; e per far vedere la ferita al poppiere della Maria, chera anche un po medico, saccingeva a levarsi dalla testa il fazzoletto, con cui sera fasciato alla peggio. Quando loste, che, prevedendo il sguito della faccenda, spiava sulla porta, venne ad avvisarli che dalla vicina caserma usciva un picchetto armato, certo per motivo loro.
La notizia doveva esser giunta subito da Verudella, e con essa, probabilmente, lordine di prender tutti e metter tutti in gattabuja.
Qualcuno si grattava la testa, qualche altro, insuperbito dal successo recente, sosteneva doversi mostrar il muso duro.
 S, proprio! Ci hanno lo schioppo e ci hanno le palle, questi...,  osservava giudiziosamente Bastn.
Loste, che, con tutto il suo vinaccio schiavone, era buon amico deglitaliani, si grattava anche lui la testa, lambiccandosi il cervello per cavar gli altri dallimbroglio, senza per metterci s stesso, e alla fine gli parve daverla trovata.
 Zitti tutti! Non vi fate sentire...; come se non ci foste...
Annottava: egli serr la porta dellosteria, tir il catenaccio, mise la stanga.
Manco due minuti dopo, eccoti un rumore cadenzato di passi, che annunzia larrivo del picchetto. Di fuori, bussano; di dentro, nessuno risponde: silenzio assoluto.
 Aprite!  comanda una voce; e, perch non viene la risposta, si ripete lordine, accompagnato questa volta da forti calciate di fucile contro i battenti.
Allora loste, su, di sopra, socchiudendo appena una finestra, fa capolino.
 Cosa c?
 Aprite!
 Perch?
 Ci sono qui dei marinai..., deglitaliani...
 Qui! non c unanima; ho chiuso apposta, per andarmene a dormire...
 Aprite subito!
 Ma se vi dico che non ci sono! Saranno a bordo, o che so io...
 Volete che vi sfondi la porta?...
Loste tenne duro; e il comandante del picchetto, o persuaso dalle parole sue, o che non avesse gli ordini per fare quanto minacciava, il fatto sta che non sfond niente.
Per qualche tempo i marinai, non senza un certo batticore, sentirono i passi e le voci dei soldati, che facevano la ronda intorno allosteria, o per impedir loro di uscirne, se mai ci fossero stati, o per agguantarli caldi caldi se mai ci fossero arrivati; poi, stanchi forse di quellattesa troppo lunga, o per un contrordine ricevuto, finirono per andarsene. E gli assediati, sgattajolando nel bujo, poterono tornar a bordo e salpare, perch, per fortuna, dal tramonto sera messo un po di greco.
Che ridere ci fecero, poi, la Pina e la sorella, quando seppero dal padre la conclusione di quella storia, cominciata cos seriamente e finita, invece, in un modo cos buffo!
Tirava un vento fresco da ostro, che prendendo le paranze a fianco della prua le costringeva ad andare di bolina, con un movimento tardo e greve sul mare agitato, sotto un cielo nuvoloso e tetro. Salvatore stava di pessima voglia, perch, dopo il fatto del giorno avanti, gli pareva poco prudente mandar a terra la lancia, potendo dar occasione a qualche strascico disgustoso; e per questo aveva a bordo le pescate del giorno prima e della notte e non sapeva come fare. Bel sugo, mandar al diavolo tanto ben di Dio! e lasciarlo l, sarebbe stato lo stesso che vederlo andar a male. Tanto valeva pigliar i panieri e vuotarli in acqua, uno dopo un altro.
Avrebbe potuto,  vero, dar ordine di tornare; ma non era un peccato lasciarsi scappare una stagione propizia come quella? Ogni volta che imbarcavano il sacco della tartana, lo trovavano riboccante di pesce. Da un pezzo non erano pi abituati a vedere unabbondanza simile, e andare in porto avrebbe voluto dire perdere parecchie diecine e diecine di scudi.
Venne il momento di salpare: aveva calato la Maria, e quelli della Provvidenza passarono a bordo di essa, per unirsi agli altri nel tirare il parancone dellalbero di poppa e imbarcare la rete.
 Ragazzi,  disse Salvatore dopo eseguita la manovra, mentre i marinai della muta osservavano la pescata,  qui bisogna decidersi; se no,  meglio non calare pi e risparmiarci la fatica. C gi della roba che parte: tre o quattro panieri, che si cominciano a far verdi... Sicch, gi nella lancia e via.
I marinai non risposero e seguitarono a guardar il pesce.
 Oh!  replic il giovine con asprezza:  ho detto a vojaltri...; non avete capito?
Allora Sofritto e La Cricca, i due battellanti, si scambiarono unocchiata e si decisero a rispondere:
 E' un brutto risico, parone. Se si volta il levante...
Salvatore fu preso da uno di quegli accessi di rabbia che lo rendevano irriconoscibile: gli capitava di rado, ma quando gli saltavano, non scherzava davvero e perdeva addirittura il lume degli occhi.
 Ah, poltronacci! Vorreste beccarvi i vostri venticinque soldi in pi degli altri, tutte le settimane, per starvene a fumare a bordo, senza far niente? Bel mestiere, eh? bel mestiere sarebbe... Peccato, per, che non siete nati con le saccocce piene. Che levante e non levante! Se vi mette soggezione un mare cos... Andate a giocar alle noci, vah! Sha da aver paura dun po di vento?... Vigliacchi, carogne! Mi vergognerei come un cane, se fossi in voi...
I battellanti ascoltarono il rabbuffo a occhi bassi, con la rassegnazione di chi  solito ubbidire anche se conosce di non essere dalla parte del torto, e si strinsero filosoficamente nelle spalle, decisi questa volta a lasciarlo strepitare quanto gli fosse piaciuto. Erano gente, alla quale non difettava certo il coraggio, che anzi ne avevano fino troppo, e spesso avevano dato prova di quella loro audacia, chera piuttosto temerit. Pi duna volta, partendo con tempacci da lupi, avevano fatto le loro cinquanta o sessanta miglia per giungere in porto, dopo di essere rimasti in mare anche diciotto o venti ore di sguito: anzi, passavano per i pi audaci e arrischiosi di tutte le mute che pescavano in spriglia, tanto che erano sempre i primi a dare la mossa; e quando il cielo era fosco e minacciava poco di buono, se non partivano La Cricca e Sofritto, non cera pericolo che si movesse nessun altro. E dopo, si sa, a nessun padrone piaceva di restare al di sotto, e lesempio veniva seguito dai battelli delle altre mute.
Ma quel giorno, bench il mare non fosse poi gran cosa e le probabilit dun peggioramento non paressero molte, i due marinai sintestardivano a non voler partire e non si sarebbero mossi manco con le cannonate. Era troppo fresco il fatto del povero Costantino, e la paura di perdersi come lui li induceva a quellinsolito eccesso di prudenza.
 E' che ci vuol poco, ci vuole, a essere coraggiosi con la pelle degli altri,  si arrischi a brontolare timidamente La Cricca, quando parve che il padrone avesse finito la sua sfuriata.
Salvatore salt su di scatto, peggio che se gli avessero dato uno schiaffo, e, uscendo addirittura dalla grazia di Dio, gherm il battellante per un braccio e url:
 Bravo! ti credi che abbia la tremarella come te, io?... Quand per questo!... Ci andr io, ci andr! hai capito? E gli altri non saranno tutte carogne, come te... Ce ne sar uno, almeno uno, che mi voglia far compagnia...
Tacevano tutti: alcuni per timore anchessi, altri per non fare un torto ai due compagni, sapendo che non si meritavano dessere trattati da vigliacchi, perch ne avevano del fegato, e del sangue nelle vene.
 Devo andar via solo? siete tutti daccordo?  insist il giovine; e fece latto di avviarsi a poppa, dove si dondolava il battello, condotto a rimorchio dalla Maria risorta.
Allora si fece avanti Gildo e disse:
 Vengo io.
Laltro rimase come un po contraddetto. Non si aspettava certo quella proposta; ma non gli conveniva tirarsi indietro dalla sua, n sapeva in che modo avrebbe potuto esimersi dallaccettarla. Tuttavia, si prov ad obbiettare:
 Se si trovasse un altro, invece di te...; per non lasciar la muta senza nessuno... Dato che voglia far cattivo...
Ma egli stesso era il primo a non trovar seria la sua obbiezione, perch sapeva benissimo, che, in assenza del padrone e del sottopadrone, ne avrebbero fatto le veci i due poppieri, gente anziana del mestiere e sicuri e pratici quanto mai.
Questo, infatti, gli rispose Gildo, il quale gli ricord anche altri casi consimili.
Rimase dunque stabilito cos, e siccome cominciava a farsi giorno e non sarebbero state troppe le nove o dieci ore che cerano per lavemaria, se non volevano giungere a notte tarda, si affrettarono i preparativi della partenza, mentre i due giovani che saccingevano alla traversata mangiavano un boccone.
I marinai scelsero una quindicina di panieri, avendo locchio a quelli che avrebbero potuto resistere di meno, mentre, nello stesso tempo, bisognava badare a non appesantir troppo la lancia, perch la strada da fare era lunga, e, se il vento non fosse stato favorevole, ci sarebbero occorse non quattro, ma otto braccia almeno per arrivare a terra.
Boccaunta, chera sceso nel battello, riceveva i panieri dai compagni che glieli davano gi, e li accomodava ben bene, nel fondo, uno sopra un altro, in modo da lasciar lo spazio libero ai rematori; quindi ci butt sopra alcuni secchietti dacqua salata, per mantener meglio il pesce e risal a bordo.
Salvatore e Gildo erano ormai pronti: saltarono gi, assicurarono agli schermi i lunghi remi e si accinsero alla partenza.
 Mi raccomando, eh? parone; non fate nessuna mano di terzaroli, quando arrivate,  disse Sbroccaseppie mentre scioglieva lormeggio, alludendo alla furberia dei battellanti di rimboccarsi due o tre volte i calzoni, per nascondervi qualche po di pesce da portar a casa, oltre al brodetto che va loro di consuetudine.
 Buon viaggio! buon viaggio! Salutatemi quelli di casa!...  gridavano gli altri marinai raggruppati a prua, seguendo con locchio il battello ballonzolante sulle onde.
Nel punto pi alto, Menelcch, fermo sulle quattro zampe, con il muso in avanti, ululava lamentosamente dietro il padrone, quasi volesse buttarsi a nuoto per raggiungerlo.
 Bu, bu, buuuu...
Stettero l a lungo, e Salvatore, voltandosi senza interrompere il maneggio del remo, li vide per un pezzo, simili a statue campeggianti sullo sfondo del cielo, e distinse le voci degli uomini e i latrati del cane.
Poi anche questi si fecero pi fiochi e incerti, finch si confusero con il rumore delle onde, e le paranze, diventando sempre pi piccine e indecise, sparirono a poco a poco nel fosco dellorizzonte minaccioso.
Essi vogavano in silenzio, Gildo al remo di prua e Salvatore a quello di poppa, e ad ogni colpo il battello fendeva vigorosamente le acque verdognole, che si richiudevano gorgogliando sul suo passaggio. Due o tre tentativi di Salvatore per attaccar conversazione non avevano attecchito. Laltro pareva che non si sentisse nessuna voglia di discorrere e gli aveva risposto appena con qualche mugolio o con un cenno del capo. E quella taciturnit pesava sullanima dentrambi, pi grave e opprimente del cielo plumbeo, caliginoso, che si stendeva uniforme al di sopra del mare anchesso arcigno e inquieto.
Gildo fissava senza vederle le onde larghe e silenziose che saccavallavano gi gi, a perdita docchio, venendo a battere di sbieco contro la prua, e stava in piedi, con le spalle voltate verso il compagno, assorto in una cupa fantasticheria.
Da quando erano stati a terra, lultima volta, egli portava con s il piccolo tarlo roditore dun sospetto geloso.
 Beato voi, Gildo! che non avete pensieri per la testa... Con un naturale come il vostro camperete centanni. Magari ce lo potessi aver io!
Lui passava canticchiando, e Assunta, che di solito non landava certo a cercare per parlargli, laveva chiamato costringendolo a fermarsi.
 To! vorreste che piangessi?
 No, no, ridete pure; contento voi, contenti tutti.
 Contento di cosa?
 Oh, bella! che siete nato.
 Siamo giusti: perch non avrei da esser allegro? Sono giovane, ho la moglie giovane, ho la moglie bella, ho la moglie che mi vuol bene...
E chi sa quanto sarebbe continuata la iperbolica enumerazione, detta con burlesca seriet, senza lo scoppio secco di riso con cui la donna laveva accolta.
 Bravo! dite benone; viva la faccia vostra!
A una replica da parte sua, un po impermalito per quellaria di canzonatura, Assunta aveva risposto con una risata pi secca e aspra della prima, che aveva finito di sconcertarlo.
 Eh, gi! era al tempo antico, che la quercia faceva la ghianda... Adesso, si vede che fa le mele...
Indispettito e turbato insieme per quelle mezze parole, aveva voluto metterla alle strette perch si spiegasse, perch dicesse intero quello che pensava, senza tante storie.
 Ma, corpo della...! si pu sapere perch mi venite fuori con queste storie, proprio a me? Se  Menca, che vi sta ancora sullo stomaco...
 Vostra moglie!  aveva conchiuso Assunta:  essa  giovane, essa  bella, essa vi vuol bene... Non lavete detto voi?
E non cera stato verso di cavarle altro di bocca.
Con quel principio di rovello nellanima, allora era corso a casa, aveva chiamato Menca, e di punto in bianco aveva rivolto a lei la domanda:
 Oh, carina..., cosa pu dire la gente, sul conto tuo?...
A sentire con che arroganza gli aveva risposto! e come sera meravigliata e sdegnata di quellombra di sospetto su lei, su lei che non gliene dava certo nessun motivo! giurando e spergiurando sopra la testa del piccolo Gustavo che certe cose non sapeva nemmeno dove stessero di casa, e le lasciava alle lingue cattive, che affibbiano al terzo e al quarto quello che si potrebbe dire di loro. Cos da una parola a unaltra erano venuti a diverbio, e lui aveva sfogato il suo mal umore bastonandola, quantunque non fosse persuaso di aver proprio ragione.
Pure non gli era stato pi possibile liberarsi da quellidea. Quale motivo aveva indotto Assunta a fargli quel discorso? per molti giorni sera stillato il cervello senza venirne a capo, senza trovar nessuna ragione seria per dubitare della fedelt di Menca. E allora, perch dirgli cos? e perch proprio lei, Assunta? che interesse poteva averci avuto? Nessuno, fuori della gelosia di Serafina; ma, in questo caso, il sospetto ricadeva su Salvatore. Che ci fosse ancora qualcosa, tra i due?
Ah, no; da un amico, da uno che ormai considerava quasi come un fratello, non era possibile aspettarsi tanta perfidia. Sarebbe stata unazione troppo brutta, troppo bassa. Ma, pure..., se ne sentono tante!
Cos, in unalternativa di dubbi e di pentimenti, Gildo aveva finito con il proporsi di vigilare e di assicurarsi; e intanto il piccolo tarlo roditore continuava lopera assidua, irreparabile, e linduceva a propositi di vendetta, se ci fosse stata una colpa. Oh, in questo sarebbe stato inesorabile: prima, per, era necessaria la calma, perch solo con la calma avrebbe potuto sorprendere i colpevoli.
Bei propositi, che andavano in fumo mille volte al giorno, quando il dente della gelosia gli entrava pi a fondo, nelle carni; e la vita gli si faceva di minuto in minuto sempre pi insopportabile, e capiva che, per non struggersi in quel modo, bisognava decidersi e prendere qualche decisione.
Quante volte era stato l l per chiamar da parte Salvatore e spiegargli tutto: dirgli dei dubbi che lo tormentavano, domandargli una parola leale! ma sera sempre trattenuto, parendogli pi opportuno di farlo quando si sarebbero trovati a terra; anche per ricorrere, se ci fosse stato bisogno, ad Assunta, perch specificasse meglio laccusa e spiegasse il discorso di quella sera. Ed ecco che era venuta la proposta di lui, linvito daccompagnarlo nella traversata; e gli era parso che unoccasione pi propizia, per avere una spiegazione, non gli si sarebbe potuta presentare. Quindi sera fatto avanti: molto pi che quella gita, da parte di Salvatore, forse nascondeva, sotto il pretesto del pesce, chi sa quale smania inconfessabile.
Ah, lamico! quanti ostacoli aveva scavato per farlo rimaner a bordo. Forse perch non gli garbava di trovarsi da solo a solo con lui? o perch temeva, cos, di veder andare allaria le sue sporche speranze? Ebbene, se questi erano i conti che aveva fatto, sera sbagliato, sera sbagliato di molto.
Anche Salvatore si sentiva a disagio ed era diventato cogitabondo, mentre il battello, per gli urti delle onde, deviava continuamente dalla rotta e spesso costringeva il compagno a interrompersi e sciare.
Da qualche giorno sera accorto del mutamento di Gildo, il quale si mostrava meno espansivo e quasi diffidente, e per quanto fosse lontano dal supporre che sospettasse proprio di lui, tuttavia, da certe parole che si era lasciato sfuggire, da certe occhiate torve, da quella rospaggine cos aliena dal suo carattere piuttosto propenso al riso e allo scherzo, che lo rendeva un graditissimo compagno negli ozi di bordo, traspariva troppo bene che non aveva pi il cuore tranquillo come una volta e mulinava qualche segreto proposito.
Ricordava un discorso della sera avanti, mentre loro della Maria erano passati sulla Provvidenza e aspettavano di salpare. Si chiacchierava, come cpita spesso, dei torti che molte donne fanno ai mariti, e Belgiovine aveva tirato fuori un argomento, che faceva allora le spese dei pettegolezzi delle comari. Rico, un fratellastro del Guercio, tornato dopo due anni dallAmerica, dovera andato a cercar fortuna, aveva trovato la moglie gravida grossa, e la voce pubblica indicava appunto Belgiovine come lautore di quel contrabbando matrimoniale. Il povero marinaio, l per l, aveva fatto una scena terribile, aveva cacciato linfedele, aveva sagrato e minacciato; ma poi, forse per debolezza, forse mosso dal pensiero di tre piccini, che in quello scompiglio restavano, senza loro colpa, in bala della sventura, sera indotto a riaccogliere in casa la donna, e tutto era finito, tranne gli strascichi di chiacchiere da parte dei meno interessati.
 Se il torto  delluomo,  aveva sentenziato solennemente il Guercio,  lo scorno  per lui; e se il torto  della donna...
 Lo scornato  sempre lui!  aveva, interrotto Sbroccaseppie, appuntando le mani con glindici tesi di qua e di l delle tempie e provocando una sonora risata; mentre il Guercio sosteneva che, in questo caso, il disonore ricade sulla donna colpevole.
E Gildo, che non aveva preso parte n al discorso, n allilarit dei compagni, rivoltosi a Belgiovine che sghignazzata con pi gusto di tutti gli altri:
 Se fossi stato io,  gli aveva detto,  se fossi stato io nei panni di Rico, cosa avrei fatto a essa, non lo so; ma tu, certo, non saresti qui, a burlarti e ridere alle spalle mie...
Con gli occhi fissi sul giovine che gli voltava la schiena, Salvatore ripensava allimpressione di quelle parole di minaccia o forse di avviso, e ricordava bene limbarazzo provato nel sentirsi sotto lo sguardo di lui che aveva di fronte, come se gli avesse voluto leggere nellanima.
Cos pure il contegno delle donne, a casa, lultima volta cherano stati a terra, gli era parso insolito e poco naturale. Specialmente in Serafina, che, mentre da qualche mese si mostrava pi tranquilla e quasi rassegnata, ma sempre fredda e taciturna, gli aveva rivolto cento domande inconcludenti... Perch, di! la tal sera non tho sentito tornare? e perch la tale altra sera sei venuto dopo mezzanotte? Tenevo gli occhi chiusi; ma ero sveglia, sai?W
Assunta, poi, che lo tormentava sempre con le sue lamentazioni per via del vecchio, quella volta, invece, non aveva aperto mai bocca, limitandosi a mandare dei gran sospiri, peggio dun mantice; tanto che lui, seccato, le aveva chiesto se le stesse per morire qualcuno.
Avesse almeno potuto parlare con Menca! ma neppure questo gli era riuscito, perch, manco a farlo apposta, la sera quel maledetto Gildo non aveva messo mai il naso fuori della porta, e lui aveva dovuto girar alla lontana, senza poter sapere le novit, dato che ce ne fossero in aria.
E adesso che la fortuna lassisteva, adesso che avrebbe potuto con comodo trovarsi con Menca e informarsi bene di tutto, eccolo unaltra volta quel diavolo di Gildo venirglisi a mettere tra i piedi e sventare i suoi piani. Valeva proprio la pena di far dodici ore di mare, per non cavar un ragno da un buco e saperne quanto prima!
Una stizza sorda lo invadeva a poco a poco, e il giovine si sfogava in rudi colpi del remo, che saffondava nellacqua e ne usciva di taglio, come se la colpa fosse di quelle onde fastidiose, che lo costringevano, a faticar il doppio per non cambiare strada.
 Se continua cos, non ci siamo manco per domattina,  disse allimprovviso, lasciando andare il remo.
Gildo smise anche lui, e per un momento il battello rimase libero di girare a sua posta, mentre i marinai piantavano il piccolo albero e spiegavano la vela, il cui peso, non ancora equilibrato, li faceva pendere tutti sopra un fianco.
Salvatore pen un pezzo prima di trovare la posizione giusta; alla fine lindovin, e cos procedettero, ma un po lentamente, sul mare verdastro e corrucciato.
Incontrarono una muta che faceva la stessa rotta e scambiarono qualche parola.
 Oh, paron Salvatore! vi siete messo a far il battellante?... Oh, Gildo!
Erano il Nettuno e lAnfitrite, che venivano dallaver pescato di l e riportavano a terra il pesce, dopo unassenza di molti giorni. Ma per quanto andassero adagio, se le lasciarono addietro ben presto, perch erano meno impacciati delle due grosse paranze e sentivano meno gli effetti del vento e del mare contrari.
Salvatore, seduto a poppa, governava il timone. Gildo sera messo a cavallo sopra la prua, e con le braccia conserte teneva gli occhi fissi sulla doppia striscia fuggente che ribolliva gorgogliando di qua e di l.
Ora il battello filava con lentezza sempre maggiore, perch il vento dostro aveva piegato al garbino e li prendeva quasi di faccia, tanto chera impossibile continuare. Bisogn calar la vela e riprendere i remi. Anche con questi non si faceva molta strada, e le braccia si stancavano.
Poi il vento cambi di nuovo e si alz il levante, non molto impetuoso, ma sempre poco gradito, tanto pi che, con ogni probabilit, prima di notte si sarebbe fatto sentire proprio bene. Sul mare cera stato come un momento dindecisione, un fluttuare in vario senso, un contrasto di onde che stavano gi in via e di altre che si formavano allora; e dal cielo sempre fosco e accigliato scendeva una luce falsa, piena di tedio, che dava fastidio agli occhi e faceva sentire la pioggia ormai vicina.
Salvatore pens, che, se non approfittavano di quel momento per mangiar un boccone, forse pi tardi sarebbe stato impossibile, mentre avrebbero avuto bisogno di tutto il vigore dei loro petti muscolosi per tener fronte al mare. Lasci quindi il remo e disse a Gildo di fare altrettanto.
 Non ho fame,  rispose il giovine lasciando anche lui di vogare, senza per voltarsi.
Salvatore fece un atto, come per dire: quant lunga! si pu sapere cosa ti frulla, oggi?W ma si limit a stringersi nelle spalle e si accinse a mangiare il pezzo di pane che avevano portato. Ma non gli voleva proprio andar gi e gli pungeva nella gola, peggio che se ci fossero state le spine. Accidenti al pan duro e a chi non ha altro da cacciarsi nello stomaco!
 Anche tu,  disse poi al compagno,  sai che sembri fatto apposta per mandar via la voglia? Vorrei sapere, vorrei, cosa diavolo t preso, che sembra ti stia per cascar il mondo addosso... Si pu saper coshai?...
Senza staccar gli occhi dallacqua Gildo non rispose, come se non avesse sentito; e ci accrebbe in Salvatore la stizza irrequieta che a poco a poco laveva colto, offeso da quel pertinace silenzio, al quale avrebbe quasi preferito una parola anche aspra, pure di conoscerne la causa. Scroll quindi le spalle e replic:
 Sei sordo? Quant vera la Madonna, mi pare che diventi matto.
Allora, voltandosi a mezzo, improvvisamente, Gildo gli butt in faccia una risata cattiva e provocatrice.
 Sordo, no; e neppure cieco...; anche se potrebbe far comodo a qualcuno... In quanto a diventar matto...
Dal largo giungevano le prime onde, che urtavano rudemente il battello, facendolo girare su s stesso. Il levante stava per farsi sentire e ormai spadroneggiava senza contrasti sulle acque verdognole, gi spruzzate qua e l di bianche macchie di spuma, sotto il cielo sempre pi carico e minaccioso.
 Voga, vah!  disse Salvatore riprendendo il suo remo:  ci torner pi conto.
Il battello si rimise in via, e per qualche tempo i due giovani non fiatarono. Ma ciascuno sentiva che il dialogo non sarebbe rimasto l, e che la spiegazione era vicina.
Quando fossero stati a terra, oh, allora si sarebbe visto chi avrebbe dovuto parlare e chi tacere, magari con quattro diti di lama nella pancia.
Cos pensava Gildo. Ma Salvatore ormai non poteva stare alle mosse. Voleva andar in fondo subito, parendogli che nellindugio mille altre idee gelose avrebbero avuto tempo di radicarsi pi profondamente nellanima del compagno, cos da rendere vano qualunque tentativo di persuaderlo.
 Del resto, in quanto al far comodo, disse tra un colpo e un altro di remo,  non capisco cosa vuoi dire. Faresti meglio a spiegarti chiaro, faresti..., invece di tenertele dentro lo stomaco. Tra amici...
 Tra amici, eh? tra amici!... Bellamicizia!  linterruppe il marinajo, tornando a ridere del suo riso cattivo e provocatore:  sono proprio cose da amico...
 Insomma,  url il giovine che aveva ben compreso, ma che sperava, alzando la voce, di farsi credere sdegnato,  insomma, a che gioco giochiamo? Parla, via! Tho fatto qualche torto?
 Senti chi mi vuol far discorrere! E dovresti, invece, pregarmi a mani giunte che stessi zitto... Finiscila, vah! ch molto meglio.
 Non la finisco niente affatto! cosa ti credi, dunque? Voglio anzi che parli... Cosa ti pensi? di!
Ci fu una pausa, durante la quale non si sent che il tonfo affrettato dei remi e lansare dei petti, mentre le braccia e i torsi vigorosi sirrigidivano nello sforzo, tendendosi e arrotondandosi sotto le maglie verdi di cui erano coperti. Cadevano dal cielo le prime gocce di pioggia, spegnendosi senza chiasso sullondulazione infinita del mare; ma essi non se naccorsero, preoccupati comerano da quellaltra procella di cui gi sentivano nelle anime il primo soffio sconvolgitore.
Salvatore ne aspettava da un momento a un altro lo scoppio, quasi con impazienza, covando con lo sguardo inquieto il compagno che gli voltava le spalle, certo ormai di quanto gli avrebbe detto.
E la scena si svolse fulminea, tra quei due uomini, sul mare burrascoso, in mezzo al fluttuare delle onde, che squassavano il battello come se volessero travolgere in una sola rovina loffensore e loffeso, e spegnere per sempre la furia omicida che li avrebbe spinti luno contro laltro.
 Lo sai, vigliacco! lo sai!  scoppi a un tratto Gildo, che invano aveva cercato fino allora di reprimersi.  Lo sai quello che mi vuoi far dire!... Ma, quant vero Dio, non sono Rico, e a me non vi riuscir di farmi diventar la favola di tutta la gente... Prima te, e dopo, quella schifosa di lei... Ti credi che non mi basti lanima, non mi basti, di strozzarvi tutte due? Vigliacco! porco!...
Salvatore non si turb: accolse in silenzio quella scarica di vituper, e quando fu un po rallentata, disse semplicemente:
 Mi pare che tu vada cercando chi ti gratti la rogna... Cosa ne so io di queste beghe? Disbrgatela con tua moglie e fattela finita, perch mi cominci proprio a seccare...
 Ah, brutto ipocritone! Fai finta di non capire? Te la canter io, te la canter... Belle azioni!... Peggio che tirare a un cristiano una stilettata nella schiena...
 Te la potresti anche far finita, mannaggia...
Gildo si volt di scatto: gli occhi, come se stessero per schizzar fuori dalle orbite, mandavano lampi: aveva un tremito in tutta la persona.
 Tu mi fai torto con mia moglie!  url, lasciando con una mano il remo, e mordendosi il dito:  ma...
 Non  vero!  ribatt Salvatore con voce che sembrava tranquilla, mentre per si sentiva dentro il martellare violento del sangue nelle tempie e nei polsi.
E attese, nella calma di quel minuto secondo, in cui ciascuno di essi accumulava nellanima lira che soffocava ormai ogni altro pensiero.
 Vigliacco!  ripet Gildo:  hai paura? E dimmelo! dimmelo, se hai fegato...
Allora anche Salvatore non seppe pi padroneggiarsi: lo sdegno geloso che gli ribolliva dentro, contro quelluomo che vantava diritti sopra una persona che a lui pareva sua, tutta sua, contro quellintruso, contro quellinsidiatore e nemico dogni sua gioja e felicit che reclamava minacciando, proruppe in unaffermazione sfrontata, superba.
E rimase a fronte alta, con le braccia incrociate.
 Ah, boja!  url Gildo, mettendo mano al coltello che teneva nella cintola.
Fu un attimo. Balz dal suo posto, scavalcando i banchi, e and verso poppa, mentre la lancia a quei bruschi movimenti beccheggiava come per capovolgersi.
Salvatore non si mosse: solo afferr il remo, lalz e lo lasci ripiombare gi, con tutta la forza, sul giovine. Egli non riusc a scansare il terribile colpo. Allarg le braccia, vacill, cadde e giacque immobile nel fondo del battello.
Dalla testa spaccata sgorgava abbondante il sangue, il bel sangue rosso e vigoroso che ora non pulsava pi nel corpo con la violenza dun fuoco divoratore, e scorreva sulle tavole, serpeggiava tra i canestri del pesce e gli attrezzi, mentre la povera mano inerte stringeva ancora il coltello.
Lomicida stette attonito, come stupito di non vederlo rialzare: guard il caduto, guard il rem, e scorse con ribrezzo il sangue raggrumato, misto a pezzetti di cervello e a qualche ciocca di capelli che ne insozzavano uno dei tagli. Si pass una mano sulla fronte, depose il remo, si curv sul compagno, lo scosse, lo chiam:
 Gildo! Gildo!
Gli occhi sbarrati lo fissavano implacabilmente e conservavano la truce espressione dodio che li aveva animati per lultima volta, mentre le membra ciondolavano flosce nella prima rilasciatezza della morte.
Il mare rumoreggiava intorno sempre pi cupo e minaccioso; qualche riccio di spuma balzava al di sopra dei bordi, come se le onde volessero vedere anchesse quel miserabile carico, sanguinante in fondo al battello.
Salvatore sollev il cadavere, lo fece scivolare in acqua, impugn i remi, si diede a vogare, vinto dal bisogno di allontanarsi da quel luogo: ma la barca procedeva lenta e quasi di malavoglia.
Quando si volt, per assicurarsi daver fatto un bel pezzo di strada, daver lasciato ben indietro il corpo dellucciso, prov una stretta, sembrandogli di vederlo a due passi dalla poppa, e raddoppi la lena. Ma il vento e le onde pareva che spingessero ostinatamente il cadavere in quella direzione e lo mettessero nel solco del battello.
Allora fu preso da un invincibile senso di paura. Nella sua mente superstiziosa balen lidea che il morto linseguisse, lo perseguitasse, lo incalzasse. Sbarazz il battello dal peso del pesce, lanciando tutto fuori, e si ridiede a vogare, mentre i capelli gli si drizzavano sulla fronte sudata.
Si guard indietro ancora una volta... Ah, maledetto! nello scivolar fuori, Gildo era rimasto impigliato, per gli abiti, gi al maschio, ed era sempre l, semisommerso nellacqua, come una massa nerastra, che compariva e scompariva secondo il gonfiarsi delle onde.
Lev dallo schermo uno dei remi, quello stesso che aveva dato il colpo fatale, sal a poppa, la liber dal cadavere, lo allontan cercando di spingerlo fuori della via del battello; quindi ripresa disperatamente a vogare e non si volt per un pezzo. Ma anche allora, anche allora gli parve di vederlo galleggiare a poca distanza...
Langoscia di quella fuga, di quella lotta contro il miserabile avanzo che sostinava a non lasciarlo in pace, che non si voleva allontanare, che non si voleva sprofondare, come se non gli bastasse daver la testa spaccata e non avesse ancora saldato il suo conto! Oramai non si voltava pi, certo daverselo alle spalle, e si piegava sui remi con tutta lenergia delle braccia, vogando furiosamente, pazzamente, perch gli pareva che qualcuno sabbrancasse dietro la poppa e lo tenesse l, inchiodato, e si sforzasse di tirarsi su per saltarvi dentro, o piuttosto per trascinar tutto con s nellabisso senza fondo.
Dal cielo plumbeo cadeva una pioggia fitta, implacabile, che scrosciava sulle tavole chiazzate di sangue, scorrendo in rigagnoletti rossastri che si raccoglievano nel fondo sotto le piane, gorgogliando sordamente nello spostarsi del battello da poppa a prora secondo il gioco delle onde. Il giovine non se ne curava, e la riceveva a testa nuda; sentiva anzi quasi un refrigerio a quella sensazione di freddo, che gli smorzava un po la fiamma insopportabile che, partendo dal core, gli arroventava la fronte e le guance.
Aveva sempre negli orecchi il tonfo sordo di quel corpo inerte, chegli sera studiato di fare scivolar in acqua il pi dolcemente possibile, aveva sempre davanti agli occhi quel cranio spaccato, sanguinante, deforme, quella faccia truce e minacciosa anche nella morte, quelle pupille sbarrate, quella bocca semiaperta da cui sgorgava un flotto nero di sangue e che pareva tuttavia ripetere lultimo grido: ah, boja! ah, boja!W E su quella orribile visione unaltra se ne soprapponeva: vicino alla faccia dellucciso ne compariva unaltra, anchessa torbida e stravolta, una faccia di donna che gli ficcava nellanima i suoi occhi implacabili. Ed erano gli occhi di Menca, i quali parevan dire: che hai fatto! cos,  finita anche per il nostro amore...W
Finita? e perch?
Allora cominci unaltra dolorosa e affannosa fantasmagoria, gli sorse inaspettato il pensiero di quel domani, in cui si sarebbe scoperto tutto, pens alle conseguenze inevitabili dellomicidio e ai conti da rendere alla giustizia.
Ecco: lavrebbero preso, ammanettato, rinchiuso in un fondo di prigione, da dove non sarebbe uscito che dopo lunghi mesi daspettativa, per comparire davanti ai giudici e ritornarvi di nuovo... Per quanto tempo? Forse per dieci, forse per quindici, forse per ventanni o pi ancora.
Cosa avrebbe potuto dire a difesa sua? Quelluomo, al quale aveva tolto la moglie, gli sera fatto addosso, e lui... gli aveva tolto anche la vita. Ed erano amici, come fratelli, allapparenza; e unaltra volta quella medesima vita glielaveva salvata lui, lui stesso, che poi glielaveva dovuta ritogliere... Ecco quello che avrebbe potuto dire; nientaltro: tuttal pi, avrebbe potuto aggiungere che quella moglie, quella donna un giorno era stata sua e che laveva rivoluta. Ma non era lui stesso che ci aveva rinunziato, abbandonandola per sposare unaltra? Chi ce laveva costretto?...
E Salvatore pensava che la condanna sarebbe stata inevitabile, che la galera gli si sarebbe aperta per un lungo periodo danni, che lavrebbe ingojato nel rigoglio della vita, per restituirlo  se mai lavrebbe restituito!  vecchio e invalido.
Ah, no! non si sarebbe lasciato prendere! come avrebbero respirato i suoi polmoni avvezzi allaria aperta, al libero mare, tra lumida e bassa oscurit di quattro muri, senza veder il sole di giorno e le stelle di notte, costretto allinerzia dei muscoli, lui, che viveva solo di fatica e di moto? Sarebbe fuggito, sarebbe fuggito lontano, dove nessuno lavrebbe raggiunto; sarebbe cos vissuto ugualmente sul mare, come aveva fatto fino allora, in un luogo ignorato, senza curarsi di dover cambiare di nome e di cielo. Ha forse un altro colore e un altro sapore lacqua, perch si muta paese?
Ma, e Menca? Avrebbe potuto portarsela con s? Non avrebbe dovuto, invece, lasciarla l, nella casetta ormai vedova, senza speranza di rivederla pi mai?
Ecco, dunque, che per lui ella era perduta per sempre, e Gildo morendo aveva raggiunto lo scopo che non avrebbe ottenuto con il rimanere in vita. Il medesimo colpo aveva ucciso lui e lamore.
La pioggia scrosciava sopra le spalle del giovine, curve sotto il peso di quellavvenire che gli gravava ormai sullanima come un incubo pieno di desolata tristezza, e le braccia compivano il loro ufficio senza che il pensiero interrompesse la penosa meditazione, intento vanamente a sgrovigliare larruffato enigma del destino che lattendeva e da cui non poteva sottrarsi.
Un mezzo ci sarebbe stato, s: un salto, e sparire tra quelle onde gorgoglianti che tumultuavano l dintorno, e che lavrebbero accolto ben volentieri nelle loro spire verdognole crestate di bianco; ma invece era proprio questo che non voleva, mentre si sforzava a vogare, a vogare disperatamente, preso dalla smania desserne presto fuori e balzare sulla terra, per sentirsi al sicuro, per correre... Dove?
Allora unaltra immagine gli sorse in mente. Quella di Serafina, che nella casetta, ignara dellaccaduto, avrebbe sentito la terribile notizia, avrebbe visto le stanze invase dalla polizia, avrebbe tremato al pensiero di saperlo da un momento a un altro scovato e preso. Lei, povera tradita! con il marito in prigione o fuggitivo, senza nemmeno il conforto di saperlo suo, avendo ormai la prova dellinfedelt, sarebbe stata doppiamente vedova e senza colpa avrebbe portato sulle spalle il peso delle colpe non proprie.
E quellimmagine ne richiamava unaltra, dalla quale non poteva andar disgiunta, e gli pareva di vedere Fortunatino, anchegli triste e piangente, che fissava in lui gli occhi spauriti e protendeva le manine diafane in atto di scongiurare, perch anche a lui era giunta la notizia che un altro bimbo aveva preso il posto suo e aveva usurpato le carezze paterne, quelle carezze chegli non avrebbe ricevuto mai pi.
Salvatore chiudeva gli occhi per non vedere, preso da un turbamento tale, che gli pareva di sentirsi venir meno, ed invocava unonda che una buona volta investisse il battello e lo travolgesse per sempre. Ma lo coglieva subito la paura del passo supremo, avanti daver avuto il tempo di levarsi dallanima il delitto di cui sera macchiato, lidea di quellinferno, che allora gli si affacciava come una cosa certa e inevitabile. Ritornavano a galla i ricordi della fanciullezza lontana, i ricordi della sua prima comunione, quando il parroco, spiegandogli la dottrina, cercava di dimostrargli la gravit enorme del peccato mortale, con mille storie paurose di gente morta in colpa e portata via in anima e in corpo dai diavoli, per non essersi potuta confessare.
Ah, no! non voleva morire cos; tutto, fuori che questo. Le labbra si provavano a balbettare un nome, il pensiero correva allimmagine che portava al collo, sopra la carne: allo scapolare che non aveva lasciato mai, da quando laveva tolto al suo piccino la notte che se lera visto morire... Ma ecco gli riappariva la faccia di Gildo, la terribile faccia che lavrebbe ormai perseguitato dovunque, e lo riprendeva una paura folle di ritrovarsela ancora l, nellacqua, con il cranio spaccato, gli occhi schizzanti, la bocca provocatrice e sanguigna.
Erano le onde, proprio le onde, che, nel passare, urtavano sotto la chiglia? O non era, invece, la testa implacabile, che picchiava, picchiava?
Allora i colpi di remo divenivano pi fitti, pi rabbiosi; e avrebbe voluto urlare, sgomento di quella solitudine sinistra, se la voce, quasi una mano gli serrasse la strozza, non gli fosse mancata.
Poi la stanchezza prevalse su tutto, anche sulla paura, ed egli and, and come in sogno, senza pi pensare a niente, incapace di tutto, fuorch di quellazione inconsapevole, quasi istintiva, in quellultimo sprazzo di vitalit che scaturiva dalle sue braccia indurite nella fatica.
Di mano in mano che procedeva, il mare sandava sempre pi abbonacciando, le onde si facevano sempre pi piccole e mansuete. Non pioveva pi. Nel cielo cominciavano a disegnarsi dei tratti meno foschi, dietro i quali si travedeva quasi lazzurro. Il levante aveva dato luogo a una tramontanina fresca, sottile, che si disponeva a spazzar via tutta quella nuvolaglia grigia e funerea, e gi qualche raggio di sole, sbucando tra uno strappo e un altro, accendeva qua e l di riflessi scintillanti le acque, che sandavano a poco a poco facendo pi azzurre e tranquille.
Quindi gli squarci sallargarono, si moltiplicarono in tutte le direzioni; le nuvole si decomposero in strani e fantastici fiocchi che andavano sempre pi arrotondandosi e rimpiccolendosi, mentre battevano in ritirata davanti al sole vittorioso, che, declinando ormai verso il tramonto, sfoggiava la sua pompa doro e di porpora. Un odore salso e refrigerante saliva allintorno nellaria, formato dalle mille particelle invisibili che la brezza raccoglieva sfiorando il mare, tutto piccoli ondeggiamenti e rigonfiamenti, simili a un saltellare giulivo.
E Salvatore vogava, vogava sempre, verso quella terra che si scorgeva come una striscia sottile e incerta, l dove correvano anchesse le ultime nuvole, per dileguarsi dietro i monti lontani.
Dan, dan, dan! dan, dan, dan! daaan...W
Il suono della piccola campana annunziava lavemaria, mentre gi il crepuscolo riempiva di ombre le casupole del porto, e le lampadine degli scarsi fanali mandavano una luce anche pi rossiccia e sbiadita del solito, nel contrasto con gli ultimi chiarori del giorno.
Le due strade lungo il canale formicolavano di monelli intenti ai loro giochi chiassosi, ai quali prendevano parte anche certe ragazze grandi e grosse, che, tornate dalle filande, compensavano in quel modo la noja della immobilit forzata, a cui erano state costrette per tante ore. Altre, invece, a gruppi di cinque o sei, passeggiavano chiacchierando gajamente con schiette e rumorose risate, e qualcuna veniva sbocconcellando la sua magra cena: un pezzo di pane o di polenta, di cui cercava di non mandar a male neppure le pi piccole briciole, che raccoglieva nel cavo duna mano per portarsele alla bocca. E ridevano, ridevano, mettendo in mostra i bei denti bianchi e aguzzi, quando qualcuno domandava che cosa mangiassero cos di gusto:
 Pane e sputo; pane e sputo!
Il canale era quasi vuoto. Le barche grandi mancavano da un pezzo; in quanto alle piccole, dopo dessercisi rifugiate alla mattina, quando il cielo sera cominciato a imbrogliare, appena cambiato vento, avevano ripreso il largo, chi in qua e chi in l.
Tornavano allora i pescatori di porazze, e ogni tanto ne arrivava un battello, carico del pesante ferro, il cui bastone sporgeva fuori della poppa: imboccavano silenziosamente il porto, non facendo altro rumore che quello prodotto dal sollevarsi dei remi, si spingevano fino ad una delle scalette laterali, e l, dopo aver ormeggiato, attendevano a sbarcare le concole. Nel moverle o nellinsaccarle levavano allintorno un chiasso stridulo e sgradevole, come di ciottoli rimescolati con una pala. Qualcuno saccostava per vedere e confrontare; qualche altro, dopo avere sbalzato il sacco per accertarsi della grossezza e della qualit, ne prendeva una manata e si metteva ad aprirle una per una, con la punta del coltello, succhiandole cos, vive e fragranti di mare e di freschezza.
Fuori delluscio, Menca se ne stava con il suo piccino al petto, e dondolandosi avanti e indietro per addormentarlo scambiava intanto qualche parola con unaltra donna, seduta anchessa tre o quattro porte pi in l, intenta a rimpinzare di pappa un piccolo marmocchio di due anni che piagnucolava e piagnucolava, senza lasciar per per questo di batter la bocca e dingojare.
 Ha il male della lupa questo strillonaccio! Pi gliene date e pi ne vorrebbe... E poi, gi! un imbarazzo di stomaco; e tocca correre dallo speziale, per il purgantino...
Fintanto che mangiano,  segno di salute,  rispose Menca:  cosa ce ne fate di quegli stentatelli, che, per farli mangiare, bisogna aprirgli la bocca e ficcarglielo gi per forza?
 S, s, ma il troppo  troppo... Se sguita di questo passo, ci si mangia anche noi.. E basta, via! cosa ti piangi? To la pappa, to la pappa...
Menca guardava il piccino suo, che pareva avesse preso sonno; ma appena fece latto di staccarlo, Gustavo riapr gli occhi e si mise a piangere, cercando con la boccuccia il capezzolo, chella saffrett a dargli di nuovo.
 Anche il vostro, eh? mi pare che non canzoni... Sar mezzora che poccia e non sembra sazio... E' vero, per, che si vede dove lo mette.
Ella ascoltava beata le lodi del piccino, parendole una gran gloria che tutte lo trovassero florido e grasso e di cos buon appetito.
 Quanto tempo ha?  chiese dopo un momento laltra:  mi pare che dovrebbessere sui sette od otto mesi...
No, ne aveva appena quattro, essendo nato alla met dagosto; anzi, per finirli, dovevano passare ancora altri dodici giorni. Non erano ai tre?
 Quattro mesi! Ma questo vi viene uno spettacolo... Ma sapete che, a vederlo, gli se ne darebbe quasi il doppio?... E... gli comincerete, eh? ormai a dargli qualcosa... Qualche pappina lenta lenta, qualche minestrina...; se no, state fresca a tirarlo avanti a forza di latte! E poi,  meglio avvezzarli presto... Un figlione cos, cosa volete che gli basti il latte vostro soltanto? Non lo fate ingolosire; se no, chi sa quanto vi fa penare, dopo, per levarglielo!
Stavolta il piccino aveva preso sonno proprio sul serio. Menca lo stacc, se lo pose sopra i ginocchi e mentre sandava riallacciando il corpetto, teneva gli occhi fissi sulle guance paffute e rubiconde, che non le erano parse mai tanto floride e belle. Quindi salz e salut la vicina.
 Lo vado a mettere a letto.
 Beata voi, che vi ci sta! Il mio, qui, mi toccava tenermelo tuttil santo giorno in braccio, e far le faccende con lui. Guai a posarlo sulla cuna! Se naccorgeva subito e apriva gli occhi; non cera verso di farcelo stare, manco un minuto...
Entrata in casa, la donna diede una voce alla madre che le facesse lume; perch ormai sera fatto scuro, e specialmente dentro non ci si vedeva pi; quindi savvi di sopra e si dispose a coricare il piccino, mentre Mariuccia saffaccendava a preparargli il posto, accomodandogli il guancialino e tirando gi le coltri. Cera,  vero, la culla, una vecchia culla di legno messa in un angolo della camera; ma Menca preferiva tenerselo con s, nel letto, specialmente quando il marito era in mare, cio quasi sempre. Cos la notte, quando si svegliava e voleva il latte, non cera bisogno di scendere; senza contare, poi, che stava pi caldo e dormiva pi tranquillo. Di solito, quando aveva preso sonno ben bene, non cera caso che si svegliasse prima di cinque o sei ore, e qualche volta anche faceva tuttuna tirata fino alla mattina.
Lo mise sul letto, nel mezzo, e si diede piano piano a levargli le scarpine di pezza e la vestina, perch non rimanesse troppo affagottato, lasciandolo con la fascia soltanto; poi gli tir su le coperte, accomodandogliele ben intorno in modo che non sentisse freddo, lo baci sulla fronte e prese il lume per andarsene, camminando in punta di piedi.
Ma o che sentisse troppo rumore, o che gli desse fastidio qualche altra cosa, il fatto sta che il piccino cominci ad agitar le manine ed a vagire; ed ella fu costretta a stenderglisi accosto e a porgergli il petto per farlo riaddormentare.
 Portate via il lume,  disse alla madre che sera fermata sulla porta:  lasciatemi alloscuro.
Mariuccia prese il lume, socchiuse luscio, e adagio adagio se ne and, cercando di trascinare il meno possibile le sue pianelle, mentre scendeva le scale.
Rimasta sola, Menca incominci una di quelle cantilene interminabili che conciliano il sonno tanto a chi le ode quanto a chi le canta, interrompendosi di tratto in tratto, quando le pareva che il piccino si fosse quietato, per riprenderla appena egli si rimetteva a vagire; e le capit, come le capitava tante volte, che a poco a poco fu vinta lei pure da quel ritmo monotono e chiuse gli occhi.
La madre intanto, che di sotto sera messa attorno al fuoco per preparare la cena, dopo un po, non vedendola comparire e non sentendo pi, daltra parte, la voce sua o del bimbo, simmagin chella si fosse addormentata, e rifatte le scale, spinse piano piano la porta, avendo cura di lasciar fuori il lume. To! dormiva proprio di gusto. La chiam sottovoce, la scosse, riusc, sebbene con qualche stento, a farle aprir gli occhi.
 Su, andiamo...; cosa fai?
Ma Menca, presa da una sonnolenza irresistibile, senza destarsi bene, ripos sul cuscino la testa che aveva sollevata per un momento e fece atto di tornar a dormire.
 Ma via, dunque! Svgliati, dormigliona... Non ti metterai in testa di dormire cos vestita... Su, su!
E cos dicendo la scoteva pi forte, cercando di tirarla gi dal letto.
 Oh! lasciatemi un po in pace,  disse lei, alfine, con voce stizzosa e sonnacchiosa.
 Come! non vieni a mangiare? Vuoi andar a letto senza cena?
 Non ho fame; mangiate voi.
 Ma, almeno, ti vorrai spogliare, no? mimmagino!... Manco se fossi impastata di sonno... E' unora di notte appena...
Ce ne volle prima di persuaderla a moversi, e bisogn che Mariuccia la sollevasse quasi di peso, ajutandola poi a svestirsi.
Menca si lasciava fare, come una creatura, e penava a tener dritta la testa, mentre la madre le andava slacciando e togliendo gli abiti, che deponeva di mano in mano in ordine sopra la sedia vicino al cassettone, finch rimase con la sola camicia e il busto. Il suo bel corpo florido sembrava anche pi voluttuoso e desiderabile in quella spossatezza dabbandono, che le dava il languore del frutto maturo e opimo, la grazia soddisfatta delle carni che non hanno pi niente da chiedere, allinfuori dun riposo ristoratore.
Mariuccia la guardava con visibile compiacenza, parendole di rivedere s stessa nei begli anni della giovent lontana, che le ricordavano tante e tante notti gioconde. Le slacci il busto, sotto il quale sporgeva baldo e rotondo il bel petto bianco, turgido di latte saporoso, le tolse dal capo le forcinelle che tenevano a freno la chioma rossa e abbondante, raccogliendola e appuntandola sopra la nuca, lajut a mettersi in letto, le augur la buona sera ed usc, dopo aver dato unultima occhiata al piccino che dormiva tranquillo, per assicurarsi che la figlia non gli potesse far male schiacciandolo. Aveva un sonno cos duro, quella benedetta donna!
Tornata di sotto, si sbrig anchessa a mangiar un boccone, di controvoglia, perch il trovarsi sola sola le andava poco a genio, e dopo qualche momento dincertezza se dovesse o no accingersi a qualche faccenda, pens che la meglio era di rimetterla al giorno seguente, anche per risparmiare il lume, e dato ordine alle poche stoviglie e messo il paletto alluscio, se ne and anche lei a dormire, per trovare il domani. Del resto, tra una cosa e unaltra, erano ormai le due ore di notte...
Menca sognava: un sogno tutto dolcezza e pace, che le pareva proprio vero. Una grande strada azzurra azzurra come il mare, unondulazione insensibile, piena di luccichii di sole; ma sopra, un cielo stellato e lunato, dove andavano le vele dalle antenne interminabili, che sparivano nellimmensit dellaria, portate da un soffio di vento. Lei camminava e camminava, con il suo piccino in collo, meravigliandosi che quelle acque trasparenti non si affondassero sotto i suoi piedi; ed il piccino tendeva le manucce verso i branchi di pesciolini guizzanti e boccheggianti, come se li volesse prendere tutti tutti.
Ma gli occhi di lei, invece, seguivano il filare silenzioso delle grandi vele spiegate, e ne cercavano una, una fiammante, cerchiata di nero; e la vedeva spuntare in fondo, accostarsi, ingrandire... S, era essa, proprio essa; e un uomo si disegnava bello, raggiante, con i bracci protesi, con gli occhi luminosi, con la bocca sorridente e chiamava: Menca! Menca!W
Ed ella gli faceva segno: sssst! sssst!W perch il piccino dormiva, e gridando in quel modo lo poteva svegliare.
S, perch era in letto, erano tutte due a letto, lei e il piccino: e Salvatore la chiamava, ma dalla parte dellorto; buttava delle piccole pietre contro lo sportello della finestra, la sollecitava perch gli andasse ad aprire. Menca! Aprimi; sono io... Menca! Menca!W
Ma lei non gli apriva; voleva fingere di dormire, di non averlo sentito: era cos piacevole sentirlo pregare e insistere con quella voce sommessa, piena di desiderio... Menca! Menca!W Dopo, quando sarebbero stati tutte due soli, abbracciati, glielavrebbe detto, e ci avrebbero riso insieme: Ti ho sentito subito, sai? Ma tho voluto far cantare la serenata, prima... Hai una voce cos bella!...W
Ma la pioggia dei sassolini diveniva sempre pi fitta e insistente, la chiamata si faceva pi alta e imperiosa. Ahi, ahi! bisognava far presto, se no quellimprudente sarebbe stato capace di urlare a squarciagola e farsi sentir da tutti... Ecco; le pareva gi che si cominciasse ad aprire qualche finestra, che qualche comare si mettesse allerta, con lorecchio allo spiraglio e locchio linceo per riconoscere il notturno visitatore. E Gildo che sospettava gi!... Ella si alzava, saccostava piano piano alla finestra dellorto, dava due colpi di tosse per avvisarlo che sarebbe scesa, che sarebbe stata da lui tra un minuto.
Tuttavia la voce implorava sempre, chiamando: Menca! Menca! sono io...W; e lei ora rideva, rideva di quellostinazione, di quellimpazienza fanciullesca e sincapricciava a non moversi, nascondendo il capo sotto le coperte per seguitar a dormire tranquillamente. Perch lo sapeva gi che quello era un sogno, e desiderava che continuasse ancora...
A un tratto apr gli occhi e li sbarr nel bujo, mentre il cuore le dava un balzo: un picchio sordo, cupo laveva risvegliata davvero.
Salz a sedere sul letto, si strofin gli occhi, cerc di raccapezzarsi tra il sogno e la realt. Tese lorecchio, trattenendo il respiro... Niente; aveva proprio sognato.
Ma, mentre stava per ricoricarsi sul guanciale, ecco degli altri piccoli colpi allo sportello della finestra sullorto, ecco la voce sommessa e implorevole:
 Menca! Sono io... Aprimi, Menca...
Scese dal letto, savvicin alla finestra, lapr tacitamente. Nel chiarore nitido e tranquillo della notte lunare scorse la figura del giovine, addossato al vecchio gelso che stendeva i rami scheletriti sullorticello, e lo riconobbe subito. Era proprio lui, era Salvatore!
 Eccomi,  bisbigli, e richiuso adagio adagio lo sportello saffrett a vestirsi per scendere da lui, con il cuore traboccante di gioja per linsperato arrivo.
Cos alloscuro, senzaccendere il lume, sinfil alla meglio una gonna sopra la camicia, si mise un corpetto, e senzallacciarlo, a piedi nudi, pi per la smania di correre da lui che per precauzione di far meno rumore, scese le scale ed and alla porticina dellorto. Ah, quel maledetto chiavistello, che cigolava come una rota di vecchio carro avida di sogna! Quanto la fece penare, combattuta tra limpazienza e il pensiero di non far troppo chiasso!
Alla fine ci riusc e se lo vide di faccia.
 Oh, Salvatore...
Egli era l tremante, assiderato, con la testa nuda, i capelli impastati, i lineamenti sconvolti, gli abiti appiccicati sulla schiena e alle gambe, come unanima marina venuta su dai gorghi senza fondo a implorare un suffragio o a far giganteggiare un rimorso.
La gioconda felicit del benvenuto, laccoglienza festosa si cambi allimprovviso in unaspettazione dangoscia: un presentimento di sventura pass nel cervello della donna, e le mor sulla bocca il gajo saluto del ritorno, mentre le braccia pronte allamplesso rimanevano rigide e inerti lungo la persona.
Cosera accaduto? da dove veniva, a quellora, cos pallido, cos spossato, cos mal ridotto? Se erano giunti dopo una traversata cattiva, come mai, invece dandarsene difilato a casa sua, a mutarsi e a prendere un po di ristoro, le compariva l, a quel modo, in cambio di attendere il domani? E Gildo? non temeva che Gildo arrivasse anche lui, da un momento a un altro, anche se la Maria avesse preceduto dun po la compagna? E cosa avrebbe detto la moglie di lui, quando avesse saputo di quel ritorno, per non averlo visto andar subito a casa? E quella faccia! quella faccia strana e turbata, quello smarrimento, quel silenzio, quellapparizione lugubre e improvvisa...
Menca fissava gli occhi attoniti e paurosi negli occhi di lui, e in quello sguardo cerano tutte queste domande della sua anima sgomentata, che rimanevano senza risposta.
 Salvatore!  disse alfine:  Salvatore!
Egli parve riscotersi, le afferr una mano: ma la lasci ricadere subito e ricopertosi il viso con le sue, scoppi in singhiozzi lunghi e appassionati, senza cercare di reprimerli.
 Oh, Madonna mia santa! cos successo?... Non piangere, non piangere... Coshai? Dillo, dillo! non mi tenere pi cos.
Senza togliersi le mani dal viso, il giovine, con uno sforzo che traspariva dalla voce rotta e convulsa, pronunzi le terribili parole:
 Lho ammazzato...
Non aveva detto il nome, ma non ce nera bisogno: ella comprese subito.
Rimase muta, accasciata, incapace di mandar un grido, di formare un pensiero. La verit le appariva in tutto il suo orrore. Se le fosse scoppiato il fulmine, l, a due passi, ella non avrebbe avuto la forza nemmeno di alzar un dito.
Pure, lanima fece un ultimo tentativo, ricorse allultima speranza. Se fosse un sogno, soltanto un brutto sogno? Se, potendosi svegliare, se ne fosse accorta e avesse riso di s stessa?
Ma no; erano singhiozzi, veri singhiozzi quelli che lei sentiva; erano vere mani quelle che stringevano le sue, che le palpavano le braccia, che le passavano sul viso, gelate e roventi a un tempo; ed era la voce di lui che si sentiva gemere nelle orecchie, simile a un fiotto di frenesia disperata:
 Oh, Menca! oh, Menca!... Cosa ho fatto!...
Dal cielo luminoso pioveva un fitto tremolio di stelle, vinto in gran parte dalla luna che ne eclissava a migliaja e migliaja, navigando maestosa e tonda nella gran conca mirabile. Il vecchio gelso, i sambuchi della fratta, un cespo di rose, lunico che conservasse ancora qualche foglia mezzo appassita, oltre a cinque o sei piante di tamerigi la cui verdura grigia e sottile non rendeva meno triste lo squallore nudo dellinverno precoce, stendevano i loro rami frastagliando di ombre il misero orticello e stavano immobili, senza il pi leggero ondeggiamento nellaria ferma, come attoniti e curiosi di quella vigilia damore cos diversa dal solito. Sospiri? singhiozzi? Ma i baci, i baci, dunque?... Erano ben avvezzi a sentirne e a riconoscerli, e si meravigliavano che non risonassero ancora, saporiti e carnosi.
Nel silenzio notturno il mare vicino metteva il suo anelito lungo e misurato, come se dormisse anchegli sotto la gran volta serena, mentre dallombra dun angolo, tra le case, veniva lo scricchiolio sinistro e vorace dei denti dun cane randagio, che frugava e assannava qualche avanzo in un mucchio dimmondizie.
Menca provava un brivido di freddo e involontariamente guardava quelle mani che la toccavano, come per assicurarsi che non grondassero di sangue; ed egli che le lesse negli occhi il pensiero, le tir a s e le nascose.
 Ti faccio ribrezzo; lo vedo... Oh,  giusto;  giusto!...
E continu nel suo pianto accorato, silenzioso, evitando perfino dincontrarsi con lo sguardo di lei, perch temeva di farle paura. Oh, doveva essere ben orribile e stralunato il suo aspetto, se ci appariva anche la millesima parte di quello che gli passava nel core.
Fu lei, allora, che lo prese, lo attir, lo avvolse tra le sue braccia susurrandogli nellorecchio:
 Dimmi tutto, dimmi tutto...
E Salvatore, a scatti, interrompendosi e riprendendosi cento volte, le narr la triste storia.
Ma allorch giunse al punto terribile, quando fu al colpo mortale uscitogli di mano, per cui laveva visto piombar come un bue sotto la mazza, quando le volle dire dello stringimento nello scorgerlo l, immobile, ai suoi piedi, e come poi, dubitando della realt, laveva sollevato e sera convinto daverlo ucciso, fu colto da un tale raccapriccio, che gli fu impossibile continuare.
Si svincol di novo da lei, si nascose la faccia e pianse, pianse miserabilmente. Perch gli tornava nitida e tremenda davanti agli occhi quella testa spaccata, quel fiotto nero di sangue, quella truce visione che laveva perseguitato per tante ore e che gli riappariva l, nellorticello della sua vittima, sotto quelle piante che Gildo non avrebbe riveduto mai pi, e che allungavano i rami, avide di udire anchesse, complici involontarie dunavventura scioltasi in una cos tragica fine.
La donna lo guardava torcersi alle prese con la disperazione, e la piet per lui vinceva qualunque altro sentimento, anche quello per la morte delluomo chera suo marito, ma chella non amava e non aveva mai amato. Poveretto! certo, una gran disgrazia; ma laveva cercata lui, laveva cercata lui.
 E adesso?  domand poi:  cosa succeder?
Oh, quello che sarebbe successo! quello che succede sempre, quando sammazza un uomo. Si sarebbe scoperto, forse tra qualche giorno, forse tra poche ore: il battello abbandonato sulla spiaggia sarebbe stato trovato e avrebbe fatto la spia. Sarebbe stato anche troppo eloquente, perch lui non sera certo preso la briga di lavare e cancellare le macchie di sangue che ne imbrattavano il fondo. E quandanche non avesse parlato il battello, che tutti avrebbero riconosciuto subito, quandanche il trovarlo cos, senza ragione, arenato e vuoto a poca distanza dal porto, non avesse fatto nascere nemmeno il pi lontano sospetto, sarebbero pure venute, se non cerano gi, lAnfitrite e il Nettuno, che li avevano visti tutte due soli; e non ci sarebbe stato bisogno daspettar che le onde avessero buttato a riva il cadavere, o che qualcuno lavesse scoperto e pescato, perch la verit si divulgasse e gli mettesse i carabinieri ai calcagni.
A questidea Salvatore tornava ad esaltarsi, parendogli gi dessere accaneggiato, accerchiato, sul punto di sentirsi mettere la mano al collo; e si vedeva preso, ammanettato, in mezzo a due carabinieri, con un codazzo di monelli sfrontati e petulanti, percorrere le strade del porto e della citt, suscitando sul suo passaggio la curiosit degli uomini e le chiacchiere delle comari, finch lavrebbero rinchiuso, senzaria, senza luce, solo con il rimorso del suo delitto, l, nella vecchia fortezza.
Si ricordava il senso di pena, di oppressione che gli aveva lasciato per lungo tempo una visita fuggitiva fatta l dentro, un gioved chera andato a trovare un suo parente, rinchiusovi da due mesi, ad aspettarvi che andasse la causa, per una lite in cui aveva mezzo accoppato a pugni lavversario. Come, uscendo da quel luogo, aveva respirato a pieni polmoni, compassionando di cuore quel povero diavolo, che scontava cos aspramente il gusto di aver alzato troppo il gomito! Ed ecco che ora sarebbe toccata a lui, e chi sa per quanto...
Tacque atterrito. Gli era parso di sentire l, dietro la siepe, un rumore di passi, uno scricchiolio lieve e sommesso, come di persone che savvicinassero in punta di piedi cercando di non farsi sentire. Ma lo rassicur Menca, facendogli osservare chera un tenue soffio di vento, al quale si dondolavano i pennacchi delle tamerigi e mandavano quel fruscio appena sensibile.
 Fuggi, prima che ti scoprano; slvati!  disse lei, interrompendo il silenzio nel quale era ricaduto:  non ti lasciar prendere...
Si faceva presto a dirlo, ma come? a chi ricorrere? dove andare?
 Oh, Madonna! oh, Madonna!  ripeteva Menca, non sapendo che cosa rispondere, perch capiva bene anchessa quanto sarebbe stato difficile ed era convinta che, una volta o unaltra, o prima o dopo, gli avrebbero pur messo le mani sopra, e sarebbe stata finita.
Poi le venne unidea, e senza perdersi a esaminarla per discuterne la bont, lespose con voce concitata, interrogandolo intanto con gli occhi, per vedere se produceva anche in lui quella speranza di salvezza, che a lei gi faceva capolino nel cuore.
 C il Cesare Augusto che ha finito il carico... Aveva da partire stanotte; ma aspettano un telegramma, da Trieste...; lhanno rimandata a domani. Se paron Montanari volesse...
Salvatore riflett per qualche momento prima di rispondere. Se volesse..., se volesse...; certo sarebbe stata una belloccasione.
Erano come fratelli, con lui, venuti su insieme dai banchi della scuola: forse non gli avrebbe detto di no. Ma, come trovarlo e parlargli da solo a solo? Non cera tempo da perdere. Non si poteva aspettar il giorno, perch lavrebbero necessariamente veduto anche degli altri, e questo avrebbe reso pi difficile, o anche impossibile la fuga.
Lunica sarebbe stata dintrodursi subito a bordo, scendere inosservato sotto coperta, nascondersi, aspettare che avessero salpato; e allora, una volta lontani da terra, venir fuori, presentarsi allamico, dirgli: eccomi; sono nelle mani tue... Ho ammazzato un uomo; tu mi puoi salvare, senza nessuna fatica, senza nessun rischio...W E sarebbe stato sicuro che non gli avrebbe detto di no, lavrebbe portato a destino. Una volta l, poi...
La narrazione tumultuosa del delitto, le incertezze, le ansie per la sorte di lui avevano fino allora tenuto come in disparte un altro pensiero: quello del distacco violento, inevitabile. Ma ora che la via duscita pareva scoperta, e la salvezza, se non facile, almeno probabile, Menca pens con terrore allabbandono, alla lontananza triste e perpetua, a quella vita cos tetra e vuota che stava per cominciare per lei. Pens la vedovanza precoce, in compagnia della madre e del piccolo Gustavo, la lotta quotidiana per il pane, gli stenti, le malignit della gente, che avrebbe veduto in lei la causa del lutto e della dispersione di due famiglie; e, quasi ci non bastasse, lincubo roditore del rimorso, la visione assidua di lui, ramingo in terre lontane, in mezzo a un popolo straniero, senza carezze e senza conforto nelle ore del bisogno.
Tutta lanima sua insorse in una ribellione violenta contro quella spaventosa realt e vibr in un piccolo grido bramoso:
 No, resta!
Egli la guard attonito, come se non comprendesse; ma poich la ud ripetere pi e pi volte linvito, rispose:
 Mi vuoi vedere tra i carabinieri?... Ebbene, se questo ti piace meglio...
Ma non continu, perch Menca gli pose una mano sopra la bocca.
 E' vero,  vero! bisogna che tu fugga, bisogna che tu parta da qui.
Ai suoi occhi atterriti saffacciava gi il doloroso spettacolo del suo Salvatore rinchiuso in carcere, dove per lei sarebbe stato perduto ugualmente, senza nemmeno il sollievo di saperlo libero e sciolto. Le parve che unaltra ora, un altro minuto di ritardo avrebbe potuto essergli fatale, e spingendolo verso lapertura della fratta, si diede a scongiurarlo che partisse, partisse subito e andasse a nascondersi come aveva detto, finch gli lasciavano il tempo.
 Addio, dunque,  disse il giovine tristamente, sul punto di moversi.
Menca lo trattenne afferrandolo per ambedue le mani, come presa da una nova idea.
 Avrai fame, avrai, dopo tante ore... Sei stanco; hai i panni inzuppati... Perch non entri?
Salvatore rabbrivid. Il pensiero soltanto dentrare in quella casa, di assidersi a quel desco, di frugare tra la biancheria di colui che galleggiava l, in mezzo al mare, con la testa spaccata, gli parve insopportabile, e si rifiut energicamente. Fame? non ne sentiva davvero e non ne avrebbe sentito per un pezzo: in quanto poi ai vestiti, ormai erano belle asciutti, e ad ogni modo cera abituato e non sarebbe crepato per cos poco.
 Vieni a veder Gustavo, allora... Non lo vedrai pi, forse...
Ma neppure questo gli andava a genio; e si scus con il timore di svegliarlo e di attirar lattenzione di Mariuccia, la quale era meglio che non sapesse niente di quel loro ultimo colloquio, per non sottoporla alleroismo di dover mantenere un segreto. E se le fosse sfuggita una parola, anche senza volerlo, avanti la partenza del Cesare Augusto..., cera da compromettere tutto.
Ella cap chera inutile insistere e lo lasci, per coprirsi con le mani il viso.
 Addio!  ripet Salvatore con un tremito nella voce.
E si mosse rapidamente, per abbreviare quellinutile strazio.
 Ah, Salvatore!  proruppe la giovine singhiozzando:  mi lasci cos? Vai da essa,  vero?...
Egli torn indietro e croll le spalle. No, non ci sarebbe andato a casa sua: a che scopo? per sentire i rimproveri e le esclamazioni della madre? i piagnistei di Serafina? Meglio non farsi vedere, e risparmiar a quella povera diavola la pena della dolorosa spiegazione, lasciandola finire tranquilla almeno quella notte. Ne avrebbe dovuto passar tante altre, poi, senza chiuder occhio!
E si mosse unaltra volta per andarsene.
Ma Menca lo segu, lo avvilupp in un abbraccio veemente, lo strinse tutto contro la sua persona, come se non volesse ancora farlo partire, o che la portasse con lui laggi, nella terra lontana.
 Salvatore! Salvatore mio!...
Egli parve vinto da quella voce calda e perturbatrice, in cui vibrava il desiderio della dedizione voluttuosa, le scorse negli occhi supplichevoli la fiamma che gli aveva stregato il sangue, dal primo giorno che laveva vista, a quello in cui per lei aveva alzato la mano omicida sopra un altruomo.
Dal seno palpitante sotto il corpetto slacciato, da tutto il corpo che trasentiva morbido e vibrante sotto il tenue vestito che lo ricopriva appena, emanava verso di lui e gli si propagava nelle carni un tepore, che lavvolgeva in unonda irresistibile di seduzione e di languore.
Svaniva come per incanto la percezione esatta delle cose, si offuscava nella memoria ogni triste ricordo del passato, ogni angoscia del presente, ogni ansia dellavvenire; ma fu un attimo appena. E sotto il cielo stellato le piante dellorticello, il vecchio gelso, il rosajo ingiallito, i sambuchi e le tamerigi non udirono ancora, n avrebbero udito mai pi, la dolce musica dei sospiri e dei baci che conoscevano cos bene per uso, e che li faceva pensare con un fremito di desiderio ai fiori e ai languori della primavera lontana.
Unaltra volta lorribile realt lo avvinse. Rivide nitida e tremenda la visione di quelluomo, con la testa fracassata, non gi galleggiante nel mare come un rottame miserabile, ma come se fosse l, l anchegli a spiare, a ripetere linsulto sanguinoso: ah, boja! ah, boja!W
 Salvatore! Salvatore!  fremeva la voce appassionata di Menca.
Ma ella lo sent svincolarsi dalle sue braccia tenaci, lo sent respingerla con violenza quasi brutale, e senza un bacio, senza una parola, senza nemmeno uno sguardo lo vide scavalcare la siepe e fuggire correndo, verso il Cesare Augusto.
Un momento si ferm. Si ferm davanti alla porta della casetta, dove pure aveva trascorso i soli mesi, i soli giorni felici, insieme a molti assai tristi: quella dove Fortunatino gli aveva riso per la prima volta, dove Fortunatino aveva chiuso per sempre gli occhi; dove Serafina, ignara di tutto, dormiva un ultimo sonno tranquillo; la casetta chegli non avrebbe mai pi riveduta e non sarebbe stata pi sua.
...
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...
FINE.